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Comune

Arluno

Arluno, (Milano) Tempo di lettura: circa 11 minuti
Arluno (Arlùn oppure Arlün in dialetto milanese, Arlügn in dialetto arlunese) è un comune italiano di 11.817 abitanti della provincia di Milano, in Lombardia. Dal 16 settembre 2007 è gemellato con il comune di San Justo (Argentina). Storia Nella Corografia dell'Italia (1832), Giovanni B. Rampoldi, fa risalire il nome agli Aruleni, un'ipotetica antica e possente famiglia insubre, dove qui il termine starebbe per lombardi occidentali o al massimo gallo-romani, che possedevano una villa dotata di frutteti; Dante Olivieri nel suo Dizionario di toponomastica Lombarda (1931) dichiara che i nomi con desinenza "uno", si possono supporre di origine gallica, oppure celtica se derivato da persone o cose. La pretesa che il nome Arluno derivi dal latino Ara Lunae (altare della luna), è da attribuire a Filippo Argelati, che nella sua opera dal titolo Bibliotheca Scriptorum mediolanensium, uscito nel 1745, alla voce Bernardinus Arlunus, latinizza il termine Arluno in Are Lunae, ed è la prima volta in assoluto che tale termine viene usato, e il ritrovamento nel 1951 di oltre 200 monete romane di rame e bronzo risalenti al II secolo, e frammenti di vasi e urne cinerarie, attestano solo il passaggio e non un insediamento di epoca romana. Dal Liber Sanctorum Mediolanensis di Goffredo da Bussero, apprendiamo che l'abitato, intorno al 1200, disponeva di tre piccole chiese che si stagliavano lungo l'abitato. Ciò porta ad ipotizzare una consistenza abitativa ipotizzabile intorno alle 400 unità; mentre la più antica iscrizione si rintraccia su una formella sul lato orientale della chiesa in cui è incisa, in cifre romane la data MCCCCLV-/-dm (anno domini 1455). Al primo Rinascimento risalirebbe invece la presenza di un primo antico cortile che svolgeva essenzialmente il ruolo di centro commerciale ed amministrativo del paese e come tale era detto Bruett (quasi ad imitare nell'assonanza il ben più famoso "Broletto" milanese), che venne costruito per ordine della famiglia Litta, che si era distinta nel periodo medioevale come una delle più ricche e potenti del posto, in particolare per l'attività fondiaria. Fu feudo della famiglia Pozzobonelli, e uno dei suoi più illustri appartenenti, il cardinale Giuseppe Pozzobonelli, nonché vescovo settecentesco di Milano, incaricò l'architetto Giulio Galliori di ricostruire, nel 1775, la sobria chiesa dei SS. Pietro e Paolo. Personaggi di rilievo calcarono il suolo arlunese: Giuseppe Parini trascorse alcuni momenti di svago a Villa Marliani (che in seguito diventerà Villa Taroni) e Silvio Pellico, in qualità di precettore, fu ospite a lungo del conte Luigi Porro-Lambertenghi nel Palazzo Pozzobonelli. Nella prima metà dell'Ottocento, iniziò l'attività industriale che consisteva essenzialmente nella presenza di filande lungo il territorio comunale, per la lavorazione della seta e del cotone, attività che venne affiancata dal diffondersi intensivo dell'allevamento del bestiame da latte. La conseguente crescita edilizia, favorì lo sviluppo dell'abitato, che ad ogni modo ancora oggi conserva nel centro storico l'impianto seicentesco. Simboli Lo stemma di Arluno viene datato intorno al 1500 come simbolo araldico della nobile famiglia di Bernardino Arluno, storico della corte degli Sforza di Milano. Le Chiese Chiesa dei Santi Pietro e Paolo Costruita tra il 1762 ed il 1769 da Giulio Galliori (futuro sovrintendente dell'opera del Duomo di Milano), la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Arluno venne commissionata dal cardinale Giuseppe Pozzobonelli, arcivescovo di Milano per quattro decenni, e rimasta poi di proprietà della famiglia del prelato che essendo feudataria del borgo legò gran parte della propria storia al borgo. La chiesa venne ufficialmente consacrata dallo stesso Pozzobonelli il 17 settembre 1775. La chiesa si presenta esternamente e internamente in forme e stili settecenteschi, con strabilianti esempi di architettura scenografica quali la facciata barocca, le splendide vetrate dell'abside (in stile rococò) e l'altare maggiore in legno, decorato con puttini laccati di bianco che affiancano le colonne doriche che fanno da copertura al tempietto del tabernacolo. Anticamente, la costruzione disponeva anche di un ossario che venne demolito nel 1852 assieme al campanile, sostituito con quello attualmente visibile su progetto di Ambrogio Lomeni. Ai lati dell'altare sono visibili due affreschi ad opera del pittore Gaetano Barabini. L'affresco della cupola è invece opera del pittore arlunese Rodolfo Gambini e del fratello Giuseppe. La chiesa ospita inoltre dei moderni portali bronzei realizzati dalla religiosa ed artista suor Angelica Ballan. Altro tratto caratteristico della chiesa arlunese è il sagrato, contraddistinto da una lunga balaustra in colonnine di granito (detta popolarmente la sbàra d'Arlügn) che racchiude tutto il piazzale e che venne realizzata per la prima volta nel XVIII secolo in sostituzione del precedente filare di gelsi che attorniava la piazza della chiesa. Questa delimitazione era dovuta anche al fatto che, ancora nel Settecento, il piazzale era in parte utilizzato come cimitero del borgo che venne trasferito al di fuori dei confini dell'abitato secondo le direttive dell'Editto di Saint Cloud voluto da Napoleone agli inizi dell'Ottocento, fatto che fece cadere in disuso anche la balaustra stessa. L'opera è stata completata nelle parti mancanti e restaurata nel 1996. Oratorio S. Antonio da Padova (crollato e poi demolito) Eretto nel XVIII sec. per volere di Carlo Bartolomeo Piotti, l'Oratorio di stile barocco era annesso a casa civile, orto e giardino. Successivamente la proprietà passò alla famiglia Andreetti che nel 1831 venne devoluta in beneficenza all'Ospedale Maggiore di Milano. Fino agli inizi della Prima Guerra Mondiale l'Oratorio era destinato ad accogliere bambini fino ai dieci anni di età. Nel 1996 l'edificio ormai pericolante venne abbattuto per far posto ad abitazioni. Chiesa di Sant'Ambrogio La chiesa di Sant'Ambrogio, risalente al XV secolo, venne usata nei secoli successivi come ricovero per gli appestati (data anche la sua vicinanza con il luogo che veniva usato come lazzaretto), ed il terreno circostante si proponeva come un cimitero straordinario in occasione delle gravi epidemie che colpirono il paese nel corso di tutto il Seicento. Gravemente danneggiata dall'incuria e dal tempo, nel 1646 venne restaurata e dal 1904 venne incorporata a servizio dell'oratorio maschile di Arluno. Negli ultimi mesi del 2007 e nel corso del 2008 è in atto una nuova ristrutturazione della chiesa che nel frattempo è divenuta parte del centro diurno per anziani 'Sant'Ambrogio' essendosi spostato l'oratorio presso l'ex collegio delle Figlie del Sacro Cuore. (vedi voce sottostante) Edifici Notevoli Palazzo Pozzobonelli Scala poi Palazzo Pestalozza Caratterizzato nel corso dei secoli da denominazioni diverse (Palazzo Pozzobonelli Scala, Palazzo Valentini, Villa Pestalozza, Palazzo Pestalozza-Dal Verme). Il Palazzo Pestalozza, sito in Piazza Pozzobonelli, si trova in pieno centro storico, prospiciente la chiesa parrocchiale. Voluto dal marchese Pozzobonelli (antenato dell'Arcivescovo milanese Giuseppe Pozzobonelli) che era divenuto feudatario di Arluno sin dal 1647. La costruzione, di origini settecentesche con rimaneggiamenti ottocenteschi di stile neoclassico, presenta un tipico impianto formale a "U" con i corpi laterali congiunti da una lunga cancellata in ferro battuto, tre portoni nell'area della casa padronale, completati sul laterale da due ali terminanti sulla pubblica via, sormontate da timpani e dotate di balconcini. Un passaggio a destra dell'edificio padronale, consentiva l'accesso alle scuderie della villa. Villa Bolognini Villa Bolognini venne edificata nel 1689 e terminata nel 1714 dal marchese Giuseppe Bolognini, come abitazione nei pressi della vicina Cascina Poglianasca da lui acquistata in loco. Con la morte nel 1937 di Luigi Bizozzero, ultimo erede delle fortune dei marchesi Bolognini, il complesso passò per eredità all'Ospedale Maggiore di Milano, il quale lo cedette in seguito all'associazione "Amici di Giovanni Marcora", la quale accoglie ancora oggi nel complesso della cascina una serie di cooperative ed associazioni sociali. La villa presenta nella parte centrale il corpo padronale rialzato, evidenziato da un portico al pian terreno e da una serie di sei finestre ad arco al piano superiore, e conserva le caratteristiche originarie delle cascine lombarde. Palazzo Pozzobonelli Porro Lambertenghi Dell'Acqua Fatto costruire agli inizi del Settecento dalla famiglia Pozzobonelli, fu questa la residenza di Silvio Pellico durante il periodo che trascorse ad Arluno come precettore dei figli del conte Luigi Porro Lambertenghi nel 1816. Successivamente, la residenza passò a Francesco Prada ed ai padri rosminiani che ne fecero un centro di studi religiosi, perdurando in attività sino al 1860 quando il neo comune di Arluno acquistò il palazzo per farne la sede degli uffici comunali e della scuola elementare del paese. Nel 1925 la struttura passò al Cotonificio dell'Acqua che ne farà l'abitazione dei dipendenti della ditta stessa. La struttura è articolata sull'ingresso gettante sul corso principale tramite un portone a botte dei tre originariamente presenti nel complesso. Oltrepassato l'ingresso si accede ad un piccolo cortile porticato che si apre con una struttura a "U" con una decorazione a fasce di intonaco in rilievo che contribuiscono a dare suddivisione e movimento alla facciata della struttura. Nella facciata a sud che dà sul parco di piazza Europa, è presente una meridiana, e su tutta la struttura campeggia una torretta panoramica, un tempo usata anche come piccionaia. Villa Taroni (demolita) Villa Taroni, demolita negli anni '60 del Novecento, era la più antica costruzione adibita a residenza esistente in paese. Il suo impianto risaliva infatti al periodo rinascimentale, ma si basava su tracce di un edificio preesistente e risalente al XII secolo. La villa era originariamente di proprietà della famiglia Litta che la cedette in seguito alla famiglia Menati, poi ai Marliani, ai Radice ed infine ai Taroni che la vendettero al comune nel 1927 con l'intento di farne la sede del municipio e della scuola elementare del paese. La pianta a "U" della villa richiamava gli stilemi tipici della villa lombarda, con cortile chiuso verso la strada da una cinta; il corpo padronale era rialzato, con un portico colonnato alla base ed il tutto sormontato da un frontone di forma triangolare. La villa disponeva inoltre di un ampio parco di cui oggi rimane a testimonianza il solo cancello d'ingresso. Collegio delle Figlie del Sacro Cuore Edificio realizzato a partire dal 1854, il Collegio delle Figlie del Sacro Cuore fu l'insediamento locale di questa congregazione, nonché prima scuola elementare per ragazze, sede dell'oratorio femminile e di varie associazioni religiose femminili. Fu qui che maturò la propria vocazione religiosa Santa Francesca Saverio Cabrini, diplomandosi maestra presso questo istituto. La struttura è arricchita dalla presenza di un quadriportico a quarantaquattro campate di buona fattura e progettazione e si articola su tre piani. Attualmente la struttura è sede dell'oratorio parrocchiale. Molino Moroni Mario Storico Molino ad acqua sulle sponde del Canale Villoresi. Costruito da Ercole Moroni, entrò in funzione nel 1892, da allora è sempre stato gestito dai discendenti della famiglia. Fino alla metà del secolo scorso nel mulino c'era anche una fabbrica del ghiaccio. Con lo sviluppo industriale il paese perse la sua vocazione agricola, e anche il mulino cadde in disuso. Ne prende il nome anche una contrada del Palio di Arluno. Lavatoio (crollato) Il vecchio lavatoio costruito negli anni '20 dello scorso secolo, era situato a lato del canale Villoresi all'altezza di via Turati, era molto usato dalle donne del posto anche come luogo di aggregazione, crollò miseramente durante i lavori di manutenzione e copertura del canale Villoresi, non fu più ricostruito. Nell'autunno del 2014, la Pro loco Arluno e il gruppo facebook "Sei di Arluno se..." si sono attivati per sensibilizzare l'opinione pubblica per la ricostruzione del lavatoio. Frazioni e Cascine Cascina Frisasca La cascina Frisasca è una struttura agricola del territorio di Arluno risalente al XVI secolo. Proprietà dei nobili Svirigo, nel 1574 la cascina risulta di proprietà del Monastero delle Veteri di Milano il quale attorno al 1750 la cesette al Deputato all'Estimo del Comune di Arluno Pogliani Gerolamo ed al di lui figlio Giovanni.Fu poi venduta dalla famiglia Pogliani a Giovanni Redaelli nel 1847, da questi a Belloni Angelo di Busto Arsizio nel 1895. Fino a metà degli anni '70 mantenne la sua natura agricola, ospitando fino ad un'ottantina di persone. Fu ristrutturata negli anni '80 ed è tra le 4 cascine di Arluno inserite nel piano regionale di conservazione ambientale. Cascina Poglianasca La cascina Poglianasca si trova sulla strada SP229 che collega Arluno con Pogliano Milanese. I primi proprietari di cui si trova cenno, nella metà del XVII secolo, sono i signori Daverio e Varesi, proprietari delle 2 corti ad oriente della strada, mentre i signori Osio di quella ad occidente. Nel 1689 le 2 corti dei Daverio e dei Varesi vengono acquistate dai signori Menati, mentre la proprietà degli Osio viene venduta al marchese Giuseppe Bolognini, il quale acquista alla cascina ulteriori terreni per 920 pertiche (600 000 m²). Il marchese inoltre fa costruire un altro cortile sulla pubblica via per Pogliano Milanese e edifica una chiesetta dedicata a Sant'Antonio da Padova, sostituendo l'edicoletta di San Bernardo che custodiva la tomba dei fondatori della cascina. Nel 1714 viene terminata l'elegante villa dei Bolognini che si trova nel cortile della chiesa con un portico a 4 colonne al piano terreno ed una elegante veranda a colonnine ed archi al piano superiore. Al Bolognini succede, nella proprietà della cascina, l'avvocato Giuseppe Francesco Pizzotti di Vigevano, avendone spostato la figlia Antonia e, alla sua morte, avvenuta nel 1753 succede il figlio Giovanni. Nel 1775 tutti i beni dei Pizzotti vengono acquistati dal Visconte di Rosate che nel 1812 vende al signor Guido Riva. Nel 1825 la vecchia chiesetta dedicata a Sant'Antonio da Padova viene sostituita da una nuova più grande chiesa dedicata ai Santi Gervaso e Protaso, tutt'oggi esistente. Nel 1854 la cascina è acquistata da Andrea Radici al quale subentra la figlia Adele. Nel 1904 Adele vende tutto al facoltoso commerciante Luigi Bizzozzero al quale, in seguito alle sue volontà testamentarie, si deve il passaggio dell'intera proprietà all'Ospedale Maggiore di Milano nel 1937. È proprio dall'Ospedale Maggiore di Milano che la Fondazione Marcora, tra il 1985 ed il 1999, sotto la guida del dr. Giuseppe Restelli, attraverso quattro aste pubbliche acquista l'intera proprietà per un totale di 9.000 m² di immobili e 37.000 m² di terreni e, dopo una impegnativa opera di ristrutturazione, ne fa la sua sede. Cascina Gomarasca Già esistente nel 1500, appartenne ai Crivelli di Magenta e nel 1574 vi abitava la famiglia Oldani con 28 componenti.La cascina passò di proprietà ai Casati nel 1700, i quali per un fallimento furono costretti ad alienarla a Giovanni Battista Pecchi. Terza cascina per importanza, verso il 1800 passò ai Sala di Milano . Nel 1835 ne divenne proprietario Giovanni Battista Limito il quale nel 1838 fece costruire dinanzi alla cascina una chiesetta in onore del suo Santo Patrono, San Giovanni Battista, su disegno dell’Architetto Ambrogio Lomeni, autore anche del Campanile di Arluno. La chiesetta venne benedetta ed aperta al culto il 25/10/1840. In seguito la cascina Gomarasca venne ceduta prima ai Mazzucchelli, poi al fittavolo Ravanelli Luigi e nel 1924 alla famiglia Cusaro. La cascina, tuttora abitata si trova sulla strada provinciale 34, al confine con Vittuone. Cascina Radice Costruita nel 1857 da Attilio Radice, chiamata "Cascina Adele" in onore della propria figlia. Per molti anni la cascina mantenne la sua vocazione agricola. Fu poi abbandonata e completamente ristrutturata nei primi anni '90 dello scorso secolo, per diventare un pregevole complesso abitativo. La cascina è immersa nel Parco del Roccolo. Geografia Il comune comprende due frazioni: Rogorotto, sulla via per Vanzago, a ridosso di Mantegazza (fraz. del comune confinante); Cascina Poglianasca o più semplicemente Poglianasca, sviluppatosi intorno al 1900 sulla strada per Pogliano Milanese, nei pressi dell'omonima cascina. Natura I boschi e le campagne a nord del comune, verso C.na S. Giacomo, C.na Passerona, C.na Poglianasca e C.na Frisasca, fanno parte del Parco Agricolo Sovracomunale del Roccolo. Istituito nel 1991 tra i Comuni di Parabiago, Busto Garolfo, Casorezzo, Arluno, Canegrate e Nerviano (solo dal 1997), riconosciuto tale nel 1994 dalla Regione Lombardia, si estende per circa 15.000.000 m², ed è atto alla difesa di fauna, flora e attività agricole locali. Viene caratterizzato dalla presenza di specie arboree autoctone (quercia, ciliegio, pino silvestre) ed altre specie introdotte dall'uomo (robinia, castagno, quercia rossa, prunus serotina). Attualmente è in progetto una sua estensione fino allOasi WWF' del bosco di Vanzago. Trasporti e collegamenti Il comune è posizionato sulla direttrice dell'autostrada A4 Torino-Milano di cui è presente un proprio casello autostradale. A 3 km dal centro storico è presente la stazione di Vittuone-Arluno, servita dai treni suburbani della linea S6. Inoltre Arluno è ben collegata con il trasporto pubblico su gomma gestita dalla società MOVIBUS le cui linee la collegano con i più importanti centri cittadini del magentino, del legnanese e del castanese e con Milano alla stazione metropolitana Molino Dorino: z642: Magenta – Arluno – Busto Garolfo – Legnano; z643: Vittuone (FS) - Arluno – Parabiago (FS); z647: Cornaredo – Arluno – Busto Garolfo – Castano Primo (scol.); z648: Castano Primo – Busto Garolfo – Arluno – Milano Molino Dorino via autostrada; z649: Busto Garolfo – Arluno – Cornaredo – Milano Molino Dorino. Eventi Terzo sabato di marzo: Fiera di marzo Ultimo sabato di giugno: Notte bianca, serata di concerti e avvenimenti culturali fino alle ore 03.00 Prima domenica di settembre: Festa delle contrade – con tornei, cena, concerto e fuochi d'artificio Terzo sabato di settembre: Fiera di settembre con Sagra della Buseca Quarta domenica di settembre: Palio delle Contrade – sfilata di carri allegorici e staffetta fra le vie del paese Il mercato si svolge tutti i Mercoledì dalle ore 8 alle ore 13 in via Deportati di Mauthausen Personaggi notabili Personalità nate ad Arluno Ambrogio II di Arluno, vescovo di Lodi Bernardino Arluno, nato a Pavia nel 1478, cronista del Ducato di Milano. Cardinale Giuseppe Pozzobonelli, Arcivescovo di Milano. Cesare Castiglioni, primo presidente della Croce Rossa Italiana. Rodolfo Gambini (Arluno, 1855 – Alessandria, 1928), pittore e cavaliere del lavoro. Paolo Bellegotti, pittore e allievo del Gambini. Persone legate ad Arluno Alessio Rimoldi (4 luglio 1976), atleta vincitore della medaglia d'oro ai mondiali militari di Beirut del 2001 (residente). Silvio Pellico, patriota e scrittore (soggiornò a villa Porro Lambertenghi). Giuseppe Parini, scrittore illuminista (soggiornò a villa Marliani). Santa Francesca Cabrini, religiosa (maturò la sua vocazione al locale Collegio del Sacro Cuore). Bianca Pellegrini, nota come Bianca d'Arluno, dama di compagnia di Bianca Maria Visconti e moglie del cavaliere Melchiorre di Arluno. Gemellaggi La città di Arluno è gemellata con: Argentina – San Justo (Buenos Aires), dal 2007 Evoluzione demografica Abitanti censiti Etnie e minoranze straniere Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 939 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano: Albania 313 (2,70%) Romania 142 (1,22%) Amministrazione Sindaci durante la Repubblica Italiana Note Altri progetti Commons contiene immagini o altri file su Arluno

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