Comune

San Piero a Sieve

Scarperia e San Piero, (Firenze)
San Piero a Sieve (pronuncia: San Pièro a Siève, IPA: /sam ˈpjɛro a s'sjɛve/) è una frazione del comune sparso di Scarperia e San Piero che, nel 2010 contava 4.065 abitanti in tutto il suo comune. Si trova nella provincia di Firenze. Dal 1º gennaio 2014 è fuso con Scarperia formando il nuovo comune di Scarperia e San Piero. Nel territorio di San Piero a Sieve è localizzata la Villa medicea del Trebbio, dal 2013 nell'elenco del patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.Geografia fisicaClassificazione sismica: zona 2 (sismicità medio-alta), Ordinanza PCM 3274 del 20/03/2003Classificazione climatica: zona E, 2151 GGDiffusività atmosferica: media, Ibimet CNR 2002StoriaDalla preistoria agli EtruschiLe più antiche tracce di presenza umana nel territorio di San Piero risalgono al Paleolitico Medio. Nelle località di Lucigliano, Toro, Le Mozzette, San Giusto a Fortuna sono stati rinvenuti numerosi strumenti di pietra selce, come punte di lancia, raschiatoi, ecc...I ritrovamenti archeologici più importanti, però, sono quelli legati alla presenza degli Etruschi, che ci testimoniano la presenza di una società già organizzata in insediamenti stabili a carattere urbano.Uno dei segni più importanti della presenza etrusca a San Piero è la tomba arcaica delle Mozzette (databile tra il VII ed il VI secolo a.c.), della quale ormai restano visibili solo degli enormi pietroni. La successiva colonizzazione romana ha lasciato sul territorio una diffusa presenza, testimoniata nei nomi delle località e dai ritrovamenti archeologici.Dall'XI secolo ai giorni nostriIl borgo di San Piero a Sieve nasce come nodo stradale presso l'antico ponte che, oltrepassan­do la Sieve, conduceva attraverso la Bolognese al Passo del Giogo. È questo, l'essere sempre stato un nodo viario di grande rilevanza, l'ele­mento che caratterizza la storia del paese mugellano. La sua importanza deriva infatti dalla strada postale che sino al XVIII secolo l'attraversava e fu l'unica che da Firenze permetteva di giunge­re a Bologna. Dunque, per tornare alle origini, il primo agglomerato urbano si sviluppa nell'XI secolo, in prossimità del ponte sulla Sieve, intorno alla chiesa plebana di San Pietro e prende il nome di "Villa". Nel secolo successivo, il 17 ottobre 1105 , come si evince da un "atto giudiciale" redatto in presenza della Contessa Matilde, assume il nome di "Villa Sevae". Il nome definitivo di San Piero a Sieve risulta sia stato attribuito nel 1117, unendo la deno­minazione del borgo a quello della Pieve. Originariamente San Piero a Sieve apparteneva alla potente famiglia feudale degli Ubaldini da Coldaia. L'economia della comunità era esclu­sivamente rurale. La presenza di un mercato di bestiame favoriva il passaggio e la permanenza di genti in questi luoghi e sviluppava negli abi­tanti quell'attitudine allo scambio, al confron­to e al dialogo che rimarrà e si rafforzerà nel tempo fino ai giorni nostri. Successivamente i Medici entrano in possesso di tutta la zona. Questo avviene nell'ambito di un preciso progetto politico-amministrativo di natura espansiva che vede, prima la Repubblica Fiorentina poi i Medici, avviare un processo teso ad esten­dere il controllo su tutto il contado per poter esercitare la gestione delle principali vie di comunicazione,che erano in possesso delle grandi famiglie feudali (come gli Ubaldini ed i Guidi per ciò che riguarda il Mugello) che fino ad alloraspadroneggiavano sull'Appennino. L’impulso che i Medici diedero allo sviluppo di questa terra è notevole. Certo è, che, quando decisero di tornare nelle verdi valli del Mugello rispondevano anche ad un sen­timento naturale. È infatti opinione comune affermare, obbe­dendo ad una antica consuetudine, che i Medici abbiano ricevuto i natali nel Mugello, anche se non esiste alcun documento che lo conferma. Inoltre, il fatto di essere tornati a vivere nel Mugello, quasi a voler respirare l'aria degli antenati, di avervi edificato ville e fortezze, una volta consolidato il proprio potere economico e politico, può indurre a ritenere verosimile che i Medici siano stati realmente carbonai di Campiano, un piccolo borgo in collina,a ridosso della pianura di Cafaggiolo, dove in seguito Cosimo il Vecchio fece costruire all'architet­to Michelozzo Michelozzi una famosa villa. Non si ha però alcuna notizia su chi sia stato il primo a spostarsi dalla campagna per approda­re a Firenze.Il borgo di San Piero a Sieve ricevette una spin­ta notevole in relazione all'operosità dei Medici: s'ingrandì ed acquisì una certa impor­tanza nel quadro politico mugellano, segnando anche un aumento della popolazione. Il transito di un numero sempre maggiore di persone rese necessario la realizzazione di strutture destinate all'accoglienza ed all'ospitalità. Proprio per questo, nel 1275 fu creato un "hospitale" proprio nel borgo, ad opera del "presbiter Gianbonus" . Altri spedali furono realizzati lungo la strada a Novoli, nel 1335, ed a Tagliaferro, quest'ultimo era affiancato da un albergo. Un’opera che riveste un valore strategico per la storia successiva della comunità, è la costruzio­ne del ponte sulla Sieve. Il ponte, uno dei più antichi su questo fiume, fu realizzato dai famosi maestri muratori fio­rentini: Niccolò di Ciardo, Francesco Carletti e Giovanni Mercati. Finalmente San Piero a Sieve poteva contare su di un sicuro ponte in muratura che andava a sostituire quello in legname e pietra che aveva fino ad allora garan­tito il passaggio del fiume. Con questo evento San Piero a Sieve consolidava la propria funzione di mercato e luogo di sosta per i viaggiatori, commercianti e pellegrini. L'essere poi situato su di una strada postale consolida questo ruolo. È un dato ormai acquisito dalla storiografia l'importanza di questo tipo di strade per le comunità che ne sono toccate. La Firenze-Bologna era considerata una posta­le e tale rimase fino all'apertura della nuova arteria per la Futa. Questo collegamento era di primaria importanza per lo scambio tra le due regioni interappenniniche. Il viaggio tra le due città richiedeva almeno due giorni di cavallo e prevedeva una sosta con cambio di cavalli appunto a San Piero a Sieve, favorendo così scambi, commerci e affari. Tra il XIV e il XV secolo San Piero a Sieve vive il momento di maggior prestigio, in relazione naturalmente ai successi della politica medicea. Fu in questo periodo che questi eressero ville e castelli. A testimonianza dell'interesse della famiglia di banchieri fiorentini si può citare l'impulso che questi diedero ad una fabbrica di stoviglie, con fornace e casa colonica per i gestori, che all'e­poca divenne molto famosa, per la qualità e la quantità del prodotto. C'è da dire che gli abitanti di San Piero a Sieve contraccambiarono sempre con lealtà l'impegno che i Medici profondevano verso la loro terra. Nel 1351 collaborarono con Giovanni de'Medici all'assedio di Scarperia. Più tardi accolsero con gioia il ritorno dei Medici alla Signoria fiorentina. San Piero a Sieve fu posta anche a capo della lega di Tagliaferro, che univa tutti i popoli del­l'area circostante, compreso quello di Vaglia con la Pieve di San Cresci a Macioli. Verso la fine del XV secolo, in relazione ad un momentaneo disinteresse dei Medici nei con ­fronti dei propri possedimenti in Mugello iniziò un periodo di declino e nel 1551 anche la lega di Tagliaferro fu posta sotto il Vicariato di Scarperia. In concomitanza della caduta dei Medici, anche il borgo sulla Sievevive un lungo perio­do di stagnazione socio-economica, almeno fino alla fine del XIX secolo, quando, con la costruzione della stazione ferroviaria arrivarono i primi treni favorendo la circolazione di perso­ne e di merci. A questo proposito si puòaffermare, che, lungo tutta la tratta Firenze-Faenza, San Piero a Sieve era una delle stazioni più significative, alla quale facevano capo i cittadini di Barberino, Scarperia e Firenzuola. Nel corso dell'ultimo secolo San Piero a Sieve subisce gli effetti e le conseguenze dei due con­flitti mondiali come gli altri comuni del Mugello. La partecipazione dei suoi cittadini alla Resistenza è attiva, così come dimostrano le memorie che i protagonisti ci hanno lasciato.Monumenti e luoghi d'interesseArchitetture religioseIl Convento del Bosco ai Frati molto probabilmente fu fondato dagli Ubaldini nel VI secolo, poi divenne il cenobio dei Basiliani (XI secolo; successivamente, fino al 1206 fu occupato da alcuni eremiti e quindi donato, insieme a gran parte del bosco a San Francesco di Assisi (i Francescani entrarono in questo convento nel 1212). Qui vissero, fra gli altri, il Venerabile Giovanni da Perugia detto lo Scalzo, Vicario Generale al tempo di San Francesco ed il padre Benedetto da Gavorraccio. Nel 1349 il convento fu quasi del tutto abbandonato a causa della peste e rifiorì solo nel 1420 quando Cosimo I il Vecchio, dopo averlo comprato, lo ricostruì; fece ampliare il refettorio, erigere il campanile, il chiostro, la sagrestia, la cisterna e il loggiato, quest’ultimo su progetto di Michelozzo, il quale modificò la chiesa di San Bonaventura, compresa nel convento, dotandola di un portico a colonne all’esterno; invece all’interno, abbellì l’unica navata con delle volte a crociera ed ampliò il coro poligonale. Anteposto a questo si trova un dossale di legno del Seicento, con intarsi in oro, recante l’arme dei Medici.La facciata della Pieve di San Pietro è prospiciente su una piazzetta, dove si trova la statua di San Pietro, di Girolamo Tacciati. La pieve ha tre porte d’ingresso e una reca la data del restauro del 1776; fu fatta riedificare dal pievano Leonardo di Bernardo de’ Medici, vescovo di Forlì e presenta uno stile cinquecentesco. Nel 1906 fu rifatta la torre campanaria, che ha forma quadrata, costruita nel 1607. La pieve è in filaretto, sopraelevata nella parte centrale e all’interno ha tre navate, cinque arcate a tutto sesto, sorrette da cinque pilastri quadrangolari: resta il dubbio se le arcate fossero sostenute dai pilastri o da colonne celate all’interno di essi, dato che la pieve subì dei restauri, con i quali, fra l’altro, fu rialzato il pavimento e furono costruite volte per la copertura. Anche l'abside fu demolita e venne sostituita da una tribuna rettangolare, lasciando però tracce della vecchia costruzione, che ne fanno intuire l’antica origine. Il fonte battesimale in terracotta invetriata della Scuola di Giovanni della Robbia, (1508 circa) è a sei facce, recanti quadri rappresentativi della vita di San Giovanni Battista e stemmi dei Medici sugli angoli.All'interno della Chiesa di San Niccolò a Spugnole si può osservare un dipinto della prima metà del secolo XIV, rappresentante Maria Santissima, che viene festeggiata per l'Ascensione, situato sull'altare maggioreLa Chiesa di San Giusto a Fortuna conservava una terracotta invetriata attribuita al Rossellino, la Vergine col Bambino che fu portata al Museo Nazionale di Firenze. Il territorio di Fortuna apparteneva ai Vescovi fiorentini.La Chiesa di Santo Stefano a Cornetole è ricordata fino dal 1123, anche se ha avuto una ricostruzione nel 1840-1850. I suoi patroni furono i Pitti-Gaddi e poi i Medici.Chiesa di Sant'Jacopo a Coldaia fu sotto il patronato degli Ubaldini fino all’XI secolo, poi appartenne ai Medici fino al 1835; essa conserva un dipinto i cui soggetti fanno trasparire la delicatezza dei lineamenti, la Vergine col Bambino e tre figure di santi nello sfondo. Questo dipinto era custodito nella vecchia chiesa di San Niccolò, che si trovava nelle vicinanze della chiesa di Sant’Jacopo a Coldaia.Chiesa di San Lorenzo a Gabbiano: nel 1200 appartenne ai frati Vallombrosani e fu adibita ad ospizio; nel 1632 un frate vallombrosano vi costruì le sepolture dei priori e ricostruì l’altare maggiore in pietra. In questa chiesa si trova un dipinto di Jacopo Vignali, Madonna col Bambino e Santi. Nei pressi della chiesa c’è la Villa La Quiete.La Chiesa di San Michele a Lucigliano è del 1353 e in questo periodo era sotto il patronato dei Bettini. Nel 1787 fu ingrandita con l’annessione della chiesa di Santa Maria a Soli.Architetture civiliL'impianto della Villa Medicea del Trebbio è ancora legato alla maniera di fortificazione medievale, piuttosto che di luogo ameno e ordinato di spirito umanistico-rinascimentale. Michelozzo mantenne la torretta di guardia dalla struttura solida priva di finestre,aggiungendovi il camminamento con beccatelli (come nel perimetro esterno), e conservando anche altri elementi tipicamente "castellani" come il fossato e il ponte levatoio. Al centro vi si trova un cortile con pozzo. Vi introdusse però delle novità dettate dalla necessità di anche svago del committente, come il giardino murato, veramente insolito per l'epoca e forse il primo esempio in una zona suburbana, che segna il rifiorire della tipologia della villa tanto cara agli antichi romani. Questo giardino è realizzato su due terrazze a destra della villa: in quella superiore si è conservato un pergolato in muratura con una doppia fila di colonne con capitelli in pietra arenaria ionici o a foglie d'acqua; in quella inferiore esisteva un secondo pergolato oggi scomparso, mentre è rimasta l'impostazione degli orti con una vasca. Nell'orto si svagava dalle preoccupazioni della vita politica cittadina Cosimo il Vecchio, che i biografi descrivono come amante della nestatura e potatura degli alberi da frutto per diletto, secondo una tecnica di cui era "intenditissimo".Villa le Mozzete: la Villa delle Mozzete, riedificata a più riprese su preesistenze anch'esse medicee che la tradizione storiografica fa risalire al trecento, si propone ancora oggi nella sua veste di villa fattoria. Oltre che agli aspetti architettonici del complesso edilizio l'interesse deve essere rivolto al bel parco romantico che vi è annesso, impiantato nella seconda metà del secolo scorso. In esso, oltre a molte essenze inconsuete per il Mugello, si trovano alcuni bellissimi esemplari di cedro del Libano.Villa Adami: esempio di residenza signorile, ma questa volta di carattere urbano, si ritrovano nel centro antico di San Piero, lungo la via di Cafaggio. Fra questi spicca per imponenza ed eleganza di forme architettoniche, la Villa Adami. Da notare la torre Medicea inglobata nel complesso della Villa, che insieme a quella della Villa di schifanoia e quella che sovrasta la struttura dell'albergo "La Felicina" erano a guardia dell'antica Via della Posta fra Firenze e Bologna. Attenti studi, realizzati nell'ambito del complessivo intervento di recupero predisposto in anni recenti dalla Pubblica Amministrazione, mostrano come già nel cinquecento la trasformazione in villa e la realizzazione della fronte, con la piazzetta antistante che si incardina all'incrocio fra via di Cafaggio e la strada per la Fortezza di San Martino, fossero concluse. L'apparato decorativo, composto da motivi floreali e testedi animali in laterizio, è invece di epoca più tarda, probabilmente collocabile attorno alla metà dell'Ottocento dopo che la proprietà era passata dai Medici agli Adami. È infine interessante notare che, come scrive Giuseppina C. Romby: "con la soluzione adot­tata la villa Adami introduce nel centro di San Piero a Sieve una tipologia residenziale di indubbia novità, quella della villa urbana che coniugava la solidità del palazzo signorile con la natura di delizia più propriamente 'agreste' della villa". Particolare interesse riveste anche la sistemazione "cinque-seicentesca" del giardino attorno all'edificio che assume il carattere di una vera e propria terrazza panoramica dominante l'intero aggregato urbano.Villa Schifanoia:questa villa si sviluppa intorno alla torre, contestualmente alla sua trasformazione residenziale che appare compiuta già alla metà del trecento, sono via via cresciuti annessi che hanno invaso gli spazi e le preesistenze edilizie contermini. Ma il ruolo architettonicamente dominante della torre medesima, pure trasformata in colombaia alla metà del XV secolo, permane e permarrà fino ai giorni nostri. Quando, nell'Ottocento, la villa sarà acquistata dai Cambray Digny, la sua destinazione diverrà quella della villa fattoria; centro di un imponente azienda che dai piedi dell'antica torre si estendeva per una larga parte del prospiciente fondovalle della Sieve.Architetture militariLa Fortezza Medicea di San Martino fu fatta costruire da Cosimo I il 30 giugno 1569, su progetto di Baldassarre Lanci e la sua costruzione fu poi terminata da Simone Genga e da Bernardo Buontalenti; essa prese il nome da una vecchia chiesa parrocchiale di San Martino a Beriano. Il complesso si affaccia su un’altura che scende sulla Sieve; il suo scopo era quello di difendere Firenze ed era dotato di sistemi efficaci per resistere agli assedi, come cisterne, magazzini per viveri ed armi, casematte, cucine mulini a vento, armerie e forni per fondere cannoni. Il monte su cui sorgeva era addirittura attraversato daun passaggio segreto che conduceva al fiume, per poter portare i cavalli ad abbeverarsi.A Spugnole anticamente si trovava un castello degli Ubaldini, distrutto da Castruccio Castracani che, in tal modo, realizzava la sua vendetta contro Firenze. Nel 1324 il castello fu ricostruito e dotato di sistemi difensivi per contrastare i soldati di Giovanni Oleggio. In questa località si trova la Chiesa di San Niccolò a Spugnole, nelle cui vicinanze sorge una casa colonica, già villa dei Pepi di Firenze.Castello di MonterezzonicoNei pressi del paese si trova un antico castello appartenuto anche esso alla famiglia degli Ubaldini.Il castello si trovava sull’omonimo monte a sud di San Piero a Sieve. Sulla cima del poggio si conservano notevoli resti della rocca, quali la porta con un bel portale in pietra, sormontata da una possente torre, ampi tratti di mura e, all’interno, resti di cisterne per l’acqua e altri ambienti.La conservazione di abbondanti resti della struttura è dovuta alla trasformazione del fortilizio militare in residenza signorile di membri della famiglia Medici, fino a che negli ultimi secoli fu degradata a casa colonica.GastronomiaNel Mugello si può scoprire una cucina e una ricchezza dei prodotti della terra che hanno conservato nel tempo l'autenticità delle proprie tradizioni.I primi sono spesso i tortelli di patate, le tagliatelle sui funghi, sul cinghiale, sulla lepre, farinate, zuppe, minestroni e pappe.La carne ricopre un ruolo importante nella tavola mugellana. Numerosi sono gli allevamenti bovini, ovini e suini presenti nel territorio.Il latte bovino è destinato in gran parte alla Centrale del latte di Firenze, con la produzione del latte "Alta qualità selezione Mugello" e del latte da agricoltura biologica "Il podere centrale".La carne bovina, suina ed ovina è commercializzata tramite la capillare rete delle macellerie del territorio. Il Centro Carni Mugello macella e lavora le carniprodotte dagli allevatori mugellani associati. È una realtà ormai consolidata a garanzia della qualità del prodotto locale.Il Mugello è di fatto il territorio di allevamento della "fiorentina": qui la vera bistecca nasce al top della qualità. Il formaggio è pecorino, di pura o misto, e i contorni sono fagioli all'olio o verdure dell'orto.I dolci sono semplici come il pan di ramerino, la schiacciata con l'uva, classici come le crostate, elaborati come la torta o il budino di marroni, storici come la torta in balconata.TrasportiIl paese ha una propria stazione ferroviaria vicina al centro del paese. Per quanto riguarda il servizio pubblico su gomma il servizio èeffettuato dalla società consortile Autolinee Mugello Valdisieve.SocietàEvoluzione demograficaQui sono riportati gli abitanti dell'ex comune di San Piero a Sieve dal 1861 al 2011Abitanti censiti Etnie e minoranze straniereSecondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 454 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano: Romania 178 4,13% Albania 168 3,90%CulturaPersone legate a San Piero a SieveTommaso Poggini, presbitero e scrittoreAntonio Berti, scultoreEventiPalio della FortezzaIngorgo SonoroAmministrazioneGemellaggiSan Piero a Sieve è gemellato con:Comune Autonomo "Vicente Guerrero", Chiapas - Messico Bir Lehlu- Repubblica Araba Saharawi DemocraticaSportPOLISPORTIVA SAN PIERO A SIEVEIl primo ente sportivo sanpierino nasce nel 1963 ed adotta i colori sociali BIANCO-ROSSI. Dieci anni dopo, la S.S. San Piero a Sieve si trasforma in Polisportiva nel settembre 1973. Oltre al calcio vengono inserite attività come la pallavolo ed il ciclismo.Dal 2013 anche il tennis viene annoverato tra le opportunità sportive del paese mugellano.La squadra di calcio, dopo aver militato per ben sei anni in Eccellenza, retrocedendo in tre anni fino alla 1ª Categoria. Nel Campionato 2013-2014, la squadra milita in 1ª Categoria girone "C".San Piero è stato teatro di molte gare automobilistiche e motociclistiche anche storiche come la Mille Miglia ed il Circuito stradale del Mugello. La partenza ed i box di quest'ultimo erano proprio nei pressi del paese. Per quanto riguarda altre gare meno famose, San Piero ha ospitato nel 1967 una gara della Formula 3 sul circuito stradale della Fortezza,ed infine il "Giro delle Vespe"(disputatosi dal '49 al'54 in un circuito improvvisato all'interno dell'abitato,dove i concorrenti correvano con gli scooter chiamati Vespe,dal marchio della piaggio).Note^ http://dawinci.istat.it/daWinci/jsp/MD/dawinciMD.jsp?a1=m0GG0C0I0&a2=mg0y8048F8&n=1UH90T09OG0&v=1UH07B07SI50000^ Cfr. la voce Sieve del Dizionario d'ortografia e di pronunzia: [1].^ Dato Istat all'1/1/2007.^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.Voci correlateMaiolica di CafaggioloCircuito stradale del MugelloAltri progetti Commons contiene immagini o altri file su San Piero a SieveCollegamenti esterniSan Piero a Sieve in Open Directory Project, Netscape Communications. (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "San Piero a Sieve")

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