Destinazioni - Comune

Piedimonte Etneo

Luogo: Piedimonte Etneo (Catania)
Piedimonte Etneo (Piamunti in siciliano) è un comune italiano di 4078 abitanti della provincia di Catania in Sicilia. Geografia Piedimonte dista 35 km da Catania e 49 da Messina. Il territorio del Comune di Piedimonte Etneo si estende sul versante Nord-Est dell'Etna per circa 2646 ettari, di cui 794 ricadono nel territorio del Parco dell'Etna, tra le quote 130 e 2874 m. Il suo confine si sviluppa lungo il vallone Zambataro fino a Ponte Boria, passa da contrada Morabito, Vallone S.Venera, percorrendolo fino a Presa, da qui seguendo il limite settentrionale delle lave di Scorciavacca giunge fino a serra Buffa, Monte Frumento delle Concazze e Pizzi Deneri, a questo punto scendendo verso Monte Zappinazzo, Case Bevacqua, Rocca Campana e Terremorte si ricollega con il Vallone Zambataro. Il paesaggio è caratterizzato dalla coesistenza di due territori nettamente differenti: uno tipicamente vulcanico, con colate laviche datate o recenti, l’altro sedimentario solcato da incisioni torrentizie. Flora Pur essendo esteso parecchio in altitudine,quasi raggiungendo con Pizzi Deneri,a quota 2800, la parte sommitale del vulcano, lo sviluppo delle aree naturali è limitato rispetto alle zone antropizzate. Infatti tutta l’area collinare, dai 300 ai 1000 m. circa si presenta coltivata. Nella fascia più bassa,a partire con il confine con Fiumefreddo, ritroviamo una sempreverde il Terebinto o “Scornabeccu”, che insieme al rovo, alla ferula, alla felce aquilina, al ricino caratterizza questi luoghi. Ad 800 – 1000 m di altitudine, troviamo sia boschi di Castagno e Roverella che terreni destinati al pascolo e alberati là dove prima c’erano seminativi e vigneti abbandonati. Proseguendo verso quota 1700 ecco comparire esemplari di Pino Laricio e di Betulla dell’Etna. Sul fronte lavico troviamo la vegetazione tipicamente pioniera: Saponaria, Astragalo, Ginestra. Le aree coltivate nel territorio di Piedimonte Etneo, prevalenti, come abbiamo visto, su quelle a vegetazione naturale, si estendono dal suo estremo confine orientale fino ai 1150 m di monte Stornello, e seguono una progressione ben precisa. Nella fascia più bassa, al confine con Fiumefreddo, si insediano le colture di agrumi (che non superano i 500 s.l.m.): arance, mandarini, clementine e limoni, coltivati su terreni totalmente terrazzati. A queste quote è anche discretamente sviluppata la coltivazione dell'ulivo. Salendo in altitudine, a partire dai 450 metri, troviamo i vigneti: Piedimonte fa parte della fascia di produzione dei vini D.O.C. dell'Etna, e, infatti, la qualità denominata Nerello Mascalese dà un ottimo vino Etna Rosso D.O.C. Questo tipo di vite viene coltivata soprattutto ad alberello, che è il metodo più tradizionale, in misura minore è possibile riscontrare vigneti coltivati a “tendone” e soprattutto a “spalliera”. Altri vitigni coltivati sono il Carricante e il Nerello Cappuccio, quest’ultimo ha caratteristiche complementari a quelle del Nerello Mascalese e non a caso, per tradizione,i due vitigni vengono utilizzati in taglio per produrre i vini rossi tipici dell’Etna. In particolare il Nerello Cappuccio permette di ottenere vini con una colorazione più intensa e con una struttura più solida e longeva, che bene si sposano con l’eleganza e la linearità dei vini prodotti con il Nerello Mascalese. Il Carricante, che produce vini bianchi (fra cui L’Etna Bianco D.O.C.) è il secondo vitigno chiave della viticoltura etnea, anche se la sua coltivazione si è quasi sempre limitata al versante orientale del vulcano e a zone più elevate ove il Nerello Mascalese fatica in genere a raggiungere una perfetta maturazione. In contemporanea ai vigneti troviamo i frutteti che offrono diverse qualità di mele (Delicius, Golden Delicius, Cola e Gelato Cola), pere (fra cui la varietà pera coscia), pesche e ciliegie. Dai 1000 metri in su incontriamo noccioleti e castagneti. La fauna La diffusione dell’agricoltura nel territorio piedimontese determina la presenza di specie animali poco specializzate che possono frequentare sia le coltivazioni e i centri abitati, sia le aree cespugliate e i boschi delle quote medio alte. Nei pressi dei centri abitati, dove è diffusa un’agricoltura tradizionale, con piccoli appezzamenti coltivati a frutteti, vigneti e orti, troviamo specie molto comuni quali: il rospo, il geco, la lucertola, il pettirosso, il passero, il fringuello, il cardellino,il merlo, il topo (domestico e selvatico), la donnola, il riccio e varie specie di chirotteri. A queste, nelle zone coltivate a maggior estensione, che comprendono anche i noccioleti e vigneti delle quote più alte, si aggiungono il coniglio selvatico, , la gazza, la cornacchia grigia, l’assiolo e il barbagianni. Gli ambienti boschivi ospitano, oltre al ghiro e al quercino soprattutto una ricca fauna aviaria: colombaccio, cuculo, picchio rosso, cinciallegra,, ghiandaia, fanello, zigolo nero. A partire dai 1200 m di altitudine, dove i boschi si alternano zone aperte, troviamo la lepre, il calandro e la monachella. Un cenno a parte merita la volpe, che essendo particolarmente adattabile, si trova in tutti gli ambienti citati, da quelli più antropizzati fin nelle zone altomontane al limite della vegetazione. Storia Piedimonte Etneo nel suo nascere, agli albori del XVII secolo, fu battezzata con il nome di "Belvedere" grazie agli incantevoli panorami che si ammirano dalla collina ove sorge, sita ai piedi del vulcano sul versante orientale dell'Etna. All'epoca il territorio di Piedimonte Etneo faceva parte dei possedimenti dei Gravina Cruillas, baroni di Francofonte e principi di Palagonia, e fu appunto Ignazio Gravina Cruillas (1611-1685) che nel 1650 "principiò" sul feudo Bardella della baronia di Calatabiano "una nuova habitatione" chiamandola "Piemonte". Successivamente il nipote Ignazio Sebastiano Gravina Amato (1657-1694), nonostante l'opposizione della vicina Linguaglossa, ottenne dal Tribunal del Real Patrimonio la licenza "populandi". L'atto di vendita della licentia populandi fu stipulato il 30 agosto 1687, seguito il 22 settembre dal decreto viceregio che sanciva la nascita del nuovo paese. Nonostante il nome richiesto alla Regia Curia fosse "Piemonte", continuò ancora a chiamarsi Belvedere, nome caro ai suoi abitanti. In seguito prevalse il nome Piedimonte, cui fu aggiunto Etneo nel 1862, per distinguerlo da altri paesi con identico nome. Il fondatore non era andato oltre l'edificazione di una piccola chiesa, intitolata a Sant'Ignazio di Loyola, di una dozzina di "casuncole terrane", di qualche forno, di un piccolo alloggio per suo servizio. Il nipote, ottenuta licenza, lasciata Palermo,si trasferì nella baronia di Calatabiano, ove si fece costruire due comode dimore: una all'Aquicella (detta ora Castello di San Marco) e l'altra a Piemonte. Stabilitosi in questi luoghi nel 1689 vi realizzò altre costruzioni. Fu Ferdinando Francesco (1675 - 1736), quarto signore di Piedimonte, il fautore della notevole espansione settecentesca del paese e l'impronta urbanistica che tuttora lo caratterizza grazie all'apertura di strade dalla larghezza inconsueta. Vennero realizzate importanti costruzioni, fra cui ricordiamo l'acquedotto, la Porta San Fratello, il Carcere, la chiesa di San Michele Arcangelo e il Convento dei Cappuccini. In questo periodo si registra un rilevante aumento della popolazione. Molti furono gli immigrati venuti dai paesi vicini, alcune famiglie vennero addirittura dalla Calabria, altre da Palermo a seguito del Principe. Piedimonte continuò a crescere nel corso del Settecento, con l'apertura di nuove strade, la costruzione di palazzi lungo il corso principale e della Chiesa Madre con l'ampia piazza adiacente. Nel 1812 venne elevato a Comune e il primo sindaco fu il signor Domenico Voci, che era stato più volte amministratore civico. Sul finire del XIX secolo, la politica piedimontese fu offuscata da gravi fatti di corruzione e clientelismo, per i quali venivano concessi favoritismi ai parenti dei politici, mentre la popolazione soffriva per le condizioni indigenti in cui era costretta a vivere. Venne così sciolto il consiglio comunale e si chiese direttamente a re Umberto I la nomina di un commissario che potesse prendere provvisoriamente le redini del paese. La risposta da Roma non si fece attendere, e come da decreto del 28 agosto 1896, pubblicto sulla Gazzetta Ufficiale, venne nominato il cav. Nicola Finelli. Economia e turismo L'economia si basa prevalentemente sul terziario legato alla Pubblica Amministrazione ed al turismo, seguono le tradizionali attività legate ad artigianato ed agricoltura, in storico arretramento. La produzione agricola si basa essenzialmente sull'agrumicoltura, la viticoltura (a buon titolo, infatti Piedimonte è inserita nel circuito delle città del vino) e l'olivicoltura da parte di piccoli proprietari. Negli ultimi decenni si è sviluppata la coltura in serre soprattutto di piante ornamentali e di di ortaggi. Purtroppo, l'elevato numero dei cascinali ridotti a rudere e dei terreni lasciati all'abbandono e alle sterpaglie è indice del continuo abbandono delle campagne, un tempo coltivate e verdeggianti, da parte della popolazione. Per la sua posizione geografica Piedimonte è luogo di transito per chi vuole raggiungere le parti alte della zona est del vulcano, mantenendo contemporaneamente un facile e veloce accesso alla costa ionica. Le attrattive turistiche sono anche legate alle tradizioni popolari del paese. La festa del patrono, Sant'Ignazio da Loyola, che si svolge il 31 luglio, offre anche l'opportunità di partecipare a varie sagre locali, nonché al Trofeo di Sant'Ignazio, importante gara podistica che richiama atleti di fama internazionale. Tra le altre manifestazioni da ricordare l'Estate Piedimontese, durante la quale si svolgono mostre, concerti, rappresentazioni teatrali e tornei sportivi; e la Festa della Vendemmia che ogni anno, alla fine di settembre, rievoca le antiche tradizioni e gli antichi usi relativi, appunto, a quella che un tempo era la ricchezza delle contrade del paese. Evoluzione demografica Abitanti censiti Famiglie storiche e genealogie Tra i cognomi più diffusi a Piedimonte vi sono: Amante, Barone, Cassaniti, Caggeggi, Cardile, Castorina, Catanzaro, Cavallaro, Cernuto, Costa, Currenti, Crisafulli, Daidone, Dell'Aquila, Fragalà, Guidotto, Gullo, La Spina, Maccarrone, Mangano, Maugeri, Messina, Nucifora, Pagano, Panebianco, Patanè, Pennisi, Pollicina, Puglisi, Pulvirenti, Raiti, Rinaudo, Romeo, Russo, Scarinci, Sciacca, Sorbello, Stagnitta, Strano, Testa, Tomarchio, Valastro, Vasta, Vecchio, Zappalà. Di queste, ben poche erano diffuse nel nucleo originario del paese al momento della sua fondazione. Dagli antichi registri parrocchiali si desume che vi erano anche le seguenti famiglie, in seguito estinte o trasferitesi altrove: Cassisi, Crupi, Cuscona, Custorella, Fiaccumi, Galati, Giandolfo, Lampuri, Listinco, Parisi, Pascale, Puccio, Quagliata, Rosone, nonché la nobile famiglia Voces. Quest'ultima (registrata anche come Voce o Voci) fornì al paese vari politici di spicco tra cui il sindaco Domenico Voci; attualmente i discendenti della storica famiglia risiedono nel paese. All'atto della fondazione di Piedimonte, preesistevano già pochi nuclei familiari, tra cui i Dell'Aquila e i Messina. I primi erano presenti già con più nuclei familiari (Antonino, Domenico, Natale, Placido e Filippo Dell'Aquila), mentre i secondi sembrano discendere da tal Giovanni Battista Messina dimorante nell'antica Belvedere nella seconda metà del XVII secolo. Anche i Currenti erano presenti alla fondazione con più nuclei familiari (Carmelo da Linguaglossa, Francesco, Paolo, Santo ecc.), così come gli Sciacca (famiglie di Placido e Venerando) e i Vecchio (famiglie di Felice, Giuseppe, Giovanni e Vincenzo). Gli Scarinci erano presenti con la famiglia di Carmelo Scarinci fu Francesco; stesso discorso per i Copani e i Nucifora, dal momento che nel 1698 nella Chiesa di Sant'Ignazio vi fu il matrimonio tra Sebastiano Copani di Antonino e Costanza Nucifora di Francesco, ambedue "della terra di Piedimonte" (come riportato nell'atto parrocchiale). I Parisi vennero ad abitare a Piedimonte appena dopo la sua fondazione: infatti risulta che Filippo Parisi fu Marco da Linguaglossa fu cresimato nella novella cittadina nel 1697. Nell'antico nucleo di Belvedere abitavano anche le famiglie di Egidio Stagnitta e di Francesco Strano, antenate delle attuali famiglie. Altri nuclei familiari emigrarono negli anni immediatamente successivi; spesso erano formati da maestri e artigiani di vario tipo che venivano dai paesi circonvicini per esercire la loro attività. È il caso dei Giandolfo (poi divenuti Gandolfo), dei Custorella, dei Fiaccumi (o Sciaccumi), degli Amante (oriundi di Taormina, anche se da tempo abitava in Belvedere la famiglia di Placido Amante) o dei Rapisarda (giunti dalla lontana Pedara). La famiglia Raneri si trasferì alla fine del Seicento da Calatabiano imparentandosi con i Puccio. I Cassaniti, originari forse della Calabria Ulteriore (vi è da quelle parti il paese di Cassano allo Jonio, donde la probabile origine del casato), si trasferirono da Linguaglossa in Piedimonte alla seconda metà del Settecento; infatti in quel tempo Rosaria di Antonino Currenti andò in sposa ad Antonino Cassaniti fu Giovanni. La famiglia Motta (originariamente La Motta) era anticamente maestra nella lavorazione delle pietre e si trasferì da Messina agli inizi dell'Ottocento con mastro Cosimo La Motta. I Cassisi era una famiglia di possidenti che abitò a Piedimonte nel Settecento e nell'Ottocento; da essi ha nome l'attuale via Cassisi. Questi erano imparentati con la benestante famiglia Puglisi, che ha dato a Piedimonte vari sindaci e podestà. Essa era presente a Piedimonte sin dalla sua fondazione, con il nucleo familiare del signor Sebastiano Puglisi, vissuto in questa terra quando era ancora nominata Belvedere. Più recenti sono le famiglie Sorbello, Fichera e Tomarchio; quest'ultima, originaria di Fiumefreddo di Sicilia, si trasferì nella contrada delle Bardelle allorquando Rosario Tomarchio di Sebastiano si ammogliò con la piedimontese Santa Petrino. Alla prima metà dell'Ottocento invece venne ad abitare la famiglia Leonardi, oriunda probabilmente di Mascali. Infine, come ogni paese del centro e del meridione d'Italia, anche a Piedimonte vi è la caratteristica di affibbiare ad ogni singola famiglia un soprannome, che talvolta deriva dal nome di un antenato, altre volte da un mestiere (es. pitròliu), oppure da una caratteristica di un membro della famiglia (tattaredda, poiché vi era un familiare balbuziente, fafanni ecc.). Persone legate a Piedimonte Etneo Giambattista Scidà, magistrato, figura di spicco dell'antimafia locale. Frazioni La storia di Piedimonte, ricca di motivi suggestivi per le sue origini, si carica poi di particolare fascino se si evocano i lontani trascorsi della civiltà bizantina presente nella frazione di Vena, testimoniata soprattutto dalla pregiata icona della Vergine con il Bambino di antica arte orientale, custodita nell'omonimo Santuario. Il nome della frazione deriverebbe dalla vena d'acqua scaturita secondo tradizione dall'urto prodotto dallo zoccolo di una mula che accompagnava dei frati. Il culto della Madonna della Vena risale al VI secolo, quando fu fondato un convento di monaci basiliani, trasformato nel XIII in abbazia, poi soppressa. Altra frazione è Presa, il cui nome è legato alle sorgenti d'acqua numerose nella zona. La borgata, antico villaggio nel feudo di San Basilio, nel corso degli anni si è ben sviluppata nella sua struttura, tanto da essere, oggi, un accogliente centro di villeggiatura. Si ricorda inoltre la frazione di San Gerardo, meta di pellegrinaggi per il culto di San Gerardo Maiella, cui è dedicata la chiesa, elevata a Santuario nel 2000. La contrada di San Gerardo in questi ultimi anni è divenuta sede di villeggiatura. Amministrazione Note ^ Dato Istat - Istat 2011. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 491. ^ http://augusto.digitpa.gov.it/gazzette/index/download/id/1896228_PM ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012. 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