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Comune

Ceglie Messapica

Ceglie Messapica, (Brindisi) Tempo di lettura: circa 38 minuti

Ceglie Messapica (dialetto locale: Cègghjie, fino al 1864 chiamata Ceglie, dal 1864 al 1988 chiamata Ceglie Messapico), è un comune italiano di 19990 abitanti della provincia di Brindisi in Puglia. La cittadina vanta il riconoscimento di città d'arte e terra di gastronomia, è tra le più antiche della regione e fu fondata attorno al XV secolo a.C.. Il territorio si caratterizza per i trulli, le masserie, gli oliveti secolari e le grotte carsiche; gli stranieri ne sono molto attratti. Geografia Territorio Il territorio comunale si estende per 130,33 km2 nella parte meridionale dell'altopiano delle Murge tra la Valle d'Itria e il Salento, in una zona collinare al confine con la pianura salentina chiamata Soglia messapica. Il comune si trova a 31 km da Taranto e a circa 35 km da Brindisi; confina con Ostuni (distanza 11 km), Martina Franca (17 km), Villa Castelli (8 km), Francavilla Fontana (14 km) e San Michele Salentino (10 km). Classificazione sismica:: zona 4 (sismicità molto bassa) Orografia Il territorio comunale può essere suddiviso in due macro aree: una, dall'aspetto collinare, si estende sostanzialmente a nord-ovest dell'abitato, si presenta con dolci colline e terrazzamenti con muretti a secco e numerosissimi trulli; l'altra declina lentamente verso la piana salentina. Proprio per questi motivi Ceglie Messapica viene considerata uno degli ultimi lembi meridionali della Murgia. L'altitudine del territorio comunale varia tra i 133 metri m s.l.m. e i 382 metri m s.l.m. della località Monte d'Oro. L'abitato invece è posto a un'altezza di 302 metri m s.l.m., si estende su 2 colli, uno dei quali interamente occupato dal centro storico e dalla zona ottocentesca. Nel territorio sono numerose le forme carsiche (doline, grotte, inghiottitoi, lame): esse hanno un rilevante valore paesaggistico, ambientale, naturalistico ma anche storico-archeologico, in quanto spesso, le grotte in particolare, erano già in epoca preistorica sede privilegiata per gli insediamenti umani. La presenza di diffusi fenomeni carsici è strettamente connessa alle caratteristiche del substrato geologico di questo territorio: ovunque affiorano infatti strati di rocce calcareo-dolomitiche, spessi alcune migliaia di metri e molto fessurate. Le rocce calcaree sono a tratti ricoperte da strati, spesso di esiguo spessore, di "terre rosse", localizzate in particolare nelle aree morfologicamente più depresse, quali le doline e i letti dei principali solchi erosivi. Grotte Nel territorio di Ceglie risultano essere censite 53 tra cavità, grotte e fratture verticali chiamate dai contadini capivienti o vole. Elenco delle grotte di Ceglie Messapica: Grotta Recupero 1 e 2, Grotte di Montevicoli, Grotta di Zizze, Grotta-Cripta di San Michele, Grotta-Cripta della Madonna della Grotta, Grotta Abbondanza 1,2 e 3, Grotta Masseria Iazzo (wanda), Grotta del Frantoio, Grotta Donna Lucrezia, Grotta di Nisco, Grotta Masseria le Croci 1 e 2, Grotta San Pietro, Grotta dei Grilli, Grotta Abate Nicola, Grotta Olmo, Grotta di Fedele Grande (Grotta del Cavaddone), Pozzo Alfieri, Vora dell’Olmo, Grotta Sardella 1,2 e 3, Grotta dei Messapi, Grotta Antelmi, Grotta della Cantina, Grotta delle Meraviglie, Grotta Madonna Piccola, Grotta Tagliente, Grotta Marangi, Vora di Castelluzzo, Grotta Abate Amato, Vora Facciasquata, Inghiottitoio Facciasquata, Grotta Ciarlete, Grotta del Frantoio Scolepie, Grotta Angeluzzi 1 e 2, Grotta Montagnulo, Grave Vuotolo Rosso, Grotta specchia Abate Amato, Voraginetta Insarti, Inghiottitoio Lecci, Grottina di San Pietro, Grotta Madonna della Grotta 2, Grotta Masseria Tamburo, Grotta Insarti, Grotta del Campo Sportivo, Grotta del Monte Vecchio, Grotta Masseria San Pietro. Idrografia L'idrografia superficiale è quasi completamente assente dal territorio; le uniche forme riconducibili sono alcuni invasi artificiali di piccole dimensioni scavati nella roccia per raccogliere le acque piovane e chiamati comunemente “fogge”. Si pensa che le fogge abbiano un'origine tardo medioevale, bizantina o addirittura risalente all'epoca messapica. Quelle presenti nel territorio sono denominate Foggia nel luogo Marzano, Foggia allo Spinuso, Foggia Vetere e Foggia di sant'Anna. Nel sottosuolo, le acque di falda si rinvengono invece a più di 500 metri sotto il piano di campagna, presentando, sotto il profilo fisico e chimico, caratteristiche tra le migliori di Puglia, quasi per nulla interessate da fenomeni di inquinamento antropico e non sfiorate dall'ingressione delle acque marine. Biohabitat Flora Da un punto di vista vegetazionale, il territorio di Ceglie Messapica è assimilabile all'intero territorio della Murgia di sud–est. Le aree boschive occupano il 4.5% della superficie comunale altrettanta estensione hanno le aree interessate da macchia mediterranea o gariga. La vegetazione potenziale del territorio è costituita prevalentemente da formazioni di latifoglie eliofile decidue con dominanza di querce, nel caso specifico di fragni (quercus trojana). Oltre al fragno vanno ricordate anche la roverella, il cerro, il leccio e, episodicamente, anche la sughera e altre specie come carpino orientale, acero campestre, orniello. La situazione attuale della vegetazione naturale è molto distante sia dal quadro emerso dall'analisi della vegetazione potenziale sia da quanto deducibile da numerose fonti storiche che descrivevano un paesaggio strutturato da vasti e intricati boschi. La trasformazione dei caratteri originari del paesaggio è legata in primo luogo alla pressione delle attività antropiche: l'ampliamento della superficie destinata alle colture agrarie, il pascolo eccessivo. La forma più matura della vegetazione di questo territorio, è rilevabile solo in poche e poco estese aree (Masseria S.Pietro, Masseria Marcuccio, Masseria Montedoro). Lo strato arbustivo dei querceti è caratterizzato dalla presenza delle piante tipiche della macchia mediterranea, quali il lentisco, la fillirea, il terebinto, il biancospino, il perastro, le rose selvatiche, i cisti, associati a numerose piante rampicanti e lianose (smilax, vitalba, lonicera, etc.). Le aree interessate dalla macchia mediterranea si presentano caratterizzate da un fitto ed intricato strato arbustivo, in cui le singole piante perdono la loro individualità per fondersi l'una con l'altra. Sono presenti piante termofile a carattere sempreverde. In alcuni casi l'ambiente si presenta più simile alla pseudo-macchia (macchia con presenza sparsa di querce allo stato arboreo). Sono presenti aree interessate dal fenomeno della gariga, per esempio le aree marginali dei boschi, le aree percorse dal fuoco o quelle degradate dal pascolo eccessivo. Nel territorio di Ceglie le garighe sono in genere dominate dalla presenza del cisto di Montpellier e del timo. Sono inoltre presenti: aree interessate dalla presenza della pseudo-steppa mediterranea; vasti rimboschimenti a conifere, con prevalenza di pino d'Aleppo. Le aree boschive o interessate dalla presenza di macchia mediterranea aventi maggiore estensione sono le seguenti: bosco di San Pietro (120 ettari circa); bosco e macchia di Montedoro (110 ettari); bosco di Casina Vitale (75 ettari); bosco e macchia di Alfieri (41 ettari); bosco di Facciasquata (37 ettari); bosco e macchia di Recupero; bosco e macchia di Tarturiello; bosco di Montecchie; pineta Ulmo; bosco di Sacramento; bosco d'Insarti; macchia di Selvaggi; macchia di Sumerano; macchia di Epicocco; macchia di Donno Santo. Nel territorio di Ceglie sono presenti 3 alberi monumentali censiti dal corpo forestale dello stato: Pistacia lentiscus L., circonferenza 1.3 m; altezza 8 m; località Masseria le Montecchie. Quercus pubescens Willd., circonferenza 4.35 m; altezza 17 m; località Masseria le Montecchie. Phyllirea variabilis L., circonferenza 1.4 m; altezza 10 m; località Masseria le Montecchie. Fauna Per quanto riguarda la fauna, nel territorio di Ceglie Messapica si registra la presenza di una comunità faunistica non particolarmente numerosa, ma comunque di rilevante valore per il mantenimento degli equilibri ecologici del territorio. La limitata presenza di grandi mammiferi è strettamente connessa alla limitata estensione delle aree con vegetazione naturale e alla discontinuità di tali aree sul territorio. La fauna è caratterizzata dalla presenza di lepri, volpi, ricci, chiocciole, falchi, pettirossi, tordi, merli (compresi i rari merli dal becco giallo, considerati specie protetta), rondini e diversi rapaci notturni come civetta, gufo, assiolo e barbagianni e pipistrelli che trovano rifugio nelle numerose grotte. Clima Ceglie gode di un tipico clima mediterraneo, mite e confortevole nei periodi primaverile ed autunnale, estati caldo umide ed inverni non eccessivamente freddi. Le temperature medie mensili risentono dell'influenza degli eventi atmosferici del mediterraneo nord orientale ed oscillano dai 7,4 °C nei mesi freddi, ai 24,1 °C nei mesi estivi. Rari i casi di forti escursioni termiche, i mesi con maggiore scarto termico fra massime e minime risultano essere i mesi estivi con una differenza tra massime e minime di circa 10 °C. Il vento influenza il clima della zona attraverso correnti fredde di origine balcanica (che di inverno rendono l'aria gelida), oppure calde di origine africana (che d'estate rendono l'aria afosa). Il territorio di Ceglie risulta avere una ventosità media annua, secondo l'atlante eolico italiano, tra i 5 e 6 m/s Non è infrequente che, durante le notti invernali, il termometro scenda sotto zero, anche di diversi gradi (-3 °C, -4 °C) con conseguente formazione di estese gelate, o che si registrino nevicate con importanti accumuli nevosi, soprattutto quando l'adriatico meridionale è colpito da ondate di Burian (come, ad esempio, nel 1987, 2001, 2006 e nel 2009). L'anno più nevoso risulta essere stato il 1956, quando nel febbraio cadde un metro di neve. D'estate, invece, occasionalmente si verificano intense e lunghe ondate di calore, con tassi di umidità molto elevati e temperature che possono superano anche i 40 °C. Le precipitazioni annuali si attestano sull'ordine dei 700 mm di pioggia, distribuiti prevalentemente nel periodo da ottobre a marzo. La primavera e l'estate sono caratterizzate da periodi di siccità. A Ceglie Messapica, precisamente preso la masseria Nisi, dal 2008 è attiva un stazione meteo amatoriale facente parte della rete di stazioni meteorologiche dell'associazione Meteo Valle D'Itria. Classificazione climatica di Ceglie Messapica: Zona climatica D; Gradi giorno 1542. Storia Secondo una leggenda, la fondazione di Ceglie sarebbe legata all'arrivo in Italia del mitico popolo dei Pelasgi, al quale è attribuita la costruzione di manufatti megalitici noti con il nome di specchie. In seguito all'arrivo di coloni greci nella zona, intorno al 700 a.C., la città assunse il nome di Kailìa. Il nucleo urbano, esteso ai piedi di un colle (nella zona dove attualmente sorge la stazione ferroviaria delle Ferrovie Sud-Est), era difeso da fortificazioni i cui scarsi resti sono noti con il nome locale di "Paretone". Presso la città sarebbero sorti santuari extraurbani dedicati alle divinità greche Apollo (in corrispondenza dell'odierna chiesa di San Rocco), Venere (sulla collina di Montevicoli) e sotto la Basilica di Sant'Anna nel corso dei lavori di sondaggio i frammenti di ceramica votiva e resti del tempio della Dea Latona madre di Apollo e Diana (Archivio 1987). La città fu punto di avvistamento del popolo dei Messapi subalterno ai centri di Oria e Brindisi a lungo in lotta contro la spartana Taranto che aveva un suo avamposto militare detto Phrouron in località Pezza Petrosa nel territorio di Villa Castelli. Taranto aspirava ad uno sbocco sul mar Adriatico e giunse a sottomettere tutti i centri messapici; oltre a Ceglie, caddero sotto il dominio tarantino una dopo l'altra Oria, Rudiae, Lecce, Brindisi, Egnatia e Carbina. In epoca romana la città era ormai decaduta. Le dinamiche insediative di Ceglie medievale sono state ampiamente analizzate in un convegno di studi del 2009. In età normanna Ceglie è nota come feudo, Castellum Caeje, sotto l'autorità del Castellano Paganus che delinea i suoi confini con la potente città di Ostuni. in età Sveva il borgo è noto come Celie de Galdo (Ceglie della Foresta) ed era tenuto a contribuire, insieme al Chiesa di Santa Maria dei Grani, alla manutenzione del Castello di Oria. Il suo feudatario più importante è Glicerio de Persona signore delle Terre di Ceglie del Gualdo, di Mottola, di Soleto e del Casale di San Pietro in Galatina. Glicerio parteggiò per Corrado IV di Svevia figlio di Federico II di Svevia e Re di Sicilia contro gli angioini. Caduto anche Manfredi di Sicilia, l'ultimo degli Svevi, Carlo I d'Angiò ordina la cattura di Glicerio, che si era dato alla latitanza nelle campagne di Taranto dove fu catturato, condotto in carcere nel castello di Brindisi (insieme ai figli Gervasio, Giovanni e Perello) e condannato per fellonia, subì il patibolo.. I possedimenti che deteneva furono confiscati e ceduti ad Anselino de Toucy. Dotato di un piccolo castello, il feudo fu successivamente in possesso delle famiglie Orimi, Scisciò, Brancaccio, Dentice e Pignatelli, e degli arcivescovi di Brindisi. Nel territorio circostante erano già stati fondati gli importanti monasteri dell'abbazia di Sant'Anna, alla periferia dell'odierno abitato e della Madonna della Grotta, di cui resta la chiesa, sulla via vicinale per Francavilla Fontana. Nel 1521 venne costruita al posto della chiesa matrice la collegiata, ingrandita e arricchita di decorazioni barocche nel 1786. Il 24 ottobre 1584 il feudo venne ceduto in permuta da Cornelio Pignatelli a Ferdinando Sanseverino, conte di Saponara e barone di Viggianello. I Sanseverino ampliarono il castello e promossero la fondazione del convento dei Cappuccini, oggi scomparso, e di quello dei Domenicani, sede del comune fino al 2005. Ai Sanseverino subentrarono quindi i Lubrano e i Sisto y Britto: in seguito all'estinzione di questa casata con il duca Raffaele, nel 1862, il castello e le residue proprietà dell'ex feudo vennero ereditate dalla famiglia Verusio. Durante il Risorgimento ebbe sede a Ceglie una vendita carbonara, ad opera di Domenico Termetrio di Cisternino, e una sezione della Giovine Italia, ad opera di Pietro Elia, amico personale di Giuseppe Mazzini. Dopo l'annessione al Regno d'Italia visse un periodo di fioritura e agli inizi del XX secolo vide una crescita demografica, nonostante la presenza del fenomeno dell'emigrazione. Onorificenze Simboli Descrizione araldica dello stemma: Evoluzione dei nomi della città Kalia (Καιλια): nome della città in età ellenistica, epoca in cui era abitata dai coloni greci; Caelia, Caelium: nome latino adottato in seguito all'occupazione romana del 267 a.C.; Castellum Caeje: nome usato in età normanna; Cilia; Celio; Cilij / Celie del Galdo o Guado: nome utilizzato per identificare la città utilizzato tra il 1600 e il 1806. L'appellativo Guado/Galdo indicava una della caratteristiche della Ceglie di quel periodo, cioè quella di essere circondata da fitti boschi; Ceglie: tra il 1806 e il 1864; Ceglie Messapico: l'appellativo Messapico fu introdotto con un Regio Decreto, in memoria dell'antico popolo dei messapi che fondò la città; Ceglie Messapica:l'appellativo Messapico fu trasformato in Messapica con decreto n° 921 del Presidente della Giunta Regionale Pugliese, del 10 ottobre 1988. Monumenti e luoghi di interesse Siti Archeologici Ceglie, era una delle città della Dodecapoli messapica, il cui centro principale è costituito da Oria. Tra 343 a.C. al 338 a.C. Le città messapiche opposero strenua resistenza all'influenza di Taranto, la città fondata da coloni spartani che ambiva a conquistare tutta la Magna Grecia e a consolidare il proprio ruolo egemone sul Mare Ionio sull'Adriatico meridionale. Taranto si impose definitivamente su tutta l'area pugliese dopo il 303 a.C. con un trattato che vietava alle navi romane di spingersi più ad oriente del Promontorio Lacinio. Della civiltà messapica rimangono numerosi resti archeologici: il sistema difensivo (specchie, fortini messapici, mura e muraglioni chiamati paretoni), necropoli oltre a iscrizioni, monete, vasi, trozzelle messapiche e reperti vari di natura ceramica o metallica. Ceglie (Kailia nome messapico della città) per la sua posizione naturale in cima a un colle e per il suo territorio collinare da cui era ben visibile Taranto, per i ritrovamenti archeologici (mura, specchie) può essere considerata come una roccaforte della Messapia. Il sistema difensivo era costituito da ben quattro cinte murarie (paretoni) delle quali la più esterna costituiva il collegamento tra le spechie (elevate fortificazioni, in blocchi megalitici, alte anche oltre 20 metri e diametro fino a 60 metri), la cinta di mura più interna aveva un perimetro di 5km e racchiudeva una popolazione non inferiore ai 40.000 abitanti. Proprio all'interno di tale cinta sono state individuate la maggior parte dei resti della città, i templi e le necropoli da dove provengono le iscrizioni, le monete, i vasi messapici tipo Gnatia e reperti vari, che costituivano i corredi funerari, conservati in piccolissima parte nel locale museo archeologico a Ceglie e nei musei di Taranto, Brindisi, Lecce ed Egnazia ma, in massima parte dispersi in collezioni private e pubbliche ( ad esempio un vaso rinvenuto nel 1820 raffigurante la lotta tra Diomede e i Messapi si trova presso il museo di Berlino). Per quanto riguarda le mura e muraglioni chiamati paretoni, in passato si è teorizzata anche una loro origine su un'origine bizantina riferibile a un limes, è oggi accertato che si tratta di sistemi di demarcazione territoriale riferibili all'età medievale. Gli ultimi ritrovamenti archeologici risalgono al settembre 2006, durante alcuni lavori di ristrutturazione presso via Toniolo, quando fu ritrovata una tomba familiare risalente alla seconda metà del IV secolo a.C., contenente 5 scheletri ed un corredo funerario di numerosi manufatti, fra i quali cinture in bronzo e forme ceramiche ornamentali e legate alle funzioni nutrizionali e al 2008, durante i lavori di ristrutturazione del castello di proprietà comunale, al di sotto dell'atrio della fortificazione. Specchie Nell'agro del comune di Ceglie Messapica sono presenti ben 18 specchie che circondano l'abitato descrivendo una forma ellittica: Monte Pelusello, Talene, Facciasquata, Castelluzzo, S. Lucia, Tarantina II, Oliva, Puledri, Capece, La Selva, Cervarolo, Madonna della Grotta, Pezze di Ferro, Montefocaro, Virgilio, S. Paolo, Sativa, Foggia Vetere e Specchia Tarantina. È da ritenere che le specchie, o almeno alcune, abbiano avuto anche una funzione sepolcrale. Ad esempio la specchia di Castelluzzo presenta una struttura architettonica a carattere difensivo ma all'interno sono state ritrovate celle funerarie e frammenti di terrecotte. Siti e segnalazioni archeologiche Oltre alle specchie sopracitate nel territorio comunale sono segnalati i seguenti siti archeologici: insediamento Preistorico Masseria San Pietro, abitato medioevale e necropoli romana Campo d’Orlando, abitato e necropoli Masseria Genovese, abitato e necropoli Conca di Scrina, grotte Masseria Le Croci, cripta Masseria Sant'Angelo, Paretone (antica cinta muraria della città di età messapica sottoposta a vincolo). Architetture Militari Castello Ducale Il Castello si erge su uno dei due colli su cui è posta Ceglie. Alla struttura si accede attraverso un ampio portale con arco a tutto sesto e un ingresso con volta ad ogiva che immette nell'atrio di forma irregolare circondato dalle varie ali del castello. A sinistra è collocata la torre normanna che costituisce la parte originaria del castello, risalente pressappoco al 1100. La torre di forma quadrata è il simbolo tradizionale della Città, è alta 34 m, conserva ancora tracce visibili del suo carattere militare. Sempre nell'atrio, a ridosso della torre è situato un pozzo sormontato da colonne, dal quale, secondo la tradizione attingeva acqua l'intera città durante i periodi di siccità, inoltre all'interno dell'atrio pullulano gli stemmi delle famiglie nobili che si sono avvicendate alla guida del feudo, le iscrizioni e altri elementi lapidei di notevole interesse artistico. Di fronte all'ingresso sono posti una scalinata ed un portale cinquecenteschi che conducono ad una delle parti residenziali (ala destra) costituita dalla Sala del Consiglio, un ampio vestibolo con volta decorata da pitture del ‘500 e un lungo corridoio che immette in stanze con caminetti monumentali in pietra. Il perimetro esterno inoltre comprende tre torrioni aragonesi di forma circolare. Porte Erano tre le porte di accesso alla città d'età medioevale, l'attuale centro storico. Gli ingressi erano tutti sorvegliati. Porta del Monterrone. La porta del Monterrone era l'accesso posto ad nord del centro abitato, permetteva l'accesso a coloro che arrivavano da Martina, Cisternino ed Ostuni. È la più articolata delle porte di accesso, composta da due ingressi distinti, quello posto sul lato destro riservato all'accesso dei pedoni (oggi murato ma comunque visibile) e l'altro di più grandi dimensioni per l'acceso dei carri e degli animali da soma muniti basto. Entrambi gli accessi sono caratterizzati da archi a sesto acuto e dalla presenza di due piedritti a cui era agganciati i portoni. Nei pressi della porta è presente anche una torre riservata al Corpo di Guardia. Porta di Giuso (Juso). L'accesso posto nella parte est del centro storico permetteva l'ingresso a coloro che arrivano al borgo risalendo la salita del odierna via Bottega Nisco. La porta è molto semplice, è costituita da una sola arcata a sesto acuto ed è in parte scavata nella roccia. Permette l'acceso a quella che attualmente viene chiamata Piazza Vecchia, un tempo il centro del borgo. Si ipotizza che il locale posto al di sopra della porta un tempo servisse da punto di guardia. Porta dell'Arco della Croce. La porta, andata distrutta, si trovava nel parte a Sud del borgo all'angolo tra le attuali Piazza Plebiscito e Via Giuseppe Elia. Era l'accesso utilizzato dalla famiglia ducale e privilegiato da chi era diretto al Castello e alla Collegiata. Per permettere l'ingresso nel centro storico in età successive sono stati realizzai altri punti di accesso che pertanto non posso essere considerati delle strutture di tipo militare. Uno è l'arco posto nei pressi del Municipio (Via E. de Nicola), posto al di sotto del palazzo Antelmy, che pur avendo caratteristiche simili alle altre porte fu creato solo come punto di sfogo. Al di sotto di questo arco è posto anche un affresco raffigurante la Madonna del Pozzo. Mura Dell'impianto murario di età medioevale oltre le 2 porte sopracitate resta ben poco, su di esso infatti è stata edificata la parte più esterna di quello che oggi viene considerato il centro storico racchiuso tra Piazza Plebiscito, Via Dante Alighieri, Via Porta di Giuso, Via Pendinello, Via Muri ed il Castello. Del sistema difensivo di età messapica restano maggiori tracce, sono visibili infatti i resti di tre distinte cinte murarie. La prima è posta a ridosso dell'attuale centro abitato, risale al V secolo a.C., ha un'altezza che varia da tra i 2,5 m e i 4m, è composta in parte da blocchi di grosso taglio, alcuni dei quali lavorati, altri grezzi, mantenuti a secco. Le altre 2 cinte si trovano in direzione Francavilla a circa 4 km dall'abitato. La loro costruzione è successiva alla prima cinta, è da collocarsi alla fine del IV secolo a.C. quando la città ebbe bisogno di rafforzare il proprio sistema difensivo al fine di difendersi dagli attacchi tarantini. La cinta più esterna fungeva anche da collegamento fra le specchie,anch'esse parti del sistema difensivo, presenti in quella zona. Architetture Civili Teatro Alla fine dell'Ottocento l'intera città fu interessata da un processo espansivo con la costruzione di importanti edifici che per l'epoca rappresentarono un salto di qualità nella crescita economica e produttiva della città e della sua popolazione. Il teatro fu progettato dall'ingegnere Antonio Guariglia di Lecce. Il sindaco, Giuseppe Elia, ne avviò i lavori nel 1873 ma l'opera venne terminata molti anni dopo e venne inaugurato il 30 aprile del 1878. I lavori vennero eseguiti da maestranze locali. La facciata, il solo elemento originario che si conserva del Teatro Comunale, chiamato Politeama Giacosa, è in sobrio stile neoclassico e pochi elementi decorativi barocchi, con un solo ingresso ad arco a tutto sesto. Il manufatto architettonico ha svolto la sua funzione di teatro sino agli inizi dei XX secolo per poi diventare, nel corso del tempo, prima cinematografo, poi stalla durante la seconda guerra mondiale, quindi sala matrimoni, infine deposito della nettezza urbana. Dopo una lunga fase di restauro iniziata sul finire del XX secolo la struttura ha ricominciato a svolgere il suo ruolo originario di Teatro pubblico. Torre Civica dell'Orologio La torre civica dell'orologio, comunemente nota come Torre dell'Orologio, si trova in Piazza Plebiscito. Fu costruita nel 1890 su progetto dell'ingegnere Paolo Chirulli. La torre di forma quadrangolare si sviluppa su tre livelli per un'altezza di circa 12 m. Le facciate di aspetto neoclassico sono arricchite da decorazioni che alternano forme geometriche e motivi floreali. Al primo livello nella facciata principale è presente la porta d'accesso alla rampa di scale interna, mentre sulle altre facciate sono presenti delle false porte, ogni porta è sormonta da un rosone circolare. Al secondo livello è presente un balcone che circonda la torre, su ogni facciata è realizzata un porta. Nella parte superiore sono posti i 4 quadranti degli orologi. La torre è sormontata da 2 campane azionate dal meccanismo del orologio che segnano lo scoccare dei quarti e delle ore e da una banderuola dei venti. Palazzi Palazzo Allegretti Palazzo risalente al Settecento, il prospetto è stato rinnovato, in stile neoclassico, nel 1870, con conci in pietra gentile locale. Possiede due ampi portali sovrastati dagli stemmi araldici degli Allegretti e dei Cenci. Il palazzo posto nella cerchia esterna del centro storico affaccia sulla piazza Vecchia (fulcro un tempo della vita del centro storico) e su via porta di Giuso. Il palazzo è suddiviso in due ali entrambe proprietà privata, al piano terra sono ubicate la pinacoteca “Emilio Notte" e la biblioteca comunale. Palazzo Chionna Palazzo Chionna è posto nella cerchia esterna del centro storico di Ceglie, si affaccia sulle vie Vitali e Muri. Nato originariamente come casa religiosa abitata dai Paolotti o frati Minimi divenne in seguito la residenza gentilizia della famiglia Chionna. Di notevole pregio è il portale arcuato, impreziosito da 2 capitelli compositi, sormontato dallo stemma gentilizio e dalla statua litica di S. Francesco da Paola. Palazzo Epifani Il palazzo è posto a ridosso del castello ducale in via forno del Duca. L'edificio è costituito da una parte settecentesca che include il portale a motivi floreali con stemma gentilizio, ed una parte ottocentesca costruita in pietra di Ostuni. Palazzo Greco Ubicato nell'omonima via, palazzo Greco è un palazzo posto alle spalle della Collegiata. Presenta un ampio portale d'ingresso su cui oltre a essere riportato lo stemma gentilizio della famiglia è riportata anche la data del primo ristrutturo (1750) a cui corrispose un ampliamento della struttura e un rifacimento della facciata seguendo modelli vagamente neoclassici. All'interno del palazzo è presente anche una piccola cappella privata. Palazzo Nannavecchia - Monaco Palazzo Nannavecchia situato in via Maddalena, lateralmente alla Collegiata è un palazzo gentilizio seicentesco. È uno dei palazzi più grandi del centro storico; artisticamente costituisce un unicum nell'architettura salentina del periodo in particolare per il teatro privato posto nel piano superiore dell'edificio. La facciata principale del palazzo è arricchita da una loggia, il cui arco è sorretto da due colonne appena rastremate in alto, dallo stemma della famiglia e da 2 maschere apotropaiche. Il portale d'ingresso e una finestra sono sormontati da epigrafi. Il palazzo attualmente è disabitato e versa in stato di abbandono. Palazzo Vitale Palazzo Vitale è posto nella cerchia esterna del centro storico di Ceglie, si affaccia sulle vie Vitali e Muri e su Largo Ognissanti. Costruito nel 1801 dall'architetto Salvatore Trinchera. Il pianterreno rimanda ai moduli del convesso bugnato fiorentino. Le bugne, in pietra forte hanno assunto con il tempo il colore ambra, la facciata risulta incompleta. Altri Palazzi Palazzo Antelmy, in via Antelmi e Muri. Caratteristico per la loggetta settecentesca e la balaustra belvedere in calcare locale. Palazzo Agostinelli, in via San Rocco. Residenza del matematico Cataldo Agostinelli. Palazzo Cavallo (ora Gatti) , in via Mele. Una delle residenza del poeta dialettale cegliese Pietro Gatti. Palazzetto Cenci-Cantuzzi, in via P. Chirulli. Caratteristico per il solone ottagonale. Palazzo Chirulli, in via P. Chirulli. Palazzo Lupoli, in via V. Esposito. Sul portale d'ingresso un'epigrafe recita "invidus crexit 1680" "L’invidioso edificò 1680". Palazzo Lamarina, in via P. Elia e piazza Plebiscito. Palazzo Lamarina (ora Padolecchia), in via Ospedale Vecchio e Dante. Palazzo Principalli, in via Principalli. Datato 1742. Masserie Le masserie erano delle grandi aziende agricole abitate, a volte, anche dai proprietari terrieri. La grande costruzione rurale comprendeva gli alloggi dei contadini, anche solo stagionali, le stalle, i depositi per foraggi e i raccolti. Le masserie dell'agro cegliese presentano fra loro caratteristiche simili. Si sviluppano principalmente intorno a delle corti su cui affacciano l'edificio principale sviluppato su due livelli, numerosi trulli usati come magazzini o stalle ed in alcuni casi chiese o cappelle rurali (Masseria Madonna della Grotta,Masseria Epifani, Masseria Galante, Masseria la Selva ed altre). Alcune masserie presentano anche delle fortificazioni. Anche dal punto di vista agrario sono presenti delle similitudini, infatti spesso nei pressi masserie sono individuabili vaste aree di terreno utilizzate come pascolo o seminativo chiamate comunemente "pezze", boschi e aree di macchia mediterranea, più o meno vasti a seconda dei casi, ed oliveti di grandi dimensioni. Alcune masserie a partire dalla fine degli anni '90 sono state riconvertite, in seguito ad opere di restauro, in strutture ricettive quali agriturismi, Bed and Breakfast e ristoranti. Elenco delle masserie presenti nel territorio comunale. Architetture religiose Collegiata Maria Vergine Assunta Chiesa consacrata al culto della Vergine Assunta. La chiesa sorge sulla vecchia acropoli, le origini risalgono al 1521 mentre l'attuale edificio risale al 1786. Infatti tra il 1781 e il 1786 l'edificio sacro fu ampliato e ristrutturato secondo il progetto dell'architetto napoletano Giovanni B. Broggia che diede allo stesso un aspetto Barocco. Il complesso risulta avere una pianta a croce greca ed è affiancato dalla torre campanaria, la facciata è in stile proto-Neoclassico, la cupola è maiolicata. L'interno appare maestoso, è decorato da numerosi affreschi opera di Domenico Carella ed è ricco di altari in marmi policromi di cui uno dedicato al santo patrono della città (Sant'Antonio da Padova). Tra le opere visibili nella chiesa si ricorda: il "Crocifisso" ligneo del XVI secolo collocato nell'abside sinistro; la "statua di S. Antonio da Padova", patrono di Ceglie, del XVIII secolo; la pala posta sull'altare raffigurante "l'Immacolata Concezione", la scultura in pietra policroma raffigurante "Cristo uscente dal sepolcro", opera del XVI secolo attribuita a Raimondo da Francavilla e conservata nella sagrestia. Tra gli affreschi spicca quello raffigurante cena biblica con veduta prospettica della Ceglie di fine Settecento, che costituisce la più antica raffigurazione della città: si riconoscono la torre del castello ed una chiesa che potrebbe essere la chiesa di S. Rocco o l'abbazia di S. Anna. Chiesa di San Rocco Il Santuario di San Rocco fu costruito sul punto più alto di una collina dove sorgeva una Cappella edificata intorno al XVI secolo dedicata al Santo di Montpellier. Su quel colle, si dice che in tempi remoti fosse ubicato un tempio pagano che cambiò nome quando la popolazione, afflitta da pestilenze, cominciò a rivolgersi al Santo protettore degli appestati. Le prime notizie riguardanti la storia dell'edificio risalgono al 1595, quando fu compiuta una visita apostolica nella diocesi di Oria da parte di S.E. Mons. Camillo Borghesi,vescovo di Castro. Dalla relazione di questa visita si capisce che vi è la prima costruzione di una chiesa dedicata a San Rocco fuori dalle mura a Ceglie. La struttura attuale del Tempio fu realizzata su progetto dell'ing. Antonio Guariglia di Lecce anche se fu attuato con notevoli variazioni. Non fu eseguito il pronao tetrastilo toscano. All'interno lo stile ionico fu sostituito dal composito. Al posto dell'attuale elegantissima cupola nel progetto si vede una semplice volta, allo stesso livello di quella della navata centrale. La facciata appare solenne soprattutto grazie alle ardite soluzioni architettoniche, ancora oggi, desta entusiasmo ed ammirazione. Il Santuario fu costruito con la fattiva collaborazione dell'intera popolazione di Ceglie, principalmente dagli abitanti del rione (all'epoca contrada) “mammacara”. La chiesa è composta da tre navate, una centrale e due laterali e da una quarta trasversale che dà a tutto il Tempio una forma di croce. La facciata anteriore è dello stesso stile del Duomo di Taranto. A destra e a sinistra, della facciata, furono ricavate quattro nicchie in cui dovevano essere collocate altrettante statue con al centro ed in alto quella di San Rocco. All'interno del Tempio, oltre alla statua lignea del Santo, datata XVIII secolo è custodita anche quella litica, datata XVI secolo, proveniente dalla vecchia Cappella, abbattuta per fare posto al nuovo edificio. Il campanile a quattro fornici, con altrettante campane di varie dimensioni e suoni è posto proprio sulla perpendicolare della originale sagrestia. La chiesa di San Rocco, fu eletta a Parrocchia, nel marzo del 1855, da S.E. Mons. Luigi Margarita, vescovo della diocesi di Oria, a seguito dell'assenso concesso da Ferdinando II di Borbone, Re delle due Sicilie. Chiesa di San Gioacchino Chiesa dedicata al culto di San Gioacchino. Fu eretta, a partire dal 1869, su suolo donato da alcuni cittadini, con il fattivo contributo del popolo di Ceglie. Il progetto e la costruzione furono affidati ai fratelli Cavallo (maestri muratori del posto). L'edificio ha una pianta ottagonale lungo il cui perimetro si elevano le murature portanti atte a sostenere il tamburo e la volta emisferica, la cupola secondo il progetto originario doveva essere rivestita con maioliche colorate. L'intera struttura richiama nella sua forma il Pantheon di Roma Nell'interno spiccano: il pavimento costituito da quadrati di un'ottima graniglia di cemento, gli affreschi del pittore Abruzzese datati 1876, due dipinti raffiguranti S. Francesco di Paola e la “deposizione” del pittore martinese "Giuseppe di Giuseppe", le stupende statue di San Lorenzo, S. Gioacchino e S. Anna, Cristo risorto e la statua dell’Addolorata che veniva portata in processione la sera del giovedì santo, per tutta la notte. Dopo accurati restauri, recentemente è stata riconsegnata al culto. Chiesa di San Domenico La chiesa è annessa ad uno ex convento monacale dell'ordine domenicano che ha ospitato per anni (fino al 2004) la sede del palazzo di città. Il complesso fu edificato tra il 1534 e il 1570, in una delle sue ali ha ospitato anche un sanatorio. L'attuale chiesa, costruita tra il 1688 e il 1700, è in stile barocchetto leccese, l'edificio è ad una sola navata cui si affiancano cappelle dai caratteristici altari barocchi in pietra, sormontati da pale e medaglioni di grande suggestione. All'interno, sulla porta centrale è posta l'Ultima Cena, opera del Casale datata 1776. Barocco è l'altare maggiore in marmo, con il portello del ciborio donato da Pietro Allegretti Cavallo nel 1866; sulla cantoria, collocata sopra l'altare maggiore, lo splendido organo positivo che necessita di un urgente restauro. Nell'abside, dietro l'altare maggiore, il coro ligneo del XVII secolo. Al centro della chiesa, due pulpiti in legno: a sinistra è posto quello più antico, di età medievale, opera di grande pregio artistico; a destra, in posizione elevata, il pulpito del XVII secolo, impreziosito dagli intagli delle colonnine tortili e dei pannelli decorativi. In una nicchia si riconosce la statua lignea di S. Domenico di Guzman, Padre Fondatore dell'Ordine dei Domenicani, il cui busto litico è posto sul portale laterale della chiesa. E stemmi dell'Ordine Religioso sono visibili in più parti della chiesa. Nella sagrestia è collocato il sacello della duchessa Isabella Noirot del Belgio, consorte del duca di Ceglie Diego Lubrano, deceduta giovanissima nel 1641. Nella chiesa sono conservate le statue dei Misteri, portate in processione il venerdì Santo. Abbazia di Sant'Anna Costruita sui resti di un tempio pagano – come recenti indagini hanno accertato in modo credibile – dedicato presumibilmente alla dea Latona, l'abbazia è datare nel IX secolo d.C., le prime notizie documentate risalgono al 1182 e sono contenute nel Codice Diplomatico Brindisino. La facciata dell'abbazia, semplice e lineare, è caratterizzata dai campanili a vela ad un fornice, simili a quelli della chiesa dell'Annunziata e della chiesa della Madonna della Grotta. Nella parte posteriore, sotto la calce si riconosce un protiro trecentesco di stile gotico. L'interno, ad una sola navata, spicca per la vivace policromia delle pareti: sopra l'ingresso è visibile il grande affresco trecentesco raffigurante la Morte della Santa. Di notevole pregio una tela di autore ignoto raffigurante la Sacra Famiglia, ed il dipinto ad olio ottocentesco attribuito a Vito Nicola Galeone, raffigurante la Madonna col Bambino e santi Cosimo, Damiano e Antonio da Padova. L'altare, tipicamente barocco nelle forme, conserva la statua lignea della Santa del XVIII secolo; sulla sommità è collocato il dipinto della Presentazione di Maria al Tempio. Altre strutture religiose Convento Padri Passionisti e Chiesa di San Paolo della Croce: convento edificato per volontà dei Padri Passionisti, in luogo diverso rispetto al convento vecchio tra il 1932 e il 1976, anno in cui fu ultimata e consacrata la nuova chiesa al di sotto della quale in una cripta giacciono le sacre spoglie di Sant'Aurelia Vergine e Martire. Convento e Chiesa di San Giuseppe: la chiesa e l'attiguo convento sono stati costruiti a cavallo del 1900 sulla via per San Vito nella zona sud-est dell'abitato. In un primo momento il convento ha ospitato i Padri Passionisti poi trasferirtisi nella nuova sede. Attualmente la struttura è affidata alle suore Domenicane . Convento dei Frati Cappuccini: il convento era ubicato ove sorge oggi l'Ospedale Civile. Fu edificato nel 1566. Era costituito da 20 cellette e dalla chiesa di Santa Maria degli Angioli. La struttura fu abbattuta nel 1965. Convento delle Suore domenicane missionarie di San Sisto e Chiesa del Sacro Cuore (datata 1936). Chiesa (rurale) della Madonna della Grotta: è un'antichissima (IX secolo d.C.) chiesa in stile gotico, situata sulla vecchia strada che da Ceglie conduce a Francavilla Fontana. La facciata della chiesa è arricchita da un ampio rosone del quale rimane la ghiera esterna e da un campanile a vela. La chiesa versa in uno stato di abbandono. Chiesetta dell'Annunziata: chiesa in stile gotico del XIV secolo. Chiesa di San Lorenzo da Brindisi. Chiesa di San Demetrio. Chiesa di Sant'Antonio Abate(sconsacrata). Chiesa dell'Immacolata: è stata per anni sede dell'opera Don Guanella. Piazze e Vie Principali Piazza Plebiscito. È considerata il centro cittadino ed il principale luogo d'incontro della comunità. L'aspetto attuale della piazza risale alla fine del XIX secolo, quando fu edificata la Torre dell'Orologio, che spicca al centro della piazza. L'ultima importante riqualificazione è avvenuta negli anni novanta del XX secolo quando l'intera area fu ripavimentata con basole di pietra e fu realizzato lo stemma civico con dei sampietrini. Durante il periodo estivo diviene insieme alle vie circostanti un'area pedonale ed ospita la maggior parte degli eventi o manifestazioni estive. Piazza Sant'Antonio. La piazza è dedicata al santo patrono della città ed ospita un statua del santo. Su di essa si affaccia l'ufficio postale. In passato durante dei lavori sono stati rinvenuti dei resti archeologici, al di sotto della stessa c'è di un frantoio ipogeo. Corso Garibaldi in dialetto cegliese a Cursìa (la Corsia). Funge da collegamento tra le due piazze principali, su di esso si affacciano varie attività commerciali. La via per tradizione è scelta come luogo del passeggio serale ed estivo. Via San Rocco. La via funge da collegamento tra Piazza Sant'Antonio e slargo prospiciente la Chiesa di San Rocco. Sulla via oltre la Chiesa si affacciano il Teatro Comunale, la sede della Banca Popolare Pugliese (già Banca Popolare di Ceglie Messapico), il palazzo Agostinelli (residenza di Cataldo Agostinelli), ed altri palazzi. Inoltre a ridosso della via è presente una piccola area verde ed il monumento ai caduti. Anche questa via è caratterizzata dalla presenza di varie attività commerciali. Via Muri e Belvedere Monterrone. Via Muri è una delle strade prospicienti al centro storico, su di essa si affacciano i palazzi Vitale ed Antelmy. Il belvedere del Monterrone, attiguo a via Muri, è un terrapieno situato nella parte esterna dell'omonima porta medioevale, per le sue caratteristiche è un ottimo affaccio da cui è possibile osservare il panorama della Valle d'Itria, ed i centri di Carovigno, Cisternino ed Ostuni. Nel 2012 la via ed il belvedere sono stati oggetto di un progetto di riqualificazione, avente l'intento di creare una nuova area pedonale, che ha portato alla ripavimentazione con basole di pietra dell'intera area. Parchi e Aree Naturali Villa Comunale. La villa comunale è stata la prima area verde creta a servizio della città, ha un'estensione di circa 3000 m2. Sorge nell'area antistante all'ospedale civile e a piazza della Repubblica, al suoi interno ospita l'ottocentesco Calvario e un monumento a san Francesco d'Assisi, posto ai bordi della villa, dove un tempo iniziava la scalinata d'accesso al convento dei Cappuccini abbattuto nel 1965. All'interno dell'area verde sono presenti varie varietà di piante tra le quali: cedri, pini, palme e lecci; è inoltre presente un'area attrezzata e un parco giochi. Villa Cento Pini. È l'area verde più grande all'interno della città con un'estensione di circa 9000 m2. L'alberatura dell'area è stata realizzata impiantando per la maggior parte alberi di pino e in minima parte alberi di leccio. All'interno della villa sono presenti un'area attrezzata, un parco giochi per bambini, 2 campi da tennis e una bocciofila. Aree naturali. A ridosso della città e nell'agro comunale esistono più aree pubbliche classificate come parchi o aree naturali. In particolare a ridosso della città sono presenti l'area denominata Bosco Insarti (zona a sud dell'abitato a ridosso della zona PEEP) e l'area naturale denominata Foggia Vetere (zona nord dell'abitato). Nell'agro invece sono presenti il parco comunale Pineta Ulmo, che ha un'estensione di circa 12 ettari, l'area naturale denominata Foggia di Sant'Anna e il parco provinciale di contrada Montecchie (14 ettari) al cui interno sono censiti 3 alberi monumentali. Società Evoluzione demografica Abitanti censiti Nella tabella si nota l'evoluzione del numero della popolazione residente a Ceglie dal 2001 al 2012. Etnie e minoranze straniere Al 31 dicembre 2011 nel territorio comunale si registra la presenza di 352 stranieri regolari (133 maschi e 219 femmine), pari circa allo 1,7% della popolazione cegliese. Per quanto riguarda la suddivisione per paese d'origine degli stranieri gli ultimi dati disponibili risalgono al 31 dicembre 2008 quando erano censiti 200 stranieri così suddivisi (si riportano le nazionalità più consistenti): Romania: 105 Gran Bretagna: 36 Albania: 23 Macedonia: 20 Germania: 15 Cina: 12 Dialetto Il dialetto parlato a Ceglie Messapica è un idioma irto e arcaico, chiuso in un'enclave, o meglio al discrimine tra diverse aree linguistiche [...] sicché ha goduto nel tempo di una propria insularità che l'ha preservato da contaminazioni massificanti e imbastardimenti consumistici. Trovandosi in una zona di "confine" (confinante con la provincia di Taranto, poco distante da quella di Bari) il dialetto di Ceglie Messapica viene definito un dialetto di transizione, pur facendo parte dei dialetti italiani meridionali e non dei dialetti italiani meridionali estremi. Nonostante una quasi totale coincidenza col vocabolario tarantino, si trovano anche vocaboli baresi, ne sono un esempio i pronomi dimostrativi, cusse (questo) e cudde (quello), a differenza del tarantino che li indica con quiste (questo) e quidde (quello); elementi baresi e lucani si riscontrano anche nella declinazione dei verbi. I dialetti dei piccoli centri limitrofi di San Michele Salentino e Villa Castelli derivano direttamente dal cegliese, per cui ne conservano moltissime assonanze e similitudini (le due cittadine furono infatti fondate da contadini e coloni cegliesi ivi trapiantatisi secoli or sono) soprattutto quello castellano. Autori in dialetto cegliese Pietro Gatti di Ceglie Messapica (nato a Bari, 1913-2001) A terra meje, 19-23 A terra mea bbòne, come se disce a le muèrte de case, c'angore vìvene atturne A terra meje, cu ttanda recuerde d'u tiembe lundane assé. A terra meje, asccuàte cu rragge du sole, cu ll'arsure andiche, A terra meje, totte nu culore de sanghe seccate da sembe A terra mea bbone, A terra meje, toste i sdeggnose sole de cuere,ggelose de chjange, A terra mea vere, a terra jaspra meje! (La terra mia buona, come si dice ai morti di casa, che ancora vivono attorno [...] La terra mia con tanti ricordi del tempo molto lontano [...] La terra mia, bruciata con rabbia dal sole, con l'arsura antica [...] La terra mia, tutta un colore del sangue rappreso / da sempre [...] La terra mia buona [...] La terra mia buona... La terra mia, dura e sgradevole solo nella spessa pelle, schiva di piangere [...] La terra mia vera, la terra aspra mia) Religione La religione più diffusa sul territorio è il Cristianesimo nella confessione cattolica. Risalgono all'ètà medioevale le prime tracce storiche di tipo religioso rinvenute nel territorio comunale e manifestano la presenza di comunità legate sia al culto di tipo romano che greco-bizantino. In particolare sono presenti nel territorio comunale una Cripta basiliana all'interno della grotta di S. Michele, in cui, grazie agli affreschi di chiara influenza bizantina e ai resti rinvenuti, è stato possibile stabilire la frequentazione della cavità da parte dei monaci bizantini basiliani già nell’VIII secolo. Oltre alla cripta altre strutture religiose di chiara origine medioevale sono la Chiesa Madonna della Grotta, la chiesa dell'Annunziata e l'abbazia di Sant'Anna. Nel corso dei secoli sono state costruite chiese, cappelle votive e piccole edicole per rafforzare e tener viva la religiosità cittadina. Attualmente Ceglie rientra nella giurisdizione episcopale della Diocesi di Oria e venera il patrono sant'Antonio da Padova e i compatroni san Rocco da Montpellier e sant'Anna. Ceglie ospita inoltre le spoglie di sant'Aurelia vergine e martire. Il territorio comunale è suddiviso in quattro parrocchie. Tra le minoranze religiose vi sono i Testimoni di Geova, che hanno anche un proprio luogo di culto e, come diretta conseguenza dell'immigrazione alcuni ortodossi. Tradizioni e folclore Quaremma Pupazzo tradizionale rappresentante una vecchina che fa il fuso con appesa una collana formata da 7 taralli. Il fantoccio si appende per le strade a inizio quaresima e ogni settimana si toglie un tarallo fino a quando terminati i taralli si festeggia la fine della quaresima incendiando il fantoccio. Scascia Pignata (La pentolaccia) Tradizionalmente avviene la domenica dopo carnevale. Attualmente viene mantenuta la tradizione dai commercianti di Corso Garibaldi. I bambini vestiti in maschera e bendati, con un bastone lungo tentano di rompere delle pignate piene di caramelle e canditi.7 I Riti della Settimana Santa I riti della Settimana Santa, sono momenti di intensa religiosità popolare, vissuti con partecipazione dall'intera comunità cegliese. Le manifestazioni per ricordare la Passione e la morte di Cristo hanno radici profonde nel tempo, in quanto, sono da far risalire all'epoca della dominazione spagnola nell'Italia meridionale. A Ceglie i riti, pur rinvenendo da una tradizione plurisecolare, simile a quella dei centri di Francavilla Fontana e Taranto, appaiono semplificati in alcuni aspetti (ad esempio: assenza degli incappucciati, i pappamusci a Francavilla; assenza di confraternite; processione del Venerdì Santo aperta a tutti i fedeli e non ai soli confratelli) rispetto alle manifestazioni che si tengono nei centri sopracitati , avendo subito in seguito allo scioglimento delle confraternite (Confraternite dell'Immacolata e della Purificazione), avvenuto durante la seconda metà del XX secolo, una rimodulazione. I riti iniziano il venerdì precedente la Domenica delle Palme con la processione dell'Addolorata. La mattina della Domenica delle Palme rami d'olivo, portati dai fedeli, vengono benedetti dai sacerdoti delle rispettive parrocchie, dopo la benedizione e prima dell'inizio della messa, i fedeli sfilano in piccole processioni. Nel tardo pomeriggio del Giovedì Santo al termine della liturgia dell'Ultima Cena si avvia il pellegrinaggio dei fedeli ai "Sepolcri" (Repositori), al Calvario e alle settecentesche statue dei Misteri, conservate all'interno della chiesa di San Domenico dal 1960 dopo crollo del tetto della chiesa di San Demetrio in cui erano precedentemente conservate, che verranno portate in processione il Venerdì Santo. Il pellegrinaggio termina nelle prime ore del Venerdì Santo. Proprio rispetto al Giovedì Santo e l'alba del Venerdì Santo è da segnalare l'usanza andata persa che vedeva sfilare per le vie della città, dopo la Messa in Cena Domini, sei distinte processioni dell'Addolorata in un simbolico pellegrinaggio ai Sepolcri. In particolare due processione, quella della mezzanotte del Giovedì e quella dell'alba del Venerdì, erano riservate rispettivamente l'una ai soli uomini e l'altra alle sole donne. Nella processione dell'alba del Venerdì, detta appunto la processione della Madonn' de lj Femmin' (Madonna delle donne in dialetto cegliese), veniva portata in processione la stessa statua dell'Addolorata utilizzata nella Processione dei Misteri. Tradizionalmente il pellegrinaggio delle statue dell'Addolorata simboleggiava la ricerca del Figlio Gesù Cristo da parte della Madre. La sera del Venerdì Santo vi è la suggestiva Processione dei Misteri, aperta a tutti i fedeli in cui vengono portate a spalla le stupende statue che rievocano i momenti della Passione e morte di Gesù Cristo seguite dalla statua dell'Addolorata. La processione partendo dalla chiesa di San Domenico si snoda lentamente per le vie della città, passando anche davanti al Calvario dove la statua dell'Addolorata viene fatta girare verso il Sepolcro, a rompere il silenzio solo il caratteristico suono della troccola, le preghiere dei fedeli e le marce funebri intonate dalla banda che chiude il corteo. La processione rientra nella tarda serata nella chiesa da dove era uscita dopo un momento di preghiera collettiva che si tiene in Piazza Plebiscito. I riti terminano con le notturne Veglie Pasquali del Sabato Santo e le celebrazione della Domenica di Pasqua, all'interno della Collegiata viene posizionata sull'altare maggiore la statua del Cristo Risorto. Giovedì di settembre Particolarmente sentita dagli abitanti è la festa dei "giovedì di settembre". Più che una festa vera e propria si tratta di un'usanza ereditata dalle civiltà contadine del passato; difatti queste "feste" si svolgono nelle campagne, tra amici, dove si mangia, si beve, si balla e si cantano canzoni popolari fino a tarda notte. Sconosciuto è il motivo per cui quest'usanza esiste, anche se la spiegazione più verosimile è che veniva usata come pretesto per consumare il vino "vecchio" e svuotare i capasoni per far posto al vino "nuovo". Cultura Istruzione Scuole L'istruzione di primo grado a Ceglie è offerta da 2 istituti comprensivi, di circa 800 alunni, suddivisi in vari plessi scolastici. Fino al 2011, anno in cui è avvenuta la riorganizzazione degli istituti dell'istruzione primaria, Ceglie contava 2 circoli didattici, De Amicis e Giovanni Bosco, per il coordinamento delle scuole elementari e materne e una scuola media inferiore intitolata a Giovanni Pascoli. È inoltre presente la Scuola Elementare e Materna privata intitolata al "Sacro Cuore di Gesù" retta dalle Suore domenicane missionarie di San Sisto. L'istruzione di secondo grado è offerta dall'I.I.S.S. "Cataldo Agostinelli". L'istituto nato nel 2000 per popolazione scolastica è uno dei maggiori della provincia ed offre un'offerta formativa molto variegata, infatti la scuola conta 6 diversi indirizzi didattici: Liceo Classico; Liceo Scientifico, indirizzo tradizionale; Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri e la Ristorazione; Istituto Professionale per l'Industria e l'Artigianato; Istituto Professionale per i Servizi Sociali; Istituto Tecnico Commerciale; Università e corsi post diploma Ceglie ospita una sede distaccata del conservatorio statale Tito Schipa di Lecce. Ceglie è sede del Centro Internazionale di Gastronomia Mediterranea. Il centro nato nell'ambito del progetto IN.C.O.ME finanziato con fondi europei degli INTERR GRECIA-ITALIA 2000/2006 e 2007/2013 si pone l'obbiettivo creare la prima scuola di Alta cucina completamente dedicata alla tipicità e, con in più, di tipo Mediterraneo. La scuola nel 2009 ha offerto un primo corso di studi programmato e diretto dall'Università di Bari – Facoltà di Agraria. Per il maggio 2013 sono stati organizzati nuovi corsi didattici, in particolare di cucina e pasticceria mediterranea a cura chefs ed esperti gastronomici. Biblioteca – Pinacoteca La Biblioteca Pinacoteca Emilio Notte è allocata al piano terra del settecesco Palazzo Alegretti, nei pressi della piazza Vecchia. La Biblioteca pubblica possiede testi e libri che riguardano la città di Ceglie, alcune pubblicazioni del poeta locale Pietro Gatti e numerosi testi da lui donati ed il lascito (manoscritti, documenti e libri) del matematico Cataldo Agostinelli. Il patrimonio librario si può quantificare in qualche migliaio di testi. La Pinacoteca ospita alcune opere dell'artista Emilio Notte, tra le quali l'opera la “Crocefissione”, inoltre da alcuni anni viene organizzata al suo interno la mostra concorso dedicata all'artista Museo Il museo, centro di documentazione archeologica, cittadino ha sede in via Enrico de Nicola. Ospita la mostra “Messapica Ceglie” organizzata dall'amministrazione comunale, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e con la collaborazione scientifica dell’Università di Lecce. La mostra comprende alcuni dei numerosi reperti archeologici ( trozzelle messapiche, corredi funerari, iscrizioni ed epigrafi e monete) rinvenuti nel territorio comunale che spaziano dalla Preistoria all’età ellenistica corredati da documentazioni e cartografie riguardanti le attività di scavo effettuate negli ultimi decenni a Ceglie. Inoltre un ampio settore è dedicato al sistema difensivo della città di epoca messapica, costituito da cinte murarie, localmente note come "Paretoni" e Specchie. All'interno è presente anche il calco della Tana delle Iene, cavità carsica scoperta nel 2000 in cui furono rinvenuti alcuni resti dell'età Paleolitico Inferiore Medio. Blog Negli anni si è sviluppata una fervente attività di blogging cittadino che hanno come argomento vita cittadina, cronaca, politica, eventi, rassegne, sport, teatro e poesia, tutti incentrati sulla cittadina messapica. Media Music Italia TV, Video M Italia, Radio Ceglie, Radio Stella. TV Nella seconda edizione di MasterChef Ceglie è stata scelta come città per lo svolgimento della quinta prova in esterna. Ceglie Messapica viene definita da uno dei conduttori Tempio della Cucina Pugliese. Durante lo svolgimento della prova i concorrenti hanno preparato alcuni dei piatti tipici della gastronomia cegliese tra i quali le orecchiette al pomodoro fresco e basilico, fave e cicorie, grano pesto al ragù di carne ed infine le braciole di carne al sugo. Cinema Nel 1979, presso la discoteca "Io Valentino", furono girate alcune scene del film "L'infermiera di notte", con Gloria Guida che canta e balla e d.j. d'eccezione l'attore Lucio Montanaro. Nel 2011, presso la stazione ferroviaria sono state girate alcune scene del film "100 metri dal paradiso", con Giulia Bevilacqua, Giorgio Colangeli, Jordi Mollà, Domenico Fortunato per la regia di Raffaele Verzillo. Cucina La cittadina vanta un'affermata tradizione gastronomica che, dagli anni cinquanta, gli ha procurato diversi riconoscimenti, soprattutto nell'ambito della gelateria, della pasticceria e dei prodotti da forno. La città e tutto il territorio sono disseminati da numerosi ristoranti molti dei quali sono di notevole caratura e annoverati dalle migliori guide gastronomiche, che offrono i piatti tipici della tradizione locale a base di verdure o carne in alcuni casi rivisitati in chiave moderna. A Ceglie sono presenti un Istituto Alberghiero e una Scuola Internazionale di Gastronomia (Med Cooking School), dove si formano e si specializzano nuovi talenti della cucina. Tra i prodotti maggiormente apprezzati della cucina cegliese troviamo il biscotto cegliese e il panino cegliese. Biscotto Cegliese Il "Biscotto di Ceglie", è candidato al riconoscimento di prodotto tipico DOP, è riconosciuto come "Presidio Slow Food" e come prodotto agroalimentare tradizionale (P.A.T.). Si tratta di un pasticcino a base di mandorle tostate, con marmellata di amarene e limone, ricoperto con una glassa a base di zucchero e cacao (u scilepp). Per la sua realizzazione sono impiegate mandorle di produzione locale, di una varietà chiamata "cegliese" contraddistinta dal guscio semiduro. In passato, i biscotti cegliesi erano prodotti dalle famiglie contadine in occasione delle feste importanti e dei banchetti nuziali. Panino Cegliese L'invenzione e diffusione del panino cegliese viene attribuita a Vincenzo Zito (bottegaio di generi alimentari) che per primo commercializzo il panino con la sua originale ricetta. Si tratta di un panino (rosetta o pagnotta) farcito con tonno e olio extravergine d'oliva brindisino, fette di provolone stagionato e piccante, capperi dissalati e fette di mortadella. Altri prodotti di eccellenza Tra gli altri prodotti tipici della cucina cegliese si annoverano: Le Carni: Braciole di cavallo o vitello al ragù, carni cotte al fornello (ovvero cotto nel forno a legna) come i Fegatini, li Gnummaridd, le Capuzze di Agnello. Le Polpette di uova, tipico esempio di cucina contadina, sono realizzate con materie prime povere quali il pane raffermo, le uova, il prezzemolo, formaggio locale stagionato grattuggiato e sale, vengono fritte in olio extra vergine di oliva. Si possono degustare non appena fritte oppure cuocendole, ulteriormente, nel sugo di pomodoro o nel ragù di carne. I prodotti da forno: taralli, frise, pane di grano duro, pane di semola, pane di patate, focacce al pomodoro o ripiene, biscotti e pasticceria a base di mandorle, piddichedde (grande tarallo pasquale ricoperto di glassa), zeppole, e fichi mandorlati. La Pasta fresca di semola o grano duro: orecchiette e cavatelli. Le Zuppe: grano pesto, lampascioni, purea di fave con verdure, cicerchia (in dialetto "dolica"). L'Olio extravergine d'oliva. I Formaggi e i Latticini: burrata, cacioricotta salentino, caciocavallo, giuncata, mozzarella o fiordilatte, pecorino, ricotta, ricotta forte, scamorza, vaccino, ricotta salata. I Salumi: capocollo e salami artigianali. Persone legate a Ceglie Messapica Giuliano di Eclano (385-450/54) vescovo della diocesi di Eclano - Teologo Pelagiano. Gervasio de Persona (padre) (XIII sec.) signore di Matino (LE) e di Ceglie Glicerio de Persona (XIII secolo), signore di Mottola e Ceglie Nicolaus Zacharie (1400 circa – 1466), compositore e cantore italiano del primo Rinascimento Stefano Ligorio, (1643), Abate Antonio Ligorio (1655), notaio Francesco Ligorio (1780), letterato Giuseppe Lagamba (1853-1932), medico e numismatico Rocco Caliandro (1872-1924), vescovo di Termoli (CB) dal 1912 al 1924 Emilio Notte (1891-1982), pittore Cataldo Agostinelli (1894-1988), matematico Pietro Gatti (1913-2001), poeta dialettale Valentino Manzoni (1932), avvocato e politico italiano (deputato della XII legislatura e XIII legislatura) Vincenzo Epifani (1941), funzionario pubblico e politico italiano (deputato della deputato della XII legislatura) Pietro Mita, (1944) insegnante e politico italiano (deputato della deputato della XI legislatura) Domenico Caliandro (1947), arcivescovo di Brindisi-Ostuni Teresa Bellanova (1958), sindacalista e parlamentare del Partito Democratico Nicola Ciracì (1969), politico italiano (deputato della deputato della XVII legislatura) Angelo Petracca (1970-1990), carabiniere italiano, medaglia d'oro al valor militare Rocco Casalino (1972), politico, ingegnere, personaggio televisivo italiano e giornalista Claudio Leo (1972–2013) è stato un chitarrista italiano rock-metal Damiano Faggiano (1975), cestista italiano Geografia Antropica L'attuale centro urbano è il risultato di uno sviluppo urbanistico durato più secoli. Il nucleo originario è individuabile nell'attuale centro storico, intorno ad esso, soprattutto a partire dall'ottocento, si svilupparono nuovi quartieri o rioni, tra i quali i rioni Mammacara ed Ospizio,e vennero costruiti nuovi edifici pubblici quali: il Teatro comunale, la chiesa di San Rocco, la chiesa di San Gioacchino, il Calvario, la Torre dell'Orologio e il macello comunale. Nel corso del novecento la città ha teso da prima a svilupparsi lungo le principali direttrici viarie, in direzione della stazione ferroviaria e soprattutto a partire dagli anni settanta si è assistito ad una nuova espansione della città con la realizzazioni di nuove lottizzazioni e quartieri che comunque hanno mantenuto impianto urbanistico simile a quello originario, caratterizzato da una compattezza dell'edificato e da assi viari aventi sezioni minime. Gli ultimi importanti interventi urbanistici hanno riguardato l'area a sud dell'abitato, quando a partire dagli anni ottanta lungo la direttrice per Francavilla Fontana, in maniera non contigua all'impianto urbano persistente, sono stati realizzati una zona abitativa PEEP e di edilizia popolare legge n. 167, la zona P.I.P. a servizio del quartiere in cui anno sede attività di tipo artigianale. Inoltre a ridosso dell'abito, soprattutto nella contrada Montevicoli e sulla strada che conduce a Martina Franca, sono sorte delle zone periurbane residenziali caratterizzate da bassa densità insediativa che comunque hanno comportato un notevole frazionamento del tessuto agrario. Centro Storico Il centro storico di impianto medioevale sorge nella parte finale di uno dei 2 colli su cui si è sviluppata la città. Per le caratteristiche geomorfologiche, che permettevano una facile fortificazione dell'area attraverso cinte murarie, il sito già in età messapica fu scelto come punto per realizzare l'acropoli e i tempi. L'attuale tessuto urbano è invece sormontato dal Castello Ducale e dalla Collegiata, intorno ad essi seguendo le linee morfologiche del colle si sviluppano, quasi a formare una figura circolare, una fitta rete di viuzze strette e tortuose, vie e scalinate (quasi tutte lastricate in pietra locale con le cosiddette chianche), interrotte da spiazzi o larghi (i più grandi: Largo Ognissanti, Largo Celso e Piazza Vecchia) e qualche sottopasso. Sulle caratteristiche viuzze si affacciano per lo più piccole unità immobiliari sviluppate per lo più su 2 livelli, in rari casi su 3. Le unità immobiliari si caratterizzano per la presenza di piccole porte di accesso, scalinate esterne, piccoli balconcini realizzati ai livelli superiori e le caratteristiche finestre che hanno la particolarità di avere 4 piedritti sporgenti rispetto alle facciate in corrispondenza degli angoli. Le piccole abitazioni, scialbate con latte di calce, l'una simile all'altra, danno ai vicoli quasi un aspetto uniforme che viene interrotto episodicamente dalla presenza di edifici di maggiori dimensioni come: il Castello, le chiese, il convento dei domenicani e i palazzi gentilizi. Il centro storico per essere “un unicum ambientale-architet

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