Area Archeologica

Area archeologica di Pranu Muttedu

Strada Provinciale , 23, Goni, (Cagliari)
Nel Pranu Muttedu, un'estesa piattaforma arenacea e scistosa del Gerrei, si trova una delle più suggestive e importanti aree archeologiche della Sardegna preistorica. Si trattava probabilmente di un’area sacra, in parte destinata al culto degli antenati, come sembra suggerire la presenza di tombe monumentali, e in parte dedicata a riti e cerimonie di altro tipo. Le sepolture megalitiche del tipo a circolo sono attorniate da fitti raggruppamenti di menhir, la concentrazione più cospicua in Sardegna. Sono inoltre presenti tombe del tipo a domus de janas (“casa delle fate” o “casa delle streghe”) finemente lavorate. I sepolcri più caratteristici, costruiti in arenaria locale, sono formati da due/tre anelli concentrici di pietre. Al centro è posta la camera funeraria, formata da grandi blocchi, alla quale si accede tramite un corridoio formato da lastroni infissi verticalmente nel terreno e coperti a piattabanda (ossia con lastre disposte orizzontalmente). I menhir, in numero di circa sessanta, sono variamente distribuiti, in coppia, in allineamenti – in un caso addirittura di venti menhir- , in piccoli gruppi o più raramente isolati, spesso disposti davanti alle tombe, ma talvolta anche all’interno. Tra le sepolture, la più notevole è la cosiddetta tomba II, considerata il fulcro dell’area sacra, forse appartenuta ad un capo divinizzato. Essa presenta elementi sia delle tombe a circolo che del tipo a domus de janas. Per costruirla furono trasportati da lontano due enormi blocchi di pietra, che furono disposti uno dietro l’altro e scavati, ai quali furono collegati altri ambienti costruiti con blocchi più piccoli. Dopo la deposizione del corpo del defunto, la struttura fu coperta da un tumulo di terra e circondata da cerchi di pietre; davanti all’entrata fu posto un menhir di piccole dimensioni e intorno fu costruito un ulteriore circolo, dal diametro di 30-35 metri. L’area fu frequentata nel Neolitico e nell’Eneolitico, come è testimoniato dai reperti recuperati, in gran parte riferibili alla cultura di Ozieri (3200-2800 a.C.).

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