VIAGGIART su La Repubblica | ViaggiArt
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VIAGGIART su La Repubblica

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4 anni fa
Matera
VIAGGIART su La Repubblica

VIAGGIART su La Repubblica

Oggi è un giorno importante per tutti noi. Siamo sul quotidiano La Repubblica con il nostro progetto. Vi riportiamo l’articolo di Riccardo LUNA:

DIMENTICATE Italia.it. Dimenticate l’ inglese maccheronico dell’ allora ministro Francesco Rutelli nel video di presentazione (44 secondi di pura sofferenza). Ma soprattutto gli sprechi di decine di milioni fatti subito e quelli poi fatti via via per un sito istituzionale ancora oggi purtroppo senza capo né coda nonostante gli sforzi recenti di chi ci lavora. Dimenticate, ma solo per un istante, una delle pagine più tragicomiche della storia di Internet in Italia. E sintonizzatevi oggi su Firenze. Si apre una edizione della fiera Buy tourism online (Bto) che si annuncia memorabile per il settore, preceduta da una mobilitazione via Twitter in cui centinaia di persone si sono immortalate con lo slogan “.IT is ME” che più o meno vuol dire che “il turismo attraverso la rete siamo noi”, noi che lo facciamo davvero. Dalla plancia di comando l’ esperta di social media Roberta Milano suona la carica: «È arrivato il momento di scrollarsi di dosso tutte le negatività degli anni passati, il turismo può essere la nostra principale risorsa, può diventare una delle chiavi di riscatto di questo Paese». Al nastro di partenza ci sono decine di app e di startup che puntano a rilanciare il turismo attraverso la rete: si tratta a dire il vero dello stesso obiettivo del ministero dei Beni Culturali, solo che la velocità di esecuzione è un tantino diversa. Appena appena. Facciamo un esempio. Andiamo a Cosenza. Si chiama Viaggiart, ed è il sito realizzato da due giovani ingegneri calabresi, Stefano Vena, 33 anni, e Giuseppe Naccarato, 30, con tutti, ma proprio tutti i beni culturali del nostro paese. La storia di come hanno fatto vale da sola il prezzo del biglietto oggi alla Bto. Era un giorno di maggio di quest’ anno. A Roma al Palazzo dei Congressi c’ era una maxi fiera dedicata alla pubblica amministrazione: tantissimo fumo, rare tracce di arrosto. Vena e Naccarato quel giorno erano lì: avendo fatto un lavoro su una app di realtà virtuale dei monumenti si erano accorti che non c’ è un sito che consenta di programmare la visita di tutti i beni culturali. E invece di lamentarsi, decidono di farlo: come due hacker (e infatti hacker sono) scaricano sul loro computer i dati aperti che il ministero pubblica sul sito istituzionale. Quanto ci è voluto? «In una notte abbiamo finito». Nota bene: tutto legittimo, anzi, meritorio. Magari con gli Open data si facessero sempre applicazioni utili. Ma non finisce qui: con quei dati ci montano su una piattaforma che consente di localizzare i luoghi della cultura vicino a chi cerca con i relativi eventi in corso. Obiettivo? «Creare una community di guide turistiche che offrano pacchetti su misura e non la solita pappa». Costo? Zero, ovvero il lavoro matto e appassionatissimo dei due hacker e del piccolo team che si è formato attorno a loro. Tempo: tre mesi. Nello stesso arco di tempo al Ministero dei Beni Culturali che hanno fatto? Molte riunioni, anzi moltissime: ovvero un infinito braccio di ferro con le regioni, l’ Enit e il ministero stesso per capire chi dovesse gestire il sito italia.ite per farne che. Siamo in attesa dei risultati. Viaggiart è un piccolo gioiellino ma non è affatto isolato. Solo quest’ anno in Italia sono partite una dozzina di startup dedicate al turismo. L’ ultima, Travel Appeal, che si propone aiutare gli operatori locali e disegnare e valorizzare l’ offerta turistica, verrà presentata proprio oggi: fondata da Mirko Lalli, ha avuto un finanziamento di 250 mila euro prima ancora di partire da una delle figure più note dell’ ecosistema dell’ innovazione, Riccardo Donadon. Sono tanti soldi ma il settore del turismo online del resto vale da solo cinque miliardi di euro, ovvero la metà di tutto il fatturato dell’ eCommerce in Italia. Si tratta in gran parte di biglietteria legata a prenotazioni di viaggi e hotel e si tratta di soldi che finiscono dritti all’ estero grazie a portali internazionali come Expedia e Booking che svolgono bene il loro ruolo con una tassazione molto favorevole. E pensare che fino a qualche anno fa in Italia c’ era una startup che la faceva da padrone: si chiamava Venere ed aveva avuto subito successo facendoi siti per gli hotel italiani. Molto successo: infatti nel 2008 Expedia se l’ è comprata per una cifra che non è mai uscita ufficialmente ma che gli addetti ai lavori dicono sia attorno ai 200 milioni di euro. Sono passati cinque anni e nel frattempo il turismo in rete è letteralmente esploso: spesso le conversazioni sui social o su TripAdvisor sono più importanti di una brochure. Come fare a recuperare quel ruolo e quei soldi perduti? Al ministero ci stanno pensando con un occhio all’ ormai prossima Expo2015 di Milano che dovrebbe attirare fino a 30 milioni di turisti. Forse è il caso di assoldare un team di hacker.” Fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/12/03/le-app-del-viaggio-perfetto-cosi-creativi.html?ref=search

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