Destinazioni - Comune

Sardara

Luogo: Sardara (Medio Campidano)
Sardara (Sàrdara in sardo) è un comune italiano di 4.141 abitanti della provincia del Medio Campidano in Sardegna, nell'antica subregione storica del Monreale. È un importante centro agricolo e termale. A partire dal 2005 Sardara detiene il riconoscimento di "Bandiera arancione" assegnato dal Touring Club Italiano, mentre nel 2009 ha ricevuto la prestigiosa Certificazione Herity sulla qualità della gestione del patrimonio culturale. Geografia fisica Territorio Il suo territorio, che si sviluppa per 56,11 km², confina con la Provincia di Oristano e si estende a cavallo tra la pianura del Campidano centrale e le prime colline della Marmilla; è attraversato, per circa 10 km, dalla Superstrada (SS131/E25) Carlo Felice e per breve tratto, nell'angolo sud-occidentale, pure dalla ferrovia Cagliari-Golfo Aranci. Confina con i comuni di Collinas a nord, Villanovaforru a nord-est, Sanluri ad est, San Gavino Monreale a sud, Pabillonis a ovest e Mogoro (OR) a nord-ovest. La fascia pianeggiante occupa gran parte del settore centro-occidentale e meridionale del territorio, mentre nelle zone settentrionali e orientali si elevano dei rilievi collinari, alcuni dei quali superano i 300 metri s.l.m.. La massima elevazione si raggiunge con la punta di "Nuraxi Colòmbus" in cima al piccolo altopiano del Monte Fortuna (tra Sardara e Collinas) a quota 372 metri s.l.m. Nella parte centro-meridionale del territorio, si erge dalla pianura l'insieme delle colline del Monreale, che prendono nome dall'omonimo castello risalente al periodo giudicale. Il centro abitato, situato al margine orientale del Campidano, si trova leggermente arroccato sul versante meridionale delle colline di "Pranu Cuaddus" e di "Su Pibitziri", mentre a sud-ovest è dominato dai rilievi del Monreale e dall'omonimo castello. Nel territorio comunale scorrono diversi piccoli corsi d'acqua che fanno parte del bacino idrografico del Malu-Mannu, immissari degli stagni di Marceddì. Il centro urbano, si estende ad un'altezza compresa fra i 130 m circa delle periferie sud-occidentali più basse fino ai circa 200 m del lembo periferico nord-orientale. Le sorgenti di acque termali e l'equidistanza da Cagliari ed Oristano, ne hanno favorito lo sviluppo. Monumenti e luoghi di interesse Siti archeologici Nel suo territorio sono presenti numerose tracce della vita delle comunità che in passato hanno abitato il territorio. Fra i monumenti e i siti archeologici più importanti ricordiamo il villaggio nuragico con tempio a pozzo sacro di Sant'Anastasia, situato dentro il centro abitato, nell'area dove sorge la chiesetta di Sant'Anastasia. Il tempio a pozzo nuragico, realizzato con blocchi di basalto è uno dei più antichi e meglio conservati dell'Isola e risale al IX-VIII secolo a.C. Al suo interno vi si accede attraverso una scala di 12 gradini che conduce a una camera ipogeica circolare dal diametro di 4 metri con copertura a "tholos" dell'altezza di 5 metri; qui le antiche popolazioni nuragiche di tutto il territorio praticavano il culto delle acque, perché si riteneva che le acque di questo pozzo avessero delle proprietà curative ("Funtana de is dolus"). L'acqua che lo alimenta proviene dalla sorgente "Sa mitzixedda", situata sulle colline che sovrastano il paese ed è stata incanalata artificialmente per arrivare al pozzo. Attorno ad esso e alla chiesetta di Sant'Anastasia è ben visisbile una parte del villaggio nuragico, dove attualmente vi si trovano i resti di alcune "capanne" nelle quali si riunivano le tribù nuragiche. Gli scavi archeologici effettuati nel sito hanno riportato alla luce importanti reperti bronzei e ceramici. Proprio da questo antico villaggio nacque il centro abitato di Sàrdara. A poca distanza dall'area archeologica di Santa Anastasia, in località "Sa Costa", in una tomba a fossa megalitica, nel 1913 vennero rinvenuti i famosi "arcieri in bronzo" di eccezionale fattura. L'importanza che rivestì il territorio sardarese in epoca nuragica è testimoniata anche dalla presenza di una trentina di nuraghi che occupano sia i colli che le aree pianeggianti. Terme Sardara è nota per le sue rinomate terme, che sono situate in una piccola valle a circa 2 km a ovest del centro abitato, ai piedi del castello di Monreale e lungo la strada provinciale per Pabillonis. Qui trovano posto i moderni stabilimenti termali, immersi nel verde del boschetto degli eucalipti, dei pini e della macchia mediterranea, accanto all'antico edificio delle terme romane, che in passato erano conosciute con il nome di "Aquae Neapolitanae (II-I secolo a.C.), citate da Tolomeo nell'Itinerario antonino. I resti delle antiche terme romane, ancora visibili, vennero inglobati negli edifici delle prime terme moderne della Sardegna, edificate alla fine dell'800. Le acque termali delle sorgenti di Sardara che sgorgano a varie temperature comprese tra i 50 e i 68 °C, vengono classificate in minerali-bicarbonato-alcaline-ipertermali e sono utili nella cura di disturbi locomotori, respiratori, dell'apparato digerente e per il trattamento di inestetismi della pelle. Architetture religiose Nel centro storico trovano posto diverse chiese: La chiesa romanico-gotica di San Gregorio Magno, risalente al primo quarto del XIV secolo, una delle chiese trecentesche sarde più interessanti, presenta una bellissima bifora di notevole valore architettonico La chiesetta di Santa Anastasia di origine bizantina, anche se il suo assetto attuale risale al XV secolo, dove al suo interno ritroviamo uno dei pozzi sacri nuragici, una fonte battesimale del '500, un Cristo ligneo del '600 e la statua di Sant'Anastasia La chiesa di Sant'Antonio risalente al XVII secolo, dove al suo interno si può ammirare un altare ligneo policromo settecentesco con tre nicchie dove troneggiano le statue di San Francesco, Sant'Antonio e della Madonna della difesa; La chiesa parrocchiale della Beata Vergine Assunta (Patrona di Sardara), edificata nei primi decenni del 1600, probabilmente su una preesistente chiesa romanica. È dotata di torre campanaria a canna quadrata,costruita tra il 1634 e il 1639, demolita e poi ricostruita nel 1706. Al suo interno sono presenti un antico organo a canne del 1758, un bellissimo altare marmoreo e delle pregevoli statue lignee, tra cui quella di San Bartolomeo, i busti lignei dei SS. Pietro e Paolo e il retablo con altare ligneo della Madonna d'Itria del XVIII secolo. Nella zona delle terme si trova il Santuario diocesano di Santa Maria de is Acuas (Madonna delle Acque), Patrona della Diocesi di Ales-Terralba, da sempre meta di pellegrinaggi e sede di un'importante festa religiosa popolare. Nell'altare del Santuario è presente l'antica statua della Madonna, popolarmente chiamata "Santa Mariàcuas beccia" realizzata in epoca spagnola e databile tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento. In realtà però, il culto di Santa Mariàcuas, che anticamente era denominata la "Madonna del latte dolce", pare che risalga già al periodo bizantino. Si narra che, durante una delle numerose incursioni saracene, la statua venne nascosta sotto i ruderi delle vecchie terme e poi ritrovata successivamente. Il simulacro processionale, invece, è custodito tutto l'anno nella parrocchia della Beata Vergine Assunta e viene trasferito processionalmente al Santuario in occasione delle festività di maggio e settembre. Architetture civili Molto suggestivo è il centro storico del paese con le strade in selciato e le tipiche case campidanesi in pietra, dotate di pregevoli portali. Nel centro abitato si possono ammirare alcuni edifici storici di pregio e ville padronali, come "Villa Diana" e "Casa Pilloni", inserite nell'itinerario delle ville e delle dimore di pregio in Sardegna, la Casa Orrù, l'edificio delle vecchie scuole elementari e la Casa del Balilla. Architetture militari Il centro abitato e la sottostante pianura sono dominati dal sistema collinare di Monreale, sul quale svettano i resti del Castello di Monreale, che sorgono in cima a un imponente colle di forma conica a 274 m s.l.m., a sud-ovest del paese, visibile da buona parte del Campidano. Il castello, che fu edificato probabilmente poco dopo l'anno 1000, sopra precedenti insediamenti nuragici, è unico nel suo genere in Sardegna, perché è il solo ad avere il mastio, otto torri e una cinta muraria lunga circa 1 km che racchiude i resti di un borgo medioevale. La fortezza fu la più importante roccaforte del giudicato di Arborea e assieme ai castelli di Marmilla (Las Plassas) e di Arcuentu (Arbus), controllava il confine meridionale del giudicato arborense con il Giudicato di Calari (o Cagliari) e rivestì un ruolo importante durante le guerre contro i catalano-aragonesi. Il titolo "Monreale" deriva dalla sua antica denominazione "Castrum Montis Regalis". Qui vi soggiornarono importanti personaggi della storia del medioevo sardo, come, ad esempio, i giudici Ugone II, Mariano IV di Arborea e la famosa giudicessa Eleonora d'Arborea. Stando alle fonti documentarie, si ha menzione del fortilizio per la prima volta nel 1309, quando risulta concesso dal Re Giacomo II d'Aragona a Mariano e Andreotto de Bas, giudici di Arborea e per conto di questi amministrato dal comune di Pisa. Nel 1324 si ha la prima attestazione dell'utilizzo di questo castello come residenza regale, nei documenti relativi al soggiorno di Teresa di Entenza, moglie dell'Infante Alfonso d'Aragona. La fortezza venne poi utilizzata come rifugio dalle truppe arborensi guidate da Guglielmo III di Narbona, sconfitto nel 1409 durante la famosa battaglia di Sanluri dall'esercito di Martino il Giovane. Dopo la caduta del giudicato di Arborea, il castello passò agli Aragonesi e fu compreso nella contea di Quirra, feudo dei Carroz. Nel 1470 venne conquistato da Leonardo Alagon, marchese di Oristano, che sconfisse gli aragonesi guidati dal vicerè di Sardegna Nicolò Carroz nella battaglia di Uras. Nel 1478 Leonardo Alagon fu sconfitto nella battaglia di Macomer e il Monreale tornò in possesso degli aragonesi; la fortezza venne poi smantellata e abbandonata. Oggi è in fase di restauro e sono ben visbili in cima al colle le possenti mura del mastio e parte dei resti dell'antico borgo medievale. Dal castello si domina tutto il sottostante Campidano, dal Golfo di Oristano a quello di Cagliari e nelle giornate più limpide si riesce a scorgere persino il Gennargentu. Società Evoluzione demografica Abitanti censiti Cultura Musei Di particolare interesse è il museo archeologico "Villa Abbas", situato nelle vicinanze della parrocchiale della Beata Vergine Assunta, uno dei pochi musei presenti nell'Isola dotati di percorso tattile per i non vedenti, dove sono esposti numerosi reperti risalenti a tutto il periodo che va dal neolitico al tardo medioevo, rinvenuti sia nel territorio di Sardara e sia in diversi comuni della provincia del Medio Campidano e della provincia di Cagliari. Eventi Nel corso dell'anno a Sardara si svolgono diverse feste e manifestazioni; la più importante è quella dedicata a Santa Mariàcuas, Patrona della Diocesi di Ales-Terralba e Compatrona di Sardara, che ogni anno viene celebrata con grande solennità il penultimo lunedì di settembre. La festa è una delle più grandi e suggestive di tutta l'Isola e nei quattro giorni della festività vede la partecipazione di decine di migliaia di devoti e visitatori. Anche nel mese di maggio si festeggia Santa Mariàcuas, durante quella che è chiamata "sa festa de is pastoris" (la festa dei pastori), in tono decisamente minore rispetto alla sagra di settembre. Note ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 ottobre 2013. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012. Bibliografia Manlio Brigaglia, Salvatore Tola (a cura di), Dizionario storico-geografico dei Comuni della Sardegna, Sassari, Carlo Delfino editore, 2006, ISBN 88-7138-430-X. Francesco Floris (a cura di), Grande Enciclopedia della Sardegna, Sassari, Newton&ComptonEditori, 2007. Collegamenti esterni La scheda del comune nel portale Comunas della Regione Sardegna URL consultato in data 02-01-2013.
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