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A Tavola

Il pomodoro di Belmonte, un “gigante” in cucina

Scritto da Redazione , 18/06/19

Com’è facile intuire, è soprannominato “il gigante” per via delle sue dimensioni.

Il pomodoro di Belmonte prende il nome dal luogo in cui ha trovato il suo habitat ideale, Belmonte Calabro, un caratteristico paesino situato su una collina che domina una vasta aerea del mar Tirreno. Un piccolo gioiello che ogni anno, durante i mesi estivi, vede triplicare la sua popolazione di circa 2000 abitanti, grazie alla limpidezza delle sue acque e alla bellezza di scorci quasi incontaminati. 

Si racconta che il pomodoro di Belmonte fu importato dall’America nei primi anni del 900 da un emigrato calabrese, tale Guglielmo Mercurio: al ritorno del suo viaggio nel Nuovo continente pare abbia portato con sé i semi di questo ortaggio dalle dimensioni spropositate.

Le caratteristiche del pomodoro di Belmonte

Questo pomodoro dalla polpa carnosa e dalla buccia fine ha la caratteristica di essere quasi senza semi e di avere un colorito rosa pallido, con un accenno di colorazione più marcata verso la parte inferiore, mentre le costolature rimangono quasi sempre verdi. Se ne trovano in commercio due tipi: il Cuore di Bue - la cui forma è oblunga con un accenno a goccia e con un’ingrossatura nel mezzo (spesso con umbone evidente e con una polpa quasi mai acidula) - e il Gigante. Il primo va dai 400 ai 600 grammi: la seconda tipologia, invece, da un chilo a un chilo e mezzo. Fino ad arrivare, alcune volte, anche ai tre chili di peso!

Ecco il marchio De.C.O
Il pomodoro di Belmonte Calabro è il primo pomodoro italiano a essere stato fregiato del marchio De.C.O. (Denominazione Comunale di Origine) nel 2003. Marchio che è stato apposto su ogni singolo esemplare, ottenendo anche la tutela del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali che lo ha inserito nell'elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali. 

La coltivazione del pomodoro di Belmonte 

Chiamato nel dialetto locale Pimmaduari e Bellimunte, il pomodoro di Belmonte – i cui semi sono gelosamente custoditi dai contadini del luogo – viene coltivato in campi aperti a un'altitudine di circa 50 metri sul livello del mare, nel periodo che va da giugno a settembre e a un'altitudine massima di 600 metri. Una coltivazione che vede i filari disposti a una distanza di circa 50-60 cm l’uno dall’altro, proprio per permettere la crescita naturale dei frutti senza ostacolarla.

Molti Comuni limitrofi hanno cercato nel tempo di coltivare il pomodoro di Belmonte, volendo ottenere gli stessi risultati, ma quasi tutti i tentativi intrapresi sono stati vani: non hanno fruttato né la stessa resa produttiva e nemmeno la stessa qualità.

Il commercio del Gigante
In commercio si trova una cultivar a frutto rosso, detto Belmonte rosso, che si presenta con pezzature inferiori rispetto alla cultivar tipica, con acquosità abbondante e mancanza di turgore. Quest’ultima varietà è stata scelta per la riproduzione commerciale, soprattutto per la ridotta pezzatura dei frutti (fino a 350 g).

C’è da dire, poi, che il 70 per cento dei pomodori di Belmonte viene venduto in tutta la provincia di Cosenza, mentre, solo il restante 30 per cento viene inviato nelle altre regioni d’Italia, dove viene utilizzato soprattutto nell’alta ristorazione. 

Benefici dell’ortaggio
Il pomodoro di Belmonte ha pochissime calorie.  È ricco di acqua e povero di grassi, ideale per chi sta seguendo una dieta ipocalorica. Possiede un buon quantitativo di minerali e oligominerali.  È ricco di vitamine A e C e di vitamine del gruppo B ed E. Previene molte patologie dovute all’ipertensione arteriosa.  

Gli utilizzi in cucina

In cucina il pomodoro di Belmonte Calabro si presta meravigliosamente bene per preparare delle buone e fresche insalate, motivo per cui, tale ortaggio viene chiamato anche “pomodoro insalataro”. 

Con i pomodori di Belmonte si preparano delle ottime capresi, con fette di pomodoro Cuore di Bue, fette di mozzarella fresca della Sila, olio di oliva extravergine di qualità, sale, pepe e naturalmente del basilico fresco. Oppure si realizzano delle insalate con fette di pomodoro, tonno sott’olio, sale e fettine di cipolla rossa di Tropea. 

Un’altra variante può essere quella di tagliare il pomodoro di Belmonte in fette e posizionarlo su piatti piani abbastanza capienti, per poi condire il tutto con olio extravergine di oliva, sale grosso, del basico trito oppure dell’origano, peperoncino e delle fettine di cipolla rossa di Tropea. Sarà come portare in tavola una fettina vegetariana, fresca e leggera.

Pomodori di Belmonte verdi fritti: la ricetta

Ingredienti per 2 persone
200 grammi di pomodori di Belmonte “Cuori di Bue” verdi
4 uova
150 grammi di farina 00’
300 grammi di pane raffermo
Peperoncino rosso in polvere
Basilico
Origano
Sale
Pecorino grattugiato
Olio di arachidi per friggere

Preparazione dei pomodori di Belmonte verdi fritti
Lavate i pomodori di Belmonte sotto il getto dell’acqua fredda corrente, asciugateli con un canovaccio pulito e affettateli con un coltello affilato. Una volta che avrete ottenuto delle fette di pomodoro dello spessore di circa mezzo centimetro, lasciatele sgocciolare. Sbriciolate nel frattempo il pane raffermo e mettetelo in forno preriscaldato, facendolo dorare per bene. Poi, tritare il pane raffermo nel mixer insieme al basilico e all’origano. Amalgamate la farina con il sale e il peperoncino in polvere. Prendete una ciotola capiente e sbattete le uova con il pecorino grattugiato. Quindi, passate le fette di pomodori verdi di Belmonte prima nella farina 00’, poi nelle uova sbattute e infine, nel pangrattato. Friggete i pomodori verdi di Belmonte in abbondante olio di arachidi caldo, facendoli dorare da entrambi i lati. Una volta che i pomodori saranno pronti, fateli scolare con una schiumarola per perdere l’olio in eccesso e metteteli in un piatto da portata ampio, ricoperto con della carta assorbente da cucina.

Buon appetito! 

Comune

Belmonte Calabro

Il paese, situato in posizione panoramica su una collina che domina un vasto tratto di mar Tirreno, venne fondato dagli Angioini nella seconda metà del Duecento....

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