Storie d'Egitto. A Modena fino al 7 giugno 2020 c
Mostra

Storie d’Egitto. La riscoperta della raccolta egiziana del Museo Civico di Modena

Largo Porta S. Agostino, 337, Modena
fino a domenica 07 giugno 2020
Tempo di lettura: circa 4 minuti
Esposta integralmente e per la prima volta la raccolta egiziana del Museo formatasi alla fine dell’Ottocento. Costituita da un’ottantina di reperti riconducibili ai temi della regalità, del rituale funerario e della devozionalità templare, è stata sottoposta nell'ultimo anno a un articolato progetto di studio, indagini diagnostiche e interventi conservativi che hanno interessato reperti archeologici e resti umani, fra i quali la mummia di un bambino.

Inaugurazione sabato 16 febbraio 2019, ore 17

“Storie d’Egitto” è innanzitutto un progetto che coniuga discipline umanistiche e scientifiche. Partendo dalle analisi diagnostiche più avanzate sui reperti che fanno parte della raccolta egiziana dei Musei civici, e in particolare su una mummia, la riscopre integralmente grazie alla mostra allestita nel Palazzo dei Musei di Modena fino al 7 giugno 2020.
L’approccio del museo di Modena, che prevede un articolato programma di diagnostica e manutenzione conservativa dell'intero nucleo di antichità egiziane nel rispetto del Codice etico ICOM che in merito alla cura delle collezioni prescrive che siano disponibili e trasmesse alle generazioni future nelle migliori condizioni possibili e con una documentazione adeguata, è stato approvato e sostenuto dalla Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Ferrara, Modena e Reggio Emilia.
Il protocollo seguito per questo progetto verrà ripetuto nei prossimi anni per riscoprire, valorizzare e preservare altre raccolte dei Musei civici conservate nei depositi e non esposte per mancanza di spazio o per altre motivazioni.

Il Progetto e le indagini diagnostiche
Il progetto, curato per i Musei Civici da Cristiana Zanasi, ha coinvolto diversi specialisti, in primis Daniela Picchi del Museo Civico Archeologico di Bologna, che ha curato il programma di diagnostica e manutenzione conservativa coinvolgendo specialisti del settore, e poi Marco Zecchi, docente di Egittologia all'Università di Bologna, a cui si deve la supervisione scientifica dello studio dei reperti, affidato ai ricercatori Beatrice De Faveri e Alessandro Galli. 
L'intera collezione è stata oggetto di indagini, preliminari agli interventi di pulitura e restauro eseguiti da Cinzia Oliva (reperti organici), Renaud Bernadet (reperti archeologici), Post Scriptum (il cartonnage).

La mummia di bambino ha richiesto la campagna diagnostica più articolata con indagine tomografica computerizzata TAC e RX (esami realizzati grazie alla disponibilità della Struttura di Radiologia dell'Azienda Ospedaliero - Universitaria di Modena), datazione al radiocarbonio C14 e analisi merceologiche dei filati del bendaggio, studio paleopatologico e antropologico, analisi dei pigmenti presenti nei reperti archeologici e della policromia che caratterizza il cartonnage, identificazione della specie legnosa utilizzata per il sarcofago antropoide e analisi entomologiche su reperti contenuti nel sarcofago. 
Le analisi diagnostiche sulla mummia hanno consentito di riconoscere sesso, età e datazione del piccolo corpo imbalsamato: si tratta di un bambino di tre anni vissuto in Epoca Romana, fra I e II secolo d.C.
Sono stati sottoposti a TAC e RX anche i quattro arti umani (due braccia e due gambe) e le tre teste conservate nella raccolta, che visti gli eccellenti risultati conseguiti della determinazione della mummia, verranno a loro volta campionati per eseguire le datazioni radiocarboniche.
L'Università di Modena e Reggio Emilia è stata inoltre coinvolta per le analisi chimiche e sedimentologiche sui reperti lapidei della raccolta.

La Mostra
La collezione egiziana dei Musei civici, consistente in un'ottantina di reperti, si costituisce alla fine dell'800, negli anni successivi alla fondazione del Museo. La storia della formazione della raccolta rappresenta un'interessante chiave di lettura museografica dell'epoca e delle modalità di acquisizione dei reperti attraverso acquisti, donazioni e scambi. Dalla frammentarietà delle acquisizioni emerge tuttavia che i direttori del Museo succedutisi nel XIX secolo non perseguirono convintamente l'idea di creare una sezione di egittologia.
Le prime donazioni, da parte di cittadini modenesi tra cui lo stesso fondatore e primo direttore Carlo Boni, risalgono al 1875. Fra gli altri donatori figurano modenesi illustri che contribuiscono in modo rilevante alla formazione di raccolte del Museo, come il Marchese Giuseppe Campori e l'astronomo Pietro Tacchini, il quale, recatosi in Egitto nel 1882 per osservare un'eclissi di sole, ricevette in dono una testa di mummia e tre piccoli coccodrilli imbalsamati che inviò poi al Museo di Modena. Dagli Atti del Museo risulta inoltre che Boni, attorno al 1880, aveva trattato l'acquisizione di alcuni oggetti con un noto mercante e antiquario francese, Charles Le Beuf. Nell'elenco di antichità offerte dal Le Beuf sono presenti, accanto a materiali etnologici e archeologici, reperti che in parte si riveleranno falsi.

La mummia e le altre parti umane (arti e teste) provengono dalla Regia Università di Modena, tuttavia la presenza di parte di questi reperti è accertata in città fin dal 1669, anno in cui risultano negli elenchi della "Ducal Galleria Estense", a testimoniare che ben prima della formazione del Museo civico l'interesse collezionistico dei duchi d'Este comprese anche le antichità egiziane. La mummia di bambino, in particolare, attestata negli elenchi del 1751, compare insieme a "un corpo imbalsamato; dicesi d'una regina d'Egitto", della quale, al momento non vi è alcuna traccia. Dopo gli ultimi doni degli eredi di Pietro Tacchini, nel 1906, la raccolta non è più incrementata 
I reperti, distribuiti su un ampio arco cronologico, appartengono a categorie diverse, riconducibili alla regalità, al rituale funerario e alla devozionalità templare.
La collezione conta statuette “ushabti” di Nuovo Regno (XVIII-XX dinastia, 1539-1070 a.C) ed Epoca Tarda (XXVI-XXX dinastia, 664-332 a.C.), sei vasi canopi, tra cui un set a nome di Horsiesi (Epoca tarda), amuleti, bronzetti, terracotte. Di grande interesse, un grande scarabeo commemorativo del sovrano Amenhotep III (Nuovo regno, XVIII dinastia, 1388-1351 a.C.), che celebra la sposa Ty. Presenti, inoltre, una mummia egiziana di bambino con cartonnage e sarcofago antropoide moderni, alcune teste e arti umani, oltre a tre piccoli coccodrilli imbalsamati e ad alcune bende di lino provenienti dalle mummie reali scoperte a Deir el-Bahari nel 1881. 

L'inaugurazione della mostra è stata preceduta dall'intervento di restauro della mummia curato da Cinzia Oliva (fra i massimi esperti italiani nel restauro dei tessuti archeologici e delle mummie egiziane) eseguito in diretta davanti al pubblico ai Musei Civici e nel settecentesco Teatro Anatomico.

Alta sorveglianza sugli aspetti conservativi dei reperti in mostra a cura dei restauratori della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, Roberto Monaco e Micol Siboni


nella foto sopra: Ushabti di Unen-nefer in faïence, Provenienza ignota, XIX-XX dinastia (1292-1070 a.C.). Collezione egiziana del Museo Civico di Modena


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