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Cuggiono

Cuggiono, (Milano)
Cuggiòno (Cügiònn in dialetto milanese, Cügiòònn in dialetto cuggionese) è un comune italiano di 8.215 abitanti della provincia di Milano, in Lombardia.Geografia fisicaTerritorioIl territorio di Cuggiono confina con a nord con il comune di Buscate, a sud con l'abitato di Casate (frazione di Bernate Ticino), ad ovest con il comune di Inveruno e ad est con la frazione di Castelletto, grazie alla quale il territorio cuggionese giunge al Naviglio Grande e poi al Ticino. Fa inoltre parte del territorio del Parco del Ticino in Lombardia, confinante ad ovest col Piemonte, dal quale è separato dal fiume Ticino.Geologia e idrografiaIl territorio del comune di Cuggiono è situato a 157 m s.l.m., mentre degrada di circa 10 m in presenza della frazione di Castelletto, giungendo sino alle rive del Naviglio. Il Ticino è il principale corso d'acqua al quale il territorio comunale giunge.SismologiaDal punto di vista sismico Cuggiono presenta un rischio molto basso ed è stata classificata come il comune zona 4 (bassa sismicità) dalla protezione civile nazionale.ClimaIl clima è quello caratteristico delle pianure settentrionali italiane con inverni freddi e abbastanza rigidi ed estati che risentono di elevate temperature; la piovosità si concentra principalmente in autunno e in primavera. Il paese appartiene alla zona climatica E.EtimologiaIl termine Cuggiono è di origine celtica. Esso deriva da "cuslono" che è composto dalla radice "cus" che in celtico significa "bosco, macchia", e da un suffisso "ono" che significa "luogo". Letteralmente quindi, Cuggiono indica un luogo accanto ad un bosco. Nel corso dei secoli il nome Cuggiono ha subito diversi cambiamenti passando da Cusonum a Cucionum e Cuzono ed infine acquisendo la grafia attuale.StoriaIl territorio di Cuggiono deve essere stato abitato sin da tempo antichissimo, come lo prova il ritrovamento, in prossimità dell'abitato, di interessanti reperti archeologici, ora raccolti nel museo di Legnano. Nella località “in Scansioeu” sono stati rinvenuti un vaso alto circa 20 cm formato da zone tronco coniche alternativamente colorate in rosso e nero, vari bicchieri a calice, bronzi e fittili gallici: fibule a sanguisuga, tintinnambuli, anelli, pinzette, ornamenti a lucertola, braccialettini, vasi per alimenti, coppe, ciotoline. I fittili gallici hanno la caratteristica di essere fatti di una terra molto fine e talvolta scura e di essere levigati a semilucenza esterna; presentano inoltre, notevoli varietà di tonalità dovute a disuguaglianza di colore nella cottura. Dagli scavi della località “Galizia” provengono 2 teste leonine con disco traforato, destinate, forse ad un astuccio in cuoio. Dala presenza di questi reperti si può dedurre che i primi abitanti della zona siano stati i Celto-Galli, i quali erano totemisti, e come tali pensavano che all'origine delle varie tribú vi fosse un animale od una pianta. Da qui la loro venerazione di acque, pietre e piante. Ciò giustifica il fatto che il nome di molte località sia strettamente legato alle piante. Così si spiega l'etimologia del nome di molti paesi della zona: Inveruno deriverebbe da Ever-Uno, ovvero Pianta Tasso. Così la parola Cuggiono trarrebbe la propria origine da Cuslono, dove cus è la radice Celto-Gallica che significa Bosco, macchia; quindi Cuggiono sarebbe letteralmente un luogo presso un bosco.La storia di Cuggiono è strettamente legata a quella dei Crivelli, una famiglia nobile di origine antichissima della quale si hanno notizie storiche a partire dal 337 d.C. anno in cui il nome dei Crivelli fu inscritto nella Chiesa Metropolitana di Milano. La famiglia fu per lungo tempo feudataria di Cuggiono e diede a Milano il suo XXVIII Arcivescovo, Ausano di Milano, che morì nel 567, alla vigilia della conquista longobarda dell'Italia settentrionale. Dopo la conquista franca dell'VIII secolo, Cuggiono divenne parte di uno dei cinque contadi in cui era divisa la campagna milanese: il Seprio. Nel 1098 si trova un Ottone da Cuciono che figura testimone in un contratto di vendita tra Algerio fu Valone e Ariberto, prete, fu Ambrogio da Castano; nel 1149 si riscontra invece che Giovanni d'Arzago, abate di Sant'Ambrogio, investì Domenico, Pietro, Pastore e Gualla Crivelli, tutti figli di altro Guallo, delle rive, ghiaie e boschi di Brinate (ora Bernate) e Cusonno (ora Cuggiono), affinché le ritenessero a nome di feudo del monastero di Sant'Ambrogio. Nel 1150 Gulla Crivelli era feudatario di Cuggiono e dei dintorni. Suo figlio Uberto salì al soglio pontificio nel 1185 col nome di Urbano III; egli resse i destini della chiesa per due anni nel periodo caotico e turbolento della lotta fra il papato e l'impero per la supremazia politica in Europa. Nel 1533 Cuggiono, che faceva parte della pieve di Dairago, diventò feudo di Castellano Maggi. Nel 1559 il feudo di Dairago fu venduto agli Arconati. Nel 1648 la Real Camera sottrasse il feudo agli Arconati, dietro la restituzione della somma che essi avevano pagato ai Maggi al momento della compravendita e ne vendette una parte alla famiglia Della Croce. Cuggiono, che era rimasta libera da ogni vincolo feudale, decise di acquistare la redenzione impegnandosi a pagare 10.475 lire milanesi per evitare di essere nuovamente infeudato. Nel 1672 una parte di Cuggiono, detta Cuggiono Minore, accettò di divenire feudo della famiglia Piantanida: i suoi abitanti infatti pur di essere sollevati dai debiti contratti per l'acquisto della redenzione, decisero di rinunciare alla propria indipendenza. Nel 1676 i Piantanida si offrirono di acquistare anche la restante parte di Cuggiono, ma la Real Camera la cedette alla famiglia Clerici ai quali rimase sino al 1768, anno in cui a causa della mancanza di eredi, Cuggiono ritornò alla Real Camera.Monumenti e luoghi di interesseArchitetture religioseChiesa parrocchiale di San GiorgioCuggiono fu da sempre un rilevante centro religioso dell'area del Naviglio Grande e si ha ragione di credere che la dedicazione della chiesa a San Giorgio, sia da ricondursi ad una tradizione di origine longobarda. Il primo nucleo della chiesa sorse probabilmente attorno all'VIII secolo, ma si ha ragione di credere che essa non fosse che una piccola cappella dedicata perlopiù al culto dei defunti, subendo in seguito radicali trasformazioni che mutarono radicalmente l'assetto della struttura originaria, mantenendo però inalterati l'orientamento del tempio (rivolto con l'abside a est) e la posizione del campanile sulla facciata.San Carlo Borromeo, giunto in visita pastorale a Cuggiono nel 1576, aveva ravvisato la necessità di ampliare la chiesa parrocchiale in quanto non corrispondente al sempre crescente numero di fedeli della borgata, ma fu solo con Federigo Borromeo nel 1605 che venne presa la decisione di costruire una nuova chiesa parrocchiale, grazie all'opera del parroco, Don Melchiorre Galizia che si avvalse del famoso architetto Francesco Maria Richini per la realizzazione del progetto. La prima pietra del nuovo edificio venne posta in loco il 25 aprile 1606 e la struttura venne già aperta al culto nel 1633. La precedente chiesa parrocchiale assunse il ruolo di chiesa sussidiaria e venne demolita solo nel 1960 per far spazio a nuove unità abitative.Lo scultore Carlo Garavaglia, forse nativo di Cuggiono, si preoccupò di realizzare tra il 1654 ed il 1659, l'altare maggiore in legno (di cui rimane solo il tabernacolo) e tra il 1650 e il 1660 uno splendido coprifonte battesimale, oltre alla balaustra dell'organo.All'interno della chiesa, nel 1648 Galeazzo Arconati-Visconti (famoso per aver donato il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci alla Biblioteca Ambrosiana), fece completare la cappella della Madonna del Carmine, mentre l'architetto e scultore ticinese Francesco Calone venne incaricato della costruzione dell'altare maggiore, la cui pala principale è opera di Carlo Francesco Nuvolone. La cappella di San Benedetto martire è decorata con una tela si scuola leonardesca rappresentante "San Giorgio che offre al Bambino la testa del drago"Le quattro enormi statue in marmo presenti all'interno della chiesa parrocchiale risalgono invece al XVIII secolo e sono opera dei fratelli Pozzi di Milano che le avevano originariamente create per la Chiesa di San Francesco Grande di Milano.Nel 1802, su disegno di Leopold Pollack, venne costruito un nuovo altare maggiore in marmo, che andò a sostituire quello ligneo di Carlo Garavaglia. Nel 1817 venne ricostruito anche un nuovo organo (quello precedente, un Vavassori, risaliva al 1643) ad opera di Eugenio Biroldi, ampliato poi tra il 1864 ed il 1865 dai fratelli Prestinari di Magenta.Al termine dei lavori interni rimaneva però ancora incompleta la facciata, che venne terminata solo nel 1845 su progetto dell'architetto Giovanni Battista Bossi e nel 1889 venne realizzato il concerto di campane per la torre. Altri affreschi vennero realizzati tra il 1908 ed il 1910 da Luigi Morgari e Aristide Secchi, tra cui spiccano la "Gloria di San Giorgio" dipinta sulla volta posta all’incrocio tra il transetto e la navata principale della chiesa, e l'"Assunzione di Maria" sul catino absidale.Chiesa di San RoccoLa chiesa di San Rocco venne costruita dalla "Schola di San Rocco" di Cuggiono nel XVI come voto di questa confraternita se la città fosse stata liberata dalla peste e dalla sifilide. A partire dal 1524, dunque, con la diminuzione degli ammalati, la fratrìa diede inizio alla raccolta di fondi per la costruzione dell'edificio, mentre l'appezzamento di terreno venne donato dal nobile Ugone Crivelli, proprio sul bivio tra le strade che conducevano a Castano Primo ed a Castelletto.Sebbene l'opera fosse stata fortemente voluta nell'anno della sua istituzione, dopo poco il progetto si bloccò per lo scarso consenso di cui la confraternita godeva in paese, a vantaggio della Confraternita dell'Assunta sua controparte. Dopo quasi vent'anni dall'inizio del progetto, questo venne abbandonato per l'impossibilità dell'esecuzione e pertanto la confraternita propose ai frati domenicani della grangia di Castelletto di Cuggiono (dipendente dal monastero di Sant'Eustorgio in Milano) di acquisire la parte di immobile costruita e tutti il terreno già donato dai Crivelli per il progetto, con l'unica clausola di portare a termine il progetto. I domenicani accettarono il contratto e lo sottoscrissero il 10 giugno 1542 col notaio Dionigi De Magistris, presso il quale controfirmò anche il rettore della comunità milanese e la donazione venne confermata nel 1566 da papa Pio V e nel 1585 da papa Sisto V. Il progetto venne portato avanti ora grazie ai finanziamenti della famiglia Della Croce, feudatari della Pieve di Dairago, i quali consentirono la trasformazione della chiesa adiacente alla chiesa a residenza con due monaci e un converso. Sempre i Dalla Croce richiesero alla comunità dei frati che comparisse il loro stemma sopra il portale centrale e sopra l'affresco dell'altar maggiore rappresentante la Vergine Addolorata, ritrovato durante alcuni restauri negli anni '80 del Novecento ed ancora oggi presente nella chiesa.La confraternita, sempre più legata ai domenicani, finì per cambiare dedicazione e passare dal patronato di san Rocco a quello della Madonna del Santo Rosario, in linea con la teologia domenicana, fondata il 29 ottobre 1570 presso Sant'Eustorgio a Milano, per firma di frate Filippo Biglia, maestro generale dei domenicani.Quando, con la bolla "Instaurandae" di Innocenzo X, il 10 dicembre 1652, vennero soppressi i conventi e gli insediamenti religiosi poco numerosi, i domenicani dovettero abbandonare anche la grangia di Castelletto, pur mantenendo la proprietà di tutti i terreni e gli immobili realizzati in loco.La chiesa venne ampliata nuovamente nel XVIII secolo con la realizzazione del coro nel 1717 ad opera dei fratelli Giovanni Battista, Andrea e Gerolamo Provino, aiutati dai loro figli, che abbatterono anche l'antico abside seicentesco. Al termine di questi lavori, la confraternita si impegnò anche per l'acquisizione di un nuovo altar maggiore che venne affidato nel 1743 al marmista Carlo Antonio Giudici di Viggiù. Al 1773 è invece ascrivibile il campanile che svetta a breve distanza da quello della chiesa parrocchiale, dotato di un concerto di quattro campane. L'organo è settecentesco.La confraternita decadde nel 1786 quando, sulla base delle disposizioni dell'imperatore Giuseppe II, la confraternita dovette fondersi con quella del Santissimo Sacramento già presente in paese e molto più numerosa. La chiesa venne restaurata nel 1864 per mano della Confraternita del Santissimo Sacramento.Architetture civiliVilla AnnoniVilla Annoni (passata poi per proprietà alla famiglia Cicogna), è una maestosa villa neoclassica, risalente all'epoca napoleonica, edificata nel 1809 dall'architetto milanese Zanoja. L'edificio presenta una tipica pianta a "U" il che fa supporre che sia stata edificata su un edificio preesistente, risalente quasi certamente al Settecento. Il corpo centrale era destinato ad abitazione, mentre i corpi laterali svolgevano la funzione di locali di servizio, stalle e scuderie: l'intera superficie coperta supera i 4000 m² La villa è decorata con pregevolissime ed imponenti colonne di granito di Baveno, che coronano una piccola scalinata anch'essa in granito, ai lati della quale si trovano due sculture rappresentanti due leoni araldici in marmo bianco. Il portone è in ferro battuto e lastroni di cristallo ed è andato probabilmente a sostituire un più antico portale in legno. La villa, passata dai proprietari al senatore Pietro Bellora, è oggi di proprietà comunale ed ospita il municipio cittadino.Di grande rilevanza è anche l'immenso parco di 230.000 m², realizzato in stile romantico con tratti all'inglese, ricco di piante indigene ed esotiche, che ancora oggi si distingue come il secondo parco recintato più grande della Lombardia dopo quello di Monza.Villa Clerici di RovellascaVilla Clerici è un edificio risalente al Settecento che si trova ancora oggi nel centro storico di Cuggiono. Esso venne commissionato dalla famiglia dei Clerici di Rovellasca (da non confondere coi Clerici feudatari di Cuggiono) all'architetto Lurani.La villa dispone di un cortile doppio con un colonnato ed un ampio parco interno retrostante la villa, contenente diverse specie arboree centenarie. All'interno della villa è presente anche una cappella privata con aree destinate alla servitù, oltre ad una ghiacciaia del XVIII secolo.L'interno della villa venne parzialmente ridecorato negli anni '20 del Novecento quando la famiglia raggiunse un nuovo picco di splendore grazie all'acquisizione della proprietà della società "Industrie Elettriche di Legnano".Attualmente la proprietà è del vicepresidente della Regione Lombardia, Mario Mantovani.Monumento ai CadutiNel mezzo della piazza della Vittoria sorge il monumento dedicato ai cuggionesi caduti nella Grande Guerra; si pose la prima pietra nel 1923, fu inaugurato l'anno successivo e venne a costare circa 110 000 lire. È costituito da una figura di donna alata, in bronzo, avvinta per i piedi ad un pilone di ponte nell'atto di compiere lo sforzo finale per liberarsi dalla stretta. Rappresenta la “Vittoria” della guerra 1915 – 1918, “incatenata al Piave”, secondo l'espressione di Gabriele d'Annunzio. Sul pilone diroccato spicca la dedica: “Cuggiono agli Artefici della Vittoria” e l'acqua che lo circonda vuole rappresentare quella del famoso fiume Veneto. Artistica e pregevole è la statua opera dello scultore Arrigo Manerbi. Altri due esemplari simili, eseguiti dallo stesso autore, si possono trovare nella città di Ferrara e all'ingresso principale del Vittoriale di Gardone Riviera, dove spicca su un'alta colonna di Granito.Palazzo Clerici (Castelletto)Con il termine Castelletto si definisce ora un'area frazione del comune di Cuggiono, ma un tempo esso era identificativo dell'unico edificio di grande rilievo presente nell'area: il grandioso Palazzo Clerici. Sorto lungo la sponda sinistra del Naviglio Grande, probabilmente sulle vestigia di un antico fortilizio medievale posto a guardia del Ticino, l'agglomerato locale viene già citato in un documento del 988 d.C. Quando iniziò la costruzione del Palazzo Clerici nel 1685, l'assetto del borgo venne totalmente rivoluzionario e ancora oggi esso rimane intatto. La struttura della villa è imponente: essa si affaccia sul Naviglio da uno sperone naturale ed è caratterizzata da un grande corpo chiuso a cortili e caratterizzato dalla presenza di due torri con servizio di piccionaia. Rilevante è la grandiosa scalinata barocca che scende dalla villa sino alle acque del Naviglio Grande e che un tempo veniva utilizzata come imbarcadero per i nobili che vi attraccavano per poi giungere comodamente sino alla villa, evitando di passare attraverso il borgo.EconomiaL'agricoltura è senza dubbio una delle attività economiche primarie di Cuggiono: le colture di mais, frumento, orzo, segale e avena sono largamente diffuse e accanto ad esse sono presenti numerosi allevamenti di bovini, suini e ovini. Oltre ad un artigianato molto fiorente, particolarmente sviluppata è l'industria tessile che nel secondo dopoguerra ha soppiantato le filande preesistenti e la lavorazione del baco da seta, grazie alla sua più moderna tecnologia.Etnie e minoranze straniereMolteplici le etnie presenti all'interno della cittadina stanno a sottolineare l'aumento di stranieri dalla stessa provincia di milano. Tra gli abitanti è facile riscontrare tratti fortemente mediterranei e dell'est europa.Infrastrutture e trasportiIl comune è collegato, tramite le uscite Cuggiono nord e Cuggiono sud, con la bretella autostradale inaugurata il 30 marzo 2008 che collega direttamente Malpensa con l'autostrada A4 Milano-Torino, con Magenta e Castano Primo.Il territorio comunale è servito da autolinee gestite da MOVIBUS.SocietàEvoluzione demograficaAbitanti censiti EtnieRisiedono a Cuggiono 701 cittadini stranieri, ovvero il 8,50% della popolazione totale. Le comunità etniche sono:Lingue e dialettiNel Comune è molto diffuso il dialetto cuggionese, variante dell'insubre. Esso è in buona sostenza una lingua romanza derivata dal latino di cui all'interno ancora si risentono gli influssi.ReligioneLa maggioranza della popolazione è cattolica e nell'abitato è presente una parrocchia cattolica, parte dell'Arcidiocesi di Milano.AmministrazioneSindaci durante il Regno d'ItaliaSindaci durante la Repubblica ItalianaPersone legate a CuggionoErcole Belloli, imprenditore italianoCarlo Berra, Giovanni Gualdoni e Giovanni Rossetti, partigiani caduti nella Resistenza italianaYogi Berra, giocatore di baseball statunitenseGiovanni Blandino, scultore e pittore italianoRoberto Borsa, pittore italianoAngelo Branduardi, cantante e cantautore italianoGiuseppe Calcaterra, ciclista professionista italianoCamilla, cantante italianaRosa Cavalleri, protagonista del libro “Rosa, vita di una emigrante italiana” di Marie Hall EtsCarlo Cornelli, ingegnere italianoCarlo Garavaglia, scultore e insigne intagliatore baroccoMaria Pia Garavaglia, politica italianaDino Lanaro attore, doppiatore e conduttore televisivo italianoRoberto Maltagliati, calciatore professionista italianoGiuseppe Francesco Margarita, partecipante alla Spedizione dei MilleMarco Marzano, ciclista professionista italianoLuigi e Camillo Piazza, patrioti caduti nella Rivolta di Milano (1853)Cristian Stellini, calciatore professionista italianoCarlo Stucchi, medico e botanico italianoUrbano III, ponteficeNote^ a b Statistiche demografiche ISTAT, Istituto nazionale di statistica. URL consultato il 30 luglio 2014.^ Da un'intervista rilasciata nel 1988 per il documentario tedesco ANGELO BRANDUARDI, Cuggiono Und Genua, WDR, 1988.^ Rischio sismico per provincia su protezionecivile.it.^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.^ dati Istat^ DEMO ISTAT^ La tradizione migratoria nel contado di Cuggiono^ a b Comune di Cuggiono - Il nostro paese - La storia^ Roberto Borsa mostra^ Traduzione di Rosa - emigrante Cuggionese^ :: Decanato di Castano ::^ Elenco dei Mille pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1878: http://www.novara-software.com/storia/Giuseppe-Garibaldi.php^ Carlo Stucchi - Medico e botanicoAltri progetti Commons contiene immagini o altri file su CuggionoCollegamenti esterniWebcam e meteo per Cuggiono

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