“Il suono della dolcezza”: sette secoli di organi nel Monastero di S. Giustina - ViaggiArt
Iscrizione in cantoria
Visita guidata

“Il suono della dolcezza”: sette secoli di organi nel Monastero di S. Giustina

Iscrizione in cantoria. CC BY Mibact
giovedì 21 giugno 2018
via G. Ferrari, 2/A, Padova
«In magna domo auctus est sonus suavitatis ecclesiae»   (Siracide 50,18)                                                       
Dal Medioevo l’organo a canne accompagna la preghiera dei monaci dell’Abbazia di S. Giustina. Molti secoli di storia, spesso travagliata e violenta, hanno poi attraversato queste mura senza che la musica abbia mai cessato di risuonarvi. Ma se gli edifici possono sfidare il tempo, uno strumento musicale come l’organo è infinitamente più fragile. Cosa resta oggi degli organi di S. Giustina? Dov’erano collocati? Qual è stata la loro vicenda e cosa ha decretato di volta in volta la loro fine? Cercheremo di rispondere a queste domande raccogliendo indizi anche in luoghi inaspettati, per approdare infine all’altar maggiore della Basilica rinascimentale. Qui ascolteremo la voce dell’ultimo, monumentale organo costruito nel 1973, nel quale la ditta Francesco Michelotto incorporò antichi elementi degli strumenti precedenti. In esso vive ancor’oggi tutta la storia organaria dell’Abbazia, compreso “l’ottimo organo dell’incomparabile chiesa di S. Giustina” suonato da Wolfgang Amadeus Mozart, come testimonia una lettera del padre Leopold datata 14 marzo 1771.

A cura di d. Christian Gabrieli e Francesca Marcellan, organizzata dalla Biblioteca Statale del Monumento Nazionale dell’Abbazia di S. Giustina in collaborazione con il Monastero di S. Giustina

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