A Venezia Isgrò, l'artista della cancellatura c
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A Venezia Isgrò, l'artista della cancellatura

VENEZIA - Emilio Isgrò, pittore e poeta, ma anche romanziere, drammaturgo o regista, portatore di unpercorso creativo ed estetico basato sulla "cancellatura", di quei segni neri a coprire le parole dilibri, di mappe o carte geografiche, fin dagli inizi degli anni '60, ricorda, "in tempi in cuibisogna stare un po' attenti", che l'arte "non risolve i problemi, ma ha la capacità di segnalarlial momento giusto". L'artista, protagonista di una mostra antologica alla Fondazione Cini, aVenezia, dal 13 settembre al 24 novembre, a cura di Germano Celant (catalogo Treccani), affida daoltre 50 anni la creazione di nuove immagini, di nuove visioni, alla cancellatura, a quel segno, oranero di pennarello ora fatto con il bianchetto, steso con cura a coprire ad una ad una le parole suilibri, lasciandone però alcune visibili, "libere" di creare forse nuovi testi rispetto a quellooriginario.E' una esposizione particolare quella allestita nelle sale della Cini, dove al percorso delle operesi accompagna un allestimento che crea un ambiente-opera con le pareti coperte dalle pagine di "MobyDick" di Herman Melville, su cui è l'artista è intervenuto con la "cancellatura". "Il tema cheaffronto per questa mostra alla Fondazione Cini a Venezia, città dove nel 1964 nacquero le primecancellature - rileva Isgrò - non può che essere quello del linguaggio. Per questo mi è parsonecessario ricorrere alla tradizione biblica filtrata dal Moby Dick". "E' l'opera cancellata diMelville - aggiunge - a contenere quindi tutte le altre e chi entra alla mostra si lasceràaccompagnare nel ventre della balena, ovvero ne ventre del linguaggio mediatico che copre con ilrumore il proprio reale e disperante silenzio". Un ambiente dove la cancellatura diventa energia percercare la parola, per comprendere la nuova immagine, in un rapporto-dialogo continuo tra pittura epoesia.Il percorso espositivo si snoda lungo una linea che parte delle prime esperienze di cancellatura,quando Isgrò era responsabile culturale de "Il Gazzettino", e si sviluppa attraverso le poesievisuali su tele emulsionate, le Storie Rosse, agli interventi sui volumi dell'Enciclopedia Treccanio ai Codici ottomani. Ci sono piccoli lavori, pagine singole, od opere monumentali, come "Il Cristocancellatore" (1968), installazione composta da 38 volumi cancellati, fino ai sei volumi del "CorpusIustinianeum" (2018), ma anche mappe e mappamondi. Quale libro manca? "Nessuno. Manca - dice, forsepensando a casa - la biblioteca perché li ho cancellati tutti".
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