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La vera storia dei Bronzi di Riace

Scritto da Eliana Iorfida, 11/10/20

Erano solo i due che conosciamo? Si tratta davvero di opere greche? Scopriamo insieme la vera storia dei Bronzi di Riace, tra leggenda e realtà, e del meraviglioso museo che li ospita.

Bronzi di Riace, tra storia e leggenda

La storia dei Bronzi di Riace, quella recente che li ha ricondotti alla luce, ha inizio il 16 agosto del 1972.

Siamo in località Porto Forticchio di Riace Marina e Stefano Mariottini, giovane sub romano che soggiorna in Calabria, riemerge da una profondità di 8 metri a seguito di una scoperta che avrebbe scosso l'immaginario di una regione e, per molti aspetti, la sua stessa vita.

Cosa ha notato Mariottini durante la sua perlustrazione marina, a 230 metri al largo dalla costa riacese? Un braccio. Quello che sarebbe stato identificato come il braccio sinistro della cosiddetta "Statua A", unico elemento che emergeva dalla sabbia del fondo.

La vera storia dei Bronzi di Riace è anche la storia del Centro Subacquei dell'Arma dei Carabinieri, deputato al recupero di quelle che si rivelarono essere poi due statue in bronzo, mediante un pallone gonfiato con l'aria delle bombole e mezzi poco adeguati a una documentazione dettagliata del contesto di rinvenimento e di un "intorno" apparentemente spoglio e incredibilmente privo di altri reperti coevi.

Il 21 agosto fu recuperata la "Statua B", il giorno successivo, la "Statua A", che ricadde sul fondo ancora una volta prima prima di approdare al sicuro sulla spiaggia, la stessa sulla quale restò abbandonato per qualche tempo anche il grosso frammento di ceramica rinvenuto tra il braccio e il torace del Bronzo A per impedire che si danneggiasse durante il trasporto in mare.

Da subito, la storia dei Bronzi di Riace solleva dubbi, interrogativi, leggende metropolitane e fantasie: la località di ritrovamento era un porto già attivo in epoca greca, dunque esiste una relazione tra la presenza dei due Bronzi in quel punto e l'ipotesi di un loro trasporto da/verso Roma? La ceramica posta a protezione del braccio della Statua A indica che la coppia era in viaggio per essere esposta o ricollocata in un altro luogo? 

Altri elementi importanti per la ricostruzione della vera storia dei Bronzi di Riace emersero a seguito del lungo e travagliato restauro delle statue a Firenze, presso l'Opificio delle Pietre Dure.

Dal 1975 al 1980 si avviò, infatti, lo svuotamento della terra di fusione posta all’interno delle statue, portato a termine con successo nel laboratorio di restauro del Museo di Reggio tra il 1992-1995 e conclusosi con l'eccellente intervento del 2010-2013, a Palazzo Campanella.

Alcuni punti fermi nella storia dei Bronzi di Riace:

  • Le due statue in bronzo, “A” e “B”, ovvero “Il Giovane” e “Il Vecchio”, sono alte rispettivamente 1,98 e 1,97 metri e pesano circa 160 Kg (al netto della terra di fusione).
  • I denti della Statua A sono d'argento, in rame i capezzoli, le labbra e le ciglia di entrambe le statue, oltre alla lavorazione della cuffia del Bronzo B; in calcite bianca la sclera degli occhi; le iridi dovevano essere in pasta di vetro. 
  • I Bronzi di Riace sono opere originali datate alla metà del V secolo a.C., talmente somiglianti tra loro da rimandare alla mano dello stesso Maestro. Lo stilema è dorico, caratteristico di Argo o comunque del Peloponneso, come attesta l’esame delle terre di fusione eseguito dall’Istituto Centrale del Restauro di Roma.
  • Il Bronzo A raffigura un oplita, il Bronzo B un re guerriero. I due sono stati eseguiti per essere visti insieme, molto probabile che facessero parte di un gruppo scultoreo (mito dei Sette a Tebe?). 

Dove si possono vedere i Bronzi di Riace

Per ammirare la straordinaria coppia occorre concedersi un giorno a Reggio Calabria, al cospetto dei Bronzi di Riace, e varcare le porte del "tempio" che li custodisce: il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

Tappa obbligata per scoprire le bellezze della città, il museo, completamente ripensato e ristrutturato, rappresenta oggi una delle principali attrazioni di Reggio. Situato in piazza De Nava, ospita al suo interno alcune tra le più importanti opere e collezioni al mondo relative alla Magna Grecia.

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