Castello

Rocca scaligera di Sirmione

Piazza Castello, 1, Sirmione, (Brescia)
La Rocca, costruita nel 1278 circa da Mastino I della Scala signore di Verona, probabilmente sui resti di una fortificazione romana. Grazie alla sua collocazione territoriale di confine, diventa punto nevralgico del sistema scaligero di difesa e di controllo dello scacchiere del Garda e la sua darsena, ancora in perfetto stato di conservazione, rappresenta un raro caso di fortificazione destinata ad uso portuale. Le mura e le tre massicce torri maggiori sono caratterizzate dalle merlature a coda di rondine, caratteristica delle costruzioni scaligere; dietro questi tre torrioni emerge l'imponente mastio, alto 47 metri, sotto al quale si trovavano le celle destinate ai prigionieri. Circa un secolo dopo furono aggiunti due cortili e una fortificazione indipendente, collegata tramite barbacane a quella principale, per aumentare le difese della fortezza. Nel 1405 Venezia annette Sirmione alla sua Repubblica e inizia un'opera di irrobustimento delle mura e ampliando l'ormai obsoleta darsena degli scaligeri. La darsena è anch'essa difesa da torri che però, a differenza di quelle interne al castello, non sono presentano merlatura a coda di rondine. Su un lato della darsena si protrae un fossato esterno che sfocia direttamente sul lago. L'aspetto attuale fu definito nel corso dei restauri eseguiti tra il 1917 e il 1935. La visita del possente maniero, completamente circondato dalle acque, prevede l'accesso ai cortili attraverso un porticato interno dove è allestito un lapidario romano e medievale e, oltrepassando il ponte levatoio che porta al secondo recinto, la possibilità di salire sul mastio e sui camminamenti delle mura da cui si ammira la suggestiva darsena, antico rifugio della flotta scaligera, e un bellissimo panorama.

Sirmione

Sirmione

La città è una delle località termali di villeggiatura più famose e frequantate della provincia di Brescia. Sorge in riva in riva al Lago di Garda e ospita il sito archeologico delle cosiddette "Grotte di Catullo". Gaio Valerio...