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Borgo di Aieta

Piazza Mons. Lomonaco, Aieta, (Cosenza) Tempo di lettura: meno di 1 minuto

Nei documenti storici compare col nome di Asty Aetou, ossia "Città dell'Aquila" (dal greco αετός, "aquila"). La fertile conca entro cui sorge il Borgo fu abitata e coltivata fin dai tempi protostorici, poi come sede di ville agricole ai tempi degli Enotri (VI-V secolo a.C.) e dei Lucani (V-IV secolo a.C.), che costruirono la prima fortificazione sul Monte Calimaro. I bizantini, succeduti ai romani, ne fecero il capoluogo di una tourma, rafforzando la fortificazione e ospitando numerose laure di monaci provenienti dall'Oriente. Dalla conquista normanna in poi, prese a  popolarsi il villaggio sulla conca interna,  legato all'alternarsi di svevi, angioini e aragonesi, fino all'avvento del Regno di Napoli, con Carlo III. Annoverata tra "I Borghi più belli d'Italia", Aieta conserva stradine strette e colori che vanno unicamente dal bianco delle facciate al rosso dei tetti. Stretto attorno a Palazzo Martirano (XVI secolo), uno dei pochi esempi di stile rinascimentale applicato all’edilizia civile calabrese (non a caso dichiarato "Monumento Nazionale"), il centro storico include diversi edifici religiosi (tra i quali, il Duomo di Santa Maria della Visitazione, la Chiesa di San Francesco, parte dell'ex Convento dei Padri Minori) e cappelle (San Giuseppe, in Piazzale Palazzo, San Biagio, Santa Maria della Purità, dell’Addolorata al Ponte e San Nicola in Cantongrande). Magnifici i portali in pietra, lavorati da scalpellini locali tra Sette e Ottocento. Completano la visita, i mulini ad acqua di epoca medievale, raggiungibili dal centro attraversando un antico ponte.

* Giuseppe Guida, Aieta: pagine della sua storia civile e religiosa, Cosenza, 1991

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