A Tugnoli Pulitzer e World Press Photo c
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A Tugnoli Pulitzer e World Press Photo

ROMA - Pulitzer e World Press Photo 2019, Lorenzo Tugnoli si è aggiudicato i premi più prestigiosiper la fotografia, per il suo reportage sulla crisi umanitaria in Yemen, pubblicato dal WashingtonPost. Una doppia vittoria che vive con emozione e spirito di squadra: "Ho saputo del Pulitzer (vintonella sezione Feature Photography) mentre ero ad Amsterdam per il World Press Photo (vinto nellasezione General News, Stories) e sono volato alla sede del Washington Post. Al quotidiano ci sonoaltri giornalisti che hanno vinto il Pulitzer ma non tanti fotografi. Questo mio Pulitzer è statomolto importante per il giornale per spingere il dipartimento di fotografia. E' fondamentale che siparli di fotogiornalismo, soprattutto in questo momento in cui c'è più spazio per le foto suInternet che non sulle pagine di un giornale. E le immagini possono portare a leggere un certoarticolo piuttosto che un altro" racconta all'ANSA Tugnoli, 39 anni, originario di Lugo, inprovincia di Ravenna, che ha iniziato con la pellicola come assistente alla camera oscura e dal 2017è nell'Agenzia Contrasto. "Ho attraversato tutti i modi di fare fotografia e ho visto latrasformazione. Amo la foto digitale, sui cellulari, in pellicola e non vedo una problematica nellasua trasformazione" sottolinea al telefono da New York. "Certo, il fatto che molte più personepossano fare foto crea tante immagini inutili ma anche una dimestichezza con le fotografie che nonc'era prima. Il World Press Photo sarà a Palazzo delle Esposizioni di Roma, dal 25 aprile al 26maggio 2019. Nella mostra saranno ospitate in prima mondiale le 140 foto finaliste.   Internet ha distrutto i giornali però ha creato nuove possibilità per i fotografi e iprofessionisti. Non è una tragedia ma una grande trasformazione che bisogna saper vivere.   Resta il fatto che i fotografi e i giornalisti che hanno storie forti e fatte bene le vendono".   Premiato per "immagini in cui la bellezza e la composizione si intrecciano con la devastazione"Tugnoli - che nel suo reportage ha documentato i campi dei rifugiati, gli ospedali e la linea delfronte - dice "cerco di mettere insieme queste due necessità del fotogiornalismo". "C'è bisogno -spiega - di raccontare il dramma per comunicare quanto sia forte e importante la crisi che si staseguendo, ma dall'altra parte bisogna cercare l'estetica, qualcosa che non sia il semplice riportarei fatti, e il rispetto per le persone. Credo succeda anche con la scrittura". Città sotto assedio,campi profughi, rifugiati, dolore, tragedie e sofferenza sono i soggetti dei reportage di Tugnoliche ha abitato a Kabul fino al 2015 e ora vive a Beirut.   "I soggetti che fotografi devono essere rappresentati dal punto di vista umano. Spessoraccontiamo le persone di questi luoghi come se fossero diverse da noi. Invece io le penso come sefossero la mia famiglia e racconto il loro dolore e sofferenza o scelgo di non farlo come farei coni miei familiari" dice il fotografo che parla un po' di arabo e cerca, quando è possibile, uncontatto con le persone che fotografa. "Si lavora in posti difficili però si prova a rompere ilghiaccio, a dirsi due parole. Cerco di equilibrare la tragedia e la dolcezza. Comunque fare foto èil nostro lavoro". In Yemen per documentare la crisi umanitaria siamo stati, racconta Tugnoli, "piùdi due mesi in due viaggi. Il Washington Post ha dovuto mettere molte risorse. E' un posto moltocostoso e rischioso in cui andare. Io ero con il giornalista, con il foto editor che mi segue. E'stato un grande investimento di energie e tempo da parte del giornale. Non lo avrei mai potuto farecome freelance" sottolinea Tugnoli che vuole tornare presto in Yemen. Romagnolo, iscritto allafacoltà di fisica all'Università di Bologna, Tugnoli non si è mai laureato eha lasciato prestol'Italia. Ha vissuto a New York, poi a Londra ma ha iniziato a lavorare seriamente come fotografo aKabul ed è appassionato di piccole macchine, Leica, Sony, "perchè vado in posti pericolosi in cuinon bisogna dare nell'occhio". Tra i suoi fotografi di riferimento cita Paolo Pellegrin e AlexMajoli, famoso per i suoi reportage realizzati nelle aree di conflitto.   
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