A Tavola

Il Riso di Sibari, il migliore d’Italia

Cassano all'Ionio, (Cosenza) 3 mesi fa Tempo di lettura: circa 3 minuti

Il riso migliore d'Italia? Non è a Vercelli, ma in Calabria! Il Riso di Sibari, un vero e proprio gioiello del territorio calabrese che conquista il podio nazionale, un prodotto tipico di Cassano allo Ionio, nel cosentino, che rende omaggio a un'intera regione e alla sua tradizione millenaria legata alla cultura contadina, oggi diventata eccellenza della gastronomia italiana.

Come e dove nasce il Riso di Sibari

Il viaggio di oggi è all'insegna della buona tavola, alla scoperta di un territorio che trasmette alle proprie coltivazioni l'anima antica di un passato glorioso: siamo nella Piana di Sibari dove, a quanto pare, si produce la qualità di riso migliore d'Italia.

Il Riso di Sibari nasce dalla coltivazione di una pianta annuale, la Oryza sativa, che a dire il vero fu scoperta a migliaia di chilometri di distanza dalla fiorente piana dove oggi la incontriamo nella sua forma migliore, niente meno che sulla catena montuosa dell’Himalaya. Diffuso in Medio Oriente, Africa e in Europa, secondo alcune fonti storiche, questo particolare riso himalayano raggiunse le estreme propaggini del sud Italia, trovando in questo territorio il suo nuovo habitat ideale, benché le condizioni climatiche fossero diametralmente opposte a quelle d'origine.

La coltivazione del Riso di Sibari si estende per circa 600 ettari di terreno nell'intera piana, posizionandosi sul mercato nazionale e internazionale come uno dei prodotti di eccellenza del comparto agricolo calabrese, ingrediente principe di deliziose ricette tradizionali e rielaborate.

La bontà del Riso di Sibari e le sue proprietà organolettiche raccontano nel piatto la storia archeologica di un territorio unico, conquistando ogni palato e, non da ultimo, la fiducia dei consumatori, che ne apprezzano la genuinità e la versatilità in cucina come base di infinite ricette.

Caratteristiche del Riso di Sibari, l'oro bianco di Calabria

Si scrive "Riso di Sibari", si legge "alta qualità calabrese"!

Numerose sono le caratteristiche organolettiche e le peculiraità che rendono il Riso di Sibari il riso migliore d'Italia. Oltre a essere coltivato sul territorio calabrese, viene anche lavorato in Calabria con modalità del tutto artigianali:

dopo una sbramatura poco invasiva, il Riso di Sibari raggiunge la tavola degli italiani mantenendo intatte le proprie qualità benefiche e il suo sapore deciso, intenso, sinonimo di alta qualità e di una terra dall'inconfondibile carattere mediterraneo, che distingue fortemente il Riso di Sibari da quello tipico del nord Italia.

Secondo il parere degli esperti, infatti, il Riso di Sibari è un prodotto molto più sapido rispetto alle altre tipologie che si trovano in commercio, grazie all'influsso della salsedine marina che pervade anche il terreno e al particolare microclima calabrese, elementi che classificano questa qualità di riso come unica nel suo genere, dunque tra le più ricercate in Italia.

Diverse le tipologie di Riso di Sibari: dal Carnaroli classico, che mantiene al meglio la cottura, all'Integrale, che conserva tutti i benefici del chicco non raffinato, passando per le qualità più pregiate dell'Aromatico, che sprigiona in cottura un'anima di profumi intensi, e del “Nero”, ricco di antiossidanti naturali.

Dal 2006 i coltivatori si occupano direttamente anche delle fasi successive, dalla semina al confezionamento, riuscendo così a mantenere l’originalità del prodotto in tutti i passaggi della filera produttiva e a garantire un controllo completo.

Come mangiare il Riso di Sibari: la ricetta perfetta

Se vi state chiedendo qual è la ricetta giusta per cucinare e gustare il Riso di Sibari, ViaggiArt vi "serve la risposta su un piatto d'argento"!  

Riso di Sibari con funghi e Caciocavallo Silano DOP

Per questa ricetta utilizziamo un Riso di Sibari Carnaroli, da abbinare a due prodotti silani per eccellenza: i funghi e il Caciocavallo DOP, da spumare in guarnizione.

Per 4 persone

La salsa:
Fondo di aglio 2 g., cipolla 50 g., rosmarino e salvia 2 g. Far imbiondire e aggiungere 150 g. di funghi. Far rosolare per pochi secondi e sfumare con 10 g. di vino bianco secco.

La spuma:
Fare una besciamella a 50 g. ed unire 100 g. di caciocavallo amalgamare il tutto e versare nel sifone.

Il risotto:
Un fondo di scalogno 40 g., far imbiondire e aggiungere 320 g. di riso e farlo tostare, sfumare con 10 g. di vino bianco e far evaporare, aggiungere brodo vegetale e far cuocere lentamente. A metà cottura aggiungere la salsa di funghi. A fine cottura far riposare per 2 minuti, quindi mantecare con 20 g. di burro freddo, 20 g. di parmigiano, pepe, prezzemolo tritato e olio extravergine. Disporre il risotto al centro del piatto con una quenella di spuma al parmigiano.

Cosa vedere e cosa fare nella terra del Riso di Sibari

Al centro della rigogliosa piana dove si produce il Riso di Sibari e si conserva traccia di alcuni tra i più antichi insediamenti calabresi, l'abitato di Cassano allo Ionio è il punto di partenza ideale per scoprire le bellezze e le bontà di un territorio baciato dal sole.

Risalgono al XIV secolo a.C. le tracce relative alla fondazione, da parte degli enotri, di Cossa Enotria, alla foce del torrente Eiano. Con la fondazione della città greca di Sibari, nel 720 a.C., Cassano divenne una delle 25 città sotto il suo controllo. Ricostruita sotto la guida dell'architetto Ippodamo, passò in seguito sotto il controllo dei romani. Nell'anno 1054  fu occupata dai normanni e successivamente dagli svevi.

Tante le meraviglie da visitare nella città del Riso di Sibari: dalla Cattedrale dedicata alla Natività della Vergine, fino al fiore all'occhiello in località Marina: gli scavi del Parco Archeologico di Sibari e il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, che espone i reperti di una delle più ricche e importanti città della Magna Grecia.

L'area del Parco Archeologico è divisa in settori, ognuno dei quali identificato col nome del cantiere di scavo: "Parco del Cavallo", "Prolungamento Strada", "Casabianca" e "Stombi". Nel "Parco del Cavallo" restano i resti più significativi dell'età romana: un quartiere organizzato in due grandi plateiai e un teatro; nella zona "Casa Bianca", invece, si trova una sezione edificata nel IV secolo a.C., con una torre circolare. 

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