Destinazioni - Comune

Solarussa

Luogo: Solarussa (Oristano)
Solarussa (Sabarussa in sardo) è un comune italiano di 2.514 abitanti della provincia di Oristano in Sardegna. Si trova nella regione del Campidano di Oristano e dista 11 km dal capoluogo di provincia e 103 km da Cagliari. Geografia fisica Territorio Il territorio di Solarussa, prevalentemente collinare, è reso fertile dai depositi ricchi di humus lasciati nel corso dei millenni per uno spessore di circa due metri dal fiume Tirso che scorre piegando in una grande ansa a pochi chilometri dal centro abitato. Solarussa si trova nella parte settentrionale della pianura del Campidano. La sua popolazione sfiora i 2500 abitanti tra il centro abitato principale e la sua frazione Pardu Nou, a 4,5 km circa. Il suo territorio comunale è di 31,89 km², bagnato dal fiume Tirso, il maggiore dell'isola. La casa comunale si trova a 12 metri sul livello del mare. I livelli di altitudine più alto e basso sono rispettivamente di 163 m s.l.m. e 7 m s.l.m. per un'escursione altimetrica complessiva di 156 metri. Secondo la classificazione sismica il centro abitato si trova in zona a rischio sismico irrilevante. I comuni confinanti sono Bauladu, Oristano, Simaxis, Zerfaliu, Siamaggiore, Tramatza. Solarussa dista 11 km dal capoluogo di provincia, Oristano e 103 dal capoluogo di regione, Cagliari. Clima Il clima di Solarussa è un clima temperato caldo influenzato dal mare oltre che dalla sua posizione geografica. I mesi più freddi sono solitamente dicembre - febbraio, i più caldi luglio - agosto. Le precipitazioni sono scarse. Piove prevalentemente in autunno e primavera, meno in inverno e raramente in estate. La classificazione climatica classifica Solarussa in zona C. Storia I primi insediamenti umani nel territorio di Solarussa hanno origini preistoriche, come dimostrano i numerosi resti nuragici presenti nel territorio. Uno di questi, posto in punto elevato, sulla collinetta dove sorge attualmente la Chiesa rurale di San Gregorio, vicino alla palude, che fino al 1936 affiancava il centro abitato. Come per molti altri siti nuragici dell'Oristanese, anche per quelli nel territorio di Solarussa ebbe importanza l'utilizzo dell'Ossidiana proveniente dal non lontano Monte Arci. Successivamente come nel resto della zona, in pieno periodo nuragico fecero la loro comparsa i Fenici attorno all'800 a.C. che spingendosi nell'interno lungo il fiume cui, secondo Tolomeo diedero il nome di Tihium (forse Tirsum). Entro il VI secolo a.C. i Cartaginesi avevano ampiamente occupato un'ampia zona il cui cuore era il corso del Tirso, dalla sua foce fin ben oltre Solarussa verso l'interno dell'Isola. Sempre in prossimità dell'attuale chiesa di San Gregorio, in zona chiamata putz'e angius, in epoca successiva i Romani stabilirono un mansio, ovvero una stazione di sosta di cui sono ancora visibili alcune rovine e un pozzo, ritenuto anch'esso di epoca romana. La stazione di sosta era posta sulla via che passando per Solarussa conguingeva Tharros a Macopsissa, l'attuale Macomer e che da qui raggiungeva anche Forum-Traiani, l'attuale Fordongianus. Questa arteria di collegamento, chiamata Via Maxima in era romana e Sa ia Majore in epoca giudicale è anche all'origine dei toponimi di due paesi limitrofi, Massama e Siamaggiore. A testimonianza della presenza Romana si possono annoverare pochi resti di alcune Domus e frammenti di ceramiche dell'epoca in località Cuccuru Madau. Oltre alle pratiche vinicole e cantiniere che si sono tramandate da epoca romana a oggi e la cui testimonianza migliore sta nella produzione della Vernaccia di cui Solarussa deteniene diversi primanti, fino alla metà del secolo scorso era praticata la produzione artigianale di mattoni pieni e tegole. Le zone in cui si producevano i laterizi era Bangius e Cu'e Forru, località a sud del villaggio che era, secondo antichi documenti, ai confini col villaggio di Bidda longa o Villalonga, villaggio tra solarussa e siamaggiore distrutto dalla peste nel secolo XIV e di cui si sono perse le tracce nei secoli seguenti, ma che è tuttavia citato nel Condaghe di Santa maria di Bonarcado. Nel IX secolo in Sardegna si formarono governi autonomi retti da Giudici e chiamati Giudicati. Solarussa viene così a trovarsi sotto l'influenza del giudicato di Arborea avente sede nella vicina Oristano e conglobato nella curatoria del Campidano Maggiore. Nel XII secolo un'epidemia di peste colpì molti paesi della zona e decimò la popolazione. Nel 1355 una delegazione di Solarussesi che assieme a molti paesi vicini aveva preso parte alla guerra del Giudicato d'Arborea contro gli Aragonesi è tra coloro che firmano la pace di Sanluri, che garantirà un periodo di pace. Nel 1378 una nuova epidemia di peste colpisce la zona terrorizzando e decimando la popolazione per diversi anni. L'11 gennaio 1388 a Solarussa è sottoscritto l'accordo di pace tra Eleonora d'Arborea e Pietro IV d'Aragona. Il 29 marzo 1410, in seguito al trattato di pace che sancisce la caduta del Giudicato di Arborea anche Solarussa entra a far parte del Marchesato di Oristano, che diviene feudo regio in seguito alla sconfitta di Leonardo Alagon a Macomer il 19 maggio 1478 e che non fu più infeudato fino al XVIII secolo. Con la caduta del Giudicato, i marchesi promossero ulteriormente la viticoltura che continuò a svilupparsi così che durante il Cinquecento le condizioni della zona si mantennero stabili e la popolazione riprese a crescere. Nel 1637 i francesi tentano un'invasione dell'Isola dal Golfo di Oristano bruciando e distruggendo numerosi paesi del circondario di Solarussa. Verso il 1654 una nuova epidemia di peste colpisce i paesi del Campidano Maggiore, tra cui Solarussa e nuovamente nel 1680 decimando la popolazione. Nel 1720 i piemontesi prendono possesso dell'isola, trovando un paese spopolato e misero. Nel 1767, Solarussa come tutti i paesi del Campidano di Oristano tornò suo malgrado sotto un feudatario e le sue rendite furono concesse a Damiano Nurra col titolo di Marchese di Arcais. Nel 1807 passò dai Nurra ai Flores e nello stesso anno fu incluso nella provincia di Oristano, e successivamente fu riscattato ai suoi feudatari, mentre la sua economia continuava a poggiarsi sulle attività agricole, in particolare vi erano sviluppate l'ovicoltura e la produzione della vernaccia. Nel 1848, abolita la provincia fu incluso nella divisione amministrativa di Oristano nella quale rimase fino al 1859, quando entrò a far parte della provincia di Cagliari. Nella seconda metà del XIX secolo Solarussa entrò in crisi anche a causa della fillossera che devastò i suoi vigneti. Infine la guerra doganale con la Francia, verso la quale la maggior parte del vino veniva esportato, provocò una grave crisi e una notevole emigrazione che condusse ad un calo della popolazione. Nel 1927 i Comuni di Siamaggiore e Zerfaliu sono accorpati al comune di Solarussa divenedone frazioni. Nel 1946 Zerfaliu riacquista l'autonomia comunale. Nel 1950 anche Siamaggiore riacquista l'autonomia comunale. Fino al 16 luglio 1974, data in cui fu costituita la provincia di Oristano, Solarussa apparteneva alla provincia di Cagliari. Toponimo Le origini del toponimo "Solarussa" seguono due strade. La prima fa derivare il toponimo dal colore del suolo delle sue campagne. Esso compare, per la prima volta intorno al 1200; nel condaghe di Bonarcado, un registro delle tasse ecclesiastiche, così come è scritto oggi insieme ad altri nomi dati al paese quali: Solagrussa, Solarusa. Nel registro delle Decime della Santa Sede del XIV secolo il toponimo compare in Solarosa, Solarossa, Salarussa e, infine, sul finire del XVIII divenne Solarossa. A conferma è da evidenziare che, proprio nelle campagne del centro abitato si trova una località detta ancora oggi "Terra Arrubia" - Terra rossa -, che si ritiene abbia dato origine al toponimo del villaggio sin dall'antichità per la sua colorazione dovuta alla forte fertilità del suo suolo. L'origine del toponimo è di chiara origine latina dato che solum russus o russeus, suolo rosso o rossiccio, viene menzionato da vari autori latini. La seconda origine attribuita al toponimo lo fa derivare da: zeppara-sebara-zeppara grussa-solarussa. Secondo diversi linguisti sardi è un appellativo di origine preromana che significa collina molto sassosa. Secondo alcuni studiosi, Zeppara, pur essendo caduto in disuso come appellativo comune, è rimasto invece ad indicare varie località della Sardegna. A questo punto la versione di Zeppara Grussa, dovrebbe dimostrare che il nome di Solarussa deriva dalla collina molto sassosa su cui è sorto il paese. Dando uno sguardo alla topografia del paese ci si rende conto che anche questa versione del toponimo potrebbe avere l'origine giusta. Monumenti e luoghi di interesse Nel comune di Solarussa ci sono quattro chiese: la chiesa di San Gregorio Magno, la chiesa della parrocchia di San Pietro, la chiesa delle Grazie, e la chiesa delle Anime, con annesso vecchio cimitero coperto ormai quasi interamente distrutto. Società Evoluzione demografica Abitanti censiti Etnie Al 31 dicembre 2007 gli stranieri residenti a Solarussa sono 15 e sono divisi secondo le nazionalità sottostanti: Tradizione e folclore La festa più importante è quella in onore di San Gregorio Magno organizzata ogni anno dalla classe dei "cinquantenni", festeggiata il martedì dopo la seconda domenica di ottobre. È tradizione fare un grande falò il lunedì prima della festa, in quanto questa pratica porterà buon auspicio fino alla prossima edizione della festa. Note ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010. ^ Toponimo ufficiale in lingua sarda ai sensi dell'articolo 10 della Legge n. 482 del 15.12.1999, adottato con Delibera di Consiglio Comunale n. 24 del 02.09.2010 [1] ^ Solarussa: Clima e Dati Geografici, Riscaldamento ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012. Bibliografia Manlio Brigaglia, Salvatore Tola (a cura di), Dizionario storico-geografico dei Comuni della Sardegna, Sassari, Carlo Delfino editore, 2006, ISBN 88-7138-430-X. Francesco Floris (a cura di), Grande Enciclopedia della Sardegna, Sassari, Newton&ComptonEditori, 2007. Collegamenti esterni La scheda del comune nel portale Comunas della Regione Sardegna

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