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Alicudi e Filicudi: io, tu e lu sceccu

Scritto da Eliana Iorfida, 31/05/17

Volete sentirvi su un’isola deserta restando a due passi da casa? Seguiteci nelle Eolie più inaccessibili, Alicudi e Filicudi: io, tu e lu sceccu!

Non servono voli transoceanici per ritrovarsi su un’isola sperduta nel blu, dove gli unici abitanti siete voi, pochi pescatori e gli indispensabili scecchi, gli asinelli che vanno su e giù per i sentieri lavici al posto dei mezzi a motore, basta scaricare la nostra App e partire con noi alla volta di Alicudi e Filicudi.

 

Un paradiso dietro l’angolo

Per raggiungere le isole più selvagge dell’arcipelago eoliano è sufficiente imbarcarsi da uno qualsiasi dei principali porti tirrenici (dalla Sicilia gli aliscafi partono regolarmente da Palermo, Milazzo, Messina e Patti). Eccole all’orizzonte: Alicudi, dalla forma tronco-conica, conosciuta come l’antica Ericusa (dall’abbondante presenza di erica) e Filicudi, prolungata nel promontorio di Capo Graziano e ricca invece di felci, Philicusa.

 

Alicudi, la scontrosa

Sbarcati nel porticciolo di Alicudi abbiamo subito la sensazione di trovarci su un lembo di mondo senza tempo, dove è ancora possibile godere dell’armonia tra uomo e natura. Il Filo dell’Arpa, profilo sinuoso del cratere ormai spento, degrada verso il mare e fa da sfondo alle tipiche case eoliane, un presepe di cubi imbiancati a calce con le terrazze fiorite che guardano alle distese di ulivi e capperi.

I pochi abitanti del posto ci raccontano che qui la corrente elettrica è arrivata solo vent’anni fa e che ancora l’unico mezzo per spostarsi e il fidato asinello che si inerpica per i princhi, vicoli e scalinate di pietra lavica avvolti dal profumo di lavanda.

Il cratere della Montagnola è raggiungibile in tre ore di cammino, spesso a precipizio sul mare, con una sosta rinfrescante a San Bartolo, dove c’è la chiesa dedicata al patrono delle Isole Eolie. Giunti in cima, la vista abbraccia le sfumature del blu di cielo e mare, lo Scoglio della Jalera e i sei grumi urbani dell’isola, paeselli d’altri tempi che ruotano attorno alla bottega e all’ufficio postale.

 

Filicudi, la socievole

A circa dieci miglia marine, la gemella Filicudi si presenta segnata dalle antiche colate laviche: aspra, rocciosa, scandita da faraglioni, grotte e insenature, per poi addolcirsi a sud-ovest, dove sorge il villaggio preistorico di Capo Graziano.

Qui incontriamo la prima strada asfaltata percorsa da automobili: 7 Km che dal porto conducono a Val di Chiesa, dove sorge la Chiesa di Santo Stefano, e al piccolo molo di Pecorini a Mare, l’abitato che è il centro della “movida” isolana.

Il piccolo borgo è infatti il ritrovo estivo per un aperitivo al “Saloon dei Triolo” o per una deliziosa cena a base di pesce in uno dei ristorantini caratteristici. ViaggiArt consiglia di assaggiare la pasta al pesto siciliano, condita con pomodorini, mandorle e basilico, accompagnata da un secondo di pescato fresco.

Un giro in barca ci regala l’esperienza di un “mare di fuoco”, raggiungendo la spiaggia di Valle Muria e Praia Vinci, lo Scoglio del Giafante, con la sua colonna lavica, e la Grotta del Bue Marino, famosa per i giochi di luce e lo strano fenomeno acustico detto appunto “muggito del bue”.

Qualche dritta: come tutti i luoghi incontaminati anche Alicudi e Filicudi esigono rispetto e spirito di adattamento. Non sarà facile usare il bancomat, quindi munitevi di contanti ed evitate il “tutto esaurito” del mese d’agosto, per il resto…godetevi il paradiso!

 

Eliana Iorfida

 

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