Sala di lettura stampati c
Biblioteca

Biblioteca nazionale Marciana

Piazzetta San Marco, 7, Venezia Tempo di lettura: meno di 1 minuto
L'idea della realizzazione di una biblioteca pubblica a Venezia prese forma per la prima volta con la permanenza di Francesco Petrarca nella città della laguna. Nel 1362 egli decise di donare i suoi libri alla Repubblica perché andassero a formare il primo nucleo di una più ampia raccolta aperta agli studiosi e amanti della cultura.
Nella deliberazione di accettazione della proposta del poeta, il Maggior Consiglio prospettava le spese necessarie per adibire un luogo adatto alla conservazione di libri. Il disegno di Francesco Petrarca non ebbe però seguito.
Nel secolo successivo la donazione del 1468 dell'imponente e preziosa raccolta libraria del cardinale greco Bessarione, che giungeva a Venezia a partire dal 1469 e veniva ospitata in Palazzo Ducale, governata dal Senato e posta sotto la cura dei Procuratori di San Marco, diede un reale impulso all'idea della costruzione della biblioteca dello Stato.
Essa prese però corpo concretamente solo sotto il doge Andrea Gritti e il suo progetto di rilancio della città.
La realizzazione dell'edificio della Pubblica Libreria, ospitante la collezione di Bessarione con le future acquisizioni e gli uffici (o ridotti) dei Procuratori di S. Marco, fu affidata a Jacopo Sansovino che iniziò i lavori nel 1537.
Il completamento dell'opera, dopo la sua morte, avvenuta nel 1570, fu opera di Vincenzo Scamozzi.
Nel 1560 la Libreria di S. Marco, sottoposta alla magistratura dei Riformatori dello Studio di Padova, era in funzione: l'ampio salone fu corredato di banchi di legno di noce per la lettura a cui erano incatenati i codici e di alcuni armadi per custodire i libri, e impreziosito da un ricco apparato decorativo.
Il Vestibolo fu destinato a sede della Scuola di S. Marco e di riunioni accademiche.
Nel 1596 si inaugurava lo Statuario Pubblico della Repubblica nel Vestibolo riadattato della Libreria, per accogliere la donazione di statue greche e romane del cardinale Giovanni Grimani, integrata da altri pezzi di Federico Contarini.
La vita della Libreria e quella dello Statuario da allora rimasero intrecciate sino al primo Novecento, quando venne istituito il Museo Archeologico.