Jago, mio Figlio Velato a Napoli c
Ansa

Jago, mio Figlio Velato a Napoli

NAPOLI- "Il mio Figlio Velato è finito. A fine giugno sarà esposto a Napoli in un luogo che verràreso noto sui social il giorno prima dell' inaugurazione. A maggio lo si potrà vedere in anteprimaqui New York in mostra in un ambiente privato a Chelsea". Jago, il giovane scultore italiano cheplasma il marmo come fosse burro, parla dell'opera che negli ultimi quattro mesi lo ha impegnatodieci ore al giorno in un laboratorio di Long Island. Un lavoro certosino per tracciare ogni singolariga del morbido tessuto che copre il bambino, con l' effetto di un realismo straordinario. "Perportarla a termine ho cambiato vita - spiega davanti a uno spritz in un locale di Madison Square -.Mi sono trasferito a New York lo scorso settembre. Ho trovato mecenati americani innamorati del miolavoro che mi sostengono e mi lasciano totale libertà".   Jago è Jacopo Cardillo, 31 anni di Anagni (Frosinone), autodidatta della scultura con una granvoglia di stupire. Si è fatto conoscere come "social artist": su Facebook lo seguono 250 milaammiratori che lui tiene aggiornati con video e dirette sui lavori in corso. La sua ultima sfidaevoca il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, la meravigliosa scultura del 1753 che richiama nellacappella di San Severo a Napoli visitatori da tutto il mondo. "E' una citazione - spiega Jago - manon ha niente a che vedere con l' idea cristiana del sacro. Siamo bombardati di immagini di bambinivittime di violenze, abusi, guerre e carestie. Una scultura non la puoi 'switchare' come leimmagini, nella memoria diventa indelebile". Per il suo Figlio Velato Jago ha scelto il Danby, unmarmo americano del Vermont vecchio di un milione di anni. "E' un materiale eccezionale che mi hapermesso di lavorare come prima non avrei potuto. Sono andato a scegliermelo nella cava, conosco lepersone che hanno estratto il blocco. Ho seguito tutta la filiera perchè ogni passaggio ha un suovalore". Il risultato è un' opera di due metri per un metro per 50 centimetri di altezza. "Ogni mionuovo lavoro - fa notare - alza l' asticella delle difficoltà. In questo caso un velo non è maistato scolpito con una simile attenzione maniacale per il dettaglio". Nel 2010, su indicazione dellastorica dell' arte Maria Teresa Benedetti, sua grande estimatrice, Vittorio Sgarbi invitò Jago aesporre a Palazzo Venezia, a Roma, il busto di Papa Ratzinger.   L' opera, oggi in una collezione privata, venne rifiutata dal Vaticano ma poi ottenne la medagliadel Pontificato e le parole di incoraggiamento del Pontefice. Dopo la rinuncia di Benedetto XVI, l'artista nel 2016 l' ha "spogliata" delle vesti e resa nella sua grinzosa nudità ribattezzandola"Habebus hominem". La particolarità di quell' immagine è anche il trucco degli occhi concavi cheseguono l' osservatore. "Aver spogliato il Papa - commenta - è stato un momento fondamentale dellamia vita. Ho distrutto l' attaccamento materiale che avevo con quell' opera, legato airiconoscimenti, ai premi e alle esposizioni". A colpire dello scultore è la capacità di daremorbidezza incredibile alle sue creazioni, dalla fetta di marmo tagliata da un coltello, al ricciolodi "gelato" scavato nella pietra da un cucchiaio. E poi il video del battito dei 30 cuori diversi inceramica fotografati in sequenza e in montati in "loop", il kalashnikov nel marmo come una spadanella roccia, la mano in un sasso sulla quale per la prima volta Jago ha scolpito la pelle, effettoda allora diventato la cifra di molti lavori.   "Il Figlio Velato è un monumento - spiega -. L' associazione con l' immagine iconica del CristoVelato è automatica ma ho scelto di fare una citazione. Come altri artisti del passato, non inventonulla. E' il modo in cui lo fai che può renderlo geniale". Proprio per il legame con il suo illustreprecedente, Napoli era la destinazione naturale dell' opera. "E' lì che è nata l' idea e vorrei chelì restasse. Sono soddisfatto del risultato ma una parte di me è già distante e guarda oltre". L'oltre più ravvicinato di Jago è la statua di una Vergine Maria, una fanciulla di 15 anni incinta,destinata ad una piazza di Manhattan. La prima versione è a grandezza naturale, quella definitivasarà alta cinque metri.   Jacopo Cardillo ha ereditato l' amore per il marmo dalla madre scultrice. Dopo il diploma diLiceo Artistico si era iscritto all' Accademia di Belle Arti, abbandonata per seguire il suoistinto. "Avevo le idee chiare su come modificare la consapevolezza della materia e della realtà.Basta il piccolo gesto di un artista per rivoluzionare il punto di vista. Aprendo alla creativitàlibera, un sasso può diventare una fetta di carne. Abbiamo bisogno di gesti nuovi che aggiunganoqualcosa.   Io non ho punti di arrivo ma solo punti di passaggio". (ANSA).?
Leggi l'articolo completo su ANSA.it

Potrebbero interessarti