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Tartufo di Pizzo: eccellenza della gelateria calabrese

Scritto da Redazione , 23/03/20

Il nostro viaggio tra le eccellenze gastronomiche d'Italia parte dalla Calabria e da un gelato che è la fine del mondo: il Tartufo di Pizzo, col suo cuore fluido, da gustare nella piazzetta panoramica che dal piccolo borgo vibonese abbraccia tutta la Costa degli Dei.

Il Tartufo di Pizzo è un prodotto tipico della gelateria calabrese, creato appunto a Pizzo Calabro, in provincia di Vibo Valentia, dove è simbolo indiscusso di eccellenza dolciaria.

Tartufo di Pizzo Calabro

Il Tartufo di Pizzo vanta diversi tentativi di imitazione industriale, ma nessuno di questi può reggere il confronto con le caratteristiche inconfondibili di quello artigianale, che si apprezza direttamente sul posto o si degusta presso locali e rivenditrori autorizzati, dal momento che ormai la produzione tradizionalmente artigianale è valsa al pregiato Tartufo di Pizzo il marchio IGP: primo gelato in Europa ad aver conseguito tale riconoscimento di origine e filiera.

Si tratta di un gelato alla nocciola modellato, rigorosamente nel palmo della mano, a forma di semisfera con un cuore di cioccolato fondente fuso e ricoperto da un spolverata di cacao amaro in polvere e zucchero.

Come è nato il Tartufo di Pizzo? Quasi certamente ispirandosi all'omonimo cioccolatino della tradizione torinese commercializzato dalla Talmone, prodotto con gli stessi ingredienti e popolarissimo nei primi anni '50.

Storia del Tartufo di Pizzo

Era il 1940 quando il maestro pasticcere Dante Veronelli rilevava dal napitino Pasquale Jennarelli il Gran Bar Excelsior, proprio nel centro storico di Pizzo Calabro, mutandone il nome in Gelateria Dante, in suo stesso onore.

L'attività dà le prime soddisfazioni e si ingrandisce, tanto che il Veronelli decide di avvalersi della collaborazione di un giovane pasticcere di Messina, Giuseppe De Maria, al secolo Don Pippo. Il genio dei due artigiani si esprime all'interno del laboratorio sul finire della Seconda Guerra Mondiale, quando la gente ha voglia di dolcezza e nuovi piaceri.

Nasce così quella che si può definire a tutti gli effetti una "premiata ditta", che nel giro di poco tempo riesce a guadagnarsi un nome per via dell'alta qualità delle materie prime e il gusto inconfondibile dei prodotti dolciari.

Ma come nasce il Tartufo di Pizzo? Pare per puro caso! 

Si dice che Don Pippo, in occasione di un matrimonio importante, avendo terminato gli stampi per confezionare il gelato sfuso da offrire agli invitati, provò a sovrappose nell'incavo della mano una porzione di gelato alla nocciola a uno strato di gelato al cioccolato; inserì quindi all'interno del cioccolato fuso e avvolse il tutto in un foglio di carta alimentare da zucchero, dandole la forma tipica del tartufo.

La ricetta originale viene ancora custodita gelosamente dai nipoti del maestro De Maria.

Nel 1950, Giorgio Di Iorgi e Gaetano Di Iorgi, che a loro volta avevano iniziato la loro carriera lavorativa nella storica gelateria come camerieri, cominciarono ad apprendere l'arte della produzione del Tartufo di Pizzo e a distanza di quindici anni, dopo il pensionamento del maestro, rilevarono l'attività della Gelateria Dante e ne aprirono anche una dirimpetto: il Bar Ercole, nel 1965.

Da questo momento in poi, le due attività vengono gestite a conduzione familiare, tramandando di padre in figlio la ricetta segreta per la realizzazione dell'originale e ineguagliabile Tartufo di Pizzo.

Pizzo Calabro: cosa vedere

Regola vuole che il Tartufo di Pizzo si degusti nei bar storici in piazzetta, il punto panoramico in assoluto più bello del borgo e uno dei più suggestivi dell'intera Costa degli Dei.

Il centro storico è infatti arroccato su un promontorio al centro del Golfo di Sant'Eufemia, su cui domina il Castello Aragonese, eretto nella seconda metà del XV secolo da Ferdinando I d'Aragona. Nel Castello fu tenuto prigioniero e in seguito condannato a morte Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte, fucilato il 13 ottobre 1815 dopo alcuni giorni di prigionia, e sepolto nella Chiesa di San Giorgio.

Oggi la fortezza, nota proprio come Castello Murat, ospita il Museo Provinciale Murattiano e le rievocazioni legate a questa importante figura storica. 

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