Punto di Interesse

Pinacoteca civica "Melozzo degli Ambrogi"

Corso della Repubblica, 72, Forlì, (Forlì-Cesena)
Le origini della Pinacoteca risalgono al 1838, quando furono accorpate nel Palazzo della Missione, sede della Biblioteca Civica, le opere rimaste al Comune dopo la prima soppressione napoleonica, quelle acquisite dal Comune per iniziativa del conte Pietro Guarini, gonfaloniere della città, i dipinti e gli affreschi staccati dalla Residenza Municipale e dal Duomo a cui si aggiunsero successivi incrementi dovuti ad acquisti promossi dall'amministrazione comunale. Nel 1845 vennero aperte le prime due sale, la Galleria delle Stampe e il Gabinetto dei Disegni; l'anno successivo fu la volta delle sale degli Arazzi e del Palmezzano. Considerevoli incrementi determinarono le donazioni dello stesso Guarini e di Melchiorre Missirini, amico e biografo di Canova. Trasferita nel 1922 nell'Ospedale Vecchio, edificato nel XVIII secolo su progetto di Giuseppe Merenda, fu suddivisa nelle sale dell'Ebe, la celebre scultura del Canova recentemente trasferita nel complesso del San Domenico, dei Monumenti, dei Forlivesi, dei Ritratti, del Pestapepe e dei Primitivi, nel 1935 la pinacoteca si accrebbe di nuovi ambienti: la sala Paolucci, con sculture di Wildt e il corridoio delle ceramiche.Nel 1938 la mostra su Melozzo e la pittura del '400 romagnolo indussero un riallestimento del percorso espositivo. Nello stesso anno giunse la donazione Piancastelli, comprensiva di una grande biblioteca, di un'ingente quadreria di scuola romagnola del quattro e cinquecento, con dipinti di Innocenzo da Imola, Palmezzano, Luca Longhi, Bagnacavallo e Bertucci. Nel 1961, l'ingresso della quadreria Pedriali guadagnò alla pinacoteca un nucleo di ventotto dipinti, nel quale emergono un dipinto del francese Jacques Sablet, una pregevole natura morta di fiori di Rachel Ruysch, tele di G.B. Tiepolo, A. Magnasco, G.B. Ruoppolo e Fattori. L'anno successivo (1962) fu la volta della donazione della raccolta Verzocchi costituita da circa 70 opere di artisti italiani contemporanei ispirate al tema del lavoro tra queste si segnalano opere di Moreni, Morlotti, Afro, Santomaso, Birolli, Capogrossi, Turcato, Carrà, Casorati, de Chirico, Depero, Sironi, Rosai, Soffici e de Pisis. Altri incrementi si ebbero con le incisioni e gli oli di Morandi del lascito Righini (1964); la sezione moderna è composta in prevalenza da opere romagnole dell'800 e contemporanee, dove figurano Lega, Wildt, Drei, Savorana, Vinzio, Ugonia, Angeloni, Giacomelli, Capogrossi Servolini, Vedova, Magnavacca, Campi, Vinea. Per quanto riguarda le esposizioni afferenti al mondo del contemporaneo si ricordano i lavori del gruppo Undostudio (Andrea Francia, Andrea Mandalari, Roberto Fabbri), di Maurizio Battaglia e Tommaso Zavatti per "Gemine Muse" 2003 e più recentemente le mostre "Balla e dintorni. Tracce futuriste nella Pinacoteca di Forlì" (2011) e "En plein air. Pittoriche impressioni nella Pinacoteca di Forlì" (2011) entrambe rientranti nel progetto espositivo "Novecento Rivelato".
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Forlì

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