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Rapallo

Rapallo, (Genova) Tempo di lettura: circa 37 minuti
Rapallo (Rapallo in ligure) è un comune italiano di 29.136 abitanti della provincia di Genova in Liguria. La sua area urbana di riferimento si estende convenzionalmente su tutto il suo golfo, comprendendo i comuni contigui di Santa Margherita Ligure e Portofino, ad occidente, e Zoagli ad oriente per una fascia di popolazione di circa 43.000 abitanti, la decima della regione.È il sesto comune della Liguria per numero di abitanti, preceduto da Genova, La Spezia, Savona, Sanremo e Imperia.Per tradizione, vi sono due diverse modalità di indicare gli abitanti della città: i rapallini (rapallin nel dialetto genovese), coloro che sono nativi di Rapallo e i rapallesi coloro che semplicemente risiedono nella città ligure; il termine dialettale ruentini, conosciuto più nel comprensorio del Tigullio e del genovese, è collegabile, invece, quasi esclusivamente alla storica società di calcio Rapallo Ruentes.La località è celebre per essere stata la sede di due importanti trattati di pace, dopo la prima guerra mondiale, uno tra il Regno d'Italia e il Regno di Jugoslavia nel 1920 e l'altro tra la Repubblica di Weimar e l'Unione Sovietica nel 1922.Geografia fisicaTerritorioRapallo si trova nella parte occidentale del golfo del Tigullio, incastonata nel golfo che prende il suo nome (denominato storicamente "Golfo del Grifo"), tra la piana dei due torrenti Boate - chiamato storicamente "Bogo" - e San Francesco, quest'ultimo nella parte orientale della città. Il territorio comunale è attraversato inoltre da numerosi corsi d'acqua e rii minori (tra i principali il San Pietro, il Santa Maria, il Sellano, il Cereghetta, il Carcara) dove, nel corso dei secoli, si sono sviluppati nuclei abitativi corrispondenti alle odierne frazioni e località rapallesi.Raggiungibili da appositi sentieri, vi sono tra le principali vette del territorio il Manico del Lume (801 m, il punto più elevato di Rapallo e dell'area geografica del Tigullio occidentale-Golfo Paradiso), il monte Pegge (774 m, dove si trova il rifugio Margherita), il monte Lasagna (728 m), il monte Bello (713 m), il monte Rosa (692 m), il monte Orsena o Caravaggio (615 m, sede dell'omonimo santuario mariano), il monte Ampola (580 m) e il monte delle Pozze (528 m). A 612 m sul livello del mare si trova, presso il monte Letho, il santuario di Nostra Signora di Montallegro.Altre montagne e zone collinari del circondario rapallese, dai confini orientali a quelli occidentali del territorio comunale, sono: il monte Zuccarello (617 m e quindi verso la Costa di Lamborno, a sud-ovest), il monte Castello (665 m), il monte Perini (689 m), il monte Crocetta (638 m), la Punta di Grondone (710 m) il monte Fascia (712 m), il monte Borgo (732 m), il monte Esoli (442 m), il monte di Ruta (417 m al confine con l'omonima località camogliese), la Sella di Ramezzana (351 m).Il "crinale 1", che ha origine dal monte Pegge (già monte Lasagna), verso sud, divide la valle del torrente San Francesco (zona ad est della città) dalla valle del torrente Boate di San Pietro; fanno parte del crinale il monte Carmo (628 m), il passo di San Quirico o piana dei Merli (539 m), la punta di Serrato (560 m), il passo delle Collette (500 m) e il monte delle Pozze o Poggio (528 m). Il "crinale 2" ha invece origine dal monte Orsena o di Caravaggio, verso sud-est, e divide la valle del torrente Foggia (frazione di Sant'Andrea di Foggia) e del torrente San Pietro dalla valle del torrente Boate di Santa Maria; fanno parte del crinale la Costa di Benna (600–620 m), il passo della Croce (420 m) e la relativa Croce di Spotà (414 m) sul monte Orsena.Il territorio è costellato inoltre da numerosi passi e valichi, lungo i due principali crinali, che permettono il passaggio montano nei confinanti comuni dell'entroterra. I principali passi sono: del Fondeghin (450 m), di Besain (620 m, che permette di raggiungere Chiavari), di Bosco Panalo (625 m), di Canevale (620 m), di Coreglia (per Coreglia Ligure a 635 m), della Crocetta (599 m per Dezerega e Coreglia Ligure), di Lasagna, di Pian di Masone (675 m), di Giasea (715 m), della Serra (641 m), del Gallo (485 m), delle piane di Caravaggio o di monte Ampola (498 m), di Pegoe Vegie (475 m), della Via Romana di Ruta (a 281 m presso la chiesa millenaria di Ruta).L'estensione della città si sviluppa soprattutto nel suo immediato entroterra, dominato da zone prevalentemente pianeggianti e collinari, dovuto al grande e disordinato sviluppo urbanistico che interessò la cittadina nell'immediato secondo dopoguerra creando una vera e propria espansione periferica omogenea verso quelle zone in passato distanti dal centro storico. La rapida evoluzione di tale fenomeno, comune e, solo per certi versi, paragonabile ad altre cittadine della riviera ligure e italiane, prese il conosciuto e non certo estimativo nome di rapallizzazione.La morfologia del territorio costiero, in alcune zone frastagliato, non permette lo sviluppo di spiagge sabbiose, più tipiche della zona orientale del Tigullio, dovendo quindi ricorrere per l'attività stagionale estiva alla realizzazione degli stabilimenti balneari privati su pontili in legno attrezzati. Sono tuttavia presenti piccole spiagge libere nella zona del Lido (tra la foce del torrente Boate e il lungomare Vittorio Veneto), presso il cinquecentesco castello sul mare, nel quartiere storico di Avenaggi (E Nagge) e nella baia di Prelo a San Michele di Pagana.Il territorio comunale è costituito dalle otto frazioni di Montepegli, San Martino di Noceto, San Massimo, San Pietro di Novella, San Quirico d'Assereto, Santa Maria del Campo e Sant'Andrea di Foggia per un totale di 33,61 km². L'abitato costiero di San Michele di Pagana, considerato convenzionalmente come frazione comunale, è tuttavia riconosciuto dallo statuto cittadino come uno dei sei sestieri dell'antico borgo medievale della cittadina.Confina a nord con i comuni di Tribogna e Cicagna, a sud con Camogli, Santa Margherita Ligure ed è bagnato dal mar Ligure, ad ovest con Avegno e Recco, e ad est con Coreglia Ligure e Zoagli. Dista circa 30 km ad est di Genova.ClimaStoriaDalle origini alla costituzione in libero comuneIl primo nucleo abitativo sembrerebbe risalire al 700 a.C. a seguito del ritrovamento, nel 1911, di un'antica tomba nell'attuale quartiere di Sant'Anna durante uno scavo d'estrazione dell'argilla per rifornire le vicine fornaci. Negli scavi furono riportati alla luce diversi oggetti sacri, tra i quali un'urna cineraria in terracotta con croce gammata, contenente una cuspide di lancia in ferro, vasi e un braccialetto d'oro a forma di serpe. Dai primi studi effettuati sui rinvenimenti fu possibile stabilire l'origine etrusca, se non greca, dei reperti. Nonostante l'eccezionale scoperta, il materiale andò successivamente perduto (lasciando pertanto incertezza sulle prime origini del borgo) non potendolo quindi confrontare con i ritrovamenti preistorici, scoperti negli anni sessanta, della necropoli della vicina Chiavari.Nel 643 re Rotari, sovrano dei Longobardi, dopo aver conquistato le terre della Liguria creò tra Zoagli e Rapallo un distaccamento militare (o postazione difensiva) contro i rivali Bizantini; a questo episodio storico viene fatto risalire il toponimo "Marina di Bardi", località del comune di Zoagli. Furono in seguito i monaci di San Colombano, giunti dall'abbazia di San Colombano di Bobbio, ad avviare una prima evangelizzazione del territorio, mentre furono gli Ambrosiani a costruire il primo tempio religioso: la pieve ambrosiana di Santo Stefano; quest'ultima è considerata tra le pievi più antiche della Liguria assieme ai luoghi di culto ambrosiani, dello stesso periodo, presenti ad Uscio, Pieve Ligure e Recco nel Golfo Paradiso.Nel 774 con la deposizione del sovrano Desiderio, a seguito delle sconfitte contro i Franchi a Susa e Pavia, terminò sostanzialmente il regno longobardo. Carlo Magno, già re dei Franchi, assunse il titolo di "re dei Franchi e dei Longobardi" (Rex Francorum et Langobardorum) e, nell'800, quello di "imperatore augusto".A seguito del mutato quadro politico, all'interno della Provincia Maritima Italorum (una suddivisione amministrativa risalente al dominio bizantino, corrispondente pressappoco all'attuale Liguria), viene costituita dai Franchi, la contea di Genova che, tra i suoi territori, fu annesso anche il villaggio di Rapallo.Nel 964 appare per la prima volta il nome del borgo rapallese in un atto notarile nel quale viene citata la vendita di un terreno. Un documento del 1070 attesta, invece, un attacco via mare dei Pisani per vendetta politica contro la storica rivale Genova, evento che si verificò anche nel 1076 e ancora nel 1079.In due diversi atti del 16 e 18 febbraio 1171 vengono citati per la prima volta i consoli di Rapallo (Ugo di Amandolesi, Rolando di Corrado e Giovanni di Pescino) facendo presupporre agli storici l'ormai costituzione di Rapallo in libero comune (Commvni Rapalli, termine ripreso anche nello stemma comunale), sotto la protezione di Genova alla quale gli abitanti rapallesi donarono due galee per contrastare la potenza della flotta navale pisana. Da alcune mappe geografiche e fonti storiche dell'alto medioevo si apprende la formazione geopolitica dell'originario territorio comunale: molto più esteso dell'attuale e costituito, oltre il borgo di Rapallo, pure dalle località di Santa Margherita Ligure e Portofino.La podesteria e il successivo capitaneatoNel 1203, con la divisione dei domini della Repubblica di Genova in podesterie, viene istituita la podesteria di Rapallo comprendente i principali borghi di Portofino, Santa Margherita Ligure, Cicagna e Lavagna; l'inserimento di quest'ultima nel territorio giurisdizionale rapallese creò però un contrasto con la famiglia Fieschi, conti di Lavagna, tanto che prima del 1222 il Tigullio fu ulteriormente diviso nelle due podesterie di Rapallo-Cicagna e Chiavari-Lavagna. È attestato al 17 marzo 1229 l'atto di giuramento degli abitanti di Rapallo, nel palazzo De Fornari di Genova, di fedeltà assoluta e completa dedizione verso la repubblica genovese; quest'ultima, riconoscente, nel futuro assicurerà al borgo la totale protezione difensiva.Il 6 agosto del 1284 anche le galee rapallesi, con cinquanta uomini di Rapallo (e 50 unità dall'odierna Santa Margherita), si uniscono alla vittoriosa flotta navale genovese contro la marina di Pisa nella battaglia della Meloria nel mar Tirreno nonostante, nello stesso anno, il verificarsi di un devastante saccheggio e assedio di ben settantadue navi della Repubblica di Venezia capitanate da Alberto Morosini, nipote del doge di Venezia Giovanni Dandolo e podestà di Pisa. Subisce un nuovo attacco navale nel 1320 da Castruccio Castracani, signore di Lucca, ma prontamente sedato dai soldati di Firenze, quest'ultimi alleati dei Genovesi.Nel 1450 le cronache storiche riferiscono della presenza della lebbra nel borgo che portò alla morte migliaia di vittime: è in questa fase storica che fu realizzato un ricovero provvisorio per gli ammalati fuori dal nucleo storico, nell'odierna località di Bana (lungo la storica strada carrozzabile per Camogli): il lazzaretto.Il 5 settembre del 1494 la città venne invasa dalla flotta navale aragonese che sbarcò con 4.000 soldati per sollevare la popolazione rapallese contro una Genova dedita alla signoria sforzesca. Tre giorni dopo (8 settembre) in città giunsero inoltre circa 2.500 soldati svizzeri che diedero vita ad uno scontro armato contro gli aragonesi presso il ponte sulle saline: tra le violenze generali e i saccheggi, si assistette all'uccisione di cinquanta malati ricoverati all'ospedale di Sant'Antonio (attuale sede del municipio) da parte degli elvetici.Il 2 luglio del 1557 un'apparizione mariana della Vergine Maria al contadino Giovanni Chichizola (nativo di Canevale, presso Coreglia Ligure) "stravolse" positivamente la piccola comunità rapallese, la quale costruì in seguito sul colle dell'evento - il monte Letho - un santuario mariano ancora oggi meta di pellegrinaggi.Tra gli anni 1579 e 1580 l'incubo della peste penetrò in Liguria causando, secondo una stima storica, circa 100.000 morti in tutta la regione. A Rapallo le cronache del tempo registrarono solo due casi sospetti e tale evento fu interpretato dalla devozione religiosa e popolare come presunto miracolo della Madonna di Montallegro.Con l'accrescere della popolazione, e dell'importanza storica e strategica, con atto del Senato di Genova del 6 maggio 1608 la podesteria di Rapallo, fino ad allora compresa nell'ampio capitaneato di Chiavari, fu elevata anch'essa al titolo di capitaneato. La sua giurisdizione competente venne notevolmente estesa, oltre al "Borgo" (il centro storico racchiuso dalle mura), agli altri "quartieri" storici del comune di Rapallo: "Olivastro" (zona nord a del territorio comprendente tutte le località dell'entroterra rapallese), "Pescino" (zona a sud-ovest comprendente gli attuali comuni di Santa Margherita Ligure e frazioni, e Portofino), "Borzoli" (zona a sud-est comprendente anche il borgo di Zoagli), "Oltremonte" (zona nord-est comprendente gli odierni comuni della media val Fontanabuona quali Cicagna, Coreglia Ligure, Favale di Malvaro, Lumarzo, Moconesi, Orero)Il 4 luglio 1657, in contemporanea con il primo centenario dell'apparizione, una nuova pestilenza a Genova e nel Tigullio portò l'allora capitano di Rapallo alla decisione di sospendere ogni scambio commerciale e sociale con Recco, Portofino, Santa Margherita, Chiavari e lo stesso capoluogo ligure. La città, di fatto blindata e isolata, ne uscì indenne dalla malattia e per celebrare tale avvenimento, ancora una volta considerato "miracoloso" dai rapallesi, si celebrarono le prime feste patronali in onore della Madonna, con l'esplosione dei mortaretti liguri e donando alla Vergine una lama d'argento raffigurante il Borgo come segno di gratitudine.L'invasione austriaca e l'era napoleonicaGli eventi che interessarono Genova nella guerra di successione austriaca, tra il 1746 e il 1747, causarono indirettamente anche a Rapallo l'istituzione di un locale presidio di occupazione austriaco. Il 2 luglio 1747, dopo la celebre rivolta dei genovesi, capeggiata dal giovane Balilla contro gli invasori austriaci, la comunità di Genova donò per onorare tale avvenimento, corrispondente al 190º anniversario dell'apparizione a Montallegro, una lamina d'argento tuttora conservata all'interno del santuario.Con la dominazione francese di Napoleone Bonaparte rientrò dal 2 dicembre 1797 nel Dipartimento del Golfo del Tigullio, che ebbe Rapallo come capoluogo, all'interno della Repubblica Ligure annessa al Primo Impero francese. Dal 28 aprile 1798 con i nuovi ordinamenti francesi, il territorio rapallese rientrò nel I cantone, sempre come capoluogo, della Giurisdizione del Tigullio. Con le nuove normative francesi gli ordini e gli istituti religiosi subirono soppressioni e, in alcuni casi, allontanamenti dagli edifici di culto con la "spogliazione" delle opere d'arte, suppellettili e la conversione degli stabili ad altri usi.Sempre il 1798 fu un anno importante per il territorio rapallese perché da tale data si gettarono le basi per l'imminente separazione e indipendenza delle borgate di Santa Margherita, San Giacomo di Corte, San Siro, San Lorenzo della Costa e Nozarego (che fino a quel momento erano parti integranti del territorio rapallese e comprese nello storico quartiere occidentale di Pescino). Le piccole municipalità andarono a formare successivamente il comune di Santa Margherita di Rapallo (1818) e l'odierno comune di Santa Margherita Ligure che assumò tale denominazione nel 1863 con regio decreto.Nel 1799 la città divenne teatro di scontri tra l'esercito francese e l'esercito austriaco. Il 12 settembre dello stesso anno si instaurò un commissariato straordinario austriaco, ma già il 15 ottobre, dopo una lunga resistenza, si ritornò all'impero francese del Bonaparte. Gli austriaci tentarono però una nuova e vittoriosa impresa e il 15 novembre, dopo un'intensa battaglia sulla Ruta (frazione di Camogli), riuscirono a ripristinare il commissariato di due mesi prima. Il passaggio stabilì, tra l'altro, una forte punizione monetaria contro i "traditori" rapallesi, ritenuti essere vicini ai francesi. In quattro ore si raccolsero un totale di 6.000 lire. Nel 1800, in febbraio, si instaurò un locale governo austriaco e Rapallo, scelta come sede della Regia Reggenza Provvisoria, fu costretta ad obbedire ad ogni ordine consegnando tutto ciò che la legava (soprattutto armi e munizioni) all'impero napoleonico. Reggenza austriaca locale che fu al quanto breve poiché, dal 14 giugno, con una nuova sconfitta inflitta dalle truppe napoleoniche, Genova e la repubblica ligure vengono definitivamente annesse al Primo Impero francese. Nel 1803 Rapallo fu ancora sede principale del II cantone del Golfo del Tigullio, nella Giurisdizione dell'Entella con capoluogo Chiavari.Dal Regno di Sardegna al Regno d'ItaliaNel 1805 anche il territorio comunale di Rapallo venne confluito all'interno dei confini dell'impero napoleonico e sottoposto alla giurisdizione del Dipartimento degli Appennini, voluto da Napoleone con capoluogo a Chiavari, adottando ufficialmente il franco francese come moneta e la lingua francese negli scritti e verbali. Al 13 luglio 1806 è segnalata dalle cronache storiche la presenza del pontefice Pio VII, ospitato nelle stanze della villa dei marchesi Serra. Seguì pertanto le sorti dell'impero francese fino all'11 aprile del 1814 quando gli inglesi entrarono in città formando un nuovo governo provvisorio britannico. Risorse, se pur per poco, l'antica Repubblica di Genova, ma sotto il controllo della casata reale dei Savoia. Caduto Napoleone Bonaparte e il suo impero, il successivo Congresso di Vienna stabilì il passaggio del territorio ligure nel Regno di Sardegna e nel 1815 avvenne l'atto ufficiale di sottomissione al re Vittorio Emanuele I di Savoia, con la creazione del Ducato di Genova ove Rapallo venne inserita. Lo stesso re fu ospite dei marchesi Serra, presso la villa omonima, nel giugno del 1821.In questo periodo storico, nel 1823, grazie all'interessamento del ducato genovese e del regno sabaudo, si avviò una delle prime e fondamentali opere urbanistiche di Rapallo quale la deviazione del torrente Boate nel suo tratto finale e presso la foce che portò - nel tempo - a modificare, ad ampliare e a costruire nuove strade carrozzabili, unità abitative e il nuovo porto cittadino; quest'ultimo fu dichiarato il 13 agosto 1839 di IV classe dal re Carlo Alberto di Savoia a cui venne intitolato nel 1840.Negli stessi anni, particolarmente tra il 1835 e il 1836, la cittadina fu vittima del colera e tra i tanti episodi che caratterizzarono questa fase epidemica è segnalato negli archivi persino la convocazione di un apposito consiglio comunale, riunito in data 22 agosto 1835 dove, solennemente, si invocò la protezione della città alla patrona Madonna di Montallegro.Nelle fasi del Risorgimento italiano e dell'Unità d'Italia anche la comunità rapallese seguì con attenzione gli eventi bellici; lo stesso Giuseppe Garibaldi fu segretamente ospitato la notte del 6 settembre 1849 presso una locanda alla foce del torrente San Francesco e tre furono i rapallesi - Bartolomeo Canessa, Lorenzo Pellerano e Giovanni Pendola - che volontariamente si unirono alla spedizione dei Mille in Sicilia imbarcandosi a Quarto. Con il neo costituito Regno d'Italia la cittadina di Rapallo fu sede del V mandamento del Circondario di Chiavari nella provincia di Genova al quale fu sottoposto il Tigullio occidentale (Santa Margherita Ligure e Portofino) e Zoagli.La nascita del turismoTra i vari fattori che diedero vita ad una nuova "rinascita economica" di Rapallo fu l'arrivo della tratta ferroviaria da Genova a Sestri Levante, con inaugurazione della locale stazione e il passaggio del primo treno dalla piccola stazione di San Michele di Pagana il 31 ottobre del 1868. La nuova via di comunicazione ferrata, che si sommò ai già presenti collegamenti stradali sia da levante che da ponente, la modernizzazione e l'avanzamento dei primari servizi, e il clima particolarmente mite della riviera ligure, furono gli impulsi della nascente attività turistica della Rapallo di fine Ottocento e inizio Novecento.Da li a poco si aprirono i primi alberghi e hotel di lusso, caffetterie e ristoranti, sale cinematografiche e da ballo, stabilimenti balneari nella stagione estiva nonché la costruzione di nuove ville signorili e residenziali in stile Liberty e neoclassico. L'incremento del turismo di soggiorno e vacanziero, soprattutto con una buona presenza straniera di inglesi, francesi e tedeschi, portarono inoltre ad ospitare, dal 1902 al 1927, uno dei primi casinò italiani nelle sale del Kursaal Hotel.Tra le illustri personalità che visitarono e soggiornarono a Rapallo vi furono il filosofo Friedrich Nietzsche (che a Rapallo, nel gennaio 1883, compose la prima parte dell'opera Così parlò Zarathustra), il compositore Jean Sibelius (1901), il presidente degli Stati Uniti d'America Theodore Roosevelt (1910), Franz Liszt, lo scrittore Guy de Maupassant, Lord Carnarvon, Eleonora Duse, Ezra Pound, Ernest Hemingway (che citerà il suo soggiorno rapallese nel racconto Gatto sotto la pioggia - Cat In The Rain), il re Hussein di Giordania, l'imperatrice Soraya di Persia, l'ultimo re di Lituania Mindaugas II che a Rapallo morì nel 1928, la principessa Luisa d'Asburgo-Toscana ed il marito Enrico Toselli (1909), lo scrittore Sem Benelli, il principe Augusto Guglielmo figlio di Guglielmo II di Germania (26 marzo 1910) e, in anni più recenti, il filosofo Luigi Pareyson.La Grande Guerra, l'alluvione del 1915 e i trattati di paceCon l'entrata in guerra dell'Italia il 24 maggio del 1915 tanti giovani rapallesi vengono arruolati per combattere sul fronte e sulle trincee alpine. Quattro mesi dopo, nella notte tra il 24 e il 25 settembre, la città fu interessata da una violenta alluvione causata dallo straripamento del locale torrente Boate: il centro storico venne allagato con acqua, fango e detriti. Nel pomeriggio del 25, un'area attigua alla ferrovia franò a causa della pioggia torrenziale, dando vita ad una massa di fango alta 4 metri che travolse le aree vicine alla cinta ferroviaria. La città fu di fatto isolata con i soli collegamenti possibili tramite treno, ma provenienti soltanto dal levante ligure. Ci vollero alcune settimane di intenso lavoro per ritornare alla calma e ripristinare i collegamenti. Dal fronte, nel frattempo, giunsero le prime notizie dei rapallesi caduti in battaglia, situazione bellica che portò la città ad organizzare centri di soccorso anche per i tanti feriti.Il 6-7 novembre 1917 la città fu sede dell'omonima conferenza tra il Regno d'Italia, la Francia e il Regno Unito. Il 7 novembre del 1920 ospitò il primo trattato di Rapallo dove lo Stato italiano e il Regno di Jugoslavia firmarono nelle sale della villa Spinola (oggi conosciuta come "villa del Trattato") i nuovi confini nei Balcani.Il 16 aprile 1922 furono invece l'Unione Sovietica e la Germania di Weimar a riunirsi nel borgo ligure per il secondo trattato per rinunciare reciprocamente ai danni di guerra.Al 1928 è risalente il distacco di una parte del territorio e il suo accorpamento nel territorio di Santa Margherita Ligure.La seconda guerra mondiale e la "Rapallizzazione"Nel corso della seconda guerra mondiale la città fu occupata da presidi militari tedeschi e fascisti, costituendo in diverse zone cittadine piccoli campi di stazionamento, ma avviando una convivenza tra militari e popolazione abbastanza pacifica e di collaborazione.Nei primi giorni di luglio del 1944, verso le 8.30 del mattino, una formazione di bombardieri alleati sottopose la città ad un bombardamento a tappeto, anche se di fatto non esistevano obiettivi militari. Oltre la metà delle bombe finirono in mare ed oltre la metà di quelle cadute sulla terra non esplosero. Furono tuttavia colpiti l'orfanotrofio, l'ospizio, l'ospedale civile (che portava dipinta sul tetto una enorme "croce rossa") e una parte del centro cittadino causando la morte di quarantuno persone (fra i quali bimbi, suore, anziani, malati ed un prete). La stessa basilica dei Santi Gervasio e Protasio subì la demolizione dell'ala est della struttura. Oltre a ciò, ogni notte un bombardiere leggero passava e ripassava sulla città sganciando una o due bombe per notte ed a caso, allo scopo di disturbare la popolazione civile. A differenza di altri paesi liguri, come i vicini centri di Zoagli e Recco, la città non ebbe significative "ferite di guerra" per la sostanziale assenza di una forte presenza tedesca e per la mancanza di importanti infrastrutture come ponti ferroviari, presenti appunto nelle sopra citate cittadine.Con il cessare del conflitto il miracolo economico italiano degli anni cinquanta e sessanta coinvolse anche la comunità rapallese, come il resto del paese. Una svolta decisiva fu legata all'arrivo dell'autostrada A12 Genova-Livorno con l'apertura al traffico veicolare a partire dal 1965 (tratta verso Genova) e dal giugno 1968 verso il levante ligure. A partire da quegli anni la città venne interessata da un rapido, e sovente non controllato, sviluppo residenziale con l'edificazione di nuove case e palazzi destinate, nella maggioranza dei casi, alla "nuova e moderna residenza vacanziera": zone pressoché primitive o sfruttate precedentemente in diversi usi (agricolo soprattutto) furono in breve tempo "sostituite" da nuovi insediamenti abitativi. Il fenomeno prese il nome di "rapallizzazione", e tale sviluppo urbano subì ben presto l'interessamento e l'intervento di alcuni dei più famosi intellettuali ed urbanisti dell'epoca, tra questi Indro Montanelli, che segnalarono ai media la situazione che si stava creando nella cittadina ligure. Va segnalato inoltre che lo sviluppo portò parallelamente ad una rapida crescita della popolazione residente. Secondo i dati ISTAT rilevati nel censimento del 1951, Rapallo risultò avere una popolazione "post bellica" superiore di poco ai 15.500 abitanti e lo stesso censimento eseguito trent'anni dopo, nel 1981 quando i valori cominciarono ad assestarsi, la popolazione registrata superò già i 29.500 abitanti, un aumento del 90%.SimboliLo stemma e il gonfalone ufficiali sono stati approvati con l'apposito Decreto del Presidente della Repubblica datato al 14 luglio del 1957. La lettera M, riferibile alla Vergine Maria, fu inserita nello stemma dopo l'approvazione nel consiglio del 28 novembre 1948 a ricordo dell'apparizione mariana avvenuta a Montallegro il 2 luglio del 1557.Della bandiera comunale esistono due versioni adottate dalla civica amministrazione ma, nonostante la concessione certifichi e autorizzi l'uso della bandiera ufficiale, nei principali monumenti ed edifici storici (castello sul mare, torre civica e lo stesso palazzo municipale) viene esposta la versione dal drappo di colore azzurro con al centro lo stemma civico.Il gonfalone dal 17 maggio 1991 si fregia dell'onorificenza della Croce di Commenda del Sovrano militare ordine di Malta Pro Merito Melitensi.Monumenti e luoghi d'interesseArchitetture religioseNei secoli scorsi furono le chiese e le loro comunità parrocchiali a contribuire allo sviluppo religioso e civile dei diversi nuclei, guidati dalle figure principali dei vari parroci. Da come si apprende in vari documenti storici, soprattutto riguardanti al primo millennio, i singoli abitanti ricercavano nella propria chiesa o parrocchia una sorta di guida spirituale e morale che li guidasse nella loro vita quotidiana.Quasi tutte le frazioni sono guidate da una propria parrocchia autonoma, raggruppate nel vicariato di Rapallo-Santa Margherita Ligure, facenti parte della diocesi di Chiavari. Lo stesso quartiere di Sant'Anna, nonostante sia parte integrante della città, con l'accrescere della popolazione dopo il secondo conflitto bellico fu scorporata dalla matrice rapallese nel 1968 come parrocchia autonoma, unico caso nel territorio cittadino. Dall'ottobre 2005 si sta provvedendo alla costruzione di una nuova chiesa parrocchiale, dedicata alla santa patrona del quartiere, dopo una specifica richiesta durata quasi trent'anni.Tra gli edifici di culto più antichi del borgo storico rapallese vi sono la pieve di Santo Stefano (XI secolo), l'oratorio dei Disciplinanti (XV secolo) e la neoclassica basilica dei Santi Gervasio e Protasio di origini medievali. Nelle immediate vicinanze del centro storico, poco distante dal castello cinquecentesco sul mare, è risalente al XVI secolo la chiesa e l'ex complesso conventuale di San Francesco d'Assisi e, verso la parte orientale, l'ex complesso monastico delle Clarisse, oggi convertito in edificio scolastico statale, auditorium-teatro civico e museo comunale.Un'ulteriore testimonianza della vita religiosa e monastica è rappresentata dai resti, ben conservati in alcune parti dell'edificio, del duecentesco monastero di Valle Christi, presso il campo da golf sulla strada per la frazione rapallese di San Massimo, e ancora dai ruderi del più antico cenobio romanico di San Tommaso dell'XI secolo nell'omonimo quartiere presso la frazione di Santa Maria del Campo. Nella stessa frazione è presente il seicentesco santuario della Madonna di Caravaggio, raggiungibile attraverso sentieri e antiche mulattiere e che, assieme al più noto santuario di Nostra Signora di Montallegro, a circa 600 metri sul livello del mare e con un'ampia vista panoramica sull'intero golfo di Rapallo, costituisce testimonianza della secolare devozione religiosa e popolare.Santuario di MontallegroCostruito su un colle a 612 metri sul livello del mare, dopo l'apparizione della Madonna al contadino Giovanni Chichizola il 2 luglio del 1557, il santuario di Nostra Signora di Montallegro è considerato uno dei principali santuari mariani della Liguria. Patrona di Rapallo e storicamente del suo antico capitaneato dal 1739, nonché compatrona della diocesi di Chiavari assieme a Nostra Signora dell'Orto di Chiavari, il santuario è meta di pellegrinaggio soprattutto in occasione delle annuali festività patronali, celebrate nei primi tre giorni di luglio. Edificato tra il 1558 e il 1559 con fondi degli stessi abitanti rapallesi sul luogo dell'apparizione mariana, la struttura venne notevolmente trasformata nel corso dei secoli XVII e XIX. L'odierna facciata, marmorea e caratterizzata dalla presenza di guglie, è opera del 1896 su progetto dell'architetto Luigi Rovelli.Il 1° e 2 luglio 2007, in occasione del 450º anniversario dell'apparizione mariana a Montallegro, il santuario ha ricevuto la visita congiunta del Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone e dell'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Le due visite possono considerarsi storiche poiché è la prima volta nella storia documentata del santuario che un cardinale segretario di Stato e un presidente della CEI sono saliti sul colle rapallese per far visita all'edificio religioso; il cardinale Domenico Tardini che lo visitò nel 1957 assunse, infatti, tale carica solo l'anno seguente.Santuario di CaravaggioL'attuale edificio religioso, sito nell'omonima località presso la frazione di Santa Maria del Campo, fu edificato tra il Seicento e il Settecento sul luogo di una preesistente cappella votiva. Nel corso della metà del Settecento il santuario cadde in abbandono, a causa dei contrasti religiosi tra la curia rapallese e la comunità parrocchiale campese, alla quale seguì una successiva demolizione del luogo di culto nel 1790 su ordine del senato della Repubblica di Genova. Con la scorporazione della parrocchiale di Santa Maria del Campo dalla matrice rapallese, il santuario venne nuovamente ricostruito nel 1838 nello stile e forme architettoniche attuali.Basilica dei Santi Gervasio e ProtasioSituata nell'immediato centro storico rapallese, l'attuale basilica arcipresbiteriale dei Santi Gervasio e Protasio venne ricostruita tra il XVII e XVIII secolo in sostituzione di un precedente edificio di culto medievale. Secondo una targa commemorativa, presente nella basilica, l'intitolazione ai due santi potrebbe essere risalente al 1118, con bolla pontificia di papa Gelasio II, sebbene su tale data gli storici non abbiano mai trovato di fatto una fonte documentata e certa.Anticamente la sua giurisdizione parrocchiale si estendeva ad occidente, dal borgo di Portofino alle varie e sparse località dell'odierno comune di Santa Margherita Ligure, oltre Cicagna e fino agli abitati orientali di San Pietro e di Rovereto (oggi due frazioni distinte nei comuni di Zoagli e Chiavari). Tuttavia, ancora oggi la sua parrocchia, dopo le successive divisioni territoriali, è considerata la più numerosa della diocesi di Chiavari con circa 18.000 abitanti-parrocchiani.Nel corso dei bombardamenti aerei degli Alleati, nel luglio del 1944, la basilica venne colpita da una bomba che, oltre ad alcune vittime e numerosi feriti, provocò la distruzione della navata a destra dell'ingresso principale.L'attiguo campanile, pendente e risalente nelle forme finali al 1753, con i suoi 67 metri di altezza risulta essere la torre campanaria più alta della Liguria.Pieve di Santo StefanoL'antica pieve di Santo Stefano, conosciuto anche come oratorio dei Neri, è ubicata nel cuore del centro storico di Rapallo e, secondo le principali fonti storiche locali, fu il primo edificio religioso cristiano ad essere edificato nel territorio rapallese. Il primo documento ufficiale che ne afferma la presenza è un atto di vendita datato al luglio 1155.La sua costruzione dovrebbe risalire pressappoco ad un periodo antecedente la vicina basilica dei Santi Gervasio e Protasio e fa parte, assieme all'oratorio della Santissima Trinità (quest'ultimo denominato come oratorio dei Bianchi), all'attigua torre civica (che ne è, di fatto, il campanile della pieve), e al complesso del palazzo municipale (già ospedale di Sant'Antonio), di quel nucleo originario che diede vita alla primitiva comunità rapallese in epoca medievale.L'attuale aspetto della facciata (restaurata nel 2011-2012) è risalente alle modifiche effettuate nel XVII secolo dalla confraternita della Morte e Orazione che, probabilmente, cancellarono l'antica e tipica facciata in stile romanico lombardo visibile, ad esempio, nella contemporanea pieve di Sant'Ambrogio ad Uscio.Chiesa di San Francesco d'AssisiLa chiesa e l'ex complesso conventuale di San Francesco d'Assisi, nella piazza omonima, sono risalenti al 1519. Il convento, adiacente alla chiesa, venne restaurato e ceduto ai frati minori francescani nel 1601 per ordine pontificio di papa Clemente VIII. Soppresso e convertito in scuola primaria nel 1798, nel 1812 il governo imperiale napoleonico cedette i due locali ecclesiastici all'amministrazione dell'ospedale di Sant'Antonio (quest'ultimo sede attuale del palazzo municipale).Nel 1850 la scuola-collegio reale diventò proprietà del Comune di Rapallo che scelse di affidare la direzione scolastica all'ordine dei Padri Somaschi, tuttora insediati.Monastero di Valle ChristiNei secoli scorsi oltre alla presenza delle numerose chiese in città e nelle frazioni, furono fondati e costruiti diversi conventi e monasteri per alimentare la già presente vita monastica del luogo. Tra i più conosciuti, e dichiarato monumento nazionale dal Ministero dei Beni Culturali, vi è nella frazione di San Massimo il monastero di Valle Christi costruito agli inizi del XIII secolo dai Maestri Comacini ed ufficialmente aperto all'ordine di clausura nel 1203.A causa delle sempre più frequenti incursioni piratesche venne disabilitato nel 1568, con bolla papale di Pio V, con il trasferimento delle religiose in case vicine o in altri luoghi monastici del territorio. Chiuso al culto religioso la struttura, a partire da quella data, subì un'inesorabile decadenza e "spogliata" di ogni arredo; alcune parti dell'edificio, soprattutto pietre, furono inoltre utilizzate dagli abitanti per la costruzione di edifici abitativi.Il complesso appartiene al patrimonio comunale e, grazie alla costante pulizia e cura, è diventato teatro per manifestazioni culturali. Nel periodo estivo l'area attigua al complesso monastico si trasforma in un palcoscenico teatrale all'aperto con pregiate rappresentazioni culturali presentate dai grandi maestri teatrali contemporanei.Monastero delle ClarisseLa prima pietra del complesso monastico delle Clarisse fu posta il 24 dicembre 1633, ma con i lavori di costruzione che si prolungarono molto nel tempo a causa della mancanza dei fondi necessari. Solo nel 1670 il convento venne dichiarato pronto ad ospitare le prime monache dell'ordine di santa Chiara da Montefalco, ma nuovi intoppi rimandarono il ritiro religioso al 1689.Con l'acquisto dell'intero complesso da parte della civica amministrazione nel 1899, e con la definitiva dismissione religiosa nel 1902, si diede l'avvio ad un'intera opera di conversione dell'edificio ad usi scolastici e comunali. Risale al primo decennio del Novecento la demolizione delle mura di cinta e di un'ala del convento per l'allargamento della nuova strada carrozzabile, l'attuale strada statale 1 Via Aurelia.Terminati i due conflitti mondiali, dove la struttura venne utilizzata in molteplici scopi (soprattutto come deposito-magazzino o ancora come rimessa imbarcazioni), e quindi dopo un abbandono fino al 1964, con progetto del 1972 si convertirono definitivamente i locali ospitanti l'ex chiesa nell'attuale sede del teatro-auditorium cittadino. Le sale a piano terra dell'ex convento sono la sede del museo civico "Attilio e Cleofe Gaffoglio".Cenobio di San TommasoIn località San Tommaso, quartiere storico della frazione rapallese di Santa Maria del Campo, sono ubicati in un terreno privato i resti della chiesa-cenobio di San Tommaso. Il complesso originario è parzialmente crollato lasciando solamente qualche rudere. La sua costruzione risalirebbe al 1159 o al 1161, grazie a fondi provenienti da varie donazioni di Genova. Al 1582 è datata la sua definitiva sconsacrazione, lasciando il monastero al completo abbandono.Oratorio dei BianchiRisalente alla seconda metà del XV secolo, l'oratorio della Santissima Trinità o dei Bianchi è situato nel centro storico rapallese in prossimità dell'antica pieve di Santo Stefano e il palazzo municipale.A partire da questo secolo divenne sede della locale confraternita dei Disciplinanti, costituita precedentemente nei locali della vicina pieve, e che assunse la denominazione "dei Bianchi" per il colore delle caratteristiche casacche; ancora oggi una lapide in marmo, posta al di fuori dell'oratorio, in facciata, ritrae due confratelli incappucciati e con in mano il flagello.Altre chieseChiesetta antica di Sant'Anna, edificata nel 1629, nel quartiere di Sant'Anna.Chiesa parrocchiale di Sant'Anna, costruita negli anni settanta del Novecento, presso l'omonimo quartiere dopo l'istituzione nel 1968 della locale comunità parrocchiale.Chiesa di San Gerolamo Emiliani, edificata nei primi anni sessanta del XX secolo.Chiesetta di Sant'Agostino nell'omonima località presso il sestiere di Cerisola.Chiesetta di San Bartolomeo, del XVII secolo, nell'omonima località presso il sestiere di Borzoli.Chiesetta dei Santi Gervasio e Protasio nell'omonima località presso il sestiere di Costaguta.Chiesetta di San Rocco nell'omonima località presso il sestiere di Seglio.Monastero di San Giuseppe dell'Ordine delle Carmelitane scalze lungo la strada provinciale 58 della Crocetta per Coreglia Ligure e la val Fontanabuona.Ex chiesa anglicana di Saint George, edificata nel 1902, dichiarato monumento nazionale dal 2001. Oggi l'edificio è di proprietà privata. In questa chiesa furono celebrati i funerali dello scrittore e caricaturista inglese Max Beerbohm il 20 maggio del 1956.Ex chiesa evangelica tedesca. La sua costruzione, in stile neogotico, fu voluta agli inizi del Novecento per il culto evangelico dei numerosi ospiti della comunità tedesca presente in loco. Inaugurata nel 1909 nella zona a levante della città, nei pressi dell'attuale porto turistico internazionale, la struttura fu poi negli anni successivi chiusa al culto religioso. Ancora oggi di proprietà privata di una famiglia rapallese, la chiesa è stata riaperta negli anni novanta del XX secolo, ma convertita al culto cattolico romano. Oggi la chiesa è intitolata come oratorio di Santa Maria Madre della Chiesa e officiata da un sacerdote nominato dalla curia vescovile di Chiavari.Chiese delle frazioniChiesa parrocchiale di Nostra Signora Assunta presso la frazione di Santa Maria del Campo. Citata già nel XIII secolo e facente parte delle diciassette comunità parrocchiali sotto la giurisdizione della pieve rapallese di Santo Stefano, fu elevata al titolo di prevostura nel 1823. All'interno della chiesa, consacrata dal vescovo della diocesi di Chiavari monsignor Amedeo Casabona il 21 luglio del 1935, si conservano, tra le tante opere esposte, le reliquie di santa Flavia Flora. Nel territorio parrocchiale sono presenti i ruderi del cenobio di San Tommaso del XII secolo.Oratorio di Nostra Signora del Rosario presso la frazione di Santa Maria del Campo. Adiacente alla parrocchiale campese, l'oratorio venne ricostruito su un poggio nel 1618, probabilmente sulle fondamenta di un preesistente edificio religioso del XIV secolo dedicato, secondo alcuni testi, originariamente alla Natività di Maria Vergine. Conserva al suo interno il documento del pontefice Clemente VIII, datato al 1604, con cui si approvavano i privilegi della locale confraternita.Chiesetta di San Giovanni Battista. Edificata tra il 1665 e il 1688 per volere di Giuseppe e Rolando Valle, la piccola chiesa fu consacrata nel 1697. L'edificio è aperto al pubblico solamente per la solennità religiosa di san Giovanni Battista, il 24 giugno.Chiesa parrocchiale di Sant'Andrea nella frazione di Sant'Andrea di Foggia. Consacrata dal vescovo della diocesi di Chiavari monsignor Amedeo Casabona il 29 aprile del 1928, gli atti più antichi dei registri della parrocchia sono datati al 1606.Chiesa parrocchiale di San Martino presso la frazione di San Martino di Noceto. Appartenente anticamente alla cura della chiesa parrocchiale di Santa Maria del Campo, e creata indipendente dal XIII secolo, venne elevata al titolo di prevostura nel 1826. La consacrazione della chiesa avvenne l'11 settembre del 1926 ad opera del vescovo Amedeo Casabona. Secondo alcune fonti qui morì nel 572 sant'Onorato, arcivescovo di Milano, che trasferì la curia milanese a Genova per sfuggire ai longobardi di Alboino.Chiesa parrocchiale di San Massimo presso l'omonima frazione. Parrocchia dal Duecento, la chiesa fu consacrata il 5 marzo del 1917 dal vescovo chiavarese monsignor Giovanni Gamberoni. Nel territorio parrocchiale è presente inoltre il monastero di Valle Christi.Chiesa parrocchiale di San Maurizio presso la frazione di San Maurizio di Monti. I primi atti del registro parrocchiale datano a partire dal 1526, anche se la parrocchia venne istituita nel XII secolo. Prevostura dal 26 maggio 1935, ebbe tra le sue dipendenze anche la parrocchiale di San Nicolò di Coreglia Ligure e la parrocchiale di San Giacomo di Canevale. All'interno è conservato l'affresco raffigurante L'apparizione della Madonna odigitria.Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo presso la frazione di San Michele di Pagana. Risalente al 1133, subì trasformazioni strutturali tra il 1581 e il 1603 e ancora tra il 1749 e il 1753. Tra le opere pittoriche conservate vi è il celebre dipinto di Antoon van Dyck: Gesù in croce fiancheggiato da san Francesco, san Bernardo e dal nobile Francesco Orero. In questa chiesa venne battezzata la beata Brigida Morello, fondatrice dell'Ordine delle Orsoline.Chiesa parrocchiale di San Pietro apostolo presso la frazione di San Pietro di Novella. La parrocchia ebbe in origine, sotto la sua giurisdizione, le comunità di Sant'Andrea di Foggia e San Quirico d'Assereto. È prevostura dal 29 giugno 1935.Chiesa parrocchiale di San Quirico presso la frazione di San Quirico d'Assereto, i cui registri parrocchiali datano dal 3 luglio 1638.Chiesa del Sacro Cuore di Gesù presso la frazione di Montepegli, edificata nel 1910.Cappella di San Rocco presso la frazione di Chignero.Cappella della Madonna Nera presso l'omonima località.Architetture militariCastello cinquecentescoTra i castelli più conosciuti del levante ligure, il castello sul mare di Rapallo colpisce per le sue caratteristiche: una media fortezza costruita a ridosso della piccola spiaggia dei pescatori, presso la foce del torrente San Francesco e il lungomare Vittorio Veneto.Edificato dalla popolazione tra il 1550 e il 1551 a seguito delle frequenti invasioni dei pirati, celebre è l'incursione piratesca del 4 luglio 1549 ad opera dell'ammiraglio turco Dragut, è oggi sede di eventi, mostre e manifestazioni culturali promosse dall'amministrazione civica o da enti privati. Simbolo per eccellenza della città, è stato dichiarato monumento nazionale.Castello di Punta PaganaPosizionato nella punta più estrema della baia di Prelo, presso il sestiere-frazione di San Michele di Pagana, ai confini amministrativi con Santa Margherita Ligure, il fortificazione di Punta Pagana venne costruita dalla Repubblica di Genova nella prima metà del XVII secolo a protezione del litorale costiero e al fine di scongiurare nuovi attacchi pirateschi o da potenze europee dell'epoca.Inserito nel parco privato della soprastante Villa Spinola, residenza occasionale del Gran maestro dell'Ordine di Malta, è ben visibile via mare."Castrum Rapallinum" e "Lasaniae"Le prime fortificazioni, necessarie per un maggiore controllo del territorio comunale, che in tempi più remoti si estendevo ben oltre l'odierna superficie territoriale, vennero costruite nei pressi delle basse vette montane tra l'entroterra rapallese e la media val Fontanabuona. Un'indagine archeologica negli storici sentieri boschivi settentrionali della città avviata tra il 1996 e il 1997 dalla locale sezione "Tigullia" dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri - e in collaborazione con la Soprintendenza archeologica della Liguria - ha permesso il ritrovamento nei pressi del monte Castello (665 m) di una prima fortificazione databile tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV secolo; l'identificazione del sito ed il rinvenimento del primo frammento avvenne, però, già nel 1956 da parte del signor Renato Lagomarsino.L'area, denominata dagli storici castrum Rapallinum, era dominata da una struttura in legno poggiante direttamente sulla roccia. Fu sul finire del Quattrocento, dopo un primo abbandono, che la struttura venne riedificata completamente in pietra con due torrioni ai lati, avendo così una massima visione panoramica tra costa ed entroterra. La fortezza mantenne il suo uso militare e di controllo per tutto il XV secolo, fino a quando fu in seguito abbandonata per mancato utilizzo. Tra i reperti sono state rinvenute due tavole da gioco in lastre di pietra incise e una decina di dadi in osso utilizzati, come si desume, dai militari del castello durante lo svago.Dopo l'eccezionale ritrovamento del vicino castrum Rapallinum, nel corso del 1998 furono avviate nuove ricerche archeologiche anche sulla vetta del monte Pegge (774 m) dove, secondo precedenti studi e rilievi, doveva insistere una seconda postazione difensiva sul crinale: il cosiddetto castrum Lasaniae. La fortezza militare, costruita presumibilmente nello stesso periodo storico del castello sul monte omonimo, fu realizzata con materiali lapidei del luogo e legno. Il castello fu in seguito dotato di nuove mura in pietra e dotato di armi per la difesa del forte quali alcune palle da bombarda e punte di verrettone di balestra.Architetture civiliIl borgo, le porte e le torriAnticamente il borgo di Rapallo, nel cuore del centro storico e sede delle più importanti attività artigianali e e delle autorità cittadine, era racchiuso nel periodo medievale da una cinta muraria: l'accesso era consentito solo attraverso cinque porte. Proprio un decreto del Senato della Repubblica di Genova, datato al 12 febbraio del 1629, decretò l'allora Commvni Rapalli come "borgo murato".Studi più approfonditi e moderni, tra i quali quelli dello storico Arturo Ferretto, hanno però evidenziato che in realtà il senato genovese descrisse una Rapallo medievale cinta non da mura vere e proprie, di cui non esistono effettivamente tracce tangibili, bensì consta dalle alte case e dalle vie strette - i tipici "caruggi liguri" - che proprio per la loro conformazione urbana garantivano una sorta di "cittadella murata". Già nel XV secolo l'umanista e cancelliere della Repubblica, Giacomo Iacopo Bracelli, descrisse così il borgo rapallese:Per accedere al borgo bisognava oltrepassare cinque porte: la "Porta occidentale" o "degli orti" - situata nei pressi della basilica dei Santi Gervasio e Protasio e l'odierno tratto pedonale del corso Goffredo Mameli - demolita nel 1874; la "Porta Aquilonare" o di "Sant'Antonio" - sita vicino all'omonimo ospedale, il quale divenne in seguito la sede odierna del municipio - che venne abbattuta nel giugno del 1702 per iniziativa dei protettori dell'ospedale; la "Porta di Pozzarello" o "del Molinello" - situata nella parte finale di via Venezia (l'antica Rolecca, nel centro storico) con l'argine del torrente San Francesco - demolita secondo una memoria storica del cavaliere Stefano Cuneo nel 1810; la "Porta orientale" o "di San Francesco" - nella parte a levante nei pressi della foce del torrente omonimo - demolita nel 1821 per l'ampliamento della strada carrozzabile per Zoagli-Chiavari (Via Aurelia).L'unica porta del borgo storico che sopravvisse alle demolizioni fu la cosiddetta "Porta delle Saline". Essa si affacciava sulle saline rapallesi (oggi giardini di piazza IV Novembre), monopolio della famiglia genovese Doria, racchiudendo a ponente l'accesso dall'odierno lungomare Vittorio Veneto. Nei secoli abbellita con le tipiche colorazioni in stile genovese e con la raffigurazione pittorica del quadretto bizantino donato, secondo la leggenda, dalla Madonna nell'apparizione mariana del 2 luglio 1557, ancora oggi divide il lungomare dal centro storico.Il controllo del borgo si basò inoltre nei secoli anche con l'uso delle numerose torri sparse lungo le colline antistanti Rapallo. Nel territorio rapallese delle tante erette nei secoli precedenti solo cinque sono sopravvissute a crolli e/o demolizioni. Si possono citare la torre dei Fieschi, la torre Baratta, la torre dei Morello, la torre Dondero e la torre del Menegotto.Torre civicaLa maggiore e la più importante tra le antiche torri della città, la Torre civica è un'opera strutturale del 1473. Secondo le fonti storiche la sua edificazione fu voluta dei nobili cittadini per simboleggiare la pace tra gli abitanti del borgo dopo un secolo sconvolto da lotte intestine e di potere tra le maggiori fazioni cittadine dell'epoca medievale.Le prime basi della futura opera furono decise il 3 gennaio del 1473 quando le famiglie nobili della città si riunirono in uno straordinario "consiglio nobiliare" nominando quattro presenti - Francesco della Torre, Benedetto Canevale, Antonio della Cella e Giovanni Bardi - per imporre a tutti gli abitanti, senza tener conto della fazione o parte alla quale il contributore appartenesse, un apposito tributo in denaro necessario alla costruzione della torre. La torre prese quasi subito forma a fianco dell'antica pieve di Santo Stefano diventandone, di fatto, il campanile.Dopo leggere riparazioni nel 1531 - dove le fonti storiche attestano una spesa di 12 lire - si decise di aggiungere alla torre, nel 1581, un pinnacolo con terrazzino in marmo e una nuova campana; quest'ultima fu sostituita nel 1640 a spese del Borgo e dei quartieri di Borzoli e Amandolesi. Nel 1692 Gio Battista Canevaro ne ripropose la ristrutturazione con lo spostamento dell'orologio più in basso, la sostituzione degli ingranaggi e al provvedimento scritto ad una più accurata manutenzione in cambio di un compenso annuo di 40 lire.Durante un temporale nel 1873 un fulmine colpì la sommità della torre distruggendo il terrazzino in marmo; scongiurato un possibile crollo, si diede il via ad un tempestivo intervento di manutenzione. Nella seconda guerra mondiale venne sistemata, sulla sommità, una sirena d'allarme, rimossa al termine del conflitto. Negli ultimi decenni del XX secolo la torre, pericolante, venne "ingabbiata" da ponteggi di rinforzo in attesa di un provvidenziale intervento di recupero. Un'opera conservativa e di ripristino dell'antico "simbolo del libero Comune di Rapallo" che, grazie a fondi europei, statali e regionali, avvenne tra la fine degli anni novanta e l'inizio del Duemila. Iniezioni di cemento alla base della struttura e altri interventi garantirono nel 2002 la nuova apertura del sito e la restituzione della torre alla comunità rapallese.Torre dei FieschiLe prime notizie certe sull'esistenza di questa torre sono citate in un atto di vendita del 26 maggio 1254 dove il concittadino Giacomo Boleto vendette alla vedova di Tedisio Fieschi, Simona, alcune terre con torre in una località detta in pastinis. Successivamente i terreni passarono di proprietà ad Ottobono Fieschi, colui che salì nel 1276 al soglio pontificio con il nome di papa Adriano V, e che nel 1269 affittò il tutto ad Ada Barbieri e al figlio Tommasino.Dopo una nuova proprietà dal 1271, appartenenti ad un certo Giacomo de Graverio, la torre e le terre circostanti diventarono possedimento terriero della famiglia nobiliare Fieschi di Lavagna così come attestò un successivo documento del 1451. Fu nel XVII secolo che passò nelle mani della famiglia Cagnoni, assumendo la nuova denominazione de "torre de Cagnoni". Nei secoli successivi fu quindi proprietà dei Pessagno, dei Rebora e degli Zignago all'inizio del XX secolo e furono questi ultimi che la doteranno dei caratteristici merli ancora oggi visibili come il resto della torre svettante tra le circostanti abitazioni.Il lazzarettoFu con il manifestarsi delle prime vittime della lebbra, nel 1450, nei territori delle podesterie di Rapallo e Recco a convincere la comunità medievale rapallese sull'esigenza di un ricovero provvisorio per gli ammalati. La donazione di un appezzamento di terra da parte di un cittadino rapallese, Giacomo d'Aste, in località Bana tra le frazioni di San Massimo e Santa Maria del Campo, diede l'impulso per la costruzione dell'edificio. Dedicato a san Lazzaro di Betania, da qui il toponimo "lazzaretto", il ricovero è citato in una bolla di papa Sisto IV del 1471 nella quale si affida la gestione dello stabile al controllo dei protettori dell'Ospedale di Pammatone di Genova. Con il proliferare della pestilenza ebbe un vero e proprio affollamento di malati nel 1475; tra le persone assistite anche il figlio dello stesso donatore Giacomo d'Aste.Nel 1505 le condizioni dello stabile risultarono già fatiscenti, tanto da dover predisporre un restauro accurato della struttura. La successiva visita (1582) del visitatore apostolico, monsignor Francesco Bossi della diocesi di Novara, ne evidenziò e segnalò all'ordine di Pammatone il cattivo stato dell'edificio, ordinando allo stesso di compiere un nuovo risanamento, specie per le parti esterne. Giudicato dai curatori genovesi troppo oneroso, lo stabile non subì alcun intervento di conservazione e ripristino. Il lazzeretto di Bana, di proprietà privata, si presenta in precarie condizioni strutturali, specie nelle coperture e nella conservazione degli affreschi della facciata esterna.Palazzi e villeNel territorio comunale sono presenti diversi edifici civili e pubblici di pregio storico e architettonico, soprattutto nel cuore dell'antico borgo medievale con la presenza, tra l'altro, di cinquecenteschi e seicenteschi portali in ardesia. Tra le case e i palazzi del centro storico, fulcro del commercio locale e "salotto buono" della città, l'attuale palazzo del municipio, già antico ricovero ospedaliero.Numerosa inoltre la presenza di ville residenziali e storiche, specie nelle prime colline del territorio, costruite tra il XVII e il XX secolo per il soggiorno nella cittadina divenuta, con l'avvento del turismo, tra le località di pregio del levante ligure e della Liguria. Tra le più famose villa Tigullio (sede del museo comunale del pizzo al tombolo e della biblioteca civica internazionale), villa Porticciolo, villa Queirolo (sede della segreteria generale del Panathlon International) e la villa "del Trattato", celebre per il trattato che si svolse nel 1920.TeatriIl teatro-auditorium delle Clarisse, ricavato negli ex locali della chiesa del complesso monastico delle Clarisse del 1633, dismesso poi definitivamente nel 1902, è l'unico teatro cittadino con una capienza massima di 265 posti a sedere. La conversione degli spazi dell'ex chiesa fu decisa nel 1967 dopo l'acquisizione dello stabile da parte dell'amministrazione civica. Una nuova rivisitazione degli interni fu avviata nel 1995.Ponte di AnnibaleIl ponte detto "di Annibale" è una costruzione ad unica arcata in stile romano che probabilmente venne edificata per la prima volta nel periodo medievale. Non si conosce a tutt'oggi l'origine del nome: il collegamento al celebre condottiero cartaginese Annibale non trova infatti riscontri storici o legami con la città. Il documento più antico che attesta la già presenza del ponte è un atto del 7 aprile 1049 con il quale, un certo Rainaldo, conferma la donazione di alcuni possedimenti terrieri intorno al ponte alla genovese chiesa di Santa Maria di Castello. Un successivo documento, datato al 15 settembre 1300, del notaio Corrado de Spignano, cita espressamente il ponte sovrastante il torrente Boate (ad pontem de Bolago).Sempre dalle fonti storiche si apprende che fu risistemato nel 1733 a causa delle numerose alluvioni che lo colpirono anche nei secoli passati. Con il passaggio di Rapallo nel Regno di Sardegna vengono stanziati, nel 1823, fondi per la deviazione del torrente nel tratto finale e presso la foce. Grazie a tale operazione si procederà quindi alla realizzazione della nuova strada carrozzabile per Santa Margherita Ligure, arteria stradale che tutt'oggi "scorre" sotto il ponte.Chiosco della MusicaIl chiosco della Musica, situato sul lungomare Vittorio Veneto nei pressi dello sbocco centrale tra il borgo storico e la zona costiera, inaugurato il 3 novembre del 1929, richiama per la sua architettura lo stile Liberty di fine Ottocento e inizio Novecento. Voluto dagli emigranti rapallesi in America Latina (soprattutto nella zona del Cile e dell'Argentina) quale dono alla città d'origine per ospitarne concerti bandistici, il progetto è stato realizzato da Luigi Devoto che realizzò un padiglione di 10 m di diametro e 9 m di altezza e con 12 colonne a sostegno della cupola.Raffigura nella cupola, affrescata dal locale pittore Giovanni Grifo, i maggiori musicisti e compositori italiani e stranieri più famosi della storia. Tra le raffigurazioni degli stalli si riconoscono: Giuseppe Verdi, Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini, Arrigo Boito, Ludwig van Beethoven, Daniel Auber, Giacomo Meyerbeer, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Wolfgang Amadeus Mozart, Hector Berlioz e Christoph Willibald Gluck.Nei medaglioni degli archi sono invece raffigurati: Johann Sebastian Bach, Gaspare Spontini, Giovanni Battista Pergolesi, Domenico Cimarosa, Georges Bizet, Amilcare Ponchielli, Charles Gounod, Gaetano Donizetti, Claudio Monteverdi, Georg Friedrich Händel, Franz Joseph Haydn e Giacomo Puccini.Tra il finire del 2009 e la primavera del 2011 sono stati avviati interventi di recupero della struttura (rifacimento della copertura, decorazioni pittoriche, ringhiere e balaustre) e dell'intera piazza - intitolata ai Martiri della Liberazione - con una completa pedonalizzazione della stessa con il rifacimento della pavimentazione. Proprio in quest'ultima fase dei lavori gli scavi, realizzati per porre le basi della nuova piazza, hanno permesso il rinvenimento, nella zona tra il chiosco e la "Casa Garibalda", di un antico molo-banchina d'attracco (denominato "molo del Binello") del XVIII secolo.Monumento di ColomboIl monumento a Cristoforo Colombo, inaugurato il 21 maggio 1914 adiacente il porto pubblico, fu fortemente voluto dagli emigranti rapallesi nelle Americhe. L'opera, frutto della maestria dello scultore italo-argentino Arturo Dresco, fu finanziata completamente dagli emigrati a ricordo della loro patria natia. Una nota locale asserisce che il dito del navigatore genovese, proteso verso il mare, indichi proprio il continente americano.Gazebo ottocentescoIl gazebo ottocentesco è situato nel cuore del centro storico, in piazza Venezia, sede del mercato ortofrutticolo giornaliero. Utilizzato nel passato come luogo di acquisto del mercato ittico, dopo un radicale recupero, in particolare della copertura e delle parti in ferro, è ora scelto come sede di manifestazioni culturali, mostre o altro.Altri monumentiTestimonianza architettonica del periodo bellico della seconda guerra mondiale è il cosiddetto "muro dei partigiani" - o semplicemente "il muro" - tristemente noto ai rapallesi per le atrocità compiute dinnanzi a questo tratto di muraglione anti-sbarco che divideva la zona del porto del Langano dal resto della città. Ai lati dello stesso vi è inoltre un monumento commemorativo ai caduti, consto da una stele in travertino con bassorilievi raffiguranti l'episodio della fucilazione - opera dello scultore Nicola Neonato - e placche in bronzo dove sono elencati i venti nomi dei partigiani, non solo di Rapallo, che vennero fucilati lasciando ai posteri il ricordo della Resistenza nei buchi presenti nel cemento.Verso il lungomare cittadino, nei pressi della zona "delle saline", un altro monumento ai caduti è opera dello scultore e pittore Nicola Neonato che lo ha realizzato nel 1977.Raggiungibile dal sentiero per il santuario della Madonna di Caravaggio, presso la frazione di Santa Maria del Campo, la croce monumentale di Spotà è stata edificata nel 1935 sulla sommità collinare di Spotà quale monumento ai caduti della prima guerra mondiale. Alta 15 metri e in cemento armato, su progetto di Filippo Rovelli, venne solennemente inaugurata la mattina del 30 maggio 1935. La croce di Spotà è visibile da diverse zone della città.SocietàEvoluzione demograficaAbitanti censiti Etnie e minoranze straniereNel 2007, grazie ad uno studio sul territorio e prendendo spunto dai dati dell'anagrafe cittadina, si è potuto stabilire che il comune rapallese ha avuto a partire dal 1998 un forte incremento di presenze straniere.Le motivazioni di questo tasso di insediamento possono essere ricercati nella cospicua presenza di abitazioni effettive e seconde case, queste ultime rappresentano il 45% dell'intero patrimonio abitativo di Rapallo, e negli affitti più bassi rispetto ad altre cittadine del circondario tigullino.La maggior parte dei cittadini stranieri, così come affermano diversi studi sul fenomeno (quali ad esempio una ricerca effettuata da dieci anni per conto della CISL da Francesco Gastaldi ed Antonio Graniero) e i dati provenienti dagli uffici di pubblica sicurezza, lavora principalmente nelle altre città vicine - a Genova soprattutto - utilizzando Rapallo come semplice residenza o dormitorio notturno. Ciò nonostante alcuni di essi lavorano regolarmente nel territorio rapallese - specialmente nei settori legati all'edilizia, nelle imprese di pulizia e assistenza anziani come badanti - inserendosi positivamente nel tessuto socio-economico della città. Proprio grazie al notevole flusso migratorio, costantemente monitorato, recentemente sono state avviate nel territorio rapallese diverse attività lavorative, legate alle diverse popolazioni straniere, fino a poco tempo fa sconosciute o non presenti nel territorio.Secondo i dati Istat al 31 dicembre 2011 i cittadini stranieri residenti a Rapallo sono 2.555, pari all'8,77% della popolazione comunale.Istituzioni, enti e associazioniOspedale "Nostra Signora di Montallegro" di Rapallo. Il polo rapallese rappresenta il terzo presidio più importante dell'ASL 4 "Chiavarese" dopo gli ospedali di Lavagna e Sestri Levante. Contiene le specialità e reparti di: medicina, oculistica, ortopedia, primo intervento (08-20) e radiologia. L'ospedale, inaugurato il 18 dicembre 2010 e pienamente in servizio dal 2011, è comprensivo di 120 posti letto. Un servizio di trasporto pubblico locale gestito dall'ATP garantisce quotidiani collegamenti bus con la struttura ospedaliera.Accademia Culturale di Rapallo. Una delle prime in Italia a costituirsi, è stata fondata nel 1978 dal professor Francesco Maria Ruffini, sindaco rapallese dal 1975 al 1980. Inizialmente costituita per persone della terza età, oggi è anche frequentata da molti giovani desiderosi di cultura e di approfondimento sociale-artistico. Segue, come tutte le accademie italiane, un programma scolastico dettato direttamente dall'Università di Genova. I corsi variano dalla storia alla filosof

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