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Eventi

Teatro non teatro, Rubini mette in scena Dostoevskij

Rende, (Cosenza) 2 settimane fa Tempo di lettura: meno di 1 minuto

di Valeria Bonacci 

«A volte l’uomo è straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza».

Una sofferenza cristiana s’impone nel capolavoro di Dostoevskij che Rubini sottolinea con l’intento di portare il pubblico nella psiche complessa di Rodion Romanovič Raskol’nikov/Lo Cascio. Delitto/Castigo è il titolo dell’adattamento teatrale di Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi, in scena in esclusiva regionale e in doppia replica al TAU per la seconda parte della stagione Meridiano Sud. 

Il “Teatro non teatro” è invece il progetto di Rubini che stavolta adatta per il palcoscenico il romanzo del genio russo. Senza violentarne il testo il Rubini-regista ne presenta una riduzione che non perde l’essenza dei personaggi principali del romanzo, lasciando la terza persona che si alterna ai dialoghi (in scena anche Francesco Bonomo e Francesca Pasquini) e ai pensieri del protagonista in prima, questi amplificati dal rumorista (G.U.P. Alcaro) che opera da un’impalcatura/console direttamente sul palcoscenico. 

Tra reading e recitato si muove la versione del romanzo riadattata da Rubini che ne muta il titolo in Delitto/Castigo quasi come a sottintendere la locuzione e/o. Delitto e/o Castigo, sembra unire e disgiungere in un solo tempo delitto e pena, come la mente del giovane studente di giurisprudenza che abbandona gli studi, compie il delitto -  premeditato e intenzionale - atto liberatorio dalla propria condizione economica e sociale, che, pur convinto, cade nel “tranello” del senso di colpa cristiano, nella paura d’esser scoperto, nell’indecisione di costituirsi. 

Delitto/Castigo ph Pietro Scarcello
Delitto/Castigo Foto di Pietro Scarcello

Le scene di Gregorio Botta - abiti, oggetti e un grande tavolo sono sospese presenze inquietanti - ricreano l’ambientazione del romanzo: una caldissima Pietroburgo dell’800, soffocante e infernale, piena di impalcature, mattoni e polvere, come lo stesso romanzo descrive. Lo spettacolo alterna le psicosi marcate dai cambi luce – disegnati da Luca Barbati e Tommaso Toscano - che delineano i contorni di una mente complessa al racconto testuale di Dostoevskij

I temi universali della morale, dell’ateismo, del senso di colpa, della vita familiare, così come i diversi personaggi che nell’opera dostoevskjana vengono scandagliati in maniera filosofica, nella riduzione di Rubini vivono attraverso la sola figura del giovane Rodja/Lo Cascio, unico personaggio della pièce ad essere delineato psicologicamente. 

Le angosce e le paure del protagonista, a discapito dei grandi temi, sono il fulcro di questo lavoro che vede l’ossessione come unica affermazione dell’esistenza. Lascia il passo alla sofferenza cristiana che in Dostoevskij si impone comunque come chiave di lettura principale del romanzo, senza osare, senza il coraggio di uccidere i propri padri letterari per una nuova lettura, una “nuova luce”.

Il pubblico del Teatro Auditorium UniCal, durante e dopo la messa in scena, applaude l’indiscutibile bravura degli interpreti. 

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