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'Ars Excavandi' per scoprire la storia di Matera c
Ansa

'Ars Excavandi' per scoprire la storia di Matera

MATERA - Una grande caverna con il pavimento solcato dalle radici della conoscenza, alla scoperta della storia dell'uomo e di Matera, capitale della civiltà rupestre, illustrata lungo pareti illuminate con video e immagini digitali, pannelli interattivi per ascoltare suoni primordiali o vedere i segni di civiltà antiche. E' il percorso ideato con la mostra "Ars Excavandi" allestita a Matera nel Museo archeologico "Domenico Ridola" e negli ipogei di Palazzo Lanfranchi. La mostra - che si apre il 20 gennaio ed è una delle grandi esposizioni previste nell'anno in cui Matera è Capitale europea della Cultura - è stata curata dall'architetto Pietro Laureano, autore del dossier di candidatura che nel 1993 consentì l'iscrizione dei rioni Sassi e dell'habitat rupestre nel patrimonio dell'Unesco. Un altro elemento di novità molto significativo è rappresentato dalla riapertura al pubblico degli ipogei che ospitano la mostra. "Ars Excavandi - ha detto Laureano - è l'arte dello scavo dalla preistoria, la lettura dell'incisione di chi ha messo un nome sulla parete, disegnato un animale o il Big Ben cosmico. Scavare nella roccia è come scavare nella conoscenza ed è quello che ho fatto. Nella mostra abbiamo il racconto sula percezione. Abbiamo messo la Caverna, la caverna del mito di Platone. Siamo ombra, apparenza di quello che c'è dietro, che dobbiamo capire. Forse tutto l'Universo è un ologramma. E' fatta tutta di proiezioni che arrivano da fuori e creano tutto questo mondo fittizio". Il percorso nella mostra avviene attraverso cinque tappe "caratterizzate dagli elementi aria, fuoco, eros, acqua e terra, marcati dai colori giallo, rosso, ultravioletto, blu e verde e da una serie di suoni e profumi". I visitatori potranno osservare anche "una ricostruzione dell'altopiano murgico e dei Sassi di Matera così come erano descritti nel 16/o secolo". Luci e proiezioni permetteranno di guardare Matera ai raggi X, "mostrando una parte degli oltre 20 mila metri quadrati di strutture e architetture ipogee nascoste sotto la città". Tra le attrazioni della mostra, che stimolano l'interesse del visitatore, c'è un olobox, una macchina oleografica "dove presentiamo qualcuno dei più bei reperti del Museo Ridola: si tratta - ha spiegato Laureano - di una selce paleolitica di 15 mila anni avanti Cristo, del gravettiano, già incisa, già una forma d'arte e alcune delle bellissime ceramiche di Serra d'Alto. E cioè un'ansa e una figura quasi aniconica, il viso che quasi non c'è ma che con pochi tratti ha una espressione straordinaria".
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