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Selva di Cadore

Selva di Cadore, (Belluno)
Selva di Cadore (Selva de Ciadore o solo Sélva in ladino) è un comune italiano di 520 abitanti della provincia di Belluno in Veneto.Situata in val Fiorentina, nell'alto Agordino, rappresenta un'importante stazione turistica estiva e invernale. Con i limitrofi Alleghe e Zoldo Alto è ricompreso nel consorzio sciistico Ski Civetta, a sua volta parte del network Dolomiti Superski.StoriaOriginiDel primo periodo non si conosce molto, a parte che, se il Cacciatore de Mondeval de Sora, che ora riposa nel museo, si alzasse e riprendesse il suo arco per tornare a caccia, non riconoscerebbe più la vallata. Allora, infatti, circa 7000 anni fa, la Val Fiorentina era tutta coperta da bosco. Non c'erano le radure dove ora sorgono i centri abitati con attorno i terreni a seminato, il prato e il pascolo. Questo ambiente, per millenni fu animato solo da cacciatori di passaggio.Antichità e età romanaVerso la fine del I millennio a.C. la valle cominciò ad animarsi non più soltanto di cacciatori ma anche di pastori. Greggi sempre più numerosi cominciarono a percorrere le zone più alte della vallata, dove c'erano abbondanti pascoli: dal Passo Giau a Mondeval de Sora, da Possedera e Fertazza alle zone di Staulanza, Forada e Forcella Roan. Tutti pastori probabilmente che venivano dalla zona del Cadore, già abitato da alcuni secoli. Questa provenienza trova un riscontro nell'appartenenza, dalla fine del primo secolo avanti Cristo, del territorio di Selva al Municipium romano di Julium Carnicum, e ha una prova storica inequivocabile nelle iscrizioni rupestri del monte Civetta, del Coldai e del Col Davagnin, proprio sul monte Fertazza. Queste iscrizioni sono costituite dalle parole "FIN BEL IVL"; "fin" significa "fines", cioè "confini"; "bel" è l'abbreviazione di "bellunati" cioè degli appartenenti al Municipium romano di Bellunum e "iul" è l'abbreviazione di "iulienses" cioè degli appartenenti al Municipium romano di Julium Carnicum. Tutta la Val Fiorentina, quindi, comprendendo anche il territorio verso il Civetta, era assegnato allo sfruttamento dei pascoli da parte dei contadini cadorini. La situazione durò così per tutto il millennio d.C., fino all'epoca alto-medioevale, quando avvennero alcuni fatti nuovi.Il medioevoVerso il 1000 d.C. a Selva di Cadore si è intensificata la presenza dell'uomo: non soltanto più cacciatori e pastori,ma anche boscaioli e ricercatori di minerali (ferro e piombo). Tutta questa gente, proveniente dalla Val Boite, portò nella Val Fiorentina alcuni insediamenti stagionali (durante le stagioni primaverili ed estive principalmente) che col tempo, attorno al XII sec. circa, si trasformarono in insediamenti stabili. Da allora, l'intera vallata, cominciò a trasformarsi per l'attività che l'uomo esercitava. Dapprima gli insediamenti, perlopiù legati alla pastorizia, erano con tutta probabilità del tipo "malga e abitazione" ed erano posti in zone climaticamente protette e provviste d'acqua. In queste zone (Pescul, Toffol, Marin) si cominciò a fare delle radure, tagliando il bosco ed utilizzando il legname per costruire le stalle e le abitazioni. Le prime zone furono appunto quelle più vicine al Cadore (Pescul), poi via via le altre località fino a raggiungere Villa e Fiorentina. Dapprima gli insediamenti erano piccoli, i cui componenti, per il privilegio di rimanere tutto l'anno, pagavano alle regole di Mondeval e di Festornigo di San Vito di Cadore, proprietarie dell'intera Val Fiorentina. Via via la presenza umana si intensificò e fu necessario intensificare l'attività agricola, concentrando le abitazioni in "vile" (centri abitati) per non sottrarre spazio ai pascoli e alle coltivazioni di cereali e fava. Lo sviluppo del paese si ebbe solo nel versante da Est ad Ovest (ad eccezione di Fiorentina) per permettere un'esposizione prolungata del sole anche nei lunghi periodi invernali.L'età modernaA partire dal XIV secolo alle attività agro-silvo-pastorali si aggiunsero le attività artigianali e "industriali". Si cominciò a sfruttare le miniere del Fursil nel territorio di Colle Santa Lucia e quelle del Gruoipa nel territorio di Selva. Queste attività comportarono una notevole immigrazione e l'avvio di nuove attività come i carbonai ed i fabbri con l'avvio di una fonderia. L'aumento costante della popolazione, costrinse la popolazione a coltivare fino a 1600 metri di altitudine e si falciavano i prati per produrre fieno (indispensabile per nutrire il bestiame durante l'inverno) fino a 2000 metri. Fu proprio durante questo periodo che ci fu anche un sostanziale sviluppo di strade e ponti nella vallata.Dal Novecento a oggiNell'ultimo secolo, vi furono dei nuovi mutamenti: cessarono le attività legate allo sfruttamento delle miniere, si combatterono ben due guerre (Selva di Cadore era infatti il confine dello Stato Italiano con prima l'Impero Austrungarico e poi con la Germania) e di conseguenza ci fu un impoverimento e una forte emigrazione di massa. Poi, a partire dagli anni '60, tutto cambiò. Prima lentamente, poi vorticosamente. Il paese dapprima legato esclusivamente alla coltivazione della terra, all'allevamento e all'artigianato conobbe il turismo. Fu proprio in quei anni che naquero le prime locande e poi i primi alberghi. Ai giorni nostri, la coltivazione intensiva è stata abbandonata, resta ancora un po' d'allevamento e al posto degli artigiani sono sorte falegnamerie. Selva di Cadore ha conosciuto il progresso con la nascita degli impianti di risalita e sfruttando i verdi pascoli del monte Fertazza di un tempo, nella costruzione di piste da sci. Oggi, due terzi della popolazione vive principalmente di turismo estivo e invernale.Monumenti e luoghi d'interesseChiesa di Selva di CadorePreziosissimo monumento dell'intera vallata è la chiesa dedicata a San Lorenzo. Costruita nel 1234 è ancora la chiesa più grande dell'intera Val Fiorentina. Il campanile è stato ricostruito dopo i bombardamenti della prima guerra mondiale.Chiesa di Santa FoscaÈ la seconda chiesa più importante della vallata, in stile gotico, e recentemente restaurata, contiene ancora tutti i suoi preziosi decori e affreschi.SocietàEvoluzione demograficaAbitanti censiti Alla fine del 2007 si sono contati 4 nati (7,6‰) e 4 morti (7,6‰) con un incremento naturale nullo. Le famiglie (238) contavano in media 2,2 componenti.Geografia antropicaSecondo il censimento del 2001, la popolazione era, nelle varie località, così ripartita:Selva, 197 ab.;Santa Fosca, 142 ab.;Pescul, 74 ab.;L'Andria, 66 ab.;Costa, 44 ab.;Bernart, 28 ab.;Franceschin, 4 ab.;case sparse, 8 ab.Santa Fosca è sicuramente il più importante centro turistico della Val Fiorentina, soprattutto grazie agli impianti sciistici facenti parte del comprensorio Ski Civetta.L'Andria con Franceschin, Toffol e altre località rappresenta un caratteristico villaggio di montagna e l'abitato più elevato della Valle. Simili gli agglomerati di Bernart e Costa, posti tra Santa Fosca e Selva, a sinistra della provinciale.CulturaMuseiMuseo dei Vigili del fuocoA Selva di Cadore, nella frazione di Santa Fosca, si trova un piccolo museo che ricostruisce la storia dei destuda fuoch, cioè i Vigili del Fuoco volontari. All'interno si possono trovare oltre a varie fotografie che raffigurano l'unità che c'era tra i paesani un tempo, anche le attrezzature utilizzate.Museo Vittorino CazzettaUn secondo più grande museo contiene la straordinaria scoperta dell'uomo di Mondeval, una sepoltura Mesolitica intatta con lo scheletro di un uomo di 7500 anni fa ed il suo corredo ritrovata nel sito mesolitico a quota più alta al mondo;interessante è anche la preziosa collezione paleontologica dedicata alle piste di dinosauro presenti sul monte Pelmetto e rarissimi reperti fossili. Un'ultima sezione è dedicata alla storia della Val Fiorentina con reperti dell'Eneolitico, Romani, Paleoveneti e una preziosa raccolta di pergamene antiche. Termina il percorso la pannellatura relativa alle miniere e ai forni legati al Fursil ed alla Via della Vena di Colle Santa Lucia. ; www.museoselvadicadore.itLinguaA Selva di Cadore, si parla ancora oggi un dialetto ladino. Tuttavia con il passare degli anni e con l'italianizzazione subita dalla valle, molte parole sono state dimenticate con la nuova generazione. Tra le persone più anziane si possono ancora sentire modi di dire in pura lingua ladina e per non dimenticare del tutto questi modi di dire l'istituto ladino della vallata ha pubblicato un libro per trasmettere alle generazioni future una piccola fetta della loro storia.AmministrazioneAltre informazioni amministrativeCome in altre località del Bellunese, anche a Selva di Cadore sono attive alcune regole; si tratta, nello specifico, della Regola di Pescul, della Magnifica Regola di Selva e Pescul di Cadore e della Regola delle Quattro Regole di Vila, Ru, Piciola e Granda.Sul finire dell'Ottocento una serie di provvedimenti amministrativi innescarono una certa polemica in quanto non rendevano conto delle radici del comune, da sempre legato al Cadore e non al Bellunese (e, più specificamente, all'Agordino): dapprima fu cambiata la denominazione da "Selva" a "Selva Bellunese", quindi fu staccato dal Collegio elettorale di Pieve di Cadore per passare a quello di Belluno; infine, su iniziativa dell'on. Roberto Paganini, fu aggregato al mandamento di Agordo (1895). L'odierna denominazione, più precisa dal punto di vista storico, fu ufficializzata nel 1903 su richiesta dello stesso consiglio comunale.Impianti di risalitaNel 1982 è nato il Comprensorio Sciistico del Civetta, che dalla stagione 1993/94 fa parte del Dolomiti Superski. Dispone di 80 km di piste da sci (due delle quali arrivano direttamente in paese) con un totale di 25 impianti. Questi collegano fra di loro Alleghe, Selva di Cadore, Palafavera e Zoldo.D'estate gli impianti di risalita facilitano l'accesso ai rifugi, che altrimenti sarebbero difficilmente raggiungibili.Note^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.^ Eletto il 29 maggio 1988.^ Eletto il 6 giugno 1993.^ Eletto il 27 aprile 1997.^ Eletto il 13 maggio 2001.^ Eletto il 28 maggio 2006.^ Eletto il 15 maggio 2011.^ Antonio Ronzon Archivio Storico Cadorino, Lodi, gennaio 1902^ Fonte: ISTAT - Unità amministrative, variazioni territoriali e di nome dal 1861 al 2000 - ISBN 88-458-0574-3BibliografiaLorenzo Dell'Andrea, Poiac inte Selva, Tipografia Piave, Belluno 1994.Lorenzo Dell'Andrea, Renzo Nicolai, 90 anni dei pompieri volontari di Selva di Cadore, 1904-1994, Union de i Ladin de Selva, stampa 1994.Dino Dibona, Leggende e storie insolite delle Dolomiti, Newton Compton Editore 2008. ISBN 978-88-541-2416-5Dino Dibona, Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità delle Dolomiti, Newton Compton Editori, 2010. ISBN 978-88-541-1982-6Giovanni Fabbiani, Chiese del Cadore, Tipografia Vescovile, Belluno, 1963.Giovanni Fabbiani, Stemmi e notizie di alcune famiglie del Cadore, Camera di Commercio, Belluno, 1956.Giovanni Fabbiani, Breve Storia del Cadore, prima edizione 1947, quinta edizione Pieve di Cadore, 1992.Antonio Ronzon, Almanacco Cadorino. Dal Pelmo a Peralba, Nuovi Sentieri, Belluno, 1895. Ristampa anastatica dei quattro volumi nel 2005.Marcello Rosina, Tradizioni Cadorine, Istituto Bellunese di Ricerche Sociali e Culturali, Belluno, 1990.Luciana Costa, Tornare a Selva - Itinerario visivo, Cornuda (TV), 1996.Collegamenti esterniMuseo Civico Vittorino CazzettaUnionladinaAltri progetti Commons contiene immagini o altri file su Selva di Cadore

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