Area Archeologica

Area archeologica di Cales

Calvi Vecchia, Calvi Risorta, (Caserta) Tempo di lettura: meno di 1 minuto
L’antica Cales, fondata dagli Ausoni su un lungo pianoro circondato dai torrenti Rio de’ Lanzi e Rio Pezzasecca, nei pressi dell’attuale Calvi Risorta, fu dal 334 a.C. colonia romana, preposta a funzione di controllo della zona ai confini settentrionali della Campania antica e delle vie di accesso al Lazio ed al Sannio. Testimonianze relative alla fase protostorica, arcaica e preromana dell’abitato sono emerse nelle indagini eseguite durante l’ultimo decennio del XX secolo nel corso dei lavori di ampliamento delle aree di parcheggio a servizio dell’Autostrada del Sole, che attraversa l’area urbana, nonché negli scavi condotti in anni recenti a contrasto dell’opera devastante dei clandestini all’interno delle necropoli circostanti, dove sono stati recuperati importanti corredi funerari di età arcaica. Della città antica, che si conserva in tutta la sua estensione seppure tagliata dal tracciato autostradale, rimangono, anche se non chiaramente leggibili, interessanti evidenze archeologiche: la cinta muraria con sei porte, alcuni tratti della quale risalenti al V secolo a.C. sono costruiti in opera quadrata, ed il cosiddetto Ponte delle Monache, scavato nel banco tufaceo per consentire il passaggio della strada che si dirigeva verso l’ager Falernus, presso il quale è stato di recente esplorato un edificio pertinente ad un santuario urbano con stipe votiva. Ma tra le più cospicue testimonianze sopravvissute, tutte di età romana, occorre ricordare: l’Anfiteatro, databile al I secolo a.C. con successive fasi di età imperiale; il complesso delle Terme centrali, anch’esso riferibile agli inizi del I secolo a.C., che conserva quasi integralmente parte degli ambienti, taluni ancora con la decorazione in stucco; e quello delle Terme settentrionali, risalente al I-II secolo d.C., i cui resti disposti su tre livelli sono visibili lungo il cardo maximus (asse viario principale) della città antica, coincidente con il tracciato della via Latina che collegava Teanum con Capua. Non lontano si osservano i ruderi di un castellum aquae e di un edificio templare su podio di età imperiale, da identificare probabilmente con il Capitolium del Foro. Di notevole rilevanza anche per la sua antica datazione è soprattutto il teatro, il cui primo impianto sembra risalire al II secolo a.C. come confermerebbero alcuni muri in opus incertum individuati nelle parodoi (ingressi laterali all’orchestra), ma interessato da successivi rifacimenti in età augustea (I secolo a.C. – I secolo d.C.), consistenti nell’ampliamento del proscaenium e nella realizzazione alle spalle di esso di un bacino monumentale, individuato durante i lavori di scavo e restauro condotti negli ultimi anni; questi interventi hanno anche interessato la cavea, costruita su gallerie a doppia arcata in opus reticulatum e completamente rimessa in luce seppure ormai priva delle gradinate, accessibile da scale interne ed esterne a doppia rampa collocate lungo il prospetto ad archi dell’edificio.

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