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Novi Velia

Novi Velia, (Salerno)
Novi Velia è un comune italiano di 2.257 abitanti della provincia di Salerno in Campania.GeografiaNovi Velia è un insediamento posto a 648m s.l.m. nell'alta valle del torrente Badolato, lungo la Strada Provinciale che da Vallo della Lucania (distante 3 km) porta al monte Gelbison (1705 m s.l.m.) ed al suo santuario (a circa 7 km). Dista 7 km da Ceraso, 5 da Cannalonga e 92 da Salerno.Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media), Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003.ClimaLa stazione meteorologica più vicina è a Casal Velino. In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +8,7 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +25,7 °C.StoriaAntichità e MedioevoNovi (nel Medioevo Noves o Nobes e Noe) si formò in epoca bizantina sui resti di un'antica fortezza enotria che era stata rafforzata dai greci di Velia per il controllo della chora velina. I vicini toponimi Salella e Salento inducono a pensare alla presenza di un signore feudale longobardo padrone dei luoghi.Fu sede del feudo normanno detto "di Novi" e comprendente Cinque terre (Novi, Cuccaro, Gioi, Magliano e Monteforte). Nel XIII secolo era feudo della famiglia Della Magna (o de Alemagnia), di chiare origini germaniche: Gisulfo della Magna fu giustiziere della Terra di Lavoro ai tempi di Federico II, nel 1242.Novi divenne poi capoluogo dello "Stato di Novi", comprendente 13 casali (Novi, Angellara, Cannalonga, Ceraso, Cornito, Grasso, Massa, Massascusa, Pattano Soprano, Pattano Sottano, San Biase, Santa Barbara e Spio); per lungo tempo i baroni di Novi ebbero importanti ruoli e incarichi nella corte del Regno di Napoli: tra questi Tommaso Marzano (grande ammiraglio del Regno); Antonello Petrucci (primo ministro di re Ferrante d'Aragona); Ettore Pignatelli duca di Monteleone di Calabria (presidente del Regno di Sicilia, ai tempi dell'imperatore Carlo V).Età modernaLa partecipazione diretta dei baroni di Novi alle vicende del Regno di Napoli comportò la disattenzione per la cittadina e per i suoi abitanti, con conseguente abbandono dei luoghi, spopolamento e carestie. Nonostante questo, tra il Seicento e il Settecento diversi vescovi di Capaccio e di Vallo elessero Novi a sede vescovile: di alcuni si conservano le sepolture nella chiesa parrocchiale di Santa Maria dei Lombardi. Nel 1614 lo Stato di Novi fu venduto a Giacomo Zattara, di famiglia di origine genovese. Nel 1759 gli Zattara costruirono il palazzo baronale e si stabilirono in Novi, mantenendo la residenza anche dopo la legge eversiva della feudalità.Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Vallo, appartenente all'omonimo distretto del Regno delle Due Sicilie.Dal 1860, in seguito all'unificazione dell'Italia, l'insediamento assunse il nome di Novi Velia, per il fatto che si ritiene che l'attuale città corrisponda ad un nuovo insediamento (una "nuova Vele", appunto), fondato dai Velini. Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia ha fatto parte del mandamento di Vallo della Lucania, appartenente all'omonimo circondario.Dal 1928 al 1946 il comune è stato soppresso per aggregazione con Vallo della Lucania.SimboliStemma:Gonfalone:Siti d'interesseCastello di Novi VeliaChiesa parrocchiale di Santa Maria dei Longobardi (o dei Lombardi), di origine medievale, rifatta in età barocca. Conserva una tavola, già attribuita ad Andrea da Salerno, ma ritenuta di un suo valido allievo, il polittico del 1540 di Giovan Filippo Criscuolo (Adorazione dei magi e santi) adorna il presbiterio. La statua lignea della Madonna del Monte sec. XVII, le vesti e il manto sono uno splendido esempio di estofado, dono dei valenzani al monastero di San Giorgio, qui traslata dopo l'abbandono della cappella palatina. Numerose statue e dipinti di varie epoche, veri capolavori provenienti anche da cappelle andate perdute come quella di San Nicola di Mira, statua lignea dorata (sec. XVI-XVII) dal rione Cafasso e Santa Margherita di Antiochia, stessa epoca, dal rione Barri. La tavola di Cristoforo Faffeo sec. XV con l'Adorazione del Bambino Gesù (Presepe).Il Santuario della Madonna del Monte Sacro di Novi Velia, sorge sul luogo di un antico luogo sacro pagano sulla sommità del Monte Gelbison (1706 m). Probabilmente gli Enotri eressero un tempio ad una loro divinità, in seguito identificata con Era. Il sito era ben noto ai Saraceni installatisi ad Agropoli: infatti il nome Gelbison deriva dall'arabo e significa Monte dell'Idolo. È meta di pellegrinaggi fin dal XIV secolo; dalla terrazza della canonica si gode uno splendido panorama sul Cilento e sul Vallo di Diano.Chiesa dell'Annunziata.Evoluzione demograficaAbitanti censiti Infrastrutture e trasportiPrincipali arterie stradali Strada statale 18 Tirrena Inferiore. Strada Provinciale 117 Innesto SS 18-Novi Velia.Strada Provinciale 224 Bivio SP 117(Novi Velia)-fiume Torna(Gelbison).AmministrazioneAltre informazioni amministrativeIl comune fa parte della Comunità montana Gelbison e Cervati.Le competenze in materia di difesa del suolo sono delegate dalla Campania all'Autorità di bacino regionale Sinistra Sele.Note^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.^ Tabella climatica mensile e annuale (TXT) in Archivio climatico DBT, ENEA.^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.BibliografiaI presocratici (1972), a cura di Antonio Capizzi, La Nuova Italia, ISBN 8822102630Pietro Ebner, Storia di un feudo del Mezzogiorno. La Baronia di Novi, Roma 1973Don Carlo Zennaro Breve Storia Popolare di Novi Velia, a cura di Vincenzo Cerino, 2001, Pro Loco Novi VeliaVoci correlateElea-VeliaPruno (Cilento)Altri progetti Commons contiene immagini o altri file su Novi Velia

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