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Perché si paga e cos'è la tassa di soggiorno?

Scritto da Redazione , 07/10/19

Sia in Italia che all'estero, le strutture ricettive applicano la cosiddetta tassa di soggiorno alla tariffa standard della stanza. Così facendo, la somma da pagare risulta sempre più alta rispetto a quanto preventivato prima di partire.

Al momento della prenotazione, soprattutto se il processo avviene online tramite una delle tante OTA (Online Travel Agency), non ci rendiamo conto che esiste anche quest'ulteriore tassa. Spesso, il motivo principale risiede nel fatto che le agenzie online non citano affatto l'esistenza della tassa di soggiorno. Altre volte, invece, siamo noi a non farci caso, in quanto attirati maggiormente dal prezzo magari scontato della camera e dall'elenco dei servizi proposto dall'hotel, dal bed and breakfast o da qualsiasi altra struttura in cui prenotiamo.

Cos'è la tassa di soggiorno

La tassa di soggiorno è un'imposta locale che i proprietari di un hotel (o un bed and breakfast, una guesthouse, affittacamere ecc.) applicano giornalmente a ogni singolo ospite della struttura. Di solito, la tassa viene saldata per intero alla fine del viaggio oppure al momento del pagamento della camera. Il prezzo dell'imposta non è fisso, ma cambia da città a città. Questo discorso vale tanto per le città italiane quanto per quelle straniere. In riferimento al nostro Paese, la tassa di soggiorno è stata introdotta per la prima volta a seguito del decreto legislativo numero 23 del 14 marzo 2011.

La nuova legge ha concesso ai Comuni a più alta affluenza turistica di imporre appunto una tassa diaria a ogni singolo viaggiatore, lasciando ampia libertà sul costo e sulla durata. Può capitare, ad esempio, che alcune strutture ricettive richiedano il pagamento della tassa di soggiorno soltanto per un numero massimo di giorni (ad esempio una settimana), a fronte di un soggiorno più lungo del cliente (due o più settimane).

Perché si paga la tassa di soggiorno

In parole povere, la finalità della tassa di soggiorno è la creazione di un tesoretto da parte dei Comuni, i quali possono reinvestire la somma di denaro derivante dal pagamento dell'imposta locale nel miglioramento delle strutture turistiche presenti sul territorio. Da ciò si evince che il denaro accumulato dagli hotel non finisca nelle tasche dei proprietari dell'albergo. Infatti, quest'ultimi hanno l'obbligo di versare all'erario la somma di denaro complessiva accumulata attraverso l'applicazione della tassa di soggiorno.

Qualora l'albergatore non dovesse dichiarare i proventi derivanti dall'imposta locale, lo Stato è tenuto a comminare sanzioni molto costose. La multa salatissima è un deterrente per chi cerca di nascondere quanto guadagnato grazie alla tassa di soggiorno, anche se il rapporto tra hotel e amministrazione pubblica rimane allo stesso modo delicato.

Le città d'Italia dove la tassa di soggiorno costa di più: Roma in testa

Al primo posto della speciale classifica troviamo la Capitale, dove la tassa di soggiorno applicata dalle strutture ricettive può raggiungere l'importo giornaliero pari a 7 euro per ogni viaggiatore. La somma di denaro qui sopra citata si riferisce a un soggiorno presso un hotel a cinque stelle. In un normale hotel a tre stelle, invece, l'imposta locale diminuisce fino a 4 euro. Si può risparmiare qualcosa se si prenota una camera presso una guesthouse, un’affittacamere o un bed and breakfast, dove in media la tassa di soggiorno costa 3,5 euro. Di solito, le uniche strutture ricettive esentate sono gli ostelli per la gioventù, dove la tassa di soggiorno non è richiesta.

Oltre alla Capitale, le altre città dove l'importo della tassa risulta più elevato sono Venezia, Firenze e Milano. Se si pondera una media di prezzi, l'imposta risulta meno cara nelle regioni del Centro e del Sud Italia. Una delle rare eccezioni è rappresentata dalla città di Palermo, dove il prezzo da pagare per ogni singolo giorno di vacanza è in linea con quanto richiesto dalle città più care.

La tassa di soggiorno all'estero

Come spiegavamo in apertura, la tassa di soggiorno non viene applicata soltanto dall'Italia ma anche da altri Paesi, sia in Europa che nel resto del mondo. Esistono però delle differenze sostanziali, sia nella forma che nella sostanza. Ad esempio, prendendo come punto di riferimento gli Stati Uniti, l'imposta turistica è fissa e ammonta a 3,5 euro a notte per ogni singolo viaggiatore. A Parigi, invece, il costo della tassa di soggiorno varia da un minimo di poco più di 40 centesimi a un massimo di 1,5 euro. Caso diverso nelle capitali di Olanda e Belgio, dove la tassa viene applicata direttamente come maggiorazione della tariffa della stanza, la quale subisce un aumento che va dall'1 al 5 per cento. Situazione ancora differente in Giappone, una località che negli ultimi anni ha visto crescere l'afflusso di turisti italiani in maniera esponenziale. Nel Paese del Sol Levante la tassa di soggiorno viene fatta pagare soltanto qualora si soggiorni in una struttura dove il pernottamento è caro.

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