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Maria Lai, il filo che lega il mondo

(di Luciano Fioramonti) (ANSA) - Roma, 18 giu - Quelle che sembrano parole sono linee di filo cucitoche tracimano dai bordi delle pagine di carta o di stoffa di libri suggestivi, formano grumi,matasse come lunghi capelli. Il filo cola dalle righe quasi fosse inchiostro, crea effettimisteriosi come il Senza titolo del 1981, la pagina di un elenco telefonico coperta di ciocche nereche si allungano dai nomi coperti dal ricamo. E' il linguaggio inconfondibile di Maria Lai, uno deitanti utilizzati dalla grande artista sarda nella sua lunga stagione creativa cominciata negli anniSessanta. A lei, nel centenario della nascita, il Maxxi dedica fino al 12 gennaio 2020 la granderetrospettiva "Tenendo per mano il Sole", oltre duecento lavori selezionati da BartolomeoPietromarchi e Luigia Lonardelli, in collaborazione con l' Archivio Maria Lai e la FondazioneStazione dell' Arte di Ulassai, il paese natale di questa figura molto particolare della scenaartistica italiana scomparsa nel 2013. Libri cuciti, dunque, e poi sculture con i materiali piùdiversi, geografie, opere pubbliche, i celebri telai, tappeti, perfino abiti da sposa che evocanoriti arcaici: tutto concorre, nelle intenzioni dei curatori, a costruire un racconto completo delpercorso e dell' evoluzione di Maria Lai. "Il suo messaggio civile e artistico è importantissimo -ha osservato Giovanna Melandri, presidente del Maxxi -. Tessere è esistere, la sua è una poeticadelle relazioni di cui il nostro tempo ha tanto bisogno. La sua dedizione al progetto, il palpitoemotivo trasuda da tutta la mostra". Non potevamo che essere noi in Italia,ha osservato,araccogliere la sfida del riconoscimento che sta crescendo intorno a Maria Lai. Pietromarchi,direttore di Maxxi Arte, l' ha definita "una delle più grandi artiste del novecento italiano" chenegli ultimi anni è ha richiamato l' attenzione mondiale. "Maria Lai diceva che l' arte ha bisognodi tempo per realizzarsi - ha ricordato - e lei non aveva fretta.   Sapeva che quel tempo sarebbe arrivato. Questa è la mostra più completa possibile non solo per l'opera ma anche per il suo essere artista, l' arte come aspetto essenziale civile, collettivo eindividuale". Era avanti su tutto, ha sottolineato, isolata dal sistema dell' arte, convinta che l'arte dovesse entrare nella vita quotidiana ed essere alla portata di tutti. La retrospettiva siconcentra sul secondo periodo, ovvero sulle opere che l'artista creò a partire dagli anni Sessanta eche ricominciò ad esporre, dopo una lunga assenza dalla scena pubblica e artistica, solo nel 1971."Tenendo per mano il sole" è il titolo della mostra e della prima Fiaba cucita realizzata, cheriassume molti degli elementi tipici della ricerca di Lai:l' interesse per la poesia, il linguaggioe la parola; la cosmogonia delle sue geografie evocata dal sole; la vocazione pedagogica del "tenereper mano".Il percorso si snoda attraverso cinque sezioni. "Essere è tessere. Cucire e ricucire"documenta le prime prove degli anni Sessanta, quando lasciò la tecnica grafica e pittorica per lasperimentazione con i materiali, i primi Telai e le Tele cucite, oggetti di uso quotidiano legatiall'artigianato sardo, privati della loro funzione pratica e trasformati in opere frutto dellaricerca espressiva. In "Giocare e Raccontare" ecco i giochi dell'arte, riletture di giochitradizionali. "Oggetto paesaggio. Disseminare e condividere" presenta un ampio corpus di oggettilegati a un suo universo affettivo, "Il viaggiatore astrale. Immaginare l'altrove" la serie delleGeografie, mappe astrali visionarie e fantastiche di costellazioni e universi immaginari. La quintasezione, quella delle opere partecipative, è virtuale: è un invito ad andare ad ammirare sul posto isuoi lavori. "Maria Lai è Ogliastra, l' universo creativo che l' ha animata" è stato spiegato aproposito del legame profondo dell' artista con la sua terra. Da questa mostra - è stato osservato -esce il profilo di una figura "profondamente calata nel contesto artistico, uno spirito liberoaperto al dialogo, che creava opere aperte a volte riprendendolo a distanza di decenni". L' artistanel 1981 usò 26 km di nastro celeste per legare l' intero suo paese, rispettando i dissapori e nonescludendo i conflitti: se tra le famiglie c' era rancore il nastro restava dritto, un nodo era laprova della loro amicizia. Infine, i nastri furono legati al monte Gedili, il più alto sopra l'abitato. L' operazione "Legarsi alla montagna", ispirata ad una antica leggenda di Ulassai, èconsiderata il primo episodio di Arte relazionale in Italia. (Ansa).   
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