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La Chiesa di San Giorgio Martire e il mistero dei Templari

Scritto da Redazione , 25/09/15

In un piccolo borgo nel cuore del Molise, Petrella Tifernina, vi è una bellissima chiesa in stile romanico, fatta risalire al XII secolo, dedicata a San Giorgio Martire. Questa chiesa è molto particolare: la tradizione vuole sia sorta sui resti di un antico insediamento sannita, costruita per volontà del Magister Epidius intorno al 1211, con elementi decorativi, scolpiti nelle sue varie sezioni architettoniche, che richiamano sia la simbologia pagana che quella religiosa, tanto da definirla “Chiesa Tempio Vivo”. Classificata anche come Biblia pauperum (“Bibbia dei poveri”), proprio perché chi non sapeva leggere, in epoca medievale la maggior parte delle persone, poteva comunque avere un’esperienza diretta degli insegnamenti biblici ed evangelici grazie alle immagini proposte, che dovevano essere chiare, essenziali e “leggibili”.

Tra i simboli, alcuni testimoniano un importante passaggio storico-culturale: tutte le colonne all’interno della Chiesa recano incise croci “a coda di rondine” (simili alle croci patenti) e  a croce greca (con i bracci uguali) di colore rosso, proprio come quelle cucite sugli abiti e sui mantelli bianchi che Papa Eugenio III concesse ai Templari. Generalmente, la presenza di queste croci in un sito non è sufficiente a collegarlo con una presenza certa di Cavalieri del Tempio, ma nel caso di Petrella Tifernina essi si aggiungono ad altri simboli e, insieme,  sembrano ricondurre inequivocabilmente all’Ordine. La presenza dell’agnello crucifero e la collocazione particolare dell’edificio, che non segue la consuetudine delle basiliche cristiane, fanno sorgere un interrogativo: furono i Cavalieri Templari a costruire la Chiesa tra il 1160 e 1211? Ne furono custodi per un periodo?

Un simbologia in particolare apre uno scenario molto suggestivo, la presenza sul capitello del cosiddetto “green man”, un mascherone tra foglie e fiori che, secondo ricerche storiche recenti, riporta al Dio barbuto e sorridente, tra i fiori a sei petali, della Creazione, chiaro riferimento ai Templari e alla Sacra Sindone. Ian Wilson propone l’ipotesi che l’idolo templare non fosse altro che la riproduzione del volto di Cristo di Mandylion, la famosa reliquia cristiana che, in seguito, è stata identificata con la Sacra Sindone di Torino. Pare, infatti, che la Sindone fu custodita dai Templari tra il 1204 ed il 1307 , quando, opportunamente ripiegata, apparve proprio come una testa barbuta.

Tratto da un articolo di Mariateresa Di Lallo

Comune

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