Raphael Ware a Urbino c
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Raphael Ware a Urbino

(ANSA) - URBINO, 12 SET - Non ci saranno solo un ottantina di opere legate a Raffaello, di cui diecidi sua mano, al Palazzo Ducale di Urbino a partire da ottobre per celebrare nelle Marche i 500 annidella morte dell'artista, ma anche 147 maioliche provenienti dalla più grande collezione privata delmondo in questo settore. Alla mostra "Raffaello e gli amici di Urbino" che si aprirà alla GalleriaNazionale delle Marche il 3 ottobre prossimo, seguirà il 31 dello stesso mese l'inaugurazionedell'esposizione "Raphael Ware (le ceramiche di Raffaello). I colori del Rinascimento a Urbino", conun nucleo di maioliche realizzate sulle incisioni dei suoi allievi.   "Veri capolavori - spiega Peter Aufreiter, direttore della Galleria Nazionale e delle dueiniziative - nati quando alcuni degli aiutanti di bottega di Raffaello sono tornati a Urbino dopo lamorte del maestro intorno al 1520 diffondendone i lavori". La mostra è curata da Timothy Wilson,considerato il più grande ceramologo del mondo, cui si deve l'arrivo ad Urbino della preziosacollezione, di proprietà di un uomo d'affari d'origine italiana tanto colto quanto facoltoso, chevuole restare anonimo. Ma accanto a Wilson c'è anche Claudio Paolinelli, già docente di Storia dellaCeramica all'Università urbinate. Lo studioso spiega come molti pezzi in esposizione siano preziosipiatti istoriati, frutto della nuova tecnica rinascimentale di dipingere su tutta la maiolica, comefosse una tela, delle vere e proprie 'istorie' in forma di narrazione, con immagini laiche, biblicheo mitologiche, che superano le vecchie decorazioni geometriche e floreali della tradizioneprecedente, creando un nuovo stile.   Da questo momento i piatti smettono di essere semplicemente dei begli oggetti su cui mangiare, madiventano vere e proprie opere d'arte, spesso firmate, da esporre nelle credenze come status symboldi chi le possiede o da regalare ad amici influenti. Tra queste, quelle di Nicola da Urbino, di cuii musei italiani e quelli più importanti del mondo conservano solo rarissime testimonianze, e di cuila mostra offre ben quattro reperti, e le opere di Francesco Xanto Avelli, originario di Rovigo, maattivo ad Urbino intorno al 1530. A lui è dedicata una bacheca con una dozzina di piatti firmati,alcuni dei quali riportano sul retro citazioni filosofiche e politiche per offrire ai commensalispunti di discussione. Ma ci sono anche le maioliche di Francesco Durantino, che proseguì questatradizione, fino a quelle delle botteghe urbinati dei Fontana dei Patanazzi, che testimonianoinsieme ad altre la ricca produzione delle botteghe del Ducato, di cui l'esposizione 'riporta acasa' per la prima volta alcuni esempi, dopo la dispersione e la vendita nell'800 di gran parte deisuoi capolavori a privati e musei di tutto il mondo. Completano la mostra, aperta fino 13 aprile,maioliche del '400 e '500 di Faenza, Firenze, Castelli d'Abruzzo, Venezia, Gubbio e Deruta, eseguitequeste ultime mettendo nei colori sali metallici per renderle iridescenti e lucide. Tecnicaintrodotta da Mastro Giorgio Andreoli da Gubbio un altro grande 'artigiano'del Ducato di Urbino checomprendeva allora anche Gubbio.(ANSA).   
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