Forli', Museo Archeologico "Antonio Santarelli" c
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Museo archeologico "Antonio Santarelli"

Corso della Repubblica, 72, Forlì, (Forlì-Cesena) Tempo di lettura: meno di 1 minuto
Si forma a Forlì nell'ultimo trentennio dell'Ottocento ad opera di Antonio Santarelli, che diede organicità e precisi indirizzi di sviluppo ad un'eterogenea raccolta antiquaria, effettuando importanti recuperi nel territorio e vaste campagne di scavo nei siti della Bertarina di Vecchiazzano, Villanova, S. Varano. Il museo è oggi collocato al piano terra del palazzo del Merenda; l’ultimo ordinamento (1960), con allestimento anche del lapidario si deve a Guido A. Mansuelli, Giancarlo Susini, Raffaele Turci. Ne è previsto il trasferimento nel complesso conventuale di S. Domenico.L'itinerario relativo all'antica demografia forlivese copre un ampio ventaglio cronologico che dal Paleolitico inferiore si spinge alla fine dell'evo antico. Illustrano uno fra i più remoti insediamenti umani della penisola italiana e dell'Europa intera i manufatti litici del giacimento di Monte Poggiolo, cui si attribuisce un'età di circa 800 mila anni dal presente. Rinvenimenti storici, in buona parte effettuati dal Santarelli, e recenti acquisizioni, descrivono lo sviluppo delle culture che si sono avvicendate nei dintorni di Forlì e nelle vallate circostanti dal Neolitico alla fase della celtizzazione della pianura padana. Per il Neolitico rappresentative sono le strutture insediative di Vecchiazzano e del sito di Via Decio Raggi. Manufatti litici, ritrovati un po' ovunque lungo le vallate del Montone, del Rabbi, del Ronco-Bidente, costituiscono un buon indice della frequentazione del territorio durante l'Eneolitico. I nuclei di maggiore rilievo sono riferibili agli stanziamenti dell'età del Bronzo di Bertarina di Vecchiazzano, Coriano e al ripostiglio di San Lorenzo in Noceto. Alcuni importanti reperti fanno capo al momento terminale della prima età del Ferro, come la stele di S. Varano e la tomba del guerriero di Carpena, che ha restituito una panoplia completa. Il sepolcreto di Rocca S. Casciano documenta invece la presenza dei Celti alla fine del IV sec. a.C., mostrando l'acquisizione da parte di queste genti del costume etrusco e la pronta integrazione con le comunità locali. La sequenza diacronica prosegue con le testimonianze relative alla Forum Livii romana sia di epoca repubblicana che di età imperiale, provenienti da diverse zone dell'odierno tessuto urbano e rappresentate specialmente da oggetti di uso quotidiano (ceramica comune e da mensa, pesi da telaio, lucerne, vetri, suppellettili in bronzo) e da alcuni mosaici in bianco e nero a motivi geometrici (I sec. d.C.). Il museo ospita infine alcuni straordinari pezzi di epoca teodoriciana (VI sec.): il mosaico policromo a motivi marini dell'aula absidata della grandiosa "villa" di Meldola e il cosiddetto ritratto in marmo di Alarico e una grande fibbia d'argento dorato decorata a punzone e a sbalzo. La raccolta lapidaria romana accoglie, insieme ad elementi architettonici, frammenti di mosaici, laterizi ed altri manufatti, iscrizioni recuperate nel centro urbano, in particolare la targa del monumento funebre di C. Castricio, e nei 'vici' e 'pagi' del territorio. Un'ultima sezione è dedicata alle iscrizioni del vicino municipio di Forum Popili (Forlimpopoli).

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