Il Tesoro di Santa Rosa. Un Monastero di Arte, Fede e Luce - ViaggiArt
Locandina
Mostra

Il Tesoro di Santa Rosa. Un Monastero di Arte, Fede e Luce

Locandina. CC BY Mibact
fino a sabato 06 gennaio 2018
via di Santa Rosa, 33, Viterbo
La mostra “Il tesoro di S. Rosa. Un monastero di arte, fede e luce” nasce dall'intento di esporre insieme per la prima volta, consegnandoli al godimento pubblico, preziosi manufatti tra cui manoscritti, documenti, dipinti, ceramiche e argenterie che ricostruiscono la vita della Santa e le vicende meno note del monastero viterbese.

Un monastero, una giovane santa e un tesoro che per secoli è stato conservato con devozione. La mostra “Il tesoro di S. Rosa. Un monastero di arte, fede e luce”nasce dall’intento di esporre insieme per la prima volta, consegnandoli al godimento pubblico, preziosi manufatti tra cui manoscritti, documenti, dipinti, ceramiche e argenterie che ricostruiscono la vita della Santa e le vicende meno note del monastero.
Rosa è una santa giovane, povera e rivoluzionaria i cui resti, dal Tredicesimo secolo, sono ospitati nel Monastero posto nel cuore della città di Viterbo. Attorno al suo culto patronale, la Città dei Papi si stringe in una celebre festa incentrata sulla processione della statua con la luminosa macchina di S.Rosa, che esprime, in momenti di grande suggestione, il calore dei fedeli e l’attualità di una lunga storia.

La mostra si sviluppa lungo quattro aree tematiche: l'antico monastero e la sua decorazione; la vita di Santa Rosa e la sua canonizzazione; le suore di Santa Rosa e la vita nel monastero; la devozione popolare e gli ex voto. Si disegna così, intorno al chiostro, un percorso che esalta sia il valore storico artistico e etnoantropologico dei singoli pezzi sia l’aspetto spirituale del luogo che li ospita 
A partire dalla teca contenente il corpo della santa, gli ambienti della mostra svelano via via dipinti di particolare interesse storico artistico come quelli restaurati appositamente per l’esposizione: la quattrocentesca Madonna del Latte dipinta su una tegola e un olio su tela del XVI secolo raffigurante Sant'Orsola; il bozzetto di Marco Benefial (gentilmente concesso da Intesa San Paolo) con La prova del fuoco; riproduzioni degli acquerelli secenteschi del Sabatini con la storia della Santa, dipinta a metà del Quattrocento da Benozzo Gozzoli nell'antica chiesa andata distrutta; e ancora i preziosi documenti relativi alla santificazione: il manoscritto del 1457 contenente il processo di canonizzazione e le cosiddette Lettere patenti di 13 comunità limitrofe che lo sostenevano. Ogni lettera è munita di sigillo e si ritiene che siano i sigilli più antichi (1457) finora noti per quei comuni. Nella sala del refettorio, dove i dipinti murali appena restaurati consentono di calarsi nella vita del monastero, sono esposti gli antichi “Abadessati”, documenti conventuali che testimoniano i periodi delle varie Badesse; ceramiche antiche ed elaborate oreficerie. Alcune ceramiche recano il nome per esteso della suora che, messo in relazione con i nomi presenti nei registri dei Capitoli, ha permesso di attribuire con esattezza l’oggetto alla monaca e di ricostruire uno spaccato della storia del monastero compreso tra la fine del XVI e il XVIII secolo; infine gli ex voto, esposti anche virtualmente grazie alla nuova postazione multimediale, testimoniano la devozione popolare verso la Santa.

La mostra quindi, a partire dai restauri eseguiti grazie al prezioso contributo della Fondazione Carivit, diventa un’opportunità di godimento delle opere d’arte e di ispirazione per la fede e la spiritualità. 

Viterbo

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