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Lanciano

Lanciano, (Chieti) Tempo di lettura: circa 39 minuti
Lanciano (Anxanum in latino, Langiànë in lancianese) è un comune italiano di 35.677 abitanti, della provincia di Chieti in Abruzzo, conferito del titolo di città nel 1212 per volere dell'imperatore Federico II di Svevia. È inoltre insignito della medaglia d'oro al valor militare, grazie alle gesta dei Martiri ottobrini. Lanciano è il centro più importante del Comprensorio Sangro-Aventino, dopo esser stata nell'antichità già capoluogo della Frentania. Geografia fisica Il territorio del comune di Lanciano si estende per 66 km² nella fascia collinare che dalle pendici della Maiella digrada verso il mare. Esso è composto prevalentemente da colline, ma comprende anche un'importante parte pianeggiante nella val di Sangro. La sua altimetria varia dai 33 m s.l.m., in contrada Serre vicino al fiume Sangro, fino ai 410 m, che si raggiungono nella frazione San Nicolino al confine con Castel Frentano. Il centro cittadino è situato a 265 m s.l.m. (misurati in Piazza del Plebiscito, davanti al Municipio). La parte più antica di Lanciano si è sviluppata su tre colli piuttosto erti. Subito a nord di questi si trova la valle del Feltrino, ampia e profonda, che tuttora rappresenta il confine settentrionale dell'abitato. A sud, invece, una stretta vallata (oggi parzialmente interrata) separa il centro storico dall'area pianeggiante, su cui è stato edificata la parte moderna della città nel primo Novecento. Nel secondo dopoguerra la crescita dell'abitato si è mossa verso est (Via del Mare) e verso ovest (Viale Cappuccini), lungo il vecchio tracciato della SS 84 Frentana. Negli anni 80 è nato il quartiere Santa Rita (ex 167) che con i suoi oltre 8.000 abitanti è il quartiere più popoloso della città che continua la sua crescita demografica nonostante il calo di residenti della città stessa.Numerosi cantieri attuali e futuri fanno di Santa Rita una città nella città. Le attuali direttrici di espansione seguono le vie di comunicazione più importanti per l'accesso alla città: la SP ex SS 524 Lanciano Fossacesia (verso Fossacesia), la SP82 (verso San Vito Chietino e la A14) e la SP ex-SS84 (verso l'entroterra e verso il mare). Clima Temperatura media di gennaio: +4 °C; Temperatura media di luglio: +25 °C. La neve cade tutti gli anni mediamente 2-3 volte, in qualche caso anche nel tardo autunno o ad inizio primavera; d'estate, specie in luglio ed agosto, non sono infrequenti i giorni di afa. Storia Età antica Le origini di Lanciano affondano nel mito. La tradizione vuole che sia stata fondata nel 1179 a.C. da Solima, profugo troiano approdato in Italia insieme ad Enea, un anno dopo la distruzione della stessa Troia nel 1180 a.C., col nome di Anxanon o Anxia (dal nome di un compagno morto in guerra; in greco Ανξανον, Ανξια). Al di là dell'epica, la datazione potrebbe essere verosimile: infatti, alcuni ritrovamenti archeologici dimostrerebbero che il sito di Lanciano è stato abitato con continuità dal XII secolo a.C. Nei dintorni, inoltre, sono state rinvenute tracce di insediamenti neolitici fin dal V millennio a.C. Secondo le notizie di alcuni storici romani (Varrone, Livio e Plinio il Vecchio), in seguito Anxanon fu capitale del popolo Frentano, gente di stirpe sannitica che occupò l'area costiera tra il Pescara ed il Fortore a partire dal V secolo a.C. In quest'epoca, probabilmente, la città subì l'influsso culturale dei Greci, che allora controllavano i traffici commerciali sulla sponda occidentale dell'Adriatico. Tra il IV secolo a.C. ed il III secolo a.C. i Frentani presero parte alle prime due guerre sannitiche, accettando di diventare federati dei Romani dopo la sconfitta subita nel 304 a.C. A differenza delle altre popolazioni di ceppo sannita, rimasero fedeli a Roma durante le guerre puniche. Nella guerra sociale del 90 a.C., invece, furono tra i fautori della Lega Italica. Al termine di questo conflitto i Frentani beneficiarono dell'estensione della cittadinanza romana a tutti i popoli italici; la città fu ordinata in seno alla Repubblica Romana come municipium (status testimoniato da una lapide attualmente conservata nel Palazzo Comunale). In quest'epoca dovette subire la romanizzazione del nome, da Anxanon in Anxanum. Alcuni decenni dopo, con la riorganizzazione amministrativa dell'Italia voluta da Augusto, la città fu ascritta alla tribù Arniense, all'interno della Regio IV. In quest'epoca dovette conoscere una buona prosperità grazie alle sue fiere, dette nundinae. Fin dall'età antica la città ha dovuto la sua prosperità al commercio. Questa vocazione le deriva da una collocazione "strategica": è a pochi chilometri dal mare ma è in collina, quindi meglio difendibile; inoltre, è vicino ad un'antichissima rotta commerciale che collegava la Puglia all'Italia settentrionale già in età preromana. Questo tracciato, probabilmente legato al tratturo L'Aquila-Foggia per la transumanza delle greggi, in epoca romana divenne una strada (forse la via Traiana) che partiva da Hostia Aterni (l'attuale Pescara) ed arrivava fino in Puglia passando per Ortona, Anxanum e Histonium (Vasto). Medioevo Con il crollo dell'Impero Romano, Lanciano subì saccheggi dai Goti. In seguito, con l'invasione dell'Italia da parte dei Longobardi, fu conquistata e rasa al suolo (probabilmente nel 571). I nuovi dominatori costruirono un castello sul colle Erminio, intorno al quale cominciò a ricostituirsi un nucleo abitativo. Da questo trarrà origine il più antico quartiere medioevale, chiamato Lancianovecchia. Nel 2006 scavi archeologici hanno riportato alla luce alcune vestigia della città romana, tra cui il decumano, che passava proprio sopra il colle Erminio: ciò mostra che tra la città antica e quella medioevale c'è stata una sostanziale continuità. Lanciano rimase fedele ai Longobardi nelle guerre che li opposero ai Bizantini, ma dovette subire la conquista di questi ultimi nel 610. Sotto i Bizantini la città fu aggregata al ducato di Chieti). Questa nuova dominazione consentì alla città di riprendere i propri traffici commerciali. Sul finire dell'VIII secolo Lanciano fu conquistata dai Franchi, i quali l'aggregarono al ducato di Spoleto e, poi, a quello di Benevento. Pur facendo parte di questi ducati, la città era stata ordinata come gastaldato, cioè come città governata da un funzionario nominato direttamente dal re e non soggetta a nessun feudatario. Nel 1060 fu annessa dai Normanni all'istituendo Regno di Sicilia (che diverrà Regno di Napoli nel 1372). Di fatto, Lanciano seguì le vicende politiche e dinastiche di questo regno fino all'Unità d'Italia. Estinta che fu la dinastia Normanna, vide il susseguirsi delle dominazioni degli Svevi, degli Angioini e degli Aragonesi. Superati gli anni bui, Lanciano prosperò grazie al rifiorire delle sue fiere (una in maggio ed una in settembre), tanto da diventare, nel Trecento, il più grande centro abitato d'Abruzzo (6500 abitanti nel 1340). L'incremento demografico si accompagnò all'espansione urbanistica del centro urbano: nel corso dell'XI secolo fu edificato il quartiere di Civitanova; pochi decenni dopo vi fu la sistemazione degli altri due quartieri storici, il Borgo e la Sacca, mentre il centro politico e commerciale della città si spostò definitivamente nella Corte Anteana (l'attuale Piazza del Plebiscito). Sul finire del XII secolo fu ultimata la nuova cinta muraria, dotata di nove porte (solo una delle quali è sopravvissuta fino ad oggi: Porta San Biagio), e la struttura urbana di Lanciano arrivò ad essere quella tuttora visibile nel centro storico. La sua importanza come emporio fu riconosciuta conferendole lo status di università demaniale, cioè di città non sottoposta a nessun feudatario, ma amministrata direttamente dal re. Questo privilegio le fu accordato nel 1212 dall'imperatore Federico II di Svevia e fu confermato e reso perpetuo nel 1259 da Manfredi, re di Napoli. Ad esso si accompagnava l'esenzione delle merci da dazi e dogane ed il diritto di eleggere, oltre agli amministratori ordinari, un magistrato, detto Mastrogiurato, che durante le fiere deteneva i poteri normalmente in mano al Giudice Regio. È interessante osservare che lo status di gastaldato e, poi, quello di università demaniale sono, molto probabilmente, la diretta continuazione dell'ordinamento municipale di epoca romana. Ciò testimonia che questa città, pur non essendo mai stata un libero comune, godette fin da tempi remoti e per molti secoli di ampia autonomia amministrativa e commerciale. Nelle numerose contese tra feudatari e regnanti che segnarono l'età medioevale, Lanciano si schierò quasi sempre con i regnanti, ricavandone benefici di natura economica e territoriale. Una rivalità particolare si instaurò con la vicina città di Ortona, che era il porto preferenziale per l'afflusso delle merci alle fiere, a causa dei dazi che questa città imponeva sulle merci che vi transitavano. Sul finire del XIV secolo Lanciano ottenne dall'Abbazia di San Giovanni in Venere la concessione per costruire un porto a San Vito: ciò fu motivo di nuove guerre con gli ortonesi, composte solo dalla mediazione di San Giovanni da Capestrano nel 1427. Nel 1441 re Alfonso V d'Aragona ripagò l'appoggio avuto contro gli Angioini, concedendo a Lanciano il diritto di battere moneta mediante l'istituzione di una Zecca. In quest'epoca la città arrivò a possedere più di 40 feudi. Fin dal Medioevo, a Lanciano sorsero molte industrie: in primo luogo, fabbriche di tele finissime e di stoffe di lana e seriche. Nel XV secolo si affermarono molte altre produzioni: le ceramiche, la fabbricazione degli aghi, l'oreficeria e l'industria del ferro, dei bronzi, dei cuoi e delle pelli. Un riconoscimento dell'importanza raggiunta fu l'istituzione, nel 1515, di una diocesi distinta da quella di Chieti, poi elevata ad arcidiocesi nel 1562. Nel periodo medioevale il nome della città si è evoluto dal latino Anxanum fino alla forma attuale, passando per le forme intermedie Anxano (probabilmente già in epoca tardo-imperiale, a causa della caduta della "m" finale dell'accusativo nel parlato) ed Anciano o Anzano (per semplificazione della pronuncia). La "L" iniziale è dovuta all'assorbimento dell'articolo determinativo nel nome, come nel caso de L'Aquila. Ciò è testimoniato anche dal dialetto, in cui la "L" è sentita come un articolo e declinata separatamente dal nome (L'Anciane, Quest'Anciane). Età moderna Nel 1520 la corona di Napoli fu aggregata a quella di Spagna dall'imperatore Carlo V d'Asburgo. Questi combatté numerose guerre con Francesco I, re di Francia, per il predominio sull'Italia, uscendone infine vincitore nel 1544 (pace di Crepy). Lanciano si schierò con Francesco I: per questo, il nuovo sovrano la punì sottraendole molti dei suoi feudi. A quest'epoca si può ascrivere l'inizio di una fase di declino per l'economia lancianese. Una prima causa di ciò va ricercata nel nuovo assetto politico, con un viceré spagnolo sul trono di Napoli. Quella che è ricordata come una cattiva amministrazione ebbe i suoi effetti anche su Lanciano, che, nel suo piccolo, si impoverì a causa dell'incapacità amministrativa dei Capitani del Popolo spagnoli e dei forti tributi imposti. Contemporaneamente, la città risentì di un fenomeno geopolitico su scala mondiale: dopo la scoperta dell'America, i grandi traffici commerciali cominciarono a spostarsi dal Mar Mediterraneo all'Atlantico. L'Italia peninsulare venne così a perdere il suo ruolo centrale nei commerci e subì una progressiva decadenza. Il regno di Napoli, persa la sua autonomia, si ridusse ad una pedina di scambio nelle contese tra le grandi potenze europee. A causa della sua posizione di frontiera, l'Abruzzo soffrì particolarmente per queste contese, che videro opposti spagnoli e francesi per tutti il XVI ed il XVII secolo e sfociarono nella guerra aperta tra spagnoli ed austriaci all'inizio del XVIII secolo. Il momento peggiore fu nel 1640: Lanciano perse i suoi privilegi di città demaniale, fu creata baronia e fu venduta al duca Castro di Pallavicini dal viceré di Napoli, Medina las Torres, senza l'assenso del re. Nel 1646, poi, venne ceduta al marchese d'Avalos del Vasto. Il vassallaggio durò più di un secolo e portò un notevole impoverimento della città, vessata dai nuovi padroni. Le sue fiere, per di più, dal 1718 subirono la concorrenza diretta del nuovo mercato franco di Senigallia. Nonostante le numerose ribellioni, Lanciano riacquistò la sua libertà solo nel 1778, dopo l'ascesa al trono di Napoli dei Borbone. Dall'Ottocento ad oggi Nell'Ottocento la città partecipò attivamente ai moti risorgimentali, a partire dalla Repubblica Partenopea del 1799 fino ad una serie di sollevazioni nel 1848, 1849 e 1853. Questi episodi le valsero la qualifica di città fellone da parte della polizia borbonica. Nel 1860 votò l'adesione all'Italia unita. Anche in questi anni, seppur con fasi alterne, continuò lo sviluppo della sua economia basata su commerci, artigianato, piccola imprenditoria. All'inizio del Novecento arrivò a contare 18000 abitanti. Nella storia del Novecento di Lanciano, una pagina molto importante è quella della partecipazione alla Resistenza. Subito dopo l'occupazione nazista, tra il 5 ed il 6 ottobre 1943, alcuni gruppi di giovani lancianesi presero le armi contro gli invasori e li impegnarono in due giorni di combattimenti (la rivolta dei martiri ottobrini). Alla fine dell'insurrezione avevano perso la vita 11 ragazzi. Altri 12 civili sono stati uccisi nelle rappresaglie dai nazisti. Questo episodio segnò l'inizio della partecipazione attiva di tutta la cittadinanza alla Resistenza, motivo per il quale Lanciano è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valore Militare dal presidente Einaudi nel 1952, è quindi tra le Città decorate al valor militare per la guerra di liberazione. Simboli e onorificenze Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Basilica della Madonna del Ponte La chiesa della Madonna del Ponte si chiama così perché è costruita su un ponte a tre archi (il Ponte di Diocleziano). Nel 1088, restaurando il Ponte dopo un terremoto, si ritrovò un'antica statua della Madonna col Bambino: l'evento, ritenuto miracoloso, portò a ribattezzare questa icona Madonna del Ponte e fu costruita una cappella per custodirla sul ponte stesso. Verosimilmente, la statua è un'antica icona bizantina, murata in un arco del ponte nell'VIII secolo per sottrarla agli iconoclasti. La crescente devozione popolare portò, sul finire del XIV secolo, a costruire in luogo della cappella una chiesa che coprì interamente il ponte. Nel 1513 fu ampliato anche il ponte, costruendo l'attuale Corridoio. La chiesa visibile oggi è stata edificata tra il 1785 ed il 1788. La facciata fu iniziata nel 1800 ed è rimasta incompiuta nella parte superiore. A sinistra della chiesa sorge la Torre Campanaria, alta 37 metri, realizzata tra il 1610 ed il 1614. La Basilica è di impianto neoclassico, anche se alcune decorazioni tradiscono residui del gusto rococò. L'interno è costituito da una sola navata, circondata da semicolonne corinzie giganti. La volta e le cupole sono affrescate. In una nicchia al centro dell'altare maggiore è situata la statua della Madonna del Ponte. Santa Maria Maggiore È ritenuto uno dei monumenti più importanti d'Abruzzo. Costruita nel 1227 secondo i dettami dell'architettura borgognona-cistercense, nel 1540 fu ampiamente rimaneggiata secondo il gusto barocco (con l'aggiunta di due navate e di stucchi e decorazioni). Nel 1968 un restauro la riportò alla struttura originaria. Sono artisticamente notevoli la facciata, il portale principale (aggiunto nel 1317) ed il piccolo portale laterale. L'interno è stato riportato alla semplicità delle linee del gotico borgognone, con tre navate divise da colonne agili e sormontate da volte a crociera. San Francesco Questa chiesa fu edificata nel 1258 al posto di una precedente, risalente al VII secolo e dedicata ai Santi Legonziano e Domiziano. L'interno è stato recentemente ripulito dai rimaneggiamenti barocchi ed è tornato alla pulizia delle linee originarie. Sull'altare maggiore si possono vedere le reliquie del Miracolo Eucaristico. Ex convento di Sant'Agostino Il convento è sito in via dei Frentani, nel quartiere di Lanciano vecchia. La costruzione è di incerta collocazione storica ma il convento risulta già attivo nel 1280. Al primo ventennio del XIV secolo viene fatta risalire la costruzione del chiostro con cisterna limitrofa. Altri lavori sono eseguiti nel XV secolo quando viene sopraelevata la fabbrica originaria del romitorio. Dall'ottobre del 1625 partono i lavori di edificazione del braccio meridionale del convento, del refettorio e della ultimazione del chiostro. Quando nel 1652 viene soppresso l'ordine innocenziano che aveva fatto costruire il convento, per l'edificio si prospetta un periodo di varie fortune, fino a quando nel XIX secolo viene usato come caserma con trasformazione radicale delle sue strutture, successivamente viene adibito ad abitazione. Le varie destinazioni d'uso hanno alterato la struttura originaria. Varie tracce di umidità sono presenti in vari lati dell'edificio, particolarmente sul lato sud e sul lato est, fenomeno dovuto allo scarso drenaggio dell'acqua che sta incominciando ad erodere parte dei paramenti murari. Così pure il chiostro sembra messo a rischio dall'umidità che ha in parte scrostato l'intonaco. Il degrado da parte di stanziamenti antropici ha fatto il resto con cavi elettrici, tubi ed infissi fatiscenti non fa altro che aggravare il pessimo stato dell'edificio. Il palazzo si suddivide in tre livelli. Le facciate sono in mattoni a vista e sono austere e prive di decorazioni tranne che per le cornici marcapiano e le aperture con cornici in mattoni nei vari livelli. Nella corte interna vi sono ancora le tracce del chiostro antico, in cui vi è un pozzo a sezione quadrata. Santa Croce La chiesa è sita i via dei Frentani. L'edificio risale al 1583 su volontà dell'arcivescovo Bolognini. Secondo la tradizione vi sarebbe avvenuto un miracolo. L'originaria cappella fu costruita nella casa ove nel 1273 avvenne il miracolo. La facciata consta di portale in pietra con arco. L'interno è a navata unica. Le pareti sono con edicole con decorazioni in stucco che incorniciano affreschi in parte crollati. Il miracolo viene chiamato de "Lu Friacriste". Sant'Angelo della Pace o Sant'Antonio La Parrocchia più grande di Lanciano e il convento più grande d'Abruzzo. La chiesa è sita in Viale Sant'Antonio. È stata costruita nel 1430 nel "Prato della Fiera", nel sito della Cappella di Sant'Angelo. Nella metà del XIII secolo sono stati eseguiti dei lavori di abbellimento e di restauro della chiesa. Il convento ospita fin dall'inizio 50 frati, lo studio Generalizio della Provincia, un lanificio ed una biblioteca. Nel 1806 il governo francese soppresse il convento che fu ripristinato durante la restaurazione borbonica, ma fu soppresso di nuovo e definitivamente nel 1866 e fu venduto al comune per farne utilizzo pubblico. Il chiostro fu ricostruito dopo la seconda guerra mondiale. La facciata consta di timpano e di avancorpo porticato a cinque arcate a sesto acuto con colonne ioniche con tronco esagonale. Le campate sono a volta a crociera. La porta è con arco a sesto acuto. Il campanile è posto lateralmente. Nel retro vi sono due loggiati ai lati dell'abside. L'interno è a croce latina con abside semicircolare con transetto. La navata principale consta di un ambone con tre arcate e sette campate su lesene binate con capitelli corinzi. Tra le lesene nella seconda e nella terza campata vi sono due cappelle. Nella semicupola dell'abside vi è un mosaico. All'incrocio tra le due navate vi è una cupola. Tra le statue vi sono: San Francesco d'Assisi, Sant'Antonio da Padova e Santa Rita. Dietro l'altare vi sono le reliquie di Sant'Antonio e San Francesco. Nel refettorio vi è una tempera raffigurante San Giovanni da Capestrano realizzata dal frate Terenzio Barbone. San Nicola di Bari Fu costruita nel XIV secolo sui resti della Chiesa di S. Pellegrino, precedentemente distrutta in un incendio nel 1206. Sant'Agostino Chiesa edificata nel 1270. La facciata conserva il portale ed il rosone originali, mentre l'interno, ad una sola navata, è stato rimaneggiato in epoca barocca (XVII secolo). San Biagio È la chiesa più antica della città: la prima attestazione della sua esistenza risale al 1059. Di impianto romanico, è caratterizzata dalla semplicità delle decorazioni. Il campanile è di epoca successiva (1340). Santa Apollonia Dà nome all'omonima contrada. Chiesa distrutta nelle epoche passate: le sue mura si ricordano sino al 1915 circa. Localizzata sulla prima collina osservabile dalle Torri Montanari, verso la contrada di Sant'Amato. Per arrivarci basta scendete la collina (partendo dalle Torri Montanari), attraversare la contrada Sant'Egidio e risalire la valle sul versante opposto. Ora ne resta solo una Croce. Il sentiero, praticabile fino a qualche anno fa, è ormai abbandonato. Dista solo 1 km da Lanciano. Santo Spirito La chiesa è sita in Via di Santo Spitito. Risale al XIII secolo. In un documento del 1294 si parla di indulgenza per chi visitasse l'annesso convento, indulgenze che venivano concesse da Papa Celestino V. La decadenza di questo convento fece sì che l'edificio religioso venne chiuso da papa Innocenzo X. Il campanile è del 1772. In seguito l'edificio fu utilizzato, sul finire del 1800 e fino al 1965, dalla Ditta Cocco Croce del Prof. Elvinzo Croce, allievo di Filippo Palizzi, specializzata in pavimenti a disegno in cemento, che ebbe risonanza anche oltre i confini regionali e che conquistò una medaglia d'argento alla Prima Esposizione Fiera Campionaria di Tripoli del 1927. Successivamente fu adibita a rimessa per autocarri. Attualmente è sede del Polo Museale Santo Spirito. La facciata è a capanna in mattoni con pietre cantonali in arenaria. Anche il portale è in arenaria con lunetta ad arco a sesto acuto poggiante su delle colonne poggianti su legacce. Il campanile è a vela. L'interno è ad aula unica con annesso convento. Sant'Agostino La chiesa è sita a Via dei Frentani, nel quartiere di Lanciano Vecchia. Risale al XIV-XV secolo in seguito fu trasformata però conservò le caratteristiche originarie. Nel XVII secolo fu stuccata da Girolamo Rizza e Carlo Piazzoli. Nel XX secolo risalgono le decorazioni delle volte e la costruzione di un nuovo altare in marmo. La facciata è in pietra da taglio. Il portale è entro archi gotici concentrici e colonnine tortili. Nella lunetta vi è una scultura della Madonna col Bambino. Il campanile è nello stile medievale di Lanciano. L'interno è a navata unica con cappelle laterali ed annesso convento. La navata finisce nel retablo del XVI secolo. Nell'interno, inoltre, vi sono: una croce smaltata, un reliquiario, una croce in rame dorato, delle sculture, un candelabro e un quadro del XVIII secolo. Sant'Egidio La chiesa è sita ai piedi del quartiere di Civitanova, fuori delle mura antiche, sulla strada che parte da Sant'Egidio. Non si hanno notizie certe sulla sua costruzione ma sicuramente fu parzialmente ricostruita o vi furono delle aggiunte su di un preesistente edificio. Ci sono però notizie certe sulla sua esistenza nel 1300. La leggenda però vuole che nel luogo dell'attuale chiesa ci fosse la casa delle "pitonesse", sacerdotesse del tempio di Apollo, sito anticamente dove oggi c'è la chiesa di Santa Maria Maggiore e che una galleria sotterranea collegasse i due luoghi. Le facciate sono intonacate di bianco. Il tetto è a capanna con un piccolo campanile da un lato. Il portale è con tettoia in ferro battuto. L'interno è ad un'unica navata. All'interno della chiesa è presente una antica statua in pietra raffigurante il santo seduto su di un trono. Santa Giovina La chiesa è sita in piazza dell'appello nel quartiere Civitanova. La chiesa è stata costruita nel XVI secolo ove era la chiesa di Santa Maria Maddalena. Il nobile D. Ricci fece dei lasciti con l'obbligo di costruire una chiesa. Fu consacrata nel 1518 ed inizialmente fu dedicata alla Madonna dei Miracoli. Fu sede di congregazioni e di corporazioni. Fu restaurata nella seconda metà del XIX secolo. La facciata è in mattoni a vista, forse incompiuta come parrebbero dimostrare delle buche pontaie rimaste aperte. La facciata, inoltre, consta di tre portali. L'interno è a croce latina con cappelle laterali. L'interno è interamente tinto di bianco e con volta a vela ed all'incrocio dei bracci vi è una volta a crociera. L'altare consta di ciborio imitante un tempietto con piccola cupola su piccole colonne. Ai lati dell'abside vi è un coro. Santa Lucia La chiesa è sita nel corso Roma, nel quartiere Borgo. La chiesa è stata costruita nel 1250 sui ruderi del tempio di Giunone Lucina. Forse constò di cupola, la quale fu distrutta forse nel 1627. Dopo la metà del XIX secolo fu ricostruita perché pericolante abbassandone il pavimento e con l'edificazione di pilastri che hanno inquadrato degli altari e l'orchestra dell'organo di Vincenzo Perez di Ortona. Dell'edificio duecentesco rimangono il portale ed il rosone ed alcuni resti della facciata ed altri resti. La facciata è chiusa superiormente da un timpano triangolare. Il basamento è in pietra. Il portale è ad arco a sesto acuto con lunetta a decorazioni floreali. Il rosone è a dodici colonnine ed archivolto semicircolare posto su colonnine pensili, ai lati vi sono due aperture cieche con arco ribassato. Completano la facciata delle aperture e la facciata gotici. La facciata è posta tra due pilastri. Il campanile è in mattoni con basamento in pietra. L'interno, neoclassico, è a navata unica con cappelle laterali. Le campate sono con volta a vela sorrette da colonne binate con capitelli corinzi e cornici modanate. Tra l'ultima campata e l'abside vi è una cupola, mentre nelle cappelle laterali vi sono degli altari con lesene e capitelli corinzi che sorreggono dei timpani triangolari. Del Purgatorio La chiesa è sita in corso Roma. Risale al 1717-37. La facciata è con trabeazione e timpano. Il campanile è a pianta quadrata. La copertura è vagamente orientaleggiante. L'interno, barocco, è a navata unica. Sacro Cuore La chiesa è sita nella via di Santo Spirito. Risale al 1899. Fu ristrutturata tra il 1990 ed il 1995. La facciata è in mattoni a vista, lesene angolari e timpano sovrastante. Ai lati dell'edificio religioso vi sono i dormitori delle suore, con le facciate realizzate sempre con mattoni a vista. L'interno è a navata unica con convento adiacente. L'interno, semplice, è con altare centrale, pareti dipinte e con pilastri in marmo. San Rocco La chiesa è sita in Via Garibaldi, nel quartiere Sacca, presso la chiesa di San Nicola. Si suppone che sia stata costruita tra il XVIII secolo ed il XIX secolo su di una preesistente chiesa. L'edificio è in stile neoclassico. La facciata è attigua a quella di San Nicola ed è in mattoni a vista. La campata centrale è un po' aggettante. I lati della facciata constano di paraste. L'interno è a navata unica con volte a crociera ogivali. San Pietro La chiesa è sita in Via dei Cappuccini. Fu costruita nella seconda metà del XX secolo sul luogo di una preesistente cappella dedicata allo stesso santo. All'interno vi è una coppia di statue dedicate a San Pietro e di San Paolo. Santa Chiara e San Filippo La chiesa è sita in Corso Roma. Risale al XIII secolo. Il notaio Teodoro con un testamento del 1278 lascia la propria casa per "servigi" alla chiesa. Nel XVI secolo l'edificio fu ceduto ai frati francescani. Del 1753 è la menzione di Graziano Leto il quale narra che all'interno vi sono vari quadri e statue. Nel XIX secolo l'adiacente convento fu soppresso ed adibito a caserma e ad asilo. Nel 1952 la chiesa fu destinata all'uso dell'arciconfraternita orazione e morte di San Filippo Neri. La facciata è in mattoni a vista ed è con doppio ordine di lesene ai lati, dorico al primo livello e ionico al secondo suddivise da una cornice marcapiano. La parte centrale è un po' avanzata dove vi sono il portale d'ingresso ed altre aperture. Le zone restanti sono dipinte con tinta gialla paglierina. L'interno è a croce latina con una cappella laterale a cupola e statua del Cristo morto. La navata principale è a quattro campate con volta a vela. L'altare principale è con colonne a motivi floreali. Il presbiterio è a cupola, l'ambone d'ingresso è a tre vani con volta. Nell'interno vi sono vari dipinti. Nell'antico convento vi sono, inoltre, i dipinti di Anton Maria Purano. Resti della Chiesa di Santa Maria del Pozzo I ruderi sono siti in località Villa Elce. La chiesa risale alla fine del XIX secolo. Fu costruita su un terreno donato alla comunità dalla famiglia del barone De Riseis. Nel 1967/1968 la chiesa venne chiusa per motivi di sicurezza nonostante verso gli anni cinquanta del XX secolo era stata rafforzata mediante catene che contrastavano la spinta delle volte. In seguito fu abbandonato in quanto la locale autorità ecclesiastica, attraverso una locale famiglia alla quale aveva delegato di fatto la rappresentanza di un comitato costituito ad hoc, impedì la ristrutturazione della chiesa rincorrendo e forse anche ottenendo finanziamenti pubblici. Dopo molti anni nei pressi è stata costruita una chiesa in calcestruzzo armato. La graziosa chiesa, eretta attraverso il concorso dei migliori artisti e delle più attente maestranze locali, fu finanziata con l'esclusivo frutto del sacrificio di una comunità contadina (se ne ricordano gli affreschi delle volte ed un imponente altare costruito in pregiato marmo); adesso rimane in piedi solo il campanile. Il campanile era sito nel retro della chiesa e suddiviso in quattro livelli scanditi da cornici marcapiano. La torre campanaria termina mediante un piccolo terrazzo con parapetti in pietra e mattoni. La chiesa, in stile rurale, presentava una facciata con bicromia ed era suddivisa in tre livelli. Il portale bugnato era contornato da paraste con base in ordine tuscanico. Il secondo livello era composto da due ordini di lesene con cornice superiore a mo' di timpano. L'interno, a navata unica coperta mediante volta, collegato all'esterno mediante endonartece terminava nella sagrestia forse successivo al resto della chiesa, così come, verosimilmente, al campanile. Chiese delle frazioni di Lanciano, cappelle e altri conventi Sant'Onofrio La chiesa è sita nella frazione eponima. Fu costruita su di un edificio probabilmente di origini medievali. L'interno è ad un'unica navata con abside semicircolare. L'accesso è consentito mediante una scalinata a due rampe. Il portale consta di timpano. In una nicchia vi è la raffigurazione di Gesù. La copertura è a capanna sorretta da travi in cemento. Il campanile, a cinque livelli è posto alla sinistra dell'edificio, così come la canonica, mentre una cappella è posta a destra. Santa Maria della Conicella La chiesa è sita nella frazione Iconicella. Secondo la tradizione l'edificio risalirebbe al 1524 quando dapprima fu costruita la cappella sul regio tratturo L'Aquila-Foggia con l'affresco della Madonna con Bambino tra i Santi. La tradizione continua che l'affresco concedesse dei miracoli, così, in seguito, venne eretta la chiesa con all'interno l'affresco della Madonna. Una lapide sopra la facciata narra la vicenda. Nel XIX venne ampliata la chiesa, ampliamento che si protrasse nel XX secolo. L'edificio consta di avancorpo porticato con tre arcate a tutto sesto. La facciata ha un timpano. Il campanile, suddiviso in tre livelli, è posto su di un lato. Santa Maria dei Mesi o Santa Maria in Visu o Santa Maria della Visita La chiesa è sita nella frazione Santa Maria dei Mesi. L'unico documento è risalente al 9 marzo 1585 in cui si proclamava l'indulgenza plenaria a chiunque visitasse la chiesa l'ultimo venerdì di marzo. La facciata consta di avancorpo porticato a tre campate. La facciata è tra lesene giganti doriche. Il campanile è a vela. Presso il coro vi è un ingresso secondario. Santa Giusta La chiesa è sita in Via del Mare nella frazione Santa Giusta. Risale all'epoca normanna e sveva quando venne costruito un monastero. Nelle cronache cassinesi viene citato che nel 1055 la chiesa e l'annesso convento vennero donati dal conte Trasmondo all'abate benedettino Richerio. Un Restauro venne commissionato dall'arcivescovo Giacomo De Vincentis. L'avancorpo dell'ingresso è successivo. L'avancorpo è in mattoni. Al primo livello vi è un'arcata a tutto sesto. La cornice marcapiano funge da trabeazione. La facciata è a capanna con cornice aggettante. L'interno è a quattro campate a tutto sesto su pilastri corinzi. La volta è a vela. San Donato La chiesa è sita nella frazione Villa Martelli. L'edificio è di origini medievali con aggiunte successive. Il portale è sette-ottocentesco. La facciata consta di lesene doriche ai lati con terminazione superiore a timpano. Il portale, ad arco a tutto sesto, è al centro, posto tra due semicolonne in stile dorico. Sopra il portale vi è un'apertura strombata ad arco a sesto ribassato. La torre campanaria è sita a sinistra della facciata. Il campanile è suddivisa su quattro livelli scanditi all'esterno da cornici marcapiano. Le murature sono in gran parte in pietra e mattoni tranne agli angoli e le cornici marcapiano che sono realizzate completamente in laterizio. L'interno è a navata unica. Santissima Trinità La chiesa è sita nella frazione Villa Andreoli. L'edificio è frutto di un ampliamento di un edificio di età antica. Le due campate laterali sono state aggiunte in seguito allo stabile in stile rurale. La facciata è suddivisa in tre campate mediante due lesene giganti in stile ionico. Ogni campata consta di portale di cui, il principale, sta nella campata centrale, questo portale è tra due lesene ioniche che sorreggono una trabeazione con un incorniciamento a dentelli ed un timpano. Ai lati vi sono delle finestrelle devotionis. Il tetto a doppio spiovente è in coppi. La canonica è addossata al retro. L'interno è a tre navate. Madonna degli Angeli L'edificio si trova nella frazione Villa Stanazzo. Un'iscrizione sulla finestra cita la data del 1611 mentre uno stemma sul portale cita da data del 1766. La costruzione del campanile risale al 1900 come attesta la lapide. La facciata è suddivisa in tre campate suddivise da quattro lesene che reggono una trabeazione che imposta il timpano. Il portale consta di cornice spezzata con volute e timpano curvo spezzato. Sopra il portale vi è una finestrella strombata. Il campanile è sito a destra della chiesa. La torre campanaria è in mattoni a vista è suddivisa in quattro livalli scanditi all'esterno da cornici marcapiano. Chiesa di Torre Sansone La chiesa si trova nella frazione eponima. L'edificio è medievale con trasformazioni successive. La facciata è con copertura a capanna. Il campanile è a due livelli scanditi all'esterno da una cornice marcapiano. La torre campanaria è posta sul retro. L'interno è a navata unica. Cappella di San Gaetano La cappella è sita in Largo dell'Appello, all'interno del palazzo dell'arcivescovato, nel quartiere Civitanova. Fu costruita nel 1680 dall'Arcivescovo Carafa. Cappella di San Giovanni di Dio È sita presso l'ex ospedale eponimo. Il portale ha gli stessi elementi dell'ingresso dell'ex ospedale ma di dimensioni ridotte. Sopra l'ingresso vi è una finestra ad arco ribassato. Cappella di San Bartolomeo La cappella è sita in Viale Cappuccini. La costruzione della chiesa e dell'annesso convento iniziò nel 1575 e terminò nel 1617. La chiesa fu consacrata a San Bartolomeo perché fu costruita sul luogo ove era una cappella dedicata allo stesso santo. Il convento accolse l'ospizio per anziani. Nel convento sono custoditi degli oggetti in legno, tra cui l'altare e vari arredi della sacrestia oltre a vari quadri. L'altare risale al 1744-1747 ma di gusto seicentesco Tra i quadri sono degni di menzioneSan Bartolomeo, la Madonna con Bambino tra San Francesco d'Assisi e Sant'Antonio da Padova e San Felice di Cantalice di Giovanni Battista Spinelli. Il 24 agosto (festività di San Bartolomeo, appunto) 2011 la chiesa è stata riconsacrata dall'attuale Arcivescovo Mons. Emidio Cipollone, com'è stato profondamente voluto dai precedenti sacerdoti della parrocchia di San Pietro Apostolo, dagli attuali sacerdoti e da altre persone del quartiere tra cui anche alcune autorità. Oggi è stata affidata all'ordine delle Suore Missionarie di Cristo provenienti dal Brasile ed è anche la loro dimora. Vengono svolte nel convento attività per i giovani organizzate dalla comunità di San Pietro Apostolo e attività di culto, infatti vengono celebrate anche Sante Messe nelle solennità come Natale e Pasqua, ma anche Santi Rosari nei giorni feriali. Convento di San Francesco Architetture militari Porta San Biagio Risale all'XI secolo. È l'ultima superstite delle nove porte che facevano parte della cinta muraria della città, che fu abbattuta all'inizio del XX secolo per favorire l'espansione urbana. Arroccata su di un costone molto ripido, è dotata di una luce di dimensioni ridotte sormontata da un arco a sesto acuto. Porta Diocleziana La porta è sita in Largo Paolo Tasso. Inizialmente aveva la funzione di accesso alla città, oggi, invece, unisce Largo Paolo Tasso con il Ponte Diocleziano. Forse è di origini medievali. La parte superiore sembra essere stata aggiunta in epoca più tarda. La porta è costituita da un solo fornice con mattoni a vista eccetto che alla base dei piedritti ove è costituita da pietra mista a mattoni. L'apertura della porta ha base trapezoidale con volta, arco a sesto ribassato esterno ed un arco a tutto sesto più piccolo interno. Una cornice marcapiano separa la parte inferiore da quella superiore con terminazione orizzontale. Sopra il fornice, delle lesene delimitano un vano rettangolare in cui vi è una finestra sul lato esterno ed un balcone su quello interno. Porta urbica di Via Umberto I Sono poste all'inizio della via risalendo per le Torri Montanare. Trattasi di un accesso coperto mediante volta a botte introdotto da un arco a sesto acuto. La porta, verosimilmente, era collegata alla porzione delle mura cittadine site tra il quartiere Borgo ed il quartiere Sacca. Torri Montanare Sono un residuo dell'antica cinta muraria (XI secolo). Si compongono di due torri vicine tra loro: una torre d'avvistamento alta e snella, interna alle mura, ed un massiccio torrione angolare esterno; quest'ultimo risale al XV secolo. Il nome deriva dalla famiglia Montanari oppure dalla posizione molto panoramica (la vista spazia dal massiccio della Majella al Gran Sasso, passando per tutte le colline vicine ed arrivando fino al mare). Torre aragonese La torre è sita in Via Torrione. Mancano dati certi sulla sua costruzione, tuttavia il suo nome e le sue caratteristiche fanno pensare ad una fabbrica degli inizi del XV secolo. È stata eretta come presidio della cintura muraria, forse adeguando una costruzione preesistente. Con la distruzione della cinta muraria, la torre rimane quasi isolata. La torre è in mattoni. È di forma circolare con scarpa. Il coronamento è a beccatelli con mattoni a formare delle mensole di forma triangolare. Sui beccatelli vi sono dei fori utilizzati per i legni del solaio. La torre presenta delle feritoie. Torre civica La torre è sita in piazza Plebiscito. Attualmente funge da campanile e torre dell'orologio. Mancano dati sulla sua costruzione, però la costruzione sembra essere ottocentesca, forse costruita sul luogo ove sorgeva una torre preesistente. L'edificio è costruito con mattoni a vista. La facciata è costituita da coppie di lesene binate con capitelli dorici, ionici e corinzi. Su ogni piano vi è una trabeazione che funge da cornice marcapiano. Sopra il terzo livello, sull'attico è posto l'orologio. Torre San Giovanni o della Candelora La torre è sita in Via dei Frentani nel quartiere di Lanciano Vecchia. Dopo la distruzione della vicina Chiesa di San Giovanni ha perso le funzioni di campanile. Un'iscrizione sul campanile data la costruzione della torre al XIV secolo sicuramente dello stesso periodo della chiesa distrutta durante la seconda guerra mondiale e mai più riedificata, di cui la prima notizia risale al 1515 quando fu costituito il vescovato e fu assegnato il terzo stallo al relativo cappellano. La pianta è quadrangolare. I muri sono costruiti in ciottoli e arenaria sbozzata. Il laterizio viene utilizzato per le cornici marcapiano posto alla "cappuccina". Rimangono pochi resti dell'ultimo piano ove erano le campane. Architetture civili Palazzi principali Casa con botteghe medievali L'edificio è sito ad un angolo di Piazza Frentani. La costruzione risale al 1434 da Nicolaus Rubeus che volle costruirsi un'abitazione ed una bottega. La casa ha subito nel corso dei secoli delle modifiche a seguito del susseguirsi dei vari proprietari. L'edificio è strutturato in due piani, scanditi all'esterno con cornici marcapiano a dente di sega in laterizio e pietra posti obliquamente, con le botteghe al pian terreno con banco esterno secondo la moda romana. L'impoverimento di malta sono stati verosimilmente causati da umidità. Il tetto è a doppio spiovente. Al pianterreno vi è un portale architravato che verosimilmente portava all'abitazione, altri tre portali a sesto acuto immettevano alle botteghe. I muri sono in mattoni a vista, mentre le cornici dei portali sono in pietra da taglio. Al piano nobile vi sono tre bifore. Palazzo dell'Arcivescovado Il palazzo è sito in piazza dell'Appello, nel quartiere Civitanova. Fu sede dapprima dell'arcivescovato, poi del seminario poi del museo diocesano. L'edificio risale al XVI secolo con data probabile di costruzione 1590 quando fu abbandonata la vecchia residenza del vescovo. Il palazzo è verosimilmente l'unione di più edifici preesistenti trasformati molte volte nel corso dei secoli. Nel 1819 la facciata principale ha accolto il portale della Chiesa dell'Annunziata quando la chiesa fu demolita per realizzare Piazza del Plebiscito. Probabilmente gli elementi neo-gotici furono aggiunti in questo periodo. La facciata è dipinta di rosa con alcuni elementi in grigio tra cui alcune partiture in pietra o in mattoni. La facciata è in tre livelli più un attico. Al piano terra vi sono tre portali, di cui i laterali sono con stipiti ed archi a tutto sesto. Al centro vi è il portale principale costituito dalla porta della chiesa dell'Annunziata. Questo portale è in arenaria, a sesto acuto con modanature sugli stipiti e sull'archivolto. Nei piani superiori vi sono quattro aperture a sesto acuto. Le aperture al primo piano constano di lunette che imitano le bifore gotiche. Il cornicione è lavorato ad archetti pensili che sostengono l'attico. Una muratura grigia con merlature cuspidate e con piccole aperture ogivali completa il prospetto. Il palazzo consta di corte interna. Come curiosità, vale la pena di ricordare che in epoca napoleonica, quando nel 1809 Gioacchino Murat decretò la confisca dei beni ecclesiastici, nel palazzo fu posta la sede della Corte d'Appello degli Abruzzi (da ciò deriva il nome dell'antistante Largo dell'Appello). Questa situazione perdurò fino al 1817, anno in cui questo edificio fu restituito alla sua funzione originaria. Nel cortile interno del palazzo sono visibili alcuni resti di quello che sarebbe stato il teatro romano di Anxanum. Palazzo Spoltore Il palazzo è sito in Via Garibaldi, presso la chiesa di Santa Maria Maggiore nel quartiere Civitanova. Dal maggio 2001 il palazzo ospita il museo di Federico Spoltore. Verosimilmente si edificò il palazzo accorpando degli edifici più antichi, tuttavia il palazzo consta di vari elementi risalenti alla fine del XIX secolo. Il palazzo è stato dichiarato edificio di grande interesse storico ed artistico dal Ministero dei Beni Culturali con decreto del 23 novembre 1987. La facciata è il frutto dell'unione di due edifici diversi per stile architettonico. Il lato su Via Garibaldi è decisamente il più antico ove i muri hanno delle contrafforti a scarpa edificati con materiale di riciclo posto tra ciottoli e mattoni. La zona tra i due precedenti edifici è formata da una diastasi tra le due murature, in questo settore il volume si alza a formare un'altana in cui si trova l'ingresso principale. Il cornicione è modanato con mattoni sagomati. L'interno è a tre livelli. Palazzo Brasile Il Palazzo è sito in via Santa Maria Maggiore, una strada caratterizzata da numerosi palazzi risalenti al 1600 - 1700 - 1800. Il Palazzo Brasile si presenta con una facciata barocca di buon gusto, armonica e non molto elaborata. Abbraccia un intero isolato (tra due "vicoli") e confina nel lato Nord con il più antico Palazzo Genuino, risalente in alcune parti ad epoca medioevale e con accesso da Via Garibaldi. Gli interni del Palazzo Brasile sono ben conservati, tuttora abitati dagli originari proprietari. Si compone di oltre venti stanze che, in origine, erano tutte con volta a botte ed affrescate (motivi floreali ed anche figurativi): di tali volte se ne conservano oggi soltanto 3 - 4. Interessanti sono i vecchi "fondaci", tutti con mattoni a vista, con un ulteriore locale sotto il piano stradale una volta adibito a deposito d'olio e di vino. All'interno di uno di questi fondaci vi era un antico "pozzo" (oggi interrato) con cui si attingeva ad una vena d'acqua assai profonda, con il tempo esauritasi. Spettacolare è la vista sulla fuga dei tetti dell'intera città che si gode da un "belvedere" posizionato sulla sommità dell'edificio, cui si accede tramite una ripida scala. Palazzo De Angelis Il palazzo è sito nel Corso Trieste. L'edificio, iscritto al catasto (foglio 25, particella № 1335), fu progettato da Gino Coppedè in stile liberty nella moda di Lanciano a cavallo tra il XIX ed il XX secolo. Il palazzo, in epoca recente, è stato restaurato. Attualmente è sede di un istituto di credito. Il palazzo si suddivide in due livelli più un mezzanino. L'intonaco, al pianterreno, al di sopra del basamento, è a fasce, mentre al piano superiore è liscio. La facciata è monumentale. La facciata è suddivisa in tre campate che sono raccordate mediante un doppio ordine di lesene sovrapposte di cui, quelle al primo piano sono bugnate sorreggenti una cornice marcapiano con metope e triglifi. La campata centrale consta di portale d'accesso con scalinata fra due finestre al pianterreno e di un loggiato con tre archi siti su un piedistallo ricavato dalla balaustra al piano superiore. Le campate laterali constano di finestre rettangolari incorniciate al piano terra e con balconi balaustrati e timpani triangolari poggianti su mensole al livello superiore. Le facciate laterali hanno gli stessi elementi della facciata principale. Il palazzo consta di giardino. Palazzo Berenga Il palazzo è sito in Via Garibaldi 79-83. L'edificio, verosimilmente, risale al XIX secolo. Delle modifiche si possono notare nella corte interna, dove un loggiato è stato tappato. Attualmente è in restauro. L'edificio è a pianta rettangolare tagliato in due parti mediante un vicolo coperto a tratti e si sviluppa su tre livelli. La facciata principale è in mattoni a vista con paraste angolari ad intonaco che mettono in rilievo la campata centrale. L'ordine al pianterreno è posto su piedistalli, gli ordini superiori sono giganti. I portali d'ingresso sono ad arco a tutto sesto con mattoni che realizzano il bugnato. Sopra delle arcate vi è una cornice marcapiano in cui vi sono finestre e balconi alternati. Nel secondo piano vi sono solamente balconi. Il cornicione è aggettante. Degni di menzione sono le ringhiere con vari disegni rettilinei o curvilinei. Posteriormente vi è una torretta quadrangolare raggiungibile dal vicolo che si dirama dal prospetto principale. Il retro è molto semplice con intonacature ed aperture rettangolari. Nei locali interni vi sono delle volte affrescate ed una piccola cappella con altare. Le cortine interne sono di forma quadrata, su due livelli vi sono delle arcate a tutto sesto fra delle lesene di cui alcune sono tamponate, altre sono state forate per fare delle aperture. Alcuni soffitti crollati hanno portato resti di incannucciate di particolare fattura. Palazzo Macciocchini Madonna Il Palazzo ''Macciocchini - Madonna'' risale a fine XVII - inizi XVIII secolo. È sito in via Garibaldi 77 in uno dei quartieri storici più antichi della città (Civitanova - Sacca). Magnifico esemplare di architettura barocca, persistente nel settecento lancianese. Le duplici lesene sovrapposte, che trovano una logica prosecuzione nei due piani superiori della facciata per inquadrare i due balconi assiali, insieme con colonne sorreggono dei capitelli fortemente aggettanti e determinano, mediante un sapiente gioco chiaroscurale, uno sfondamento prospettico illusionistico dello spazio che inserisce la piccola ma imponente facciata barocca nello storico quartiere Sacca. Graziosi all'interno, lo scalone ed il cortile circondato dai loggiati. Eccezionale lo stato di conservazione del selciato dell'atrio. Palazzo Boccongella Il palazzo è sito in piazza Garibaldi. L'edificio è suddiviso in tre blocchi di differente altezza. I tre blocchi sono stati costruiti in epoche diverse ma comunque ascrivibili ad un periodo compreso tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Il palazzo è iscritto al catasto (foglio 25, allegato №3, particella № 342). Attualmente l'edificio è destinato ad uso abitativo. Alcuni muri sono rovinati da macchie di umidità. Delle superfetazioni rovinano l'aspetto dell'edificio, che è stato più volte modificato nel corso degli anni con l'inserimento di varie unità. Due blocchi hanno dei prospetti in mattoni a vista e pezzi in pietra e delle aperture disposte nella stessa maniera ed alcune piattabande hanno uno stile liberty, il terzo blocco è intonacato e presenta alcuni elementi differenti. Il blocco di destra sito a piazza Garibaldi è stretto e suddiviso in cinque livelli. Delle lesene suddividono la facciata in cui si innestano dei balconi poggianti su mensole. All'ultimo piano vi è un'altana in stile liberty contraddistinta da una ringhiera in ferro battuto su delle piccole colonne, anch'esse in ferro, che sorreggono la tettoia poggiante su assi metalliche. Sul terrazzo vi sono tre finestre, tra cui la centrale è grande il doppio delle altre, spaziate l'una dall'altra mediante delle lesene poggiantii su di un architrave. Il blocco centrale è suddiviso in tre livelli e tre aperture per piano. Il blocco di sinistra è suddiviso in cinque livelli. Le aperture sono moderne. All'ultimo piano vi sono dei balconi. Palazzo De Crecchio Il palazzo è sito in Via dei Frentani, nel quartiere di Lanciano vecchia. Il palazzo è registrato nel catasto (foglio 25, particella 538). L'edificio ospita la biblioteca comunale e regionale. L'edificio è in stile neoclassico. La pianta è a base quadrangolare con due piccole corti interne ottagonali. La facciata principale si sviluppa orizzontalmente con un blocco centrale concluso superiormente da un timpano triangolare, mentre al piano nobile vi sono quattro lesene con capitelli ionici. Le campate laterali constano di balconi, mentre la campata centrale costa di un vano cieco posto sopra l'ingresso principale. I due livelli sono separati da una cornice marcapiano che fa da contrappunto alla fascia al livello delle finestre del pian terreno. I muri sono in mattoni a vista mentre i capitelli, le cornici e le mensole che sostengono i balconi sono in pietra. Il pian terreno è a fasce di bugnato. Dei portali forse immettevano a delle botteghe come testimoniano dei sopra-luce. Sopra i portali vi sono dei balconi siti tra lesene. I due cortili hanno pavimentazioni in ciottoli di fiume e mattoni con canaletti per far scolare l'acqua piovana. Degno di menzione è una decorazione a fiore entro una circonferenza a mosaico con ciottoli. Palazzo Lotti L'edificio è sito a Largo del Malvò tra il quartiere Civitanova ed il quartiere Borgo. Il quartiere forse risale al XIX secolo, tuttavia doveva già esistere nel 1860 poiché una cartina dell'epoca mostra il palazzo in posizione centrale nella città ed isolato da altri edifici. Il cornicione e gli infissi sono in degrado. L'edificio attualmente è adibito ad uffici. Il palazzo è a pianta rettangolare ed è suddiviso in tre livelli. Il tetto è a padiglione che sovrasta un corpo a base quadrata a mo' di torre. La facciata è suddivisa in tre livelli. Al piano terra vi sono tre portali di cui i laterali constano di architrave con coronamento a cornice aggettante sostenuta da mensole, il portale centrale è composto da un fornice ad arco e rosta in ferro battuto tra delle colonne doriche che sostengono una trabeazione composta da architrave a fasce ed un fregio abbellito da mensole che sorreggono la balconata del primo piano. Ai piani superiori vi sono delle finestre con stipiti e ed architravi coronati mediante una cornice poggiante su mensole. Il retro con delle paraste doriche ai lati. Il retro consta di quattro livelli suddiviso in quattro ordini di aperture composto da un'alternanza di finestre, balconi poggianti su mensole e balconi alla romana. Le aperture all'ultimo piano constano di timpani curvilinei. Il coronamento del palazzo avviene con una trabeazione ad architrave a fasce sormontato da una cornice sostenuta da un doppio ordine di mensole. Sul prospetto posteriore, tra le mensole, vi sono tracce di affresco forse con motivi a mascheroni o floreali. Palazzo del Capitano L'edificio è sito in Largo Tappia, nel quartiere di Lanciano Vecchia. Il palazzo è stato costruito nel 1921 in stile liberty, non sembra essere stato modificato in seguito. Il palazzo è sede di alcuni uffici del comune. La base è quadrangolare che si sviluppa intorno ad una corte centrale. L'intonaco esterno è fatiscente con alcuni frammenti staccati forse dovuti all'intensa umidità. La facciata è suddivisa su quattro livelli con altana centrale bianco-rossastra che sovrasta il sottostante loggiato caratterizzato da un'apertura con arco a tutto sesto sovrastato al livello superiore da un terrazzo balaustrato servito da un'apertura serliana. Il piano nobile consta di una balconata su tutto il prospetto. I vari piani dell'edificio sono serviti da una scala a giorno decorata da varie volte a vela. Un androne, anch'esso con volta a vela, da Via degli Agorai immette nella corte interna sita ad un piano più basso rispetto al manto stradale di Largo Tappia. Anche la corte interna è bianco-rossastra. I piani superiori, sul lato della corte interna, hanno delle lesene, mentre la pavimentazione della corte è in ciottoli di fiume e mattoni secondo la moda dei palazzi di Lanciano. Cereria de Rosa La cereria è sita in Piazza Petrosa. Attualmente al pian terreno vi sono dei locali produttivi e al piano superiore delle abitazioni. Il palazzo è stato costruito tra la fine del XV e gli inizi del XX secolo. La facciata è realizzata in pietra e laterizio. Oltre all'ingresso principale vi sono due archi a tutto sesto ed uno a sesto ribassato. Le aperture al piano sovrastante non sono in asse con quelle del pian terreno. Un corpo semicircolare si erge sul primo piano. L'ingresso alle abitazioni è su di un lato e corre per tutta l'altezza dell'edificio, esso è realizzato con mattoni a vista ed incorniciato da lesene e termina in un cornicione ove vi sono delle aperture che danno luce al sottotetto. Ex fabbrica Carabba L'edificio è sito tra Via Ferro di Cavallo e Viale dei Cappuccini. L'edificio risale alla prima metà del XX secolo e dal disuso che si protrae da molto tempo non pare che abbia avuto molte modifiche. Gli agenti atmosferici hanno fatto proliferare una fitta vegetazione. Le pareti esterne sono in mattoni a vista realizzate secondo lo stile neoromanico. Delle bifore sono site lungo i muri, delle arcate in cotto alternate a paraste in mattoni con capitelli in pietra completano l'edificio. Ex ospedale San Giovanni di Dio L'edificio è sito in Largo Paolo Tasso. Attualmente è adibito ad abitazioni e negozi. L'edificio è stato costruito nel 1540. Dell'antica costruzione restano solamente due portali e parte della facciata principale. L'ingresso dell'edificio è incorniciato da alcuni stipiti e da un architrave in pietra quest'ultimo posto su mensole. Sopra il portale vi è un arco cieco a tutto sesto. Ex Ospedale Renzetti L'edificio è sito in Via Renzetti. I vari locali dello stabile attualmente sono usati come uffici. Un'iscrizione posta sulla facciata afferma che l'inaugurazione dell'ex ospedale è avvenuta il 12 gennaio 1843. La base è di forma rettangolare. Una cornice marcapiano suddivide la facciata in due livelli. La facciata su via Renzetti si sviluppa su tre campate il cui fulcro è in quella centrale. La facciata è conclusa da timpano triangolare. Il portale consta di arco a tutto sesto, presenta inoltre lo stile bugnato ed una cornice orizzontale modanata. Sopra il portale vi è un vano cieco di un balcone. A fianco del balcone vi sono altri due vani ciechi in cui si aprono altrettante finestre. Le altre facciate constano degli stessi elementi architettonici della facciata principale. ex Caffè Modernissimo Il palazzo è sito in Corso Trento e Trieste in mezzo ai due corpi di fabbrica del Palazzo De Simone (vedi sotto). La costruzione è avvenuta negli anni '30. Forse i cambiamenti di funzioni abbiano portato a modifiche sostanziali all'edificio. La facciata principale è in stile neoclassico. L'unico piano in cui si sviluppa il palazzo è suddiviso in tre parti mediante delle lesene con capitelli a motivi floreali. La parte centrale consta di un arco a tutto sesto in cui, nella parte superiore, vi è un attico. Ai lati vi sono delle aperture ad arco a tutto sesto. Nel livello dell'imposta dell'arco centrale vi è una cornice modanata che sporge dalla facciata che spazia in tutta la sua lunghezza. Casino De Cecco Questo edificio è sito in località Torre Sansone. La costruzione dell'edificio ha origine dalla vendita all'asta nel 1870 dei beni del convento soppresso di Santa Chiara Povera e del terreno ove sarà edificato il Casino De Cecco come deposito di un vicino trappeto. Il Casino fu proprietà dei Cotellesa, famiglia cui è attribuito un primo ampliamento dell'edificio originario e di trasformazione da deposito e rimessa a residenza rurale. La fabbrica attuale risale all'Ottocento, quando i Cotellesa vendono l'edificio ai De Cecco che rinnovano l'edificio secondo le proprie esigenze. Dal 1930 al 1959 l'edificio fu adibito a scuola rurale con contratto ad affitto rinnovato di anno in anno. In seguito con la legge per la piccola proprietà contadina furono ampliati i locali del terrazzo e della stalla e furono inseriti dei vani che hanno denaturato l'edificio. Non è nota la data di abbandono. L'abbandono ha causato dei crolli nell'edificio, inoltre l'umidità ha fatto crescere nel lato nord una vegetazione fitta. Il Casino è sito in fondo ad un viale, al cui inizio c'è una cappella che la tradizione vuole indicare come cappella gentilizia dell'edificio. L'edificio si sviluppa su due livelli, scanditi all'esterno mediante cornice marcapiano, con mezzanino ed una torretta presso la campata centrale del prospetto. Lo stile rurale si può ritrovare tra la separazione tra rustico ed abitazione. La facciata è scandita da paraste e cornici. Il portale principale è ad arco a tutto sesto si trova ai lati di due piccole finestre con cornici dipinte di bianco. Al piano nobile vi sono tre balconi poggianti su mensole con ringhiere in ferro battuto. All'interno, fatiscente, vi sono dei vani a volterranee nel pianterreno accanto ad un ambiente con volta a botte. Palazzo Stella Il palazzo è sito su Via Garibaldi. Attualmente il palazzo ospita il Canadian College e l'Archivio Storico Comunale. Il palazzo è stato costruito nel XIX secolo ed è stato restaurato di recente. L'edificio si suddivide in tre livelli. Il palazzo è completamente intonacato eccetto che alle paraste angolari, nelle cornici marcapiano e nelle mostre delle finestre che sono in mattoni. Il portale è ad arco a tutto sesto con chiave di volta in pietra che, a sua volta da sostegno al balcone. Un balcone di minori dimensioni è sito al piano superiore. Le mensole, oltre a quelle che sostengono i balconi, vi sono quelle che sostengono anche le cornici delle finestre. Il cornicione ha le stesse decorazioni del portale. Palazzi minori antecedenti al XIX secolo o costruiti tra il XVIII e il XIX secolo Casa Sella L'edificio è sito in Via Cinerini 9. Il palazzo risale al XIV secolo con modifiche nei secoli successivi. I giunti sono scarniti e parte dell'edificio è invaso dalla vegetazione e dall'umidità. La costruzione è a pianta rettangolare su tre livelli. Attualmente la casa è adibita ad abitazione. Il portale è a sesto acuto in conci di pietra con sotto-arco in pietra tagliata. Il primo livello è in mattoni in stile di Lanciano dei primi secoli dopo il mille. Anche la cornice dell'apertura, sita di fianco all'ingresso, che dà luce al seminterrato la quale è molto strombata. Un'altra finestra posta di lato al portale usa materiali forse di spoglio costituiti da pietre forate per tutta la loro facciata. Palazzo Giordano, poi Brasile Il palazzo è posto presso l'incrocio tra Corso Roma e Via Fieramosca. L'edificio risale al XVI secolo, tuttavia è molto probabile che lo stabile abbia avuto qualche modifica nel corso del tempo. Il palazzo consta di tre livelli suddivisi da cornici marcapiano. Il palazzo è impiegato sia come residenze, che come attività commerciali e come studi professionali. L'umidità di risalita e di dilavamento hanno creato macchie, nonché vi sono lacune nel paramento laterizio. La facciata sul corso consta di mattoni a vista e lesene con capitelli stilizzati. Il portale d'accesso, ad arco a tutto sesto con cornice modanata e posto tra due stipiti, è sito nella prima campata a sinistra. Sulla destra del portale vi sono due vani rettangolari posti sopra due aperture ad arco ribassato. Nei due piani superiori vi è un ordine di lesene giganti. Le aperture in questi due piani sono rettangolari ed in asse a quelle sottostanti. Cinque finestre danno su dei balconi sorretti da mensole, i balconi constano di ringhiere in ferro battuto. All'angolo tra il corso e Via Fieramosca vi sono delle lesene angolari. Palazzo Liberatore L'edificio è sito in Via Fieramosca 10. La costruzione è utilizzata come abitazione. Il palazzo risale ad un periodo precedente il XVIII secolo in quanto lì ebbe i natali Pasquale Maria Liberatore (Lanciano 1863- Gragnano di Napoli 1842) giurista tra i più eminenti della sua epoca, l'edificio è tutelato dalla Sovrintendenza alle belle arti fin dagli anni venti del Novecento. L'edificio ha struttura rettangolare ed è suddiviso in quattro livelli. La facciata principale è ripartita da paraste giganti in laterizio. Il portale d'ingresso è in pietra e ad arco semicircolare ed infissi in legno. Accanto al portale vi è una lesena in laterizio con capitello schiacciato che arriva fin sotto il balcone dell'ultimo livello. Un corridoio con volta a botte in mattoni porta alla corte centrale. La corte è in mattoni a vista eccezion fatta per l'ultimo piano che è intonacato che fanno da contrappunto al loggiato balaustrato a tratti chiuso da muri o con aperture incoerenti. Palazzo Fella L'edificio è sito nel quartiere di Lanciano Vecchia. Il palazzo è a due livelli. Verosimilmente è stato costruito nel XVI secolo. Questo palazzo fu residenza dell'omonimo storico di Lanciano come prova l'iscrizione sulla facciata su Via dei Frentani. Palazzo Vergili Il palazzo è sito in Via dei Frentani, nel quartiere di Lanciano Vecchia. Una porzione del palazzo è usata come abitazione e negozi, mentre il prospetto su Via dei Frentani è in restauro. Secondo una tradizione sul luogo ove sorge il palazzo anticamente vi era un castello. Il palazzo attuale è il frutto di una fusione di stabili iniziata a partire dal XVIII secolo e mai giunto ad una conclusione. Il prospetto su via dei Frentani ha uno stile settecentesco mentre la parte restante dell'edificio ha una chiave di lettura difficile da leggere. Molti prospetti sono in notevole stato di fatiscenza. La facciata su via dei Frentani è suddivisa in tre livelli scandita all'esterno in tre cornici marcapiano. Verticalmente, invece, la facciata è scandita da lesene. Al piano terra vi sono due portali in laterizio con decorazioni. Sui due livelli superiori vi sono dei balconi e delle finestre. In corrispondenza della quarta campata vi è un affresco che imita un'apertura nel lato interno del muro maestro. Casa Caramanico, Di Giorgio Bomba Il palazzo è sito in via Garibaldi. Attualmente l'edificio è usato come residenza. Il palazzo è suddiviso in due livelli scanditi all'esterno da una cornice marcapiano ove passa attraverso dei davanzali delle finestre e le ringhiere dei balconi del livello superiore, aperture forse più recenti. Nella sua forma attuale, la costruzione è il frutto dell'unione sette-ottocentesca di più nuclei medievali. Alcune apertur

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