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Luoghi di Carta

Capodanno “col botto” da Roma a Sulmona

Scritto da Eliana Iorfida, 31/12/15

L’ultimo giorno dell’anno chiude idealmente un ciclo per aprirne uno nuovo, che ci si augura positivo, carico di attese e buoni propositi come ogni Capodanno che si rispetti. C’è chi trae bilanci, chi stila classifiche, rimpiange, si autocompiace e pianifica già “L’anno che verrà”, per usare le parole del grande Lucio. Tutti, in linea di massima, finiamo col cedere a qualche rito scaramantico: da quelli frivoli e goderecci dell’intimo in rosso o del cotechino e lenticchie, a quelli decisamente più chiassosi e kitsch, che prevedono voli di piatti e cristallerie dalle finestre e immancabili batterie di botti e fuochi d’artificio.

Il “Fango” di Ammaniti

Ecco! A proposito del “botto”, c’è sempre chi a Capodanno fa proprio il concetto dando sfogo a libere interpretazioni, talvolta un po’ sopra le righe, se non addirittura “splatter”.

È il caso di Giulia – protagonista de “L’ultimo capodanno dell’umanità”, primo racconto della raccolta “Fango” di Niccolò Ammaniti (1996) – che in preda a un raptus omicida trasforma la tranquilla notte di San Silvestro in uno scenario sanguinoso, degno di un film di Tarantino dal finale davvero “esplosivo”. Il tutto si svolge a Roma, nel comprensorio “Le Isole”, sulla via Cassia (dove è stato girato anche il film di Marco Risi tratto dal romanzo), in un’atmosfera surreale ma efficace, che fonde alla perfezione gli elementi dell’horror a quelli della commedia all’italiana.

Il Capodanno di Monicelli

Personaggi violenti e brutali si trasformano così in maschere grottesche, a tratti ridicole, e ci rimandano a un altro Capodanno tragicomico e indimenticabile, quello dei “Parenti serpenti” di Mario Monicelli (1992).

Siamo a Sulmona– le prime scene del film si aprono sulla Chiesa di S. Francesco della Scarpa  – nella casa degli anziani coniugi Saverio (Paolo Panelli) e Trieste (Pia Velsi), dove si riunisce la famiglia al completo per le festività natalizie. Tutto sembra filare liscio, nella migliore delle tradizioni, almeno finché nonna Trieste non annuncia ai figli il desiderio di trasferirsi a casa di uno di loro, perché i due anziani non se la sentono più di vivere soli.

La soluzione? Col “botto” anche stavolta! Il Capodanno velenoso e criminoso dei serpenti monicelliani salterà in aria col pretesto poco credibile di una fuga di gas.

Dal canto mio, frequentando ogni giorno “luoghi di carta” – dunque altamente infiammabili – per non finire come in Fahreneheit 451 preferisco tenermi alla larga dai botti di fine anno.

Suggerisco anche a voi di radunare le zavorre in un rogo che sia solo ideale, ma che sprigioni una luce così intensa da far risplendere tutto il 2016!

 

Eliana Iorfida

 

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Sulmona

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