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Civitella San Paolo

Civitella San Paolo, (Roma)
Civitella San Paolo è un comune italiano di 2.009 abitanti in provincia di Roma nel Lazio. Il 25 luglio si festeggia il patrono San Giacomo nelle Chiese di San Giacomo e di San Lorenzo, i cittadini vengono chiamati Civitellesi.Geografia fisicaTerritorioCivitella San Paolo è un comune situato nel Lazio nella Provincia di Roma. Confina con i comuni di Capena a sud, Fiano Romano a est, Sant’Oreste e Rignano Flaminio a ovest, Ponzano Romano e Nazzano a nord. Dista circa quarantacinque chilometri da Roma, dieci chilometri da Capena e sette da Fiano Romano.ClimaClassificazione climatica: zona D, 1811 GR/G.StoriaIl nome di Civitella (S.Paolo) deriva dal vocabolo latino Civitatula diminutivo di civitas-atis che significa “piccola città”, e dalla sua trasformazione nel volgare Civitatella, da cui finalmente, per abbreviazione, Civitella. È probabilmente uno dei siti prescelti di emigrazione dalle città capenati, forse dalla stessa Capena dopo l'abbandono tra IV e V sec.d.C. Nel medioevo, a questo idioma si aggiunse anche quello di significare una colonia, cioè la fondazione di un centro abitato da parte dello Stato della Chiesa.È menzionata nella bolla di Papa Gregorio VII (1081) come Civitas de Colonis, come pertinenza del Monastero di S.Paolo fuori le Mura, che attraverso il possesso di città, terre, castelli e chiese, Gregorio VII aveva donato un potere enorme all’Abbazia: la facoltà d’essere svincolata dall’autorità civile ed ecclesiastica (Dioecesis Nullius), fatto salva l’autorità indiscussa dello stesso pontefice: aveva offerto ai monaci paolini il controllo e la giurisdizione di un vastissimo territorio compreso per la maggior parte tra la riva destra del Tevere, la via Cassia ed il monte Soratte, un tempo sottoposto alle diocesi di Nepi e di Sutri, la cui signoria si estendeva in uno stato monastico-feudale sino alla Flaminia e la Cassia, comprendente i Comuni di Capena, Castelnuovo di Porto, Riano, Morlupo, Magliano, Cesano, Galeria e Campagnano.Nel XII secolo i monaci la concessero in enfiteusi a Tebaldo di Cencio; successivamente fu usurpata dai figli Cencio e Stefano.Nel 1416 “Civitella Sancti Pauli” figura nell’elenco delle Comunità soggette al contributo semestrale dell’imposta sul sale e focatico, con un consumo di 10 rubbia, corrispondente ad una popolazione stimabile in 850 abitanti.Nel 1434, Eugenio IV la diede in enfiteusi a Giorgio e Battista (Ridolfini?) di Giovanni da Narni, creditori del pontefice di 5000 fiorini per i servigi a lui resi.Tra il 1434 ed il 1435 Civitella S.Paolo fu chiamata a contribuire con l’invio di 30 fanti armati a Bracciano, ad ingrossare l’esercito pontificio di Eugenio IV contro Nicolò Fortebraccio.Il 18 marzo 1452 i monaci di S.Paolo ricomprarono il feudo civitellese da Battista da Narni e dai figli del quondam Giorgio, Antonio e Giovanni, per un prezzo di 2000 ducati.Civitella S.Paolo ebbe un proprio scalo fluviale in età medievale con la denominazione di Barcana, termine derivato da una barca tenuta a spese della Comunità sul Tevere, presso il moderno passo di Fiano. È probabile che presso il castello di Meana esistesse un pontile attrezzato, delle baracche ed una imbarcazione, utilizzati dalla Comunità e dal Monastero di S.Paolo sino agli inizi del XVII secolo, con il nome di Porto Vecchio.Nel 1497 Civitella S.Paolo inviò alcuni fanti armati nell’esercito di Alessandro VI, nella sfortunata guerra contro Gentil Virginio Orsini a Bracciano.Nel 1616 fu emanato ed approvato lo Statuto da parte dell’abate Alessandro da Brescia.Nel 1703 in tutto lo Stato Pontificio furono avvertite numerose scosse di terremoto, ma Civitella S.Paolo non ebbe particolari danni.E’ attestato come nei documenti ufficiali tra XVII e XIX secolo, questa Comunità si servisse di un timbro a secco rotondo con la figura del patrono S.Giacomo Maggiore impugnante il bastone ed il cappello da pellegrino con l’iscrizione:“CIVITELLE S. P. CASTRUM”.Dopo il Decreto di secolarizzazione del 1789 e durante il periodo della Repubblica Romana (15 febbraio 1798-1799) il Monastero perse ogni diritto di proprietà sul feudo Collinense.Tra il 1802 ed il 1803 la Comunità che contava 600 abitanti, già afflitta dalla carestia che s’era abbattuta su tutto lo Stato della Chiesa, fu crudelmente colpita da un’epidemia di febbre maligna che falcidiò la popolazione, tanto che morirono due medici e centoventi persone.Negli stravolgimenti amministrativi e territoriali della prima Repubblica Romana, Civitella S.Paolo fece parte del Cantone di Morlupo, Dipartimento del Cimino. Tale suddivisione fu pressoché confermata durante l’Impero Francese (1809-1814), ma rientrante nell’arrondissement di Roma, dipartimento del Tevere.Nella restaurazione di Pio VII, dopo la caduta di Napoleone, fu introdotta una nuova suddivisione amministrativa nello Stato Pontificio (6 luglio 1816) e Civitella S. Paolo rientrò nella Comarca, Distretto di Roma, facente parte del Governo di Nazzano; nel 1828 a Nazzano subentrò Castelnuovo di Porto, come capoluogo governativo.Nel censimento dello Stato Pontificio del 1853 a Civitella S.Paolo, Comune della Comarca, veniva registrata una popolazione di 771 abitanti (di cui 768 dimoranti nell’abitato, e 3 in campagna) distribuiti in 167 case ed in 169 famiglie, con la chiesa parrocchiale di S. Maria.Con la presa di Roma del 1870 e la soppressione degli Enti Ecclesiastici del 1873, il Monastero di S.Paolo manifestò un crescente disinteresse per il territorio un tempo soggetto ora parte integrante del Regno d’Italia.Durante il periodo di governo dell’abate Beato Ildefonso Schuster (1918-1929), Civitella S.Paolo beneficiò di non poche e particolari attenzioni: fu restaurato il castello (1924-1929) e la chiesa di S. Lorenzo (1926), mentre per suo volere fu costruito ex novo il Monastero di S.Scolastica in loc.Monte Lino (1934). Nel 1996 l’Abbazia di S.Paolo ha definitivamente ceduto il castello –dopo un possesso millenario- acconsentendo all’acquisizione da parte del Comune.ToponimoNei documenti si trova menzionato con il nome di Civitatis de Colonis, che divenne poi Civitella. La prima parte del nome ha un'origine chiara: si riferisce al latino civitas. La specifica San Paolo è riferita al monastero situato vicino paese.Sul territorio un tempo chiamato Collinense tra le colline che circondano il Tevere sorge Civitella San Paolo. Il paese originario era probabilmente abitato dai cittadini di Capena fuggiti dal loro paese in seguito alle invasioni barbariche. La prima documentazione che ne attesta l'esistenza risale però al 1081, quando compare con il nome di Civitatis de Colonis.Monumenti e luoghi d'interesseArchitetture militareCastello AbbazialeIl castello abbaziale di Civitella S.Paolo è uno tra i più interessanti esempi di architettura militare medievale della media valle del Tevere, perfettamente conservato. È probabile che in origine (X-XI secolo) vi fosse soltanto una torre (identificabile nell'attuale mastio), edificata in luogo strategico per svolgere funzioni di vedetta e di vigilanza sui traffici fluviali, sul transito di eserciti nemici, di merci o di bestiame lungo la via Tiberina.L’incastellamento del Territorio Collinense da parte dell’Abbazia di S.Paolo (fine XI secolo), sostenuto dalla vicinanza del potere papale (quasi a ribadire e confermare la Dioecesis Nullius come una speciale funzione feudale, una missione “antimperiale” in evidente contrapposizione con la tracotante potenza del contado sabino, soggetto all’Abbazia di Farfa) produsse l’effetto della costruzione a catena di torrioni e fortilizi all’interno delle mura delle cittadine soggette.Sul finire del XII secolo a Civitella S.Paolo, soggetta all’investitura degli eredi di Teobaldo di Cencio, tra la torre e la porta venne edificato un potente cassero o dongione di forma quadrata, con una torretta angolare sul lato sud-ovest.La conformazione del castello più o meno nelle forme attuali, si deve però alla ripresa e allo stabile possesso di Civitella da parte del Monastero di S.Paolo (metà del XIV secolo): un quadrilatero murario coronato da merli guelfi in aggetto su beccatelli, porta levatoia, cortile d'armi, cisterna d'acqua e fossato.Nella metà del XV secolo fu dotato di un puntone a forma pentagonale con saliente rivolto verso la piazza e troniere interne per le armi da fuoco, eloquente evoluzione ed ultima dotazione di architettura militare dell'epoca al fortilizio.Nella muratura del castello, posizionata nel lato destro della porta, all’altezza di m.15 dal piano del fossato,esiste ancora una serie di doppi incassi o buche pontate, interpretabile forse come tracce di un raro castelletto a sbalzo (“hourds”), struttura semiprovvisoria ovvero camminamento esterno, imbastito su mensole e puntoni lignei, oggi scomparsi.Nella seconda metà del Quattrocento nell'area compresa tra la chiesa di S.Maria ed il castello, in aderenza con questo, si edificò il palazzetto abbaziale con cortile e doppio loggiato interno su pilastri dorici ottagoni, soffitti a cassettoni dipinti a stemmi e grottesche: pregevole residenza locale con caratteri stilistici squisitamente rinascimentali. L'opera fu successivamente ampliata e completata sino al 1578. Si crearono di fatto due nuclei edilizi ben distinti: l’uno con caratteristiche civili e residenziali, l’altro con funzioni prettamente militari, comunicanti tra loro per mezzo di una porta di soccorso con saracinesca in legno ancora in situ.Dopo l'abbandono del periodo francese e sino alla caduta della Repubblica Romana (15 luglio 1849), il castello rimase inabitato; ma con il ripristino dell'ancien régime, tra il 1852 ed il 1857 l'Abbazia di S.Paolo approntò dei restauri al complesso, per rendere più vivibile il soggiorno dei monaci e dei novizi. Proprio per questi ultimi ospiti, nella torre erano conservati degli scenari per l'allestimento di un teatrino dei burattini. Con l’occasione fu anche sistemato l’ingresso principale, preceduto da sette gradini provenienti dai marmi scampati all'incendio della basilica di S.Paolo, ed apposta l'iscrizione commemorativa (1852).Nel 1924, per interessamento dell’abate Beato Ildefonso Schuster s’intrapresero nuovi restauri, in particolare fu eliminata la copertura e ripristinato il calpestio sugli spalti.Nel 1926 il Comune di Civitella S.Paolo ha apposto un’artistica lapide in bronzo commemorativa dei caduti della Grande Guerra, su di un lato del baluardo pentagonale.Nel cortile d'armi è visibile una collezione di sculture ed iscrizioni di epoca romana, rinvenute nel territorio: notevole la statua in marmo raffigurante S.Giacomo dello scultore neoclassico Annibale Malatesta.Come già detto, il castello fu acquisito dal Comune nel 1996 e restaurato tra il 1998 ed il 2000 per la sua trasformazione a centro polifunzionale, con progetto e direzione lavori da parte della Provincia di Roma, grazie ad un lungimirante finanziamento regionale.Mura di CintaCivitella S.Paolo ha la particolarità di aver avuto un triplice circuito murario concentrico, corrispondente ad altrettante fasi di ampliamento del borgo avvenute nel corso dei secoli. Il tratto più antico e meglio conservato di queste civiche mura è tuttavia riconoscibile nel lato destro del basamento del castello, nei pressi di porta Capena.La seconda fase di costruzione delle mura, databile alla seconda metà del XIII secolo, corrisponde al nucleo più antico del borgo, ch’ebbe la denominazione di contrada “La Rocca” o” Castello”; aveva un perimetro di circa m.235 ed una forma simile ad un ovale. Era intervallata da una serie di torri quadrate dalla tipica “gola aperta”, oggi quasi del tutte scomparse, ad eccezione di quella presso le “scale nuove” in via Cavour, mirabilmente conservata, seppure oggi divenuta un’abitazione.La muratura di questa cerchia è difficilmente indagabile a causa delle sopraelevazioni e dello sviluppo di edilizia intensiva del XV secolo, che portò alla completa trasformazione e all’utilizzazione delle strutture difensive, per fini civili.L’ultimo ampliamento delle mura, che procede di pari passo con l’espansione edilizia a saturazione delle aree ancora libere, è databile tra la fine del XV e gli inizi del secolo successivo, e raggiunge un perimetro complessivo di circa m.600. Un’opera davvero ammirabile per l’epoca, se si considerano tutti i necessari lavori preliminari di cava dei materiali, di bonifica, di sterro e di riempimento nella zona particolarmente scoscesa della “Piscericata” e delle “Piaggie”.Il recinto murario, intervallato da torri e da bastioni, s’innesta direttamente al castello abbaziale, formando un unico organismo difensivo; oltre alla porta principale, fu aperta porta Capena e la Posterula, piccolo e secondario ingresso di campagna ormai scomparso. Formidabile è il torrione a pianta circolare con troniere interne, che rivestiva una notevole importanza strategica, perché posto sull’angolo più meridionale delle mura, che qui ripiegavano di 90°, a seguire l’andamento orografico del terreno circostante il borgo: era ovviamente destinato a difendere la parte non coperta dal tiro delle artiglierie del castello.Porta Romana,L’antica porta civica d’accesso al borgo (un tempo denominata Porta Romana e/o Porta Castello, nelle forme attuali, risale all’anno giubilare 1800: è quasi del tutto realizzata in stucco applicato a rilievo sulla muratura medievale del castello; oggi è priva del portone in legno a due battenti, andato purtroppo perdutoLa sua architettura è in stile neoclassico, ma di sapore ancora settecentesco. Alla base sono due semplici paraste doriche che sorreggono una trabeazione modanata, sulla quale a sua volta è impostata la parte superiore movimentata da una coppia di pinnacoli ed una sorta di edicola a timpano triangolare interrotto, che inquadra lo stemma dell’Abbazia di S.Paolo, con festoni, soprastante cherubino e corona baronale.Dall'iscrizione dedicatoria si apprende il nome del costruttore, il mastro muratore Giacomo Ricci che dai documenti d’archivio risulta un autentico factotum al servizio del Comune in quegli anni, ma non l'ideatore: “laetantibus civitellensibus monachi s. pauli de urbe iterum ad ornamentum posuere anno domini mdccc iacobus ricci fabermurarius operam dedit”Porta CapenaPorta Romana detenne per secoli il primato di unico ingresso al paese; ma Civitella S.Paolo nel corso del XV secolo aveva avuto una discreta espansione edilizia extra moenia, soprattutto nel zona denominata “Pisciricata“.Quando tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo fu ampliato il circuito delle mura, fu costruita Porta nuova ovvero Porta Capena (così denominata perché qui terminava il percorso dell’antica strada proveniente da Leprignano) che costituiva non solo l’accesso alternativo a quello principale, ma era l’unico varco carrabile per questa popolosa contrada di nuova espansione, ad una quota notevolmente inferiore rispetto a quella del castello.La porta ha una semplice veste rinascimentale: un arco di travertino a bugnato, lavorato a “spuntato”, con bugne alternate lunghe e brevi, appoggiato direttamente sul toro delle mura. Al disopra dell’arco c'era una torretta che fungeva anche da corpo di guardia, con archibugiere laterali; ne resta solo la stretta facciata principale e traccia del solaio nell’unica trave in legno superstite.Dal corpo di guardia della porta, la guarnigione controllava l’ingresso al borgo e in caso di attacco, poteva rapidamente raggiungere il baluardo ovest e il bastione successivo, attraverso un cammino di ronda a gradini.Non è documentato l’anno di costruzione, ma è presumibile che l’opera sia stata realizzata intorno al 1520.Architetture religioseChiesa di San Giacomochiesa parrocchiale. È attestato come la primitiva chiesa di S.Giacomo fosse già esistente nel XIII secolo, edificata dirimpetto al castello e nello stesso luogo dell'attuale costruzione. Nel 1868 constatato il numero crescente degli abitanti e dei fedeli, stante l'impossibilità di ampliare la parrocchiale di S.Maria entro le mura, i monaci di S.Paolo decisero di demolire la vetusta chiesa di S.Giacomo per costruirne una nuova, architettonicamente più degna e più capiente, incaricando l'arch. Francesco Vespignani (figlio del celebre Virginio, architetto pontificio) di redigere il progetto. A tale proposito il Bracco riferisce che il papa Pio IX, in visita con Vespignani padre all'esposizione, si soffermò compiaciuto sul disegno del S.Giacomo di Civitella, esclamando: "…conte, a quel che veggo, Franceschino vuole trasportare il nostro bel S.Paolo nelle macchie della Comarca. Il conte rispose: tanto meglio, Santità, che così dal bello orrido della natura si può vantaggiare la nobiltà dell'edificio". Ilgiorno 17 maggio 1868, alla presenza del neoeletto abate Leopoldo Zelli Jacobuzzi, del vicario, dell'architetto e dei rappresentanti della Comunità, fu benedetta e depositata la prima pietra di fondazione.L'interruzione dei lavori, dovuta alla difficile situazione politica venuta a crearsi dopo la presa di Roma (1870), si protrasse per circa un ventennio; la chiesa fu solennemente consacrata domenica 5 ottobre 1890 dall’abate Francesco Leopoldo Zelli, con la partecipazione dell’arciprete don Angelo Paini, del sindaco Bonaventura Capi, dell’ingegnere Sandro Montechiari e della popolazione.Il prospetto, in stile neoclassico-rinascimentale ricorda in fattispecie la facciata laterale della basilica di S.Paolo fuori le mura del Poletti, e soprattutto, la chiesa di S.Maria della Misericordia, eretta tra il 1856 ed il 1860 dal padre Virginio, nel quadriportico del Cimitero del Verano a Roma.L'interno è d’impianto basilicale di m. 20x15, a tre navate divise da un colonnato su archi (quattro per lato), con abside semicircolare e due cantorie laterali balaustrate.Nelle pareti della navata centrale è un ciclo pittorico affrescato da Salvatore Nobili rappresentante degli angeli e le Virtù teologali e cardinali. Nelle navate laterali, vi sono altari con rispettive tele ad olio di Costante Porta, Vincenzo Bubali e Salvatore Nobili, pittori di talento, rappresentanti dell’eclettica cultura artistica dell'Accademia di S.Luca in quello scorcio di secolo.La volta dell'abside è dipinta in monocromia chiaroscurale, con decori a volute di fogliami e con la mistica colomba dello Spirito Santo (Luigi Manzoni, Ulisse Ghiglioni).Tra le opere d'arte antica conservate in sacrestia, è il trittico del S.mo Salvatore, opera un tempo appartenuta all’omonimo altare della chiesa di S.Maria, ed oggetto di grande venerazione da parte della popolazione: databile al XVII secolo. Vi è poi la statua lignea policroma di S.Giacomo, opera di ambito romano, databile tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, che viene portata in processione durante le festività del 1º maggio e del 25 luglio.Chiesa di San Lorenzo, chiesa cimiterialeLa chiesa di S.Lorenzo (e Santa Maria del Soccorso) è stata edificata in epoca medievale sulle rovine e con i materiali di una villa romana, nei pressi dell’odierno cimitero, a circa 500 m. dal centro storico, lungo il percorso dell’antica via della fontana Vecchia. La villa romana fu scavata ed indagata dalla Soprintendenza all'Etruria Meridionale durante i lavori di ampliamento del cimitero negli anni 1981-1982; si tratta di resti di terrazzamenti ed ambienti voltati in opera reticolata, con fasi edilizie ed abitative comprese tra il I secolo a.C. ed il V secolo d.C., oggi interrati e non più visibili, ad eccezione di alcune murature restaurate (2002) all'interno dell'Eremo, annesso ala chiesa.S.Lorenzo è l'edificio sacro più antico di Civitella S.Paolo, ed è probabile che il nucleo architettonico originario risalga al X-XI secolo, sorto per le esigenze cultuali degli abitanti sparsi nel contado e residenti nei casolari circostanti; fu edificato direttamente sulle rovine ed utilizzando il materiale di recupero proveniente dalla villa stessa, contribuendo così alla sua distruzione.La prima menzione della chiesa risale al 1218, quando figura come appartenente all'Abbazia di S. Paolo.L'ampliamento di S.Lorenzo sul finire del ‘600, è quasi una rifondazione; nel 1693 fu il padre cellerario Francesco Maria Ricci, vicario generale dei castelli dell’Abbazia di S.Paolo, a curare la costruzione di una nuova grande cappella, coperta da cupola ellittica, dedicata alla Madonna del Soccorso, sotto gli auspici dell'abate Onorio de Silvestri sotto il pontificato di Innocenzo XII. Attorno alla primitiva chiesetta medievale, che divenne di fatto un transetto, si aprirono dunque tre cappelle dal ricco apparato di stucchi barocchi: S.Lorenzo, S.Filippo Neri e S.Maria del Soccorso. La venerata immagine mariana è stata purtroppo trafugata, ma i recenti restauri (2002) hanno portato alla luce un sorprendente affresco trompe l'oeil di scuola romana fine XVII-inizi XVIII secolo. Annesso alla chiesa è un piccolo Eremo, un tempo utilizzato come abitazione del custode e foresteria per pellegrini.Chiesa di Santa MariaLa chiesa di S.Maria, di antiche origini (XIV secolo), è una costruzione annessa al castello abbaziale, come una appendice che, dall'omonima piazzetta si prolunga su via Piave. Mantenne la sua funzione di parrocchiale intra moenia sino al 1890: fu denominata anche "de Castello", ovvero "S.Maria col titolo della Natività".Oggi è persino difficile individuarla come edificio a se stante, rispetto al castello ( se non fosse per il campanile), tanto ha subito trasformazioni durante i secoli. Nel 1578 la chiesa fu ampliata grazie all'interessamento dell'abate Marco Pedoche da Mirandola e dell'abate cellerario Girolamo da Puppio. Al suo interno, spazio assolutamente anonimo e privo di antichità, si svolgono attività di catechesi della vicina parrocchia di S.Giacomo; in passato vi fu adibita una sala cinematograficaMonastero di Santa ScolasticaSulla strada che conduce a Nazzano, a pochi chilometri da Civitella S.Paolo, in località Monte Lino, sorge il monastero di S.Scolastica, che prende nome dalla celebre sorella di S.Benedetto.Il complesso monastico fu edificato nel 1934 su progetto dell'ing.Enrico Campa, per volere dell'abate Il defonso Schuster e del suo successore Ildebrando Vannucci, grazie anche alla generosa elargizione di denaro della sig.na Bonomi di Milano ed alla donazione del necessario appezzamento di terra da parte del Comune di Civitella S.Paolo.L'edificio, appena terminato, fu occupato da una comunità di monache benedettine, provenienti dal monastero francese di Dourgne (regione Midi-Pirenei), dirette spiritualmente dalla madre priora D.Andrea Bonnafous, divenuta badessa nel 1947.Al suo interno esiste un chiostro che richiama, in qualche particolare, il portico che esisteva nel palazzetto abbaziale del castello; il Monastero fu ampliato nel 1970 per la realizzazione di una foresteria e per spazi per convegni. Al suo interno è anche una biblioteca, ricca di 20.000 volumi a tema teologico.SocietàEvoluzione demograficaAbitanti censiti Tradizioni e folcloreLa festa tipica del paese è la Festa dei Canestri, che viene festeggiata il 1º maggio. La festa dei Canestri è una festa che si svolge senza interruzioni dall'epoca dell'antica Roma e che nei secoli si è trasformata plasmandosi sulla tradizione cristiana. Ancora oggi le portatrici, indossando i costumi dell'epoca contadina, si fanno carico dei canestri, grandi coni cilindrici rivestiti di fiori e nastri, e sfilano nella tradizionale processione per salutare l'evento della bella stagione in un'esplosione di colori e profumi. Al termine del corteo processionale e della liturgia, vengono distribuite le pagnottine prodotte secondo l'antica ricetta tradizionale della treccia all'anice riconosciuta come prodotto tipico di Civitella San Paolo. La festa prosegue con i menu' tipici promossi dalla Pro Loco e animazione di piazza. Una giornata, dunque, da trascorrere in un mix di storia, cultura, tradizione, folclore a divertimento. La festa del patrono San Giacomo Apostolo ricade il 25 luglioUn'altra festa del paese è la Festa Medievale che si festeggia ogni anno dal 2008.Specialità gastronomicheUn territorio è anche rappresentato dalle emozioni del palato: dalla fragranza del pane e dei dolci appena sfornati, al bouquet fruttato e dal colore verde intenso dell'olio extravergine dei suoi oliveti. Tra i dolci tipici di Civitella S.Paolo, con ricetta risalente forse al rinascimento, è il cosiddetto cacione, unico nel suo genere, una sorta di panzerotto di pasta a forma di mezzaluna, ripieno di polpa di zucca, zucchero, mandorle e nocciole tostate, preparato in occasione delle festività natalizie. La treccia all'olio con semi d'anice è un'altra specialità da forno di questa cittadina; il medesimo impasto viene utilizzato per confezionare le “pagnottine benedette” del 1º maggio.CulturaIstruzioneBibliotecheBiblioteca del Monastero di Santa ScolasticaNoteBibliografiaFrancesca Domenici - Stefania Ricci, Il centro storico di Civitella S. Paolo. Gli abitanti e le case nel catasto gregoriano (1819), Ed. Image (2005)Rodolfo Clementi, Civitella S.Paolo. Patrimonio architettonico e storico-artistico di un Centro medievale della Campagna Romana, Ed. Kappa Roma (2008)Altri progetti Commons contiene immagini o altri file su Civitella San Paolo

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