Comune

Ponte dell'Olio

Ponte dell'Olio, (Piacenza)
Ponte dell'Olio (al Pont da l'Oli in dialetto piacentino) è un comune italiano di 4.936 abitanti della provincia di Piacenza.GeografiaIl comune di Ponte dell'Olio è situato sui Colli piacentini all'imboccatura della Val Nure, cioè a metà circa del corso del torrente Nure che ne lambisce il territorio. La vetta più elevata del comune è Montesanto di m 676. La zona è ricca d'acqua, convogliata per la maggior parte in rii artificiali che ancora oggi solcano la campagna.StoriaPonte dell'Olio ha un'origine medievale: la prima menzione del ponte sul Nure con annesso un ostello e la prima menzione della chiesa di San Giacomo, sono del IX secolo, testimoniano un ruolo importante come punto snodo alla confluenza delle due strade principali della pianura e della città all'inizio della valle, vi era un grande afflusso di viandanti e viaggiatori e molti scambi commerciali con la Liguria.Olio, sapone e granoNel labirinto delle mulattiere, delle strade, dei sentieri appenninici c'era un traffico molto intenso tra la Liguria e le terre padane. In verità l'attività di scambio tra la val Nure e il genovese risaliva alla seconda metà del quindicesimo secolo. Nella prima metà del sedicesimo secolo era fiorente l'esportazione illegale dei grani valnurensi. C'era anche un forte coinvolgimento di Pontedellolio nel commercio di olio e di grani; infatti c'erano sei torchi per l'olio e diversi mulini. I commercianti determinano la parte più importante dell'economia di Ponte. La merce trattata consiste principalmente in olio d'oliva, lino, sapone, miele, scorze di arancia, olio da brusar (olio per le lampade), formaggio, fagioli e zucchero. È dal 2006 circa che vi sono anche diversi centri estetici.I terreni e le localitàGli appezzamenti terrieri sono riferiti agli abitanti del borgo di Ponte. Dai dati si può dedurre che le terre circostanti al borgo, esclusi gli orti, erano per lo più coltivate a cereali, a vite o ad alberi filari; l'area di bosco era molto ridotta, come il maggese. Nella Cisiaga (un rio) c'era un mulino, e sulla Farosa (antica strada) si pagava l'imbottatura ai marchesi Cusani.L'allevamento degli animaliIl rilevamento nell'abitato di Ponte non dà risultati di grande rilievo, perché non riflette forse, l'effettiva consistenza del patrimonio zootecnico esistente nel territorio circostante.Vita quotidiana attraverso le grideLe gride, i bandi e gli avvisi sono i documenti a stampa che descrivono fatti e misfatti quotidiani e disciplinano tutti i settori della vita sociale e delle attività economiche. Le gride erano gridate, lette ad alta voce per le strade dei centri abitati e nelle piazze, da un banditore, al suono del tamburo per richiamare l'attenzione della gente. Poi le gride venivano affisse in luogo pubblico.Il mercato del martedìLa realtà pubblica più rilevante, in quanto confluenza dei fattori economici locali, è il mercato settimanale, che ha connotazioni sociali importanti ed è un esempio di economia chiusa.La fieraSi è vista la vivacità economica e commerciale di Pontedellolio attraverso le testimonianze documentarie. La fiera annuale a Ponte, a partire dal 1617, è l'evento maggiore che fa del borgo e del suo territorio nel campo di scambi commerciali, un centro di primo piano per la varietà di prodotti. La fiera di tre giorni continui, iniziava il 13 agosto, continuava nel giorno di San Rocco e finiva il 17 agosto. L'istituzione della fiera di Ponte nasceva con tutte le agevolazioni; oggi si direbbe le promozioni, che possono rivitalizzare l'economia locale e creare un polo economico in media Val Nure.L'OttocentoNel 1806 Ponte divenne sede di una municipalità che riunì anche altri paesi. Funzionava regolarmente un'assemblea municipale. Ponte divenne anche sede di una pretura di seconda classe. L'espansione demografica verificatesi nei primi quindici anni del secolo era destinata a subire una brusca battuta d'arresto in coincidenza con l'epidemia di tifo petecchiale sviluppatesi localmente nel 1817.Territorio, viabilità e acquePer quanto riguarda il paese la classificazione contemplava tre aree principali: le contrade del borgo e della piazza, la strada della mola e il cantone della fornace. Nel primo tratto di borgata esistevano, di particolare rilevanza catastale, due forni, la fornace Zurlini con corte, le osterie del sole e di san Marco, due cisterne comunali, la torre dell'orologio pubblico e alcuni negozi. Nella contrada della piazza avevano sede un fono ed il palazzo dei conti Selvatico, dotato di una stupenda ghiacciaia di forma circolare; c'era anche una fabbrica-fornace. Nel borgo le case giungevano poco oltre l'edificio di San Rocco. La campagna appariva solcata da svariati corsi d'acqua e punteggiata da case rustiche.Dal Nure partivano diversi rii, utilizzati per irrigare e far funzionare mulini e folli. Il principale si chiama rio San Giorgio e ha origine esattamente sotto al mastio del castello di Riva.Risorse economicheL'agricoltura e l'allevamento sono attività di primo piano nella zona. I prodotti della terra e dell'allevamento potevano essere venduti nel mercato settimanale o nelle fiere annuali. A Ponte c'era un'elevata percentuale di cucitrici e filatrici da lino.Dal 2000 anche il commercio è diventato importante.I pellegriniDopo la metà del 1100, i pellegrini provenienti dal Nord Europa e diretti in Spagna a Santiago de Compostela, salivano i sentieri dell'Appennino Ligure passando per la Val Nure e inevitabilmente a Ponte dell'Olio, allora chiamato Ponte Albarola (oggi Albarola è una frazione del comune di Vigolzone, situata circa un km. a valle). Vi sorgeva una piccola chiesa dedicata a San Giacomo e gestita dai frati con annesso un hospitale: una struttura dedicata a fornire il ristoro, e non solo cure mediche, ai pellegrini.IstruzioneA Ponte, in età napoleonica, la percentuale di alfabetizzazione maschile e femminile era la più elevata rispetto a quella delle frazioni.ParrocchiaSotto l'impulso della Curia Piacentina nell'anno 1879 fu creata la Parrocchia di Ponte dell'Olio che comprendeva la chiesa di San Giacomo e la chiesa di San RoccoIl ponte sul NurePer lo sviluppo del commercio fu necessario provvedere allo studio e alla realizzazione di un ponte in sasso per i passeggeri, che fu detto "di Maria Luigia d'Austria", duchessa di Parma e Piacenza (anni 1835 e 1836), poiché ne aveva ordinato lei la costruzione.L'opera del trasporto su rotaiaNel periodo 1853-1856 presero corpo progetti di ferrovia da Piacenza a Genova attraverso Ponte dell'Olio, e trasporto merci con sistema decauville, da Ponte dell'Olio a Ferriere. A partire dal 1880 una società inglese realizzò le tramvie Piacenza-Cremona e Piacenza-Ponte dell'Olio. A Ponte si muovevano velocemente tre corse del tram a vapore. Il tram passava sul ponte (quello attuale, passeggero). Il binario era posato sulla sinistra, venendo da Piacenza, e proseguiva per il borgo; la stazione si trovava vicino alla chiesa di San Rocco. Nel 1932 viene eliminato il tram a vapore e si realizza una ferrovia elettrica. La struttura corre su un tracciato periferico al centro abitato, con binari ancorati su massicciata. A Ponte venne costruito un nuovo ponte, sul Nure, apposta per la ferrovia (è il terzo ponte in curva costruito in Italia). Durante la seconda guerra mondiale il ponte venne bombardato dai partigiani, per non permettere i rastrellamenti dei tedeschi, e venne risistemato solo dopo la fine della guerra.Galleria fotografica de "L'opera del trasporto su rotaia"IndustrializzazioneLa storia dell'industrializzazione di Ponte dell'Olio, trova concreta memoria nella produzione di materie prime e manufatti destinati all'edilizia. L'industrializzazione a Ponte dell'Olio venne avviata da Emilio e Giovanni Rossi, con la costruzione di una fornace per la cottura della calce.La fornaceDopo la metà del XIX secolo fu costruita a Ponte dell'Olio una fornace per calce in zolle di tipo a fiamma lunga. La società "Fornace di Calce Val Nure V. Ghizzoni e soci" commissionò al capomastro muratore Emilio Rossi la costruzione della prima fornace e poi a seguire di tutte le altre. Emilio diventa anche socio della società di V. Ghizzoni. Nella prima fornace ricavarono il forno per fare il pane per gli operai, erano le mogli che si organizzavano e cuocevano a turno il pane, il forno conteneva il pane anche per tre famiglie ed ogni donna metteva un segnetto diverso alle proprie pagnotte. Quando la società inizia la costruzione della seconda fornace affida la direzione tecnica al garibaldino Carlo Carenzi, che si recò in carrozza ad Ottone, in val Trebbia per studiare impianti simili.Al suo ritorno vengono decise la modifiche da fare alla fornace esistente:le camere a fuoco passano da quattro a due e vengono introdotte altre migliorie.L'insieme viene incorporato in una sola torre ellittica in muratura munita di passaggi interni. Seguono altri potenziamenti impiantistici e l'intero complesso viene ultimato intorno al 1920 raggiungendo il totale di dieci forni in cinque fusti successivamente diminuì la richiesta di calce e due fusti vennero abbattuti e con loro il forno per fare il pane per gli operai, passando da cinque a tre. In tempi successivi anche il giovane Giovanni Rossi (figlio di Emilio Rossi) entrò nella società come dirigente. I forni di tipo a fiamma lunga venivano alimentati a legna, lignite o carbone, le fornaci erano accese da un bambino con la candela della sariola il quale, poi andava negli uffici e riceveva in cambio una monetina, i forni erano a ciclo continuo ed i fuochisti facevano il turno di 8 ore più una di cavata della calce. Il sasso calcareo all'inizio viene raccolto nel Nure, poi nelle miniere della borgata ed infine in diverse località, fra cui le più importanti erano denominate "Teglio" e "Riglio". Per portare la calce da questa località alle fornaci, è stata costruita, nel 1939, una teleferica, che fu poi abbattuta nel 1954. Il trasporto del materiale (dalle fornaci ai mercati o ai negozi) avveniva con traino animale, poi con il decovil (un carrello motorizzato) e solo nel 1937 inizia l'uso del camion. I forni erano riempiti dall'alto, i sassi erano sollevati con la carrucola, alla fine dell'Ottocento; con l'arrivo dell'energia elettrica, per il caricamento è costruito un montacarichi a due mandate. Di fianco alle fornaci, adiacente a villa Rossi, nel 1910, costruiscono un magazzino per la calce, ceduto dalla famiglia Rossi nel 1998, è attualmente sede degli uffici comunali. Nel dopoguerra la società cambiò nome trasformandosi in "Cementirossi". L'impianto è stato chiuso nel 1958. All'interno del complesso industriale avvennero alcuni incidenti, fortunatamente ebbero tutti esito positivo, per tanto gli operai consideravano San Rocco il loro protettore, in quanto essendo il santo a cui è dedicato l'oratorio vicino alle fornaci, vegliava sempre su di loro. L'impresa di Giovanni Rossi fornì anche il materiale necessario ai Visconti di Modrone, per la ristrutturazione del castello medievale e l'edificazione della borgata, in stile medievale. Attualmente le fornaci sono di proprietà del comune di Ponte dell'Olio e, durante le feste, vengono aperte al pubblico. In questo momento sono in fase di ristrutturazione, ma non appena verrà completata, verranno riaperte al pubblico.Galleria fotografica delle fornaciI Soavi: 130 anni tra distillati ferramenta e ottonamiNei primi del 1870, quando la signora Bella Rosa Vitale rimane vedova di Adeodato Soavi, con il quale aveva gestito un negozio di pellami a Piacenza, pensa di affiancare, al suo negozio, una piccola distilleria con annessa linea di produzione di liquori. Non potendolo fare a Piacenza, per ragioni di spazio, lo trasferisce a Ponte dell'olio, sede di un mercato molto frequentato. Il riscontro commerciale è buono nel 1896. La signora acquista il fabbricato a nord della piazza I Maggio, dove i Soavi esercitano tuttora l'attività. L'ampio edificio sprona lo spirito imprenditoriale della signora Soavi-Vitale, che estende il commercio agli articoli di ferramenta. Sorge così il negozio di "Ferramenta, pellami, liquori e ottonami". La signora Vitale si risposa con Vincenzo Bissi, come testimonia l'etichetta del "Costumè", ma rimane vedova dopo pochi anni. Nel primo decennio del Novecento il timone dell'azienda passò all'erede Francesco Soavi. Sotto la sua guida l'azienda ampliò il catalogo della distilleria. La ditta pontolliese amplia via via la produzione, favorita dall'entrata dei figli di Francesco Soavi. La produzione è continuata fino agli anni sessanta, poi le marche nazionali, molto pubblicizzate l'hanno ristretto ad un mercato di nicchia. Ora la ditta prosegue con ferramenta e rivendita di liquori e acque gasate.Galleria fotografica dei liquori e dei SoaviLa "Tevi"La "Tevi" (Trafilerie e Viterie Italiane) di Ponte dell'Olio affonda le sue radici oltre 165 anni fa. La storia da un atto rogato a Piacenza, mediante il quale il signor Vincenzo Ghizzoni acquistava, a Riva di Ponte dell'Olio, un'area sul quale erano attivi un mulino e forse un cartiera. Nel 1892 gli immobili sono acquistati dalla famiglia Francesco Bolis di Lecco, al quale si unirono altri imprenditori della provincia Lecchese. I nuovi industriali si specializzarono nella produzione di chiodi da falegnami, semenza per calzolai, filo e rete zincata. Non fecero però fortuna e l'azienda fu rilevata, nel 1921, dalla "Teci" di Sesto San Giovanni, con l'intento di mutare la destinazione economica dell'area. Incaricato dell'operazione fu Ferrante Grassi, che progettò e realizzò nuove linee di lavoro con moderni macchinari. Nel corso della seconda guerra mondiale le produzioni si concentrarono sui bisogni dell'armamento bellico, al termine ripresero, fino alla fine degli anni sessanta, le produzioni tradizionali. Sono anni in cui occorrono investimenti e trasformazioni tecnologiche, l'azienda perde progressivamente posizioni di mercato, al punto che, nel 1972, si profila la messa in liquidazione. Nell'anno successivo l'amministratore unico Antonio Gussoni, elabora un nuovo progetto di riconversione che prevede l'abbandono del ferro e l'adozione della lega d'acciaio. La "Teci", che nel frattempo ha cambiato nome in "Tevi", sostituisce i vecchi impianti con macchine a sofisticata tecnologia e attua un piano di formazione per i propri tecnici e le maestranze. Da diversi anni la produzione è completamente dedicata alla viteria e alla bulloneria in acciaio inox. Nel 2009 la fabbrica è costretta a chiudere dopo l'esperienza fallimentare di un imprenditore marchigiano, che aveva acquistato lo stabilimento qualche mese prima. Alla chiusura della fabbrica non fu però dichiarato il fallimento, e questo portò l'imprenditore a una causa in tribunale. Tutt'oggi gli operai devono ricevere ancora soldi per il fallimento della fabbrica. Nell'aprile 2011 si apre uno spiraglio per la TEVI: un'azienda di acciaierie vicentina si interessa all'acquisto di un capannone a Gariga, in provincia di Piacenza, dove gli ex operai potranno tornare al lavoro sotto contratto.Galleria fotografica "Tevi"BottonificioNella seconda metà dell'Ottocento venne costruito un bottonificio, all'incrocio di via Francesco Acerbi e via Montegrappa, nell'attuale sede dell'"A.E.R" (Artigiani Elettricisti Riuniti). Il bottonificio venne chiuso alla fine degli anni cinquantaGalleria fotografica del bottonificioVilla San BonoLa famiglia francese Sabonet, nel 1700, scelse un luogo sulle pendici delle colline a est di Ponte dell'Olio, per edificarvi Villa San Bono, in stile neoclassico, a due piani, con annesso un oratorio,un campanile ed edifici più bassi, di tipo rurale, circondati da un ampio cortile nel quale collocò una filanda. La facciata anteriore presenta due ordini di finestre:quelle in basso sono tipiche da convento, mentre quelle superiori sono sormontate da cornici orizzontali. Ai lati vi si trovano due portoni per l'accesso. Il palazzo ha ampi saloni con pareti e soffitti affrescati. La villa appartenne ai conti cremonesi Guarnieri-Passerini e nel XIX secolo ai piacentini Ghizzoni, nel XX secolo passò al Sig. Giovanni Rossi (vedi anche la sezione "La fornace") e quindi al convento di San Raimondo ed alla Curia Arcivescovile di Piacenza. All'interno della proprietà, non sono più visibili gli edifici che ospitavano la filanda, la ghiacciaia e la grande vasca della raccolta dell'acqua. Qui, nel 1819, soggiornò la regina inglese Carolina Amalia Elisabetta di Brunswick, infelice moglie di Giorgio IV, e nella seconda metà del Novecento, venne ospitato Sua Eccellenza Monsignor Malchiodi, arcivescovo di Piacenza, durante le vacanze estive. La vedova Ghizzoni chiuse ufficialmente la filanda nel 1853. Al citato Ghizzoni si deve soprattutto la realizzazione dello stradone di San Bono.Evoluzione demograficaAbitanti censiti Infrastrutture e trasportiPonte dell'Olio è interessata dal percorso della Strada statale 654 di Val Nure.A partire dal 1881 la cittadina fu inoltre servita da una stazione lungo la tranvia Piacenza-Bettola; originario capolinea, l'impianto divenne semplice località di transito l'anno successivo, con il completamento della linea. La stessa venne sostituita nel 1933 da un analogo impianto lungo la parallela nuova ferrovia gestita dalla Società Italiana Ferrovie e Tramvie e soppressa poi nel 1967.Luoghi d'interesseAntiche fornaciCastello di RivaPalazzo San BonoPalazzo Scribani RossiAntico torchio dell'azienda agricola "I Perinelli"Castello di TorranoChiesa di TorranoFestività e celebrazioniFiera di San Rocco, festa patronale che si tiene il 16 agostoFiera di primavera, ha luogo la prima domenica di maggioFiera della Pancetta Piacentina per la promozione il tipico salume DOP"I Sapori del Borgo", rassegna enogastronomica che si svolge la seconda domenica di novembre per la promozione dei prodotti della cucina piacentina.In occasione di queste festività si possono visitare le fornaci, il castello di Riva, il castello di Torrano e l'antico torchio (del 1400) dell'azienda agricola " I Perinelli".Persone legate a Ponte dell'OlioIsabella Ferrari, attriceMia Molinari, ballerinaMarco Andreolli, calciatoreRenzo Capra, ingegnere, padre dell'azienda bresciana per l'energia, la raccolta ed il trattamento dei rifiuti ASM diventata A2A, dopo la fusione con la multiutility milanese, di cui è stato nominato presidente del Comitato di SorveglianzaGiulio Gioia, pittore, vive a Cuba gran parte dell'anno, promotore della battaglia per la civilizzazione dei controllori di volo negli anni settantaNicole Pelizzari, conduttrice televisivaDiego Di BiagioAmministrazioneGalleria fotograficaNote^ Dato Istat - Popolazione residente al 09 OTTOBRE 2011.^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 508.^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.Voci correlateRio San GiorgioFolignano (Ponte dell'Olio)Castello di RivaAltri progetti Commons contiene immagini o altri file su Ponte dell'OlioCollegamenti esterniPonteweb.it Portale del paeseFesta della Pancetta PiacentinaPonte dell'Olio sul portale piacentino Piacenzainternet.it.

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