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Teatro, Alessandro Serra debutta alla Biennale con Čechov 

Venezia 1 mese fa Tempo di lettura: meno di 1 minuto

Dopo Macbettu, spettacolo consacrato dall’Ubu che ha lanciato Alessandro Serra sulla scena internazionale, il regista visionario torna con un grande classico d’autore per debuttare in prima assoluta alla Biennale Teatro di Venezia sabato 3 agosto alle 21.30 sul palcoscenico del Teatro Piccolo Arsenale. 

Una vetrina importante per il capolavoro di Anton Čechov messo in scena da Serra “Il giardino dei ciliegi”: lo spettacolo prodotto da Sardegna Teatro con Accademia Perduta Romagna Teatri, Stabile del Veneto, Teatro Piemonte Europa e Printemps des Comediéns di Montpellier è, infatti, tra le Drammaturgie scelte per il programma di questa 47 ^ edizione del festival internazionale del teatro. 

L’ultima scrittura di scena di Alessandro Serra parte da Il giardino dei ciliegi di Čechov per dare nuova vita a un’opera poetica e spietata in cui si rivela la fragilità dell’animo umano attraverso una storia semplice e apparentemente innocua ma che sembra presagire gli orrori del ‘900. Il testo si muove con il ritmo di un valzerino allegro la cui partitura è iscritta nelle singole azioni e nel suono delle parole. 

La trama è incentrata sul ritorno da Parigi di una vecchia famiglia aristocratica andata in bancarotta, la cui matriarca ha dissipato tutto il patrimonio. L’opera si apre e si chiude in quella che è chiamata stanza dei bambini, i bambini di un tempo che ora tornano a casa dopo aver dissipato la loro vita. 

Tuttavia il sentimento che attraversa l’opera non ha a che fare con la nostalgia o il rimpianto, ma stringendo un legame indissolubile con l’infanzia chiama in causa il bambino che ciascuno è stato. 

«Velando di lacrime gli occhi dei suoi personaggi Čechov suggerisce la visione sfocata della realtà sensibile, una realtà spogliata dai contorni – scrive Serra nelle note di regia - . La scrittura stessa agevola questo dissolversi del centro e del focus: l’opera è cosparsa di piccoli impedimenti e fraintendimenti, anche linguistici, rotture sintattiche, pianti, canti, apnee, russamenti, borbottii e filastrocche, e poi i suoni. Tutto concorre a una partitura musicale che, scrive Mejerchol’d, è come una sinfonia di Čajkovskij».

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