Consigli di viaggio - Tradizioni

Visita a Lungro, il borgo arbëreshë in provincia di Cosenza

Scritto da Redazione , 15/01/20

Il viaggio nelle tradizioni di oggi ci porta a Lungro, il borgo arbëreshë del cosentino fondato dai profughi albanesi nella seconda metà del XV secolo. Punto di riferimento per l’intera comunità albanese italiana, l’eparchia di Lungro è custode di riti antichissimi, scopriamoli insieme!

Una visita a Lungro, il borgo arbëreshë in provincia di Cosenza, è un'esperienza affascinante alla scoperta di una minoranza culturale e linguistica antica, ma al tempo stesso vitale e ospitale, in grado di trasmettere ancora oggi i propri valori attraverso costumi, profumi, tradizioni e suggestioni d'Oriente.

Lungro: borgo arbëreshë dell'Alta Valle dell'Esaro

Siamo immersi nel paesaggio naturale e incontaminato dell'Alta Valle dell'Esaro, a poca distanza dal Mar Ionio benché immerso nel cuore verde del Parco Nazionale del Pollino. L'ambiente dell'Alta Valle dell'Esaro è un bosco di faggi e castagni che degrada dolcemente a valle verso oliveti, vigneti e colture miste a rotazione.

Il paese di Lungro si apre su un'ampia veduta che si estende sino alla Piana di Sibari, circondato da campi coltivati e dal famoso Pino Loricato, la specie arborea tipica del Pollino. 

Il riferimento all'abbondanza dei corsi d'acqua risiede già nel nome del paese: Lungro, infatti, deriverebbe dal greco "ungros", che significa "umido" e fa riferimento alle numerose sorgenti d'acqua che confluiscono nel torrente Tiro, che non va mai in secca.

La nostra visita al borgo arbëreshë di Lungro parte dal centro storico e dal suo assetto urbanistico e storico-artistico capace di richiamare subito le atmosfere orientali della terra d'origine, l'Albania.

L'abitato si articola intorno a due piazze centrali. Il centro storico, con le strette viuzze, presenta tipologie architettoniche distinte per "gjitonia" (vicinati, rioni), con portali medievali e antichi palazzi signorili. Ciascuna gjitonia è un vero e proprio nucleo sociale, con regole proprie, al cui interno si possono percorrere suggestivi itinerari storici.

Lungro conserva anche diverse strutture di archeologia industriale, come la Miniera di Salgemma, e varie espressioni riconducibili alla “protezione” simbolica, come le edicole votive dedicate a San Leonardo e Sant'Elia, poste lungo le omonime strade. 

Come nella maggior parte dei paesi italo-albanesi, anche il borgo arbëreshë di Lungro espone nella piazza principale il busto del patriota Giorgio Castriota Scanderbeg, richiamo esplicito alla storia e all'arrivo della comunità alabnese in Calabria. 

Una visita a Lungro è anche un'esperienza piacevole per i golosi, alla scoperta delle specialità mediterranee a base di dolci al miele e, soprattutto, della deliziosa Shtridhëlat me fasule, particolare pasta lavorata finemente a mano e condita con salsa al pomodoro e fagioli, piatto tipico di Lungro.

Da non perdere il rituale del mate (riti i matit), che pur non avendo origini arbëreshë ma evidentemente argentine, richiama i flussi migratori dei tanti albanesi di Lungro costretti lasciare il paese per sbarcare in America.

L'occorrente per il rito del mate? Il kungulli, contenitore ottenuto da una zucchina accuratamente svuotata, il pumbixhi, una specie di cannuccia di metallo e la çikullatera, il contenitore dove bolle l'acqua. La preparazione del mate è molto semplice: dopo aver scaldato l'acqua si prepara kungullin, all'interno del quale si mettono un pezzo di brace una buccia di arancia secca, il mate si mette pumbixhi e si aggiunge lo zucchero, quindi si versa l'acqua calda e si consuma il contenuto aspirandolo tramite pumbixhin.

L'atmosfera che fa da cornice a questo rituale è quella invernale, quando i lungresi si siedono in cerchio vicino alla focolare (vatra) e gustano il mate facendolo circolare di mano in mano. 

L'eparchia di Lungro

L’anima autentica di Lungro risiede nelle sue tradizioni religiose. Piccola grande capitale del rito greco-bizantino, l'eparchia di Lungro custodisce gelosamente antichi riti, usanze e la lingua di origine.

La Cattedrale di San Nicola di Mira (Kryekisha e Shën Kollit in albanese) è la principale chiesa dell'eparchia di Lungro, riferimento spirituale per l'intera comunità calabrese e italiana dal 1919, con giurisdizione su tutte le parrocchie dei meridionali praticanti il rito bizantino.

La cattedrale, realizzata nel XVIII secolo dopo la distruzione della precedente, si impone per la sua vastità tra tutte le altre chiese del circondario.

Tanti gli studiosi e turisti che affollano Lungro in occasione delle suggestive feste religiose, in particolare durante i riti della Settimana Santa (Java e Madhe), della Pasqua (Pashkëvet) e dell’ormai celebre Carnevale (Karnivalli), in occasione del quale le vie del paese si animano di giovani che, al suono di zampogne e organetti, recitano le antiche poesie (vjershë) della tradizione canora del borgo arbëreshë.

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