Carnevale di Alessandria del Carretto c
Tradizioni

Il Carnevale di Alessandria del Carretto: un paese in festa

Alessandria del Carretto, (Cosenza) 7 mesi fa Tempo di lettura: circa 2 minuti

Come ogni anno, nel Comune di Alessandria del Carretto, delizioso borgo autentico calabrese del Parco Nazionale del Pollino, torna il Carnevale alessandrino: una festa antica, che riunisce la comunità e i numerosi visitatori attorno alla tradizione delle "Połëcënellë", i "Pulcinella Belli e Brutti" che sfilano per le stradine del borgo inondandole di colori e atmosfera festosa.

Il Carnevale di Alessandria del Carretto

Esiste un borgo autentico calabrese, nel cuore del Pollino, che ogni anno rinnova la tradizione di un Carnevale antico, popolato da personaggi misteriosi e coinvolgenti: è il Carnevale di Alessandria del Carretto, in provincia di Cosenza, con le sue maschere tipiche, le "Połëcënellë", ovvero i "Pulcinella Belli e Brutti" che sfilano per le strette vie del borgo "importunando" festosamente i paesani e i visitatori.

Il Carnevale alessandrino, tra i più antichi carnevali del Sud Italia, mette in scena un vero e proprio spettacolo teatrale greco, che prelude all’arrivo della primavera.

Protagonista assoluto del Carnevale di Alessandria del Carretto? Una maschera "magica", dalla storia controversa, che richiama nel piccolo borgo autentico calabrese l'attenzione di studiosi, antropologi, giornalisti, fotografi e tanti visitatori: "Połëcënella" e il suo colorato abito tradizionale, si esibisce in danze propiziatorie che ammaliano i presenti. 

Secondo la tradizione, i Połëcënellë Bielle sono l'allegoria dei "Belli", ovvero dell'apollineo impulso alla bellezza e alla vitalità; mentre i Połëcënellë Bruttë rappresentano il disordine cosmico e il frastuono. La danza propiziatoria nella quale si avvicendano i "Pulcinella Belli e Brutti" di Alessandria del Carretto è dunque l'eterna lotta tra l'ordine e il disordine, tra la morte e la rinascita.

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Tramandata di padre in figlio, l'arte di travestirsi con la maschera dei Belli e imparare il ballo tipico è sempre stata motivo di orgoglio per la comunità e segno distintivo per le famiglie coinvolte: il copricapo, la maschera lignea e lo scriazzo erano di proprietà del pulcinella, mentre il resto veniva prestato dalla famiglia cui il pulcinella era legato da vincolo sentimentale.

Al corteo dei "Pulcinella Belli e Brutti" di Alessandria del Carretto si unisce poi la maschera dell'Ursë, un uomo robusto camuffato da animale con caratteristiche ed elementi brutali: l'Ursë rappresenta le forze oscure della natura, le entità misteriose e mostruose che l'uomo deve riuscire a domare. Infine, il Coremmë, incarnazione della Quaresima, è la figura che indica la fine del periodo carnevalesco con l'abito nero del lutto e il viso sporco di cenere.

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Partecipare al Carnevale alessandrino

Il Carnevale di Alessandria del Carretto è un evento molto caratteristico, capace di far immergere gli spettatori negli usi e nei costumi di uno tra i borgo autentici calabresi del Pollino. Partecipare a questa grande festa di comunità significa sentirsi parte di un momento di riscatto, in un luogo sospeso nel tempo, dove tradizione e leggenda si fondono assieme.

Non da ultimo, il territorio del Pollino è un concentrato di bellezze naturalistiche, piccoli borghi e specialità enogastronomiche che non si può fare a meno di apprezzare. Utilizzando l'App ViaggiArt è possibile esplorare i dintorni del Comune di Alessandria del Carretto e scoprirne le bellezze, oltre a segliere i migliori posti in cui soggiornare per un weekend o dove gustare le delizie tipiche della cucina locale. 

Accanto alle maschere tradizionali, il Carnevale alessandrino ospita anche alcune "guest star" provenienti da altre regioni. Le prescelte del Carnevale 2019 sono le Maschere di Cattafi, in provincia di Messina, che affondano radici nella storia saracena dell'isola, quando, nel 1544, l'ammiraglio Hjerdiss Barbarossa si imbattè in un manipolo di contadini di Cattafi armati di soli attrezzi da lavoro ma capaci di respingere l'attacco. Da quel giorno, gli Scacciùna (coloro che scacciarono i turchi) indossarono i costumi dei vinti in segno scaramantico, entrando così a far parte dell'immaginario carnascialesco messinese. 

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