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Castelplanio

Castelplanio, (Ancona) Tempo di lettura: circa 12 minuti
Castelplanio (Castello nel dialetto locale) è un comune italiano di 3.552 abitanti della provincia di Ancona nelle Marche. Geografia fisica Castelplanio sorge sulla riva sinistra del fiume Esino, sulla parte meno elevata di una collina estesa da nord a sud, a circa 305 m s.l.m.; si trova a circa 45 km da Ancona, a 30 km da Fabriano e a 15 km da Jesi, il centro limitrofo più importante. Alcune delle sue frazioni, Macine, Borgo Loreto e Pozzetto, sorgono invece nel fondovalle, a circa 125 m s.l.m. a poca distanza del fiume sul suo lato sinistro e sono attraversate da torrentelli che vi confluiscono (fosso del Maltempo o di Rosora a Macine, fosso Costaccino e fosso delle Lame a Borgo Loreto, torrente Fossato a Pozzetto). Dal punto di vista geologico, la collina di Castelplanio è formata prevalentemente da arenaria del cenozoico, mentre il terreno pianeggiante presso il fiume, sedimentario, risale al periodo neozoico. Dal punto di vista urbanistico, il capoluogo Castelplanio gravita attorno al paese medievale, detto Castello anche se delle fortificazioni originali rimangono soltanto delle tracce. La via principale (viale Don Minzoni / Via Gramsci) attraversa Castelplanio seguendo il crinale del colle, salendo a nord-est verso il comune di Poggio San Marcello e scendendo invece a sud-ovest, dove prende il nome di via Giuncare, con diversi tornanti verso il fondovalle, finendo per confluire a Macine con la provinciale 76. Tale strada, l'antica via Clementina fatta costruire da Papa Clemente XII, è anche l'asse sul quale Macine, Borgo Loreto e Pozzetto sono collocati. Piagge invece si trova su un colle più ad est, ed è collegato al fondovalle con alcune vie impervie e difficoltose. Storia Epoca romana Nonostante la Vallesina sia stata abitata sin dal periodo paleolitico, come dimostrano gli scavi a Jesi e a Serra San Quirico, nel territorio dell'attuale comune di Castelplanio i ritrovamenti più antichi sono vasellami di origine romana, a Macine, e resti di un insediamento sempre romano a Borgo Loreto. Più a monte, lungo la strada Carrozze Vaccili (vicino alla Fonte del Saletto) sono rinvenuti dei mosaici e resti di una Villa romana. Ma il ritrovamento sicuramente più importante è quello di una epigrafe romana, firmata da un ricco possidente della città di Ostra antica, Quinto Precio Proculo, ora collocata nel palazzo comunale di Castelplanio (questa è la seconda lapide di dimensioni minori, mentre l'altra, di dimensioni maggiori è posta nell'androne d'ingresso alla Casa parrocchiale di Ostra). La storia dell'abitato di Castelplanio, così come l'origine del suo nome, secondo la leggenda (suffragata da alcuni studiosi) si lega a quella della città romana di Planina, nel territorio dell'attuale comune di Castelbellino. Gli abitanti di Planina, fuggendo dall'invasione dei Visigoti nel V secolo, ricostruirono la loro città sull'altra sponda del fiume, in località elevata e facilmente difendibile, portando con sé il toponimo. Dal Medioevo al Settecento Al di là della leggenda, le fonti storiche parlano di Castra Plani per la prima volta solo nel 1283, in un codice che elencava i castelli dipendenti dalla città di Jesi. Probabilmente l'origine dell'insediamento si lega alla presenza di una abbazia benedettina, San Benedetto de' Frondigliosi, conosciuta già nel 1199, anche se il citato codice elenca Castra Plani e Villa di San Benedetto separatamente ancora nel XIV secolo. La frazione di Macine prende il nome dall'antica attività estrattiva delle pietre da mulino: precedentemente veniva chiamata anche contrada la Moja, dal nome locale degli acquitrini che il fiume Esino formava nella zona. Vedi anche contada Cannegge. Borgo Loreto nasce col nome di Osteria o Hostaria come stazione di posta per il cambio dei cavalli sulla via Ancona-Roma, probabilmente attorno al XIII secolo, anche se la contrada viene menzionata solo due secoli dopo nei registri catastali di Jesi. All'inizio del XVII secolo venne costruita la chiesa della Maria Santissima di Loreto, in onore della quale, a metà del XIX secolo, la contrada verrà rinominata nell'attuale Borgo Loreto. All'inizio del XV secolo i castelli di Jesi, tra cui Castelplanio, erano in mano ai Malatesta di Rimini, ma nel 1433 la signoria passò a Francesco Sforza; nel 1447 le truppe pontificie di Niccolò Piccinino riportarono il territorio sotto lo Stato della Chiesa, dopo aver praticamente raso al suolo il paese. I lavori ricostruttivi dell'abitato e del castello durarono quasi trent'anni. Nel Cinquecento il territorio finì nelle mire di Cesare Borgia, inviato da suo padre Papa Alessandro VI per spodestare i signori locali e rinsaldare lo Stato della Chiesa. Il Borgia riuscì nel suo intento ma la morte del papa e l'ascesa al soglio di Pietro di Giulio II, suo acerrimo nemico, ne decretò l'arresto e la fine del suo dominio. Pochi anni dopo, nel 1517, la Vallesina fu nuovamente assediata e devastata, stavolta dalle truppe di Francesco Maria I della Rovere, in lotta col papato per l'egemonia sul Ducato d'Urbino. Nel resto nel secolo, così come in quello successivo, Castelplanio visse in relativa tranquillità le vicende dello Stato della Chiesa: nessuna guerra interessò la Vallesina, se non indirettamente, come la guerra tra Papa Urbano VIII e il Ducato di Parma retto da Odoardo Farnese, nel 1641, per il possesso del Ducato di Castro. I veri nemici, durante questo periodo, furono le numerose carestie che interessarono la valle e le varie epidemie di peste. Nel Settecento Castelplanio visse piuttosto passivamente il passaggio degli eserciti stranieri (austriaci, napoletani, spagnoli) che si combatterono nelle diverse guerre del periodo - Guerre di successione spagnola, polacca, austriaca - e l'evento sicuramente più significativo fu il terremoto del 24 aprile 1741, che danneggiò gravemente tutto l'abitato ma miracolosamente non fece vittime: il popolo castelplanese decise così di elevare il santo del giorno, San Giuseppe, a patrono della città. Durante il secolo le gravi epidemie che avevano funestato i 200 anni precedenti cessarono, ma non si può dire lo stesso per le carestie: tra il 1716 e il 1764 se ne contarono cinque. Dall'Ottocento ai giorni nostri La fine del secolo fu molto più turbolenta: le truppe francesi di Napoleone Bonaparte entrarono a Jesi il 10 febbraio 1797 e tutti i castelli, compresa Castelplanio, dovettero giurare fedeltà alla neonata Repubblica Anconitana, sotto la protezione francese: di lì ad un anno, tutto lo Stato della Chiesa venne occupato da Napoleone che creò la Repubblica Romana, incorporando quindi anche i territori della Repubblica Anconitana. Il territorio di Castelplanio venne a trovarsi nel dipartimento del Metauro, aggregato al cantone di Montecarotto che lo sottraeva così, dopo più di cinque secoli, alle ingerenze della città di Jesi. Nel maggio del 1799 scoppiò una rivolta in tutta la Repubblica Romana, che venne soffocata dai francesi nel sangue: dopo quasi tre secoli, dall'epoca di Francesco Maria I della Rovere, Castelplanio venne a trovarsi nel mezzo di una guerra. Soltanto nel novembre dello stesso anno l'esercito austro-russo, comandato dal generale Windisch-Graetz, costrinse alla resa i francesi: leggenda vuole che i vincisgrassi, il piatto principe delle tavole marchigiane, derivino il loro nome proprio dal generale austriaco, salutato all'epoca come liberatore, anche se un libro del 1784, Il cuoco maceratese di Antonio Nebbia, descriveva già una ricetta della "Salsa per princisgras". Jesi e il suo contado ritornarono comunque allo status quo ante già ad agosto del 1799, quando i francesi si asserragliarono in Ancona: la nuova amministrazione venne chiamata Cesarea Regia Provvisoria Reggenza di Jesi, sotto la bandiera austriaca. Già nel 1800, però, il territorio venne riportato sotto lo Stato Pontificio. Nel 1808 le Marche furono unite al Regno d'Italia: in pratica, ritornavano sotto l'egemonia francese. L'anno seguente Napoleone annesse lo Stato Pontificio e deportò Papa Pio VII. Il Congresso di Vienna, nel 1815, sancì la Restaurazione e quindi anche lo scioglimento del Regno italico e la ricostituzione dello Stato della Chiesa: per un evento di rilievo bisognerà aspettare il 1849, quando i moti popolari contro Papa Pio IX portarono alla sua estromissione e alla creazione della Seconda Repubblica Romana. Ai lavori della costituente partecipò anche un cittadino castelplanese, Vincenzo Sabatucci. L'altro evento di rilievo del XIX secolo fu ovviamente la battaglia di Castelfidardo che nel 1860 sancirà l'ingresso delle Marche e di Castelplanio nel Regno d'Italia. Evoluzione demografica Abitanti censiti Il comune è diviso in cinque frazioni: Castelplanio (detto anche Castelplanio Paese), Macine (detto anche Castelplanio Stazione), Borgo Loreto, Pozzetto e Piagge. Al censimento del 2001, la maggioranza della popolazione (circa il 58%, 1850 abitanti), risulta abitare nell'agglomerato di Macine-Borgo Loreto; il capoluogo conta 500 abitanti, la frazione di Pozzetto circa 300, mentre solo 11 abitanti risultano a Piagge (il resto degli abitanti, circa 500 persone, secondo il censimento si trovano in case sparse). Luoghi d'interesse Abbazia di San Benedetto de' Frondigliosi, fondata prima del 1200. Della costruzione originale rimangono una parte del chiostro e la loggia in stile romanico. Il resto è frutto di restauri ed espansioni successive, in particolare tra i secoli XV e XVIII ad opera di Tommaso Ghislieri, vescovo di Jesi dal 1464 al 1505, e di Camillo Borghese, vescovo di Jesi dal 1597 al 1599, divenuto poi papa Paolo V. All'interno, tele ed affreschi del Cinquecento. il palazzo comunale, Palazzo Fossa-Mancini, sede della civica raccolta d'arte, storia e cultura. parte del Castello, del quale rimangono due torrioni e alcuni tratti della base scarpata. Chiesa di Sant'Anna, nella frazione Piagge Chiesa del Santissimo Crocifisso, che contiene un crocifisso ligneo di Pierdomenico Nofrisci detto il Barnaro, del 1639, e un organo del 1700. Sentiero del Granchio Nero, percorso naturalistico che da Macine, seguendo il fosso del Maltempo, giunge fino a Rosora. Così chiamato per via di un endemismo che popola questa zona. la Fonte Vecchia. È un'antica fonte databile attorno al 1300 e viene menzionata dallo storico Giuseppe Colucci nel 1793, nel libro XXI delle Antichità Picene «prossima a Terrazzani si novera quella che rimane sulla principale strada del luogo medesimo posta a Mezzogiorno denominata Fontevecchia, la quale esisteva nel secolo XV in tempo dell'infrascitto Capitano eletto da Majolati, e che leggesi trascritto sopra la detta fontana TEPRE CAPITANEATUS BERARDIN BLASII DE MAIOLETO» la Torre. (che da il nome all'antica via e/o strada dov'è situata). Nei pressi di Castelplanio si trova una torre romanica, o meglio ciò che resta di essa, di cui l'Annibaldi dice: «Tra il fiume e Castelplanio si vede ancora un mozzo di torre antica, che forse vi fu costruita come vedetta sugli approcci dei nemici verso la sottoposta strada Flaminia. La torre ha pianta quadrata ed è costruita con blocchetti di pietra non squadrati. Doveva essere ben più elevata (un terremoto del XVIII secolo fece crollare la sommità) e suddivisa in vari piani sovrapposti, come dimostra l'esistenza di una volta a botte nel piano inferiore. La pusterla era ad una certa altezza da terra e le aperture (finestrine e feritoie) scarse. Nel lato occidentale un notevole squarcio fa presagire una ulteriore rovina». Cultura Sagra della crescia sul panàro, a cadenza annuale ogni luglio/agosto. Una delle sagre più longeve della Vallesina, dal 1977 è un appuntamento per degustare la crescia di polenta cotta sul panàro (disco di metallo arroventato sulle braci), tipico piatto contadino della tradizione. Per l'occasione vengono aperte le cantine di degustazione del vino Verdicchio, e vengono allestiti stand d'artigianato locale. Castelplanio è uno dei maggiori centri italiani per il tradizionale ed antico gioco della ruzzola, detto anche gioco del formaggio. A Castelplanio una via è ufficialmente intitolata "via Gioco del Formaggio" a sancire questa tradizione. Tradizionale lancio del pallone. Oggi di norma avviene la seconda domenica di settembre. Persone legate a Castelplanio Felice Antonio Anderlini di Castelplanio (nato il 30 agosto 1657). Giurista - Laureato in utroque jure (diritto canonico e diritto civile) a Macerata. Commissario della reverendissima fabbrica di San Pietro in Roma. Diplomatico della Santa Sede. La famiglia Anderlini era giunta a Castelplanio, ove possedeva il Castello, da Pesaro, verso la prima metà del XV secolo. Angelantonio Rastelli (Castelplanio 1750 - Monsano 1824) - Ha scritto "il dottore della Villa" volume in due tomi, pubblicato nel 1808 dalla tipografia Pietropaolo Bonelli di Jesi. Fu parroco di Monsano, aveva studiato presso il seminario di Jesi e dopo essere stato ordinato sacerdote fu insegnante a Montecarotto, San Marcello, Serra San Quirico, Castelplanio e San Ginesio, per ricoprire infine la cattedra di Umanità e Retorica nel Seminario di Jesi. Nel 1786 vinceva la più importante cattedra presso il Ginnasio della città. Nel 1798 divenne Rettore-Parroco di San Nicolò di Jesi per passare poi Parroco a San Giovanni Battista. Fu trasferito poi alla Parrocchia di Monsano. La fama di Don Rastelli è si legata al suo ruolo di docente e di ispettore di tutte le scuole jesine nel periodo del napoleonico regno d'Italia, ma soprattutto al volume "il Dottore della Villa", opera premiata dallo stesso Napoleone. Il testo tratta tutti i principali oggetti dell'agricoltura, come recita il sottotitolo, e può essere considerato un classico dell'agronomia dei tempi moderni. Fu pubblicata la I^ edizione nel 1808, nel 1818 in II^ edizione ad Ancona, e poi nel 1885 in terza edizione, dal tipografo editore Florio Flori di Jesi con una prefazione di Ruggero Rosi ed annotato da Arzeglio Felcini. In maniera discorsiva, immaginando una serie di veglie nel periodo invernale in casa di agricoltori, l'autore passa in rassegna tutti gli aspetti che interessano un'intelligente gestione di una colonia agricola, dalla natura dei terreni alla coltura dei vegetali erbacei e delle piante fino all'allevamento degli animali. Non c'è argomento che viene trascurato, tutto è approfondito con un linguaggio semplice, accessibile, concreto e particolareggiato. Questo di Rastelli fu il primo e più importante trattato di agricoltura sia della Vallesina e probabilmente dell'intera Regione marchigiana e si affiancò alle accademie o società agrarie di Jesi, di Treia e Pesaro che formarono nuove generazioni di proprietari-imprenditori più aperti al progresso e alle innovazioni che dovevano trasmettere ai coloni. Un testo sul quale hanno studiato gli allievi delle scuole Rurali per tutto l'800 contribuendo alla loro formazione specifica. Vincenzo Sabbatucci (Sassoferrato, 8 agosto 1819 - Jesi, 8 ottobre 1903). Visse fin dalla tenera età a Castelplanio, paese natale della madre. Liberale, sincero, giureconsulto dotto, cittadino e padre esemplare. Di lui sul feretro, il Sen. Adriano Clocci tessé la vita con queste nobilissime parole: "....Vincenzo accorso a Roma nell'anno memorando 1849, ebbe posto onorevole nell'ufficio stenografico della Costituente Romana e si distinse per abilità e diligenza. Ma venuto il giorno in cui l'invasione francese sostituì la parola del cannone alle vociferazioni parlamentari, Vincenzo fu con coloro che contrastarono il sacro suolo di Roma all'invasore straniero. Né qui narrerò quanto egli operasse durante la lotta memoranda. Concedete soltanto accennare ad un episodio della gloriosa giornata del 30 aprile. Sette ore di lotta accanita avevano già provato ai Francesi che a Roma non si trovavano i soldati del Papa, ma le legioni romane. Pure volle il duce Garibaldi che le giovani milizie dessero pur splendida prova e le lanciò ad un attacco alla bejonetta. Fu un momento sublime, fu una carica di entusiasmi fra i quali Vincenzo Sabbatucci tenne nobilmente il suo posto. Il premio concesso a quei valorosi fu il plauso del popolo che salutò allorché rientrarono in Roma menando quasi 300 prigionieri. Ma la virtù fu poi vinta dal numero; Roma cadde ed io rividi l'amico nella trerra d'esilio. È inutile ricordare le seguenti vicende. Venne il giorno in cui la patria fu libera, ed i meriti di Vincenzo ottennero premio di fregi cavallereschi e di nobili cariche; visse integerrimo magistrato e padre e marito esemplare: fu suo vanto il poter dire "non muto bandiera". Si, fu sua sempre questa bandiera intorno alla quale tutti gli italiani devono stringersi ricordando che questa bandiera è quella che spiegarono i liberali del 1831, quelle che salutò il '48, quella che inalberò Mazzini sui bastioni di Roma nel '49, quella intorno a cui si accolsero nel '60 i Mille di Garibaldi, quella che nel '70 fu piantata sulla breccia di Porta Pia."...(dal giornale "La Torre", settimanale politico - amministrativo, Jesi 9 ottobre 1903). Scrisse: 1)-Cenno sulla vita del Cardinale Silvestro Belli già vescovo di Jesi, tip.Chereubini, Jesi, 1844; 2)- Alcuni pensieri sulla quistione romana in riscontro ad una lettera pubblicata dall'Unità Cattolica, Tip.Rossi e f.i, Pesaro, 1864. Carlo Fossa Mancini (Jesi, 29 ottobre 1854 - Jesi, 28 novembre 1931) ingegnere. Giuseppe Angelo Colini (Castelplanio, 6 aprile 1857 - Roma, 26 dicembre 1918) Palentologo e archeologo italiano; addetto al Museo preistorico-etnografico di Roma, iniziò alla scuola di L.Pigorini gli studi preistorici. Passò poi (1907) alla direzione del Museo di Villa Giulia, quindi (1916) alla soprintendenza alle antichità delle province di Roma, Aquila, Perugia. Fu socio corrispondente dei Lincei (1916). Divenne uno dei migliori conoscitori delle nostre antichissime civiltà. Egli ebbe soprattutto il merito di studiare per primo, e in modo spesso definitivo, le varie fasi della preistoria, raccogliendo dati dispersi, pubblicando materiale inedito, ecc. Lasciò importanti lavori sulla necropoli di Remedello e su quella protovillanoviana del Pianello nella gola del Fiume Sentino presso Genga. Tullia Chiorrini (Castelplanio, 10 novembre 1864 - Castelplanio, 22 dicembre 1936) scrittrice, traduttrice e giornalista. Enrico Fossa Mancini (Jesi 7 dicembre 1884 - La Plata, Argentina, 12 marzo 1950) geologo. Antonio Maria Colini (Roma 1900 - ivi 1989), figlio di Giuseppe Angelo; è stato docente di topografia romana all'università di Roma e direttore dei Musei monumenti e scavi del Comune di Roma. Notevole il suo contributo allo studio di Roma antica, grazie alla sua opera di esplorazione archeologica e di sistemazione monumentale della città. Tra le opere (oltre a studi sul tempio di Veiove, sul tempio di Apollo, sullo stadio di Domiziano):Storia e topografia del Celio nell'antichità (1944); La colonna di Marco aurelio (con altri, 1955); la pianta marmorea di Roma antica (con altri, 1960); Il Ludus Magnus (con L.Cozza, 1962). Socio nazionale dei Lincei (1983). Beniamino Raffaeli (Castelplanio, 15 luglio 1904 - Roma 24 marzo 1944), carpentiere antifascista, iscritto al PCI, arrestato dai nazisti a Roma il 1º dicembre 1943 e trucidato nell'eccidio delle Fosse Ardeatine. Annarita Spinaci (Castelplanio, 22 giugno 1944) è una cantante italiana famosa negli anni Sessanta. Carlo Urbani (Castelplanio, 19 ottobre 1956 - Bangkok, 29 marzo 2003), il primo medico ad identificare la SARS Sport Calcio La squadra di calcio di Castelplanio si chiama Le Torri e i colori sociali sono il bianco, il rosso ed il blu, e la squadra disputa la Prima Categoria marchigiana. Economia L'economia castelplanese è storicamente legata all'agricoltura. Anche l'industrializzazione iniziata negli anni sessanta-settanta ha carattere prevalentemente agricolo: le maggiori aziende del comune si occupano di viticoltura e vinificazione del Verdicchio dei Castelli di Jesi, il vino principe della zona, a Macine; di allevamento e trasformazione del pollame a Borgo Loreto. Più recentemente, nel territorio di Pozzetto si è sviluppata una piccola zona industriale con imprese di artigianato del mobile e simili. Amministrazione Note ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 174. ^ Ministero dell'agricoltura e delle foreste, Corpo forestale dello Stato, Ispettorato ripartimentale delle foreste. Relazione sul vincolo idrogeologico nel Comune di Castelplanio. Ancona, 1967. ^ Ch. Delplace, Riliefs de la région de “Cingulum”, in “Picus”, VII, 1987, p. 8; G. Paci, Un municipio romano a S. Vittore di Cingoli, in "Picus", VIII, 1988, pp. 51-69; G. Paci, Schede per l’identificazione di antichi predii in area picena, in P. Janni – E. Lanzillotta (a cura di), Geografia, Atti del Secondo Convegno Maceratese su Geografia e Cartografia Antica (Macerata 16-17 aprile 1985), Roma 1988, p. 67 ^ Codex diplomaticum dominii temporalis S. Sedis I, [756-1333]. Roma, 1861. ^ Castelplanio una storia, Gianni Barchi, ed. Leopardi, 2004 ^ Giuseppe Colucci, Antichità picene, Fermo 1794 ^ Costantino Urieli, Jesi e il suo contado, volume III, 1985 ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012. ^ dati ISTAT ^ Alvise Cherubini. Arte medievale nella Vallesina, una nuova lettura. 2001. ^ Ritratti di famiglia nelle Dimore Storiche delle Marche - Associazione Dimore Storiche Italiane, Sezione Marche, 2008 ^ Lutto a Castelplanio, è morto il sindaco Luciano Pittori - il Resto del Carlino - Ancona Voci correlate Civica raccolta d'arte, storia e cultura Altri progetti Commons contiene immagini o altri file su Castelplanio

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